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venerdì 24 luglio 2026

[Recensione] Il mistero dell'Erebus - Michael Palin

 


IL MISTERO DELL'EREBUS || Michael Palin || Neri Pozza || 2020 || 370 p.

Canada, settembre 2014. Lungo la costa di un’anonima isola, una delle migliaia presenti nell’Artico canadese, una barchetta di nome Investigator sta compiendo dei rilevamenti acustici, quando si imbatte in qualcosa di più che sabbia e scogli: distesa sul fondale c’è una forma scura, solida e sconosciuta. Ha la poppa sfondata, come se qualcuno l’avesse morsicata; le travi del ponte sono scoperte e tutte rivestite da uno strato lanoso di vegetazione acquatica; tra i relitti, mezzo sprofondati nella sabbia, ci sono due eliche, otto ancore e un segmento del timone. È una nave, ma non una nave qualunque. È una nave scomparsa dalla faccia della terra, insieme al suo equipaggio, centosessantotto anni prima. Una nave che ha avuto una delle più straordinarie avventure dell’intera storia navale britannica: è la HMS Erebus.
Commissionata nel 1823, la HMS Erebus venne utilizzata, con grande successo, per una spedizione in Antartide dal 1837 al 1840, dove, insieme alla sorella Terror, si guadagnò la formidabile reputazione di essere la nave più affidabile e resistente al ghiaccio di tutta la Marina britannica. Per questo motivo fu scelta per un’altra grandiosa impresa marinara nel glaciale Nord: la conquista del Passaggio a Nord-ovest.
Agli ordini dell’Ammiragliato britannico, nel maggio del 1845 il capitano Sir John Franklin, celebre esploratore e ufficiale della Royal Navy, salì a bordo di una nave perfettamente equipaggiata per una spedizione della durata di tre anni: motori a vapore e ponti erano stati rinforzati, abbondante cibo era ammassato nella stiva e a bordo c’erano strumenti avanzatissimi per studiare il magnetismo, la geologia, la botanica e la zoologia e addirittura una macchina fotografica per dagherrotipi. Tutto faceva pensare a un’impresa organizzata con cura e dopo profonde riflessioni. Alle dieci e trenta del mattino del 19 maggio l’Erebus e la Terror levarono le ancore, ruotarono di 360 gradi per essere sicure che le bussole funzionassero e finalmente la spedizione di Franklin verso il Passaggio a Nord-ovest prese il via, con ventiquattro ufficiali e centodieci uomini a bordo. Fu l’inizio di uno dei peggiori disastri nella storia delle esplorazioni artiche.
In questo suggestivo libro Michael Palin offre un resoconto di prima mano del percorso e delle condizioni affrontati dall’equipaggio dell’Erebus che, nel 1846, insieme alla Terror, svanì dalla faccia della terra. Cos’è veramente accaduto all’Erebus? Com’era fatta? Dov’era riuscita ad arrivare? Come aveva potuto sopravvivere a tanto, per poi scomparire in quel modo misterioso? Ricercato e illustrato sapientemente con mappe, fotografie, dipinti e incisioni, Il mistero dell’Erebus è l’avvincente racconto di una spedizione tragica ma indimenticabile.

RECENSIONE

Ho scoperto questo libro casualmente in un mio solito giro in biblioteca e mi ha attirato la copertina: si vede una nave a vela che solca le acque fredde del Polo Nord. E mi sono deciso senza pensarci due volte a prenderlo in prestito e l'ho divorato letteralmente.

La nave si chiama Erebus, come Erebo il figlio di Caos e l'autore ci guida davvero in una ricostruzione eccezionale di tutta la sua vita nautica e avventurosa, fino al suo recente ritrovamento di pochi anni fa. L'Erebus, costruita nel 1826, inizialmente venne utilizzata nel pattugliamento del Mediterraneo ma ben presto venne modificata per poter navigare, assieme alla sorella Terror (tutti nomi incoraggianti devo dire!), tra i ghiacchi dell'Artico. E infatti nel 1839 il capitano James Clark Ross guidò questa avventurosa spedizione fino in Antartide per la ricerca del Polo Sud magnetico, sfidando gelidi venti, ghiacci e pericolosi iceberg. Un'altra spedizione verrà effettuata nel 1845 per provare ad attraversare il celebre passaggio a Nord-Ovest e avrà come capitano John Franklin. Ma da questa spedizione le due navi non faranno più ritorno e l'autore prova a ricostruire passo dopo passo quello che a loro è potuto accadere. Si nota che l'autore ha consultato tanti documenti, interviste, ha ricostruito gli itinerari delle due navi, ha esaminato infinite carte nautiche, chiesto lumi a studiosi ed esperti di navigazione.

Che altro aggiungere, un libro interessante e consigliato a chi ama le ricostruzioni di storie vere di navi e navigatori.


domenica 7 giugno 2026

[Recensione] TransAtlantico - Colum McCann

 


TRANSATLANTICO || Colum McCann || Feltrinelli || 2020 || 348 pag.

Terranova, 1919: gli aviatori Alcock e Brown fanno rotta sull’Irlanda nel primo tentativo di trasvolata atlantica senza scalo, affidandosi, per esorcizzarne gli orrori, a un bombardiere modificato della Grande Guerra.
Dublino, 1845: in tournée oltreoceano per promuovere la sua sovversiva autobiografia, Frederick Douglass trova negli irlandesi un popolo aperto alla rivoluzionaria causa dell’abolizionismo, nonostante la devastante carestia che impone ai poveri sofferenze terribili persino agli occhi di uno schiavo americano. New York, 1998: lasciata a casa la giovane moglie e un figlio appena nato, il senatore George Mitchell parte per Belfast con il compito di condurre a termine le trattative di pace nella martoriata Irlanda del Nord. Questi tre emblematici viaggi sono legati tra loro da una misteriosa lettera che attenderà un secolo prima di essere aperta, e dai destini di quattro donne determinate a curare le ferite della vita con la dolce ostinazione della femminilità.
Prendendo le mosse da un episodio reale, con TransAtlantic McCann ci consegna il suo romanzo più ambizioso e poetico: una costruzione dal respiro malinconico che mette superbamente in scena una meditazione profonda sulla Storia e sull’identità in un mondo che anno dopo anno si fa più piccolo, strabiliante e affamato di libertà.

RECENSIONE

In questo romanzo si intrecciano tre storie: un aviatore inglese (di origini statunitensi), Arthur Brown, assieme a John Alcock riuscirono ad attraversare l'Atlantico senza fermate su un bombardiere modificato della Grande Guerra; Frederick Douglass, ex schiavo di colore, che gira l'Irlanda dove tiene delle conferenze contro la schiavitù; George Mitchell, senatore degli Stati Uniti, mediatore per le trattative di pace tra i rappresentanti dei partiti politici nordirlandesi e il governo britannico. Sono tre storie che uniscono l'Irlanda agli Stati Uniti, tre eventi storici che mettono in evidenza gli stretti legami che esistono tra le due rive dell'Atlantico.

