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venerdì 24 luglio 2026

[Recensione] Il mistero dell'Erebus - Michael Palin

 


IL MISTERO DELL'EREBUS || Michael Palin || Neri Pozza || 2020 || 370 p.

Canada, settembre 2014. Lungo la costa di un’anonima isola, una delle migliaia presenti nell’Artico canadese, una barchetta di nome Investigator sta compiendo dei rilevamenti acustici, quando si imbatte in qualcosa di più che sabbia e scogli: distesa sul fondale c’è una forma scura, solida e sconosciuta. Ha la poppa sfondata, come se qualcuno l’avesse morsicata; le travi del ponte sono scoperte e tutte rivestite da uno strato lanoso di vegetazione acquatica; tra i relitti, mezzo sprofondati nella sabbia, ci sono due eliche, otto ancore e un segmento del timone. È una nave, ma non una nave qualunque. È una nave scomparsa dalla faccia della terra, insieme al suo equipaggio, centosessantotto anni prima. Una nave che ha avuto una delle più straordinarie avventure dell’intera storia navale britannica: è la HMS Erebus.
Commissionata nel 1823, la HMS Erebus venne utilizzata, con grande successo, per una spedizione in Antartide dal 1837 al 1840, dove, insieme alla sorella Terror, si guadagnò la formidabile reputazione di essere la nave più affidabile e resistente al ghiaccio di tutta la Marina britannica. Per questo motivo fu scelta per un’altra grandiosa impresa marinara nel glaciale Nord: la conquista del Passaggio a Nord-ovest.
Agli ordini dell’Ammiragliato britannico, nel maggio del 1845 il capitano Sir John Franklin, celebre esploratore e ufficiale della Royal Navy, salì a bordo di una nave perfettamente equipaggiata per una spedizione della durata di tre anni: motori a vapore e ponti erano stati rinforzati, abbondante cibo era ammassato nella stiva e a bordo c’erano strumenti avanzatissimi per studiare il magnetismo, la geologia, la botanica e la zoologia e addirittura una macchina fotografica per dagherrotipi. Tutto faceva pensare a un’impresa organizzata con cura e dopo profonde riflessioni. Alle dieci e trenta del mattino del 19 maggio l’Erebus e la Terror levarono le ancore, ruotarono di 360 gradi per essere sicure che le bussole funzionassero e finalmente la spedizione di Franklin verso il Passaggio a Nord-ovest prese il via, con ventiquattro ufficiali e centodieci uomini a bordo. Fu l’inizio di uno dei peggiori disastri nella storia delle esplorazioni artiche.
In questo suggestivo libro Michael Palin offre un resoconto di prima mano del percorso e delle condizioni affrontati dall’equipaggio dell’Erebus che, nel 1846, insieme alla Terror, svanì dalla faccia della terra. Cos’è veramente accaduto all’Erebus? Com’era fatta? Dov’era riuscita ad arrivare? Come aveva potuto sopravvivere a tanto, per poi scomparire in quel modo misterioso? Ricercato e illustrato sapientemente con mappe, fotografie, dipinti e incisioni, Il mistero dell’Erebus è l’avvincente racconto di una spedizione tragica ma indimenticabile.

RECENSIONE

Ho scoperto questo libro casualmente in un mio solito giro in biblioteca e mi ha attirato la copertina: si vede una nave a vela che solca le acque fredde del Polo Nord. E mi sono deciso senza pensarci due volte a prenderlo in prestito e l'ho divorato letteralmente.