Il problema di questo romanzo è che è "pesante": non nel senso che non si può leggere, perché McCann scrive molto bene, ma la storia, anzi, le storie che si intrecciano, in un certo senso, ti lasciano una certa pesantezza. Sarebbe stato meglio, a mio parere, concentrarsi su un singolo protagonista piuttosto che saltare da una storia a un'altra facendo confondere il lettore. Devo anche ammettere che delle tre storie quella che è scritta meglio è la prima, il mitico attraversamento dell'Atlantico dal Canada fino in Irlanda. Le altre due vicende sono certamente interessanti a livello storico, ma a me mi hanno annoiato abbastanza. Infatti ho terminato con fatica tutto il libro.


venerdì 9 dicembre 2022

[Recensione] Per antiche strade - Mathijs Deen

 


PER ANTICHE STRADE || Mathijs Deen || Iperborea || 2020 || 462 pagine

Nell'ultimo milione di anni moltissimi viaggiatori hanno vagato per l'Europa, dal misterioso Homo antecessor le cui impronte sono state trovate sulla costa dell'Inghilterra, fino ai guidatori sulle autostrade di oggi. Sotto ogni traccia se ne trova una più antica, sotto ogni strada asfaltata c'è una vecchia mulattiera, su ogni sentiero le impronte di antichi cacciatori o delle loro prede. Eppure, a differenza delle celebri highways statunitensi che hanno contribuito a dare forma all'identità di un paese, le strade europee hanno un ruolo ambivalente e non sempre sono state viste come un bene comune che ha contribuito a unificare il continente. Alla ricerca di una spiegazione, lo scrittore olandese Mathijs Deen segue le orme di rifugiati, banditi, pellegrini, ciclisti, cercatori di fortuna e conquistatori che si sono fatti strada lungo le coste, i fiumi e le vie d'Europa. Ripercorrendo lui stesso quelle strade, ci racconta del bandito Bulla che terrorizzò la Via Appia intorno al 200 d.C.; di Gudrid, la prima donna islandese a toccare suolo americano, viaggiatrice instancabile che intorno all'anno 1000 intraprese un pellegrinaggio verso Roma; di un ebreo sefardita che portò il meglio del teatro spagnolo ad Amsterdam nel 1640; di Coenraad Nell, un suo antenato asmatico costretto a seguire in Russia l'esercito di Napoleone; del figlio di un fabbro londinese che a inizio Novecento guidò alle prime gare su strada. Con una prosa elegante e coinvolgente, attraverso un meticoloso lavoro di documentazione che si alterna all'esperienza in prima persona, Mathijs Deen ci regala un saggio narrativo capace di gettare uno sguardo originale sul continente europeo, sulla sua storia e i suoi abitanti.

RECENSIONE

Questo libro ha come protagonisti i viaggiatori in Europa di tutti i tempi, partendo dagli uomini primitivi fino ad arrivare alle nostre autostrade. In queste strade antiche (non sempre asfaltate) hanno viaggiato ladri, re, principi, imperatori, poveri diavoli, cacciatori, prede, invasori, popoli in fuga, rifugiati, pellegrini, attori itineranti, eserciti, ecc.

Mi sono piaciuti soprattutto i capitoli sugli uomini primitivi, sulle gare automobilistiche e sul bandito che depredava i vari personaggi che, poveri malcapitati, passavano per le sue strade. Ma era un ladro gentiluomo, li spogliava ma gli lasciava il necessario per proseguire. Altri capitoli li ho trovati abbastanza deludenti. Non ha un genere preciso questo libro: sono perlopiù racconti basati su fatti storici e romanzati dall'autore.


venerdì 23 settembre 2022

[Recensione] La libraia che salvò i libri - Kerri Maher

 


LA LIBRAIA CHE SALVÒ I LIBRI || Kerri Maher || Garzanti || 2022 || 320 pagine

Parigi, 1919. Per Sylvia i libri sono sinonimo di indipendenza e libertà. Nessuno meglio di lei, che è una libraia, sa che hanno un potere immenso e che nulla dovrebbe ostacolarlo. Non tutti, però, credono nella magia della letteratura e c’è chi vuole ridurla al silenzio. È quello che accade all’Ulisse di James Joyce: in quelle pagine Sylvia ha ritrovato sé stessa, mentre altri vi vedono qualcosa di indecente e pericoloso. Per questo vogliono proibirlo. Sylvia deve impedirlo, e perciò decide di pubblicarlo, prima in tutto il mondo. Lei che non è un editore, ma solo la proprietaria della Shakespeare & Co., una piccola libreria dagli immensi scaffali in legno aperta tra mille difficoltà, un accogliente rifugio per chiunque ami i libri. Tra quelle mura, Sylvia sta per fare la storia e non è sola. Parigi è la città dove tutto è possibile: nei suoi caffè nascono indissolubili amicizie letterarie tra personalità del calibro di Ernest Hemingway, Ezra Pound, Gertrude Stein e James Joyce. Saranno proprio loro ad aiutarla e a sostenerla. Perché non posso - no permettere che i lettori non beneficino di quelle parole. Non possono permettere che la censura abbia la meglio. Anche se questo, per Sylvia, significa correre il pericolo di perdere quello a cui tiene di più: la Shakespeare & Co. e il suo amore. A guidarla e a darle coraggio sono il potere dei libri e della libertà. Traendo spunto dalla vera storia di Sylvia Beach, fondatrice della nota libreria parigina Shakespeare & Co. e prima editrice dell’Ulisse di James Joyce, Kerri Maher ha costruito un romanzo indimenticabile venduto in oltre quindici paesi. Una protagonista i cui sogni portano lontano. Un inno alla letteratura che va difesa a ogni costo. Un viaggio nella Parigi degli anni Venti insieme agli scrittori più famosi dell’epoca. Un omaggio a una libreria storica ancora oggi meta degli appassionati.

RECENSIONE

L'autrice Kerri Maher ricostruisce la storia della libreria inglese a Parigi "Shakespeare and Company", fondata da Sylvia Beach. Conosceremo i suoi amici che frequenteranno questa libreria, alcuni famosi come James Joyce del quale grazie a Sylvia pubblicherà il suo capolavoro ovvero l'"Ulisse", Ernest Hemingway, Ezra Pound, Francis Scott Fritzgerald e tanti altri. Perlopiù la storia è ambientata nei cosiddetti anni ruggenti a Parigi. Sylvia è certamente una persona interessante, che ha fatto tanto per la cultura europea e direi mondiale vista l'instancabile forza che ha avuto e non si è mai arresa per far pubblicare l'Ulisse del suo amico Joyce (che poteva non essere mai pubblicato, viste le censure che incombevano su di lui).

Mi piacciono le storie che hanno come protagonisti i librai, non solo per vedere i loro gusti letterari, ma per vivere assieme a loro la quotidianità circondati dai libri, capire perché le persone si innamorano dei libri e della lettura, è tutto molto bello.

Consiglio questa lettura storica agli appassionati di Joyce ma anche a chi, come me, ama stare accanto ed immedesimarsi ai librai, i nostri angeli custodi letterari.

Ecco la mia video recensione:




giovedì 21 ottobre 2021

[Recensione] Il cimitero di Praga - Umberto Eco

 


IL CIMITERO DI PRAGA || Umberto Eco || Bompiani || 2010 || 523 pagine

Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, scomparso in mare nei pressi dello Stromboli, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca, la crescita graduale di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion, che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi in una Parigi della Comune dove si mangiano i topi, colpi di pugnale, orrendi e puteolenti ritrovi per criminali che tra i fumi dell’assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, barbe finte, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d’appendice di stile ottocentesco, tra l’altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Ecco di che contentare il peggiore tra i lettori. Tranne un particolare. Eccetto il protagonista, tutti gli altri personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Ma chi lo sa, quando ci si muove tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, può accadere di tutto. Anche che l’unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti, e assomigli moltissimo ad altri che sono ancora tra noi.

RECENSIONE

Finalmente torno a leggere, dopo un bel po' di anni, il mitico Umberto Eco, del quale avevo apprezzato Il nome della rosa, Baudolino, Il pendolo di Foucault e L'isola del giorno prima.
Nel cimitero di Praga troviamo il capitano Simonini che sarà testimone ed artefice di vari avvenimenti storici del diciannovesimo secolo: dalla carboneria all'Unità d'Italia passando per la spedizione dei Mille, dall'Impero di Napoleone III all'affare Dreyfuss passando per l'esperienza della Comune parigina. Incontrando tutta una serie di personaggi storici realmente esistiti.
Purtroppo, nella mia grande ignoranza storica, non ho apprezzato a pieno questa sua ultima opera, e me ne vergogno. Ma non pensate di leggere un normale libro storico, ma ritorna la caratteristica principe di Eco: ovvero quella di riannodare i fili della storia. E non riesci più a distinguere cosa è inventato e cosa sia realmente accaduto nella realtà, questo mi ricorda ad esempio gli stratagemmi che utilizza in Baudolino.

Non è di facile lettura, questo è sicuro.


mercoledì 21 luglio 2021

[Recensione] I Templari - Barbara Frale

 


I TEMPLARI || Barbara Frale || Il Mulino || 2004 || 194 pagine

Formato dopo la prima crociata da cavalieri cristiani votati al Santo Sepolcro di Gerusalemme, quello del Tempio divenne l'ordine religioso-militare più potente della cristianità. Professionisti della guerra a cavallo e insieme uomini di religione, i Templari avevano inizialmente il compito di proteggere i pellegrini che si recavano ai Luoghi Santi dagli attacchi dei predoni islamici. In breve, il favore dei papi, dei re cristiani e della gente comune fece di quest'ordine un grande organismo sovranazionale presente in tutto il Mediterraneo e oltre. Fino agli inizi del Trecento, quando il re di Francia Filippo il Bello, pressato dalla crisi economica, attaccò i Templari per impadronirsi dei loro beni e li mise sotto processo con l'accusa di eresia. Papa Clemente V, dopo una lunga battaglia diplomatica e giudiziaria, dovette scegliere se sacrificare la sopravvivenza dell'ordine o rischiare uno scisma che avrebbe separato la chiesa di Francia dall'obbedienza romana. Il Tempio fu così sospeso nel concilio di Vienne del 1312. Una storia gloriosa e una fine tragica avvolta nel mistero e circondata di sospetti hanno alimentato per secoli, e ancora alimentano, curiosità e leggende sui Templari; questo libro dipana l'intrigo in una narrazione limpida e avvincente, basata su ricerche originali che hanno portato l'autrice ad alcune sorprendenti scoperte.

RECENSIONE

Ottima sintesi della nascita, vita e morte dell'affascinante Ordine dei Templari, nato inizialmente per difendere i pellegrini che si recavano a Gerusalemme dai saraceni predoni, poi mano a manp diventato vero esercito contro gli invasori arabi e poi tramutato in banca per poi decadere per intricati motivi politici reliosi ed economici, ma soprattutto per una sfortunata serie di eventi (in ultima la grande sete di potere del re di Francia che addirittura voleva diventare papa). La dottoressa Frale ha studiato per anni il processo dei Templari ed è ufficiale dell'Archivio Segreto Vaticano. Credo sia la studiosa piú competente in Italia sul tema delle Crociate e dei Templari. Attenzione alla letteratura di fantasia che, negli ultimi decenni, ha dato all'ordine del Tempio un volto esoterico esageratamente artefatto: la Frale consiglia il volume di Peter Partner "The Murdered Magicians: the Templars and Their Myth" che smaschera simili montature ricostruendone la genesi e rivelando anche gli interessi economici (onnipresenti) che a volte nascondono. Vi stra-consiglio questo libro se volete approfondire la storia dei Templari come essa è stata senza false fantasie esoteriche.

sabato 3 luglio 2021

[Recensione] Il chiostro degli incurabili - Marco Granato

 


IL CHIOSTRO DEGLI INCURABILI || Marco Granato || 6 gennaio 2015 || 154 pagine

Un viceré spagnolo innamorato di Napoli commissiona un affresco a Giorgio Vasari per la sua nuova reggia. Ne viene fuori un imponente decoro dal sapore alchemico che fungerà da ispirazione per qualcuno che l’alchimia la conosce per davvero. Giambattista Della Porta, scienziato e alchimista, decide di tramandare l’occulto scibile in suo possesso facendo affrescare le volte del luogo che più di ogni altro ama: il Chiostro dell’Ospedale Incurabili a Napoli. In seguito, fornisce indicazioni a un suo discepolo, Giambattista Manso, per instradarlo alla ricerca del sistema per la realizzazione della Pietra Filosofale.
Manso, dopo aver speso ogni energia in suo possesso per individuare il tassello mancante, passa il testimone a un avvocato appassionato di anagrammi, il quale scrive un’opera con l’intento di continuare la catena di sapienza pervenutagli. E grazie a quest’opera, solo un secolo dopo un eruditissimo abate, imbeccato da un architetto borbonico, individua nel Chiostro e nello scritto dell’avvocato, la chiave di volta per la realizzazione alchemica. A sua volta, l’abate lascia una traccia complicatissima per indirizzare le successive generazioni verso il Chiostro, traccia che viene raccolta da due rivoluzionari in cerca di fondi per il loro intento eversivo. E ancora, mezzo secolo dopo, un medico dell’ospedale si imbatte negli indizi lasciati in eredità dai rivoluzionari e coinvolge nella ricerca il suo gruppo massonico.
Una staffetta che si rincorre attraverso quattro secoli fino a giungere alla contemporaneità nella quale il lettore può, liberamente e senza sforzi, controllare di persona le bizzarre corrispondenze suggerite dal libro.

RECENSIONE

Premetto nel dire che non sono un appassionato di tematiche esoterico-alchemiche, ma non posso negare una certa curiosità su alcuni temi che li riguardano. Il mio amico Gaetano, invece, si che conosce bene la "materia" e molte cose le avevo già abbondantemente apprese da lui. Ma il libro non mi è dispiaciuto. Scritto a mo' di reportage storico, da capitolo a capitolo conosceremo come il mito della Pietra Filosofale ha spinto diversi dotto uomini (scienziati, dottori, alchimisti, filosofi, teologi, sacerdoti, frati, studiosi, letterati, viceré, eccetera eccetera) alla chimerica ricerca di questa magica sorta di panacea universale, ossia il tramutare il vil metallo in oro purissimo, e come si sono tramandati i segreti in codici e anagrammi vari, sempre più vicini a trovare la soluzione all'enigma. Si parte dal 1500 (anche se la ricerca era iniziata molti secoli prima) per giungere fino al Novecento, con un finale a sorpresa. Conosceremo personalità realmente esistite come Don Pedro de Toledo, Viceré di Napoli nel 500 e fondatore dell'Ordine Cavalleresco di Santiago de la Espada; Giambattista Della Porta, genio alchimista, filosofo, fondatore dell'Academia Secretorum Naturae; Giovan Battista Manso, aristocratico, fondatore dell'Accademia degli Oziosi; Gennaro Grosso, anagrammista; Carlo Zoccoli, architetto appassionato di matematica (e non solo); Carlo Lauberg, padre scolopio e scienziato; Nunziante Ippolito, dottore dell'Ospedale degli Incurabili e tanti altri personaggi. E, protagonista di tutta la storia, la bellissima Napoli, con i suoi avvolgenti profumi, persone, paesaggi mozzafiato e brulicante di vita. Se siete appassionati di queste tematiche esoteriche-alchemiche-massoniche eccetera, allora vi consiglio la lettura di questo libro.


lunedì 8 marzo 2021

[Recensione] Cleopatra - Alberto Angela

 


CLEOPATRA || Alberto Angela || Harper Collins || 27 novembre 2018 || 480 pagine

Il mondo di oggi non sarebbe lo stesso senza Cleopatra, una donna di potere, intelligente e abile che appartiene all’immaginario collettivo universale, ma la cui figura storica è ancora per molti aspetti avvolta nel mistero e non priva di risvolti enigmatici.
Alberto Angela ha deciso di ricostruire le vicende della regina che in un certo senso ha conquistato Roma, rintracciando fonti storiche e accompagnandoci per mano, con il suo stile inimitabile, tra le caotiche strade della capitale del mondo antico, l'esotico porto di Alessandria d'Egitto e i sanguinosi campi di battaglia, alla scoperta di persone, storie, usi e costumi.
Solo un autore come lui è in grado di farci rivivere in prima persona il ventennio che ha segnato un cambio epocale nella storia romana, dall'uccisione di Giulio Cesare, che decreta la fine della Repubblica, alla morte di Antonio e Cleopatra (la cui tomba non è ancora stata ritrovata) fino alla nascita dell'Impero con Augusto al potere.
Un viaggio nel tempo in bilico tra Occidente e Oriente, per riscoprire con uno sguardo nuovo un periodo storico affascinante e convulso, ricco di intrighi e guerre che hanno segnato il nostro presente e contribuito a rendere il mondo il luogo che oggi tutti noi conosciamo.

RECENSIONE

Alberto Angela ha voluto ricostruire gli anni più importanti vissuti dall'ultima regina di Egitto, Cleopatra, partendo dall'assassinio di Giulio Cesare fino al suo ultimo amore, Marco Antonio. Se cercate un saggio incentrato solo sulla figura di Cleopatra allora avete sbagliato libro, perché si parla anche di lei ma non solo di lei: l'autore parla soprattutto delle vicende politiche di Roma soffermandosi soprattutto su Giulio Cesare, Marco Antonio e Ottaviano. Non saprei come definire il genere di questo saggio, potremmo definirlo una ricostruzione romanzata e ipotetica delle vicende di Cleopatra nei suoi ultimi nove anni di vita, con descrizioni dei palazzi e degli usi che si facevano a quel tempo. Potrei definirlo un interessante libro divulgativo che approfondisce, in modo leggero e appassionato, quegli anni di vita di Cleopatra tra Cesare e Marco Antonio.


lunedì 5 ottobre 2020

[Recensione] Suite francese - Irène Némirovsky

 


SUITE FRANCESE | Irène Némirovsky | Adelphi | Ottobre 2012 | 415 pagine

«Quasi senza saperlo, per una specie di grazia infusa, Irène Némirovsky possedeva i doni del grande romanziere, come se Tolstoj, Dostoevskij, Balzac, Flaubert, Turgenev le fossero accanto e le guidassero la mano mentre lei scriveva sui suoi quaderni ... Quando abbiamo finito di leggere le due prime parti di Suite francese, resta in noi una strana sensazione di letizia. Non sappiamo se essa dipenda dalla gioia nasco­­sta sotto le tragedie della vita; o dalla felicità fisica di raccontare senza fine. Il tono volentieri lirico; l'eco melodiosa della frase; la ricchezza delle sensazioni; la bellezza della natura; gli animali quasi umanizzati; la luce del sole al mezzogiorno o al tramonto; il chiarore onnipresente della luna si sciolgono e si perdono nella fluidità della vita». Pietro Citati

Premessa

Il romanzo si trova nella seconda parte del libro, dal titolo "Dolce", purtroppo rimasto incompiuto, visto che Irène venne arrestata e portata nel campo di concentramento di Auschwitz, dove morì il 17 agosto 1942 in una camera a gas. Nella prima parte, invece, intitolata "Temporale di giugno", l'autrice ci narra il crollo della Francia sotto l’occupazione e il dominio tedesco e gli abitanti che, come un vero e proprio esodo, cercano di fuggire dalla guerra e dall'occupazione tedesca e seguiremo le storie di diverse gruppi di famiglie e persone (alcune delle quali le ritroveremo anche in Dolce). Originariamente l'autrice avrebbe voluto scrivere un unico libro diviso in cinque parti: 1) Tempesta; 2) Dolce; 3) Cattività; 4) Battaglia 5) La pace. Ella intendeva strutturare come una sinfonia in cinque tempi questo romanzo.

Recensione

Se da una parte impariamo a conoscere l'annientamento e la devastazione che un conflitto può portare nella vita delle persone, ma come la stessa guerra possa mostrare la meschinità e la pochezza degli individui, dall'altra ci lasciamo trasportare da un amore conflittuale. Non c'è distinzione tra il privato e l'evento collettivo che si abbatte sulle persone, il destino sembra essere comune alla maggior parte degli individui, dipende solo da che parte della Storia ti trovi. Non è solo la storia d’amore appassionante, piena di lati oscuri e di tormenti vissuta dall'ufficiale tedesco e la donna il cui marito è disperso al fronte, ma tutto il contorno, che in molte parti del romanzo diventa la scena principale, il reale protagonista di “Suite francese”. Paura, egoismo, coinvolgimento, passione, dolore, rabbia, incomprensione, sottomissione e potere sono solo alcuni degli elementi presenti nel libro, che riesce a coinvolgere il lettore in un vortice di sensazioni spesso contrastanti portandolo alla riflessione. Ciò che sicuramente è evidente a tutti leggendo “Suite francese” è che ognuno reagisce in modo diverso dinanzi alle atrocità della vita, ma in tutti i casi chi ne è pervaso non può fare a meno di dimostrare la sua fragilità e la sua intimità.
Come scrive Myriam Anissimov nella postfazione, la storia stessa della pubblicazione di Suite française ha del miracoloso e merita di essere raccontata: il manoscritto, contenuto in una valigetta, seguì le bambine Elisabeth e Dénise — anch’esse ricercate dai nazisti — negli anni di fuga e in tutti i nascondigli ma soltanto molti, molti anni dopo trovarono il coraggio di leggere quelle pagine scritte dalla madre con una grafia minuscola per risparmiare l’inchiostro e sulla pessima carta del tempo di guerra. Quella lettura era per loro troppo dolorosa. Alla fine però decisero, le due sorelle, di salvare l’ultima opera della madre. Quando nel 2004 Suite française venne pubblicato in Francia divenne subito un caso letterario ed ottenne addirittura il prestigioso Prix Renaudot. I giurati, assegnando il premio a titolo postumo, per Irène Némirovsky avevano infranto il loro rigido regolamento.

Ed ecco anche la mia recensione sul film tratto da questo romanzo:






venerdì 2 ottobre 2020

[Recensione] L'avventura d'un povero cristiano - Ignazio Silone

 


L'AVVENTURA D'UN POVERO CRISTIANO | Ignazio Silone | Mondadori | 1968 | 272 pagine

"Ormai è chiaro che a me interessa la sorte di un certo tipo di cristiano, nell'ingranaggio del mondo, e non saprei scrivere d'altro". Così afferma Silone nel saggio che precede il dramma dedicato alla emblematica figura dell'eremita Pietro Angelerio del Morrone, incoronato pontefice nel 1294 col nome di Celestino V, poi clamorosamente dimessosi perché convinto dell'impossibilità di conciliare lo spirito dei Vangeli con i doveri del trono.

RECENSIONE

Ignazio Silone in questa versione teatrale ci racconta, dal suo punto di vista, di come un umile frate eremita, Pietro Angelerio del Morrone, venne eletto pontefice e passò alla storia come Celestino V il quale, dopo brevissimo tempo, abdicò a questa carica importante perché il potere portava alla corruzione. Nonostante egli avesse provato a mettere in pratica gli insegnamenti del Vangelo, comprese ben presto che quando si ha un così alto potere religioso e civile, difficilmente quegli insegnamenti vengono attuati.

Durissima critica verso la Chiesa come istituzione da parte dello scrittore, il quale dichiara nello scritto che lui è un cristiano senza chiesa, e che "Dio ha creato le anime, non le istituzioni". Silone ci descrive come vede il cristianesimo e ce lo trasmette nella bellissima anima di fra Pietro, un cristiano buono, caritatevole verso tutti, che non accetta alcun tipo di compromesso ma si batte e agisce solo per compiere il bene. Un'opera che fa riflettere molto e che ci fa capire quanto sia difficile, anche al giorno d'oggi, essere integralmente degli autentici cristiani che mettono (o dovrebbero mettere) in pratica il Vangelo di Gesù Cristo.


lunedì 7 settembre 2020

[Recensione] Fontamara - Ignazio Silone

 


FONTAMARA || Ignazio Silone || Mondadori || 18 maggio 2016 || 180 pagine

Nei primi anni della dittatura fascista a Fontamara, "un antico e oscuro luogo di contadini poveri nella Marsica", i "cafoni" subiscono soprusi e ingiustizie così antichi da sembrare naturali come la neve e il vento. Berardo Viola, che porta una scintilla di ribellione, subirà le torture della milizia fascista e sarà ucciso, ma assurgerà a emblema di un nuovo, seppure ancora impreciso e velleitario, livello di dignità. Opera intessuta di una precisa verità storica, Fontamara fonde la ballata popolare, la parabola evangelica e la satira politica in una partitura corale che si fa violenta denuncia di ogni ingiustizia.

RECENSIONE
 
Il libro, ambientato all'epoca della dittatura fascista, narra delle vicende del paese di Fontamara, situato vicino alla piana del Fucino, in Abruzzo. La località è abitata da cafoni, gente estremanente povera ed isolata dal mondo, dedita alla coltivazione dell' arida terra. Qui la vita trascorre immutata da secoli. Le cose però cambiano all'arrivo dell'Impresario, uomo senza scrupoli , che lentamente aquisisce un grande potere nella zona. Una sera giunge a Fontamara un uomo di città al servizio dell'Impresario che, con un inganno, fa firmare ai Fontamaresi una petizione con la quale si richiede che venga deviato verso le terre dell'Impresario l'unico corso d'acqua che irriga le terre di Fontamara. Il giorno seguente un gruppo di cantonieri è già al lavoro per deviare il corso d'acqua. In assenza degli uomini, intenti al lavoro nei campi, le donne, che si erano accorte dell'inganno, si recano al capoluogo per parlare con il podestà, Don Circostanza e qui apprendono che il nuovo podestà è l'Impresario. Così si recano a casa dell'Impresario, dove con un altro inganno tessuto da Don Circostanza, si fa loro credere di avere risolto la questione dell'acqua. In seguito a Fontamara vengono applicati i provvedimenti che il fascismo aveva esteso a tutta Italia, come il divieto di parlare di politica in luoghi pubblici, anche se tali divieti risultano incomprensibili ai Fontamaresi , data la loro ignoranza. Emerge anche la figura di Berardo Viola, il protagonista : giovane forte e autoritario, è perseguitato da una sorte avversa, che non gli permette di coltivare nessuna terra e quindi di prendere in sposa la donna da lui amata, la bella Elvira. Alla fine di giugno, i Fontamaresi sono convocati ad Avezzano per ascoltare le decisioni del nuovo governo di Roma riguardo alla piana del Fucino. I cafoni sono speranzosi di poter ricevere giustizia circa l'assegnazione delle terre del Fucino e la distribuzione dell'acqua , ma sono ancora una volta ingannati e utilizzati come strumenti di una grande manifestazione fascista. Delusi, ritornano al loro paese.

Una sera, mentre gli uomini non sono ancora tornati dal lavoro, giungono a Fontamara delle truppe fasciste, che dopo aver interrogato le donne sul fascismo, si danno ad ogni tipo di violenza e di ruberie. Intanto giungono gli uomini, che vengono interrogati ad uno ad uno. Ad un certo punto Berardo, preso dall' ira, aggredisce un soldato. La situazione è risolta da Elvira, che appare sul campanile facendo suonare le campane e che viene scambiata per la Madonna. In questo modo le truppe fasciste fuggono dal paese spaventate. Non aggiungo altro per non fare ulteriori spoiler alla trama.
Questo libro, scritto da Silone negli anni '30 , durante il suo esilio all'estero, appartiene alla corrente del neorealismo. Il linguaggio utilizzato rispecchia il parlato e vuole ricalcare quello utilizzato dal popolo. Silone avrebbe desiderato scrivere il racconto nel dialetto del luogo, in modo da renderlo ancora più realistico, ma affinché esso fosse comprensibile al grande pubblico, è costretto a servirsi dell' italiano, senza ricorrere ad espressioni dialettali, se non nei nomi propri. Lo stile è costruito su periodi semplici, privo di riflessioni psicologiche o di accurate descrizioni. Queste spesso non vengono espresse con lunghi discorsi teorici, ma portando un esempio concreto, stile tipico del linguaggio parlato. Alto elemento caratterizzante il parlato sono le iperboli e le esagerazioni popolaresche, che spesso compaiono nel racconto. Spesso la narrazione esprime le riflessioni e le credenze del popolo. Tipici dei cafoni protagonisti del libro, ad eccezione di Berardo, sono il fatalismo, la rassegnazione davanti alle sventure, che si ritiene siano provocate dal destino e quindi immutabili. Ne è un esempio il passato di Berardo, che, a causa del destino, non ha mai potuto possedere terra propria e che muore, come aveva voluto il destino per suo nonno e suo padre, in modo diverso dagli altri cafoni.
Proprio come disse l’autore del romanzo, Ignazio Silone, questo libro è scritto per testimoniare la condizione del popolo italiano all’epoca del regime fascista. Dalla narrazione, quindi, è possibile conoscere perfettamente lo stampo ideologico dell’autore, un convinto antifascista che sempre lottò in favore della classe operaia e contadina. Egli infatti, dapprima aderì al partito comunista, distaccandosi poi da esso, in modo da non appoggiare il regime sovietico di Stalin. Peccato che l'autore non abbia utilizzato il dialetto del paese abruzzese, sarebbe stato davvero un romanzo all'altezza delle cinque stelle, ma capisco anche il perché non l'abbia fatto, cioè per far giungere tale denuncia verso tutti e non solo verso una ristretta elite culturale.
Opera consigliatissima a tutti e dalle tematiche contemporanee (purtroppo, come lo sfruttamento dei povero da parte dei potenti di turno, fascisti nel passato, politici oggi).


venerdì 7 agosto 2020

[Recensione] La marcia di Radetzky - Joseph Roth

LA MARCIA DI RADETZKY || Joseph Roth || Adelphi || 24 aprile 1996 || 424 pagine

Il capolavoro di Joseph Roth, il romanzo in cui si elabora e si orchestra la fine dell’impero asburgico. Attraverso le vicende di tre generazioni della famiglia Trotta, uscita dall’oscurità con il gesto di un sottotenente che salva l’Imperatore sul campo di Solferino, percorriamo l’immenso corpo fantomatico che l’aquila bicipite custodiva. «Allora, prima della Grande Guerra, all’epoca in cui avvennero i fatti di cui si riferisce in questi fogli, non era ancora indifferente se un uomo viveva o moriva. Se uno era cancellato dalla schiera dei terrestri non veniva subito un altro al suo posto per far dimenticare il morto ma, dove quello mancava, restava un vuoto, e i vicini come i lontani testimoni del declino di un mondo ammutolivano ogni qual volta vedevano questo vuoto» (Joseph Roth).

RECENSIONE

Un mondo antico, immobile, cristallizzato, inesorabilmente destinato al totale disfacimento. È il mondo narrato da Joseph Roth ne “La marcia di Radetzky”, pagina fondamentale sulla “finis Austriae”, la dissoluzione dell’ultimo impero ottocentesco.

Durante la battaglia di Solferino, il sottotenente Trotta salva la vita al giovane imperatore Francesco Giuseppe e viene pertanto decorato e nominato barone. Questo fatto rappresenta un punto di svolta nella vita del giovane, originario di un paesino dell’est e discendente da una famiglia di contadini. Il romanzo segue le vicende di tre generazioni della famiglia Trotta, che in un modo o nell’altro vive nell’ombra dell’”Eroe di Solferino”. Il figlio Franz accede alla carriera governativa sino all’ambìto grado di Sottoprefetto dell’Impero, mentre il nipote Carl Joseph sarà avviato alla carriera militare. A loro è dato il compito di conservare l’onore della famiglia e di perpetuare l’esempio di colui che si era dimostrato così eroico da meritare di essere citato nei libri di storia di tutte le scuole dell’Impero, giacché la Storia e la biografia dell’Imperatore sono la stessa cosa.

Sarà il giovane Carl Joseph il testimone diretto della progressiva e inarrestabile rovina di quel mondo, che giorno per giorno si consuma fino a raggiungere il suo interno, l’esercito imperiale, disperso nelle innumerevoli Fortezze Bastiani agli estremi confini di un regno costituito da un mosaico di popoli, lingue e religioni diverse che il potere centrale tenta disperatamente di controllare ma che è destinato alla frammentazione sotto i colpi delle inevitabili e legittime istanze politiche, sociali ed economiche di un mondo completamente diverso da quello del 1859. L’universo militare è un insieme di piccoli uomini incompiuti e tristi, che cercano nell’alcol e nel gioco d’azzardo una fantomatica rivalsa per le disillusioni di quella vita che appariva gloriosa ed esaltante, fatta di sciabole lucenti, uniformi variopinte e azioni eroiche. Ben presto il giovane sottotenente si rende conto che tutto ciò è come sepolto sotto uno strato di sabbia, che non esistono relazioni umane sincere, che tutto è privo di senso e destinato a corrompersi irrimediabilmente e a morire, come le donne che tenta di amare o l’unico vero amico che come e prima di lui si rende conto dell’enorme inganno di cui sono vittime.

lunedì 27 luglio 2020

[Recensione] La figlia del papa - Dario Fo

Titolo: La figlia del papa
Autore: Dario Fo
Editore: Chiarelettere
Pubblicazione: aprile 2014
Genere: romanzo storico
Pagine: 208
Prezzo: 10 euro

Quarta di copertina
Figlia di un papa, tre volte moglie (un marito assassinato), un figlio illegittimo… tutto in soli 39 anni, in pieno Rinascimento. Una vita incredibile, da raccontare. Ci hanno provato scrittori, filosofi, storici. Di recente sono state dedicate a Lucrezia serie televisive di successo in Italia e all’estero. Ora, eccezionalmente, il premio Nobel Dario Fo, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche o puramente storiche, ci rivela in un romanzo tutta l’umanità di Lucrezia liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa e calandola nel contesto storico di allora e nella vita quotidiana. Ecco il fascino delle corti rinascimentali con il papa Alessandro VI, il più corrotto dei pontefici, il diabolico fratello Cesare, e poi i mariti di Lucrezia, cacciati, uccisi, umiliati, e i suoi amanti, primo fra tutti Pietro Bembo, con il quale condivideva l’amore per l’arte e, in particolare, per la poesia e il teatro. Tutti pedine dei giochi del potere, il più spietato. Una vera accademia del nepotismo e dell’osceno, tra festini e orge. Come oggi. Perché il romanzo della famiglia dei Borgia è soprattutto la maschera del nostro tempo che, visto attraverso il filtro di quel periodo, ci appare ancora più desolante e corrotto.

Recensione
La vita di Lucrezia Borgia secondo Dario Fo che, staccandosi da ricostruzioni scandalistiche ci rivela, in questa versione romanzata, tutta l'umanità della donna liberandola dal cliché di donna dissoluta e incestuosa.
Personalmente non mi è piaciuto lo stile utilizzato dall'autore, il fatto cioé di romanzare fatti storici in questo modo è stato troppo superficiale e poco appassionante, tanto è vero che un paio di volte ho quasi ceduto ad interrompere la lettura e a non portarla a compimento. Peccato, l'unica cosa positiva però è che mi ha incuriosito e sicuramente in futuro approfondirò la vita di questa donna del cinquecento, figli di un papa.

venerdì 17 luglio 2020

[Recensione] Lo scudo di Talos - Valerio Massimo Manfredi

Titolo: Lo scudo di Talos
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Absolute
Pubblicazione: 19 luglio 2016
Prima pubblicazione: 1988
Genere: romanzo storico
Pagine: 374
Prezzo: 11 euro

Quarta di copertina
Abbandonato dai genitori in tenera età in nome della crudele legge di Sparta, Talos, lo storpio, cresce tra gli iloti, salvato e accudito da un vecchio pastore che gli insegna a opporsi a un destino già assegnato. Nonostante la deformità, il suo coraggio e l'ostinazione ne fanno un arciere abile e possente, al servizio del prepotente ma intrepido Brithos. Come tutti i nobili figli di Sparta, Brithos è stato allevato per essere guerriero, e non sa ancora che un filo di sangue unisce il suo passato a quello di Talos. Ma la sorte schiera i due uomini fianco a fianco nella lotta contro gli invasori persiani...

Recensione
Prima opera di Valerio Massimo Manfredi che leggo.
Trama in breve: Talos viene abbandonato, ancora in fasce, dal padre nel monte Taigeto (Peloponneso, Grecia) perché nato zoppo, e viene salvato e cresciuto da un povero pastore ilota. Conoscerà suo fratello, Brithos, che stava per violentare una sua cara amica, Antinea e che lui riesce a salvare. Scoppiano le guerre persiane e Talos viene scelto come aiutante proprio da Brithos e partono insieme in guerra, dove combatteranno alle Termopili e qui Talos assisterà alla morte del suo vero padre, un nobile spartiato. Mi fermo qua per non fare spoiler ulteriori.
Manfredi ci narra, con il pretesto letterario di seguire le avventure della vita di Talos, quel periodo storico delle guerre persiane (quindi circa dal 499 al 479 a. C.). La particolarità della storia è che vivremo queste guerre prima dal punto di vista degli Spartani per poi (viste le rivelazioni che avrà il protagonista nella seconda parte della storia) dal punto di visti degli Iloti. Lo stile dell'autore mi è piaciuto, non è facile non far annoiare quando si narrano certe situazioni storiche, anche se la storia di Talos è come se termini troppo velocemente (o almeno io ho avuto questa strana sensazione). Sicuramente leggerò altre opere di Manfredi, ma fra qualche tempo.

martedì 14 luglio 2020

[Recensione] Il conte di Montecristo - Alexandre Dumas

Titolo: Il conte di Montecristo
Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
Autore: Alexandre Dumas
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Classici
Pubblicazione: 29 luglio 2013
Prima pubblicazione: 1844
Genere: romanzo storico
Pagine: 1140
Prezzo: 15 euro

Quarta di copertina
Vittima delle insidiose trame di due acerrimi rivali e di un ambizioso magistrato senza scrupoli, il giovane ufficiale di marina Edmond Dantès viene arrestato a Marsiglia il giorno stesso del suo matrimonio e rinchiuso per quattordici interminabili anni nel tenebroso castello d'If. Qui incontra l'anziano abate Faria, che gli offrirà l'occasione per una fuga avventurosa e gli permetterà di impossessarsi di un prezioso tesoro. Divenuto ricchissimo, Dantès - che ha ormai assunto il romantico titolo di conte di Montecristo - può infine portare a termine la sua tremenda vendetta... Pubblicato per la prima volta nel 1844 e basato su un fatto di cronaca, Il conte di Montecristo è il romanzo d'appendice per eccellenza, caratterizzato da una trama movimentata e ricca di colpi di scena. Divenne subito popolarissimo imponendosi come modello per tutta la narrativa d'avventura dell'Ottocento e oltre, tanto da rimanere ancora oggi uno dei caposaldi della letteratura europea: un libro per ogni età, un grande romanzo sulle passioni degli uomini.

Recensione
Dopo aver divorato I tre moschettieri qualche anno fa, ho appena terminato questa altra celebre opera letteraria di Alexandre Dumas.
Quello che ho letto è essenzialmente un lungo romanzo di avventura con protagonista Edmond Dantès, un giovane marinaio che subirà molte ingiustizie e che, col tempo, si vendicherà con quelli che gli hanno rovinato la vita (diventando il Conte di Montecristo). Quindi il tema che percorre tutta la storia, anzi l'intera storia ruota attorno alla tematica della vendetta. Facilmente ci si immedesima con il protagonista, si tifa con lui per sopravvivere a quella ingiusta prigionia durata 14 anni nel Castello d'If, l’anima di Edmond è un anima ferita e rabbiosa che non ha più la capacità di volgersi agli altri con fiducia ne tanto meno di ricercare la felicità.

sabato 4 luglio 2020

[Recensione] Il falsario di Hitler - Paul Watkins

Titolo: Il falsario di Hitler
Titolo originale: The Forger
Autore: Paul Watkins
Editore: Mondadori
Collana: Il Giallo Mondadori
Pubblicazione: 20 gennaio 2002
Prima pubblicazione: 4 novembre 2000
Genere: romanzo storico
Pagine: 288
Prezzo: 3,55 euro

Quarta di copertina
David Halifax, uno studente d'arte dal singolare talento, giunge a Parigi alla vigilia della Seconda guerra mondiale in cerca di fortuna e d'ispirazione. Per uno spiacevole equivoco David viene accusato di aver falsificato dei Gauguin, ma la polizia francese, invece di arrestarlo, gli propone una missione impossibile: dovrà creare capolavori "sconosciuti" dei più famosi artisti del passato per ingannare Hermann Göring, il gerarca nazista che sta saccheggiando i musei dei Paesi occupati. Un romanzo ironico e mozzafiato, paragonato dalla stampa internazionale al Graham Greene del Terzo uomo e del Nostro agente all'Avana.

Recensione
Pregevole romanzo storico ambientato totalmente a Parigi ai tempi dell'occupazione nazista e narrato in prima persona dall'artista americano David Halifax. Lo studente d'arte si ritroverà a dover dipingere dei falsi quadri (poi invecchiati dal geniale amico e maestro russo Alexander Pankratov) il tutto nato da un equivoco. Storia ironica e ben scritta che vi consiglio.

martedì 9 giugno 2020

[Recensione] Venivamo tutte per mare - Julie Otsuka

Titolo: Venivamo tutte per mare
Titolo originale: The Buddha in the Attic
Autrice: Julie Otsuka
Traduttrice: Silvia Pareschi
Editore: Bollati Boringhieri
Pubblicazione: 12 gennaio 2012
Prima pubblicazione: 23 agosto 2011
Genere: romanzo storico
Pagine: 142
Prezzo: 13 euro

Quarta di copertina
Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l'oceano. È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l'arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l'esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l'attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici.

Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall'autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos'è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine. 

Recensione
Questo romanzo trae ispirazione dalle biografie degli immigrati giapponesi che arrivarono in America all'inizio del Novecento, e in particolare l'autrice giapponese ha attinto, al di là delle numerose fonti storiche, al testo "A History of Japanese Immigrants in North America" di Kazuo Ito. Un romanzo particolare intanto per lo stile: tutte le storie narrateci sono in terza persona plurale dalle voci delle donne giapponese che sono partite dalla loro terra di origine, il Giappone appunto, in America promesse spose a bei giovanotti (stando alle foto che le avevano mostrato in patria) per poi ritrovarsi quei giovanotti con 20/30 anni di più. Ma pian piano formano le proprie famiglie, educano i propri figli, provano senza riuscirci ad integrarsi alla mentalità americana, ma quando arrivano le notizie della guerra in Europa e ne mondo le cose cambiano fino al punto che loro, tutti i giapponesi, vengono visti come delle spie e dei potenziali nemici e per questo sono costretti a lasciare tutto, le loro case, i loro orti, le loro cose, la loro vita, il sogno americano si frantuma in mille pezzi.
“Venivamo tutte per mare” narra del viaggio di giovani donne che partono con la speranza nel cuore lasciandosi alle spalle i loro affetti più cari e tutto ciò che hanno per andare incontro a una vita migliore che gli era stata promessa dai loro mariti. Ad attenderle, invece, al porto trovavano solamente la dura realtà, un uomo che non possiede nulla, un lavoro massacrante e pregiudizi razziali. Quello che hanno lasciato vale più di quello che hanno raggiunto, è questa la verità.
Un romanzo che è molto importante, soprattutto per capire quello che hanno vissuto realmente le spose in fotografia giapponesi che andarono in America. Consigliatissimo.

venerdì 8 maggio 2020

[Recensione] Nero di maggio - Leonardo Gori

Titolo: Nero di maggio
Autore: Leonardo Gori
Editore: TEA
Pubblicazione: 6 settembre 2018
Prima pubblicazione: 2000
Genere: thriller, storico
Pagine: 286
Prezzo: 14 euro

Quarta di copertina
Primavera del 1938: Adolf Hitler e Benito Mussolini cementano le basi della loro funesta alleanza. Preludio simbolico dell’asse è la visita del Führer in Italia: Roma, Napoli e, per ultima, Firenze. Pochi giorni prima dell’arrivo dei due dittatori sulle rive dell’Arno, però,viene scoperto il cadavere di una prostituta. Un caso ordinario, a prima vista. Eppure gli esponenti fiorentini del regime iniziano a tremare... Affetto da un’inguaribile curiosità «professionale», il giovane capitano dei Carabinieri Bruno Arcieri, appena arrivato a Firenze da Milano, dà inizio a un’inchiesta labirintica, paziente, testarda, più volte ostacolata da personaggi oscuri. Colpo di scena dopo colpo di scena, delitto dopo delitto, Arcieri insegue le tracce di un assassino spietato, di un machiavellico disegno criminale, di una verità inconfessabile. E alla fine, nel nome della giustizia, dovrà ingaggiare un’ultima, disperata battaglia contro il colpevole e, allo stesso tempo, contro le tragiche condotte squadristiche che hanno avvelenato la vita quotidiana e politica del nostro Paese durante il lungo ventennio nero.

Recensione
Ho scoperto questo libro consigliato da un amico. Prima opera che leggo di questo autore, Leonardo Gori.

Siamo nella primavera del 1938 a Firenze, esattamente pochi giorni prima della visita che faranno Hitler e Mussolini, quando viene ritrovato il cadavere di una ragazza sulle rive dell'Arno. L'inchiesta di questo assassinio viene data a un giovane capitano dei carabinieri, Bruno Arcieri, appena arrivato da Milano. Egli, con grande acume, indagherà senza sosta e, nonostante i mille ostacoli, riuscirà a seguire le traccie del pericoloso assassino, diventato un "pezzo grosso" del regime fascista.

[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...