La nave si chiama Erebus, come Erebo il figlio di Caos e l'autore ci guida davvero in una ricostruzione eccezionale di tutta la sua vita nautica e avventurosa, fino al suo recente ritrovamento di pochi anni fa. L'Erebus, costruita nel 1826, inizialmente venne utilizzata nel pattugliamento del Mediterraneo ma ben presto venne modificata per poter navigare, assieme alla sorella Terror (tutti nomi incoraggianti devo dire!), tra i ghiacchi dell'Artico. E infatti nel 1839 il capitano James Clark Ross guidò questa avventurosa spedizione fino in Antartide per la ricerca del Polo Sud magnetico, sfidando gelidi venti, ghiacci e pericolosi iceberg. Un'altra spedizione verrà effettuata nel 1845 per provare ad attraversare il celebre passaggio a Nord-Ovest e avrà come capitano John Franklin. Ma da questa spedizione le due navi non faranno più ritorno e l'autore prova a ricostruire passo dopo passo quello che a loro è potuto accadere. Si nota che l'autore ha consultato tanti documenti, interviste, ha ricostruito gli itinerari delle due navi, ha esaminato infinite carte nautiche, chiesto lumi a studiosi ed esperti di navigazione.

Che altro aggiungere, un libro interessante e consigliato a chi ama le ricostruzioni di storie vere di navi e navigatori.


venerdì 19 novembre 2021

[Recensione] Le sette morti di Evelyn Hardcastle - Stuart Turton

 


LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE || Stuart Turton || Neri Pozza || 2019 || 526 pagine

Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell'alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento - la morte del giovane Thomas Hardcastle - ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d'artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell'attimo in cui esplodono nell'aria i preannunciati fuochi d'artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell'acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L'invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell'acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l'assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House...

RECENSIONE

Dal titolo pensavo fosse un giallo, e non mi ero sbagliato, anche se è difficile dargli una collocazione perché presenta anche elementi oserei dire "fantasy" (ma non posso spiegarlo per non fare spoiler). Come prima impressione, soprattutto all'inizio, non si capisce bene quello che succede al nostro protagonista, fortunatamente pian piano ci viene spiegato (anche se restano dubbi e perplessità anche a lettura ultimata). Come ci spoilera (anche troppo) il titolo avviene un omicidio: una ragazza, Evelyn, muore in questa villa abbandonata durante una cerimonia in costume, accanto a un laghetto. Chi sarà stato ad ucciderla? E perché muore più di una volta? Sarà proprio il nostro protagonista che avrà l'arduo compito di indagare (a sue spese) e ci metterà anima e corpo nel farlo.

Devo dire che la lettura di questo romanzo sembrava non finire mai (avrei pensato di terminarlo in pochi giorni, invece c'ho impiegato due settimane, anche se non ero costante nella lettura tutti i giorni devo ammetterlo) e ti spiazza di capitolo in capitolo, per fortuna poi ci viene rivelato cosa realmente sta succedendo al protagonista e diciamo la trama acquista un senso logico, anche se, secondo me, l'autore ha creato una confusione incredibile e facilmente ti confonderai con tutte le persone che si muovono in questa storia.

Devo essere sincero: nella prima parte avevo anche considerato di abbandonarlo, ma dalla seconda parte in poi si riprende e ti incuriosisce, anche perché il protagonista riesce a muoversi meglio nelle indagini. Anche a me ha ricordato il film Ricomincio da capo.


martedì 12 ottobre 2021

[Recensione] Due vite - Emanuele Trevi

 


DUE VITE || Emanuele Trevi || Neri Pozza || 2021 || 128 pagine

«L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell’unicità». Così scrive Emanuele Trevi in un brano di questo libro che, all’apparenza, si presenta come il racconto di due vite, quella di Rocco Carbone e Pia Pera, scrittori prematuramente scomparsi qualche tempo fa e legati, durante la loro breve esistenza, da profonda amicizia. Trevi ne delinea le differenti nature: incline a infliggere colpi quella di Rocco Carbone per le Furie che lo braccavano senza tregua; incline a riceverli quella di Pia Pera, per la sua anima prensile e sensibile, così propensa alle illusioni. Ne ridisegna i tratti: la fisionomia spigolosa, i lineamenti marcati del primo; l’aspetto da incantevole signorina inglese della seconda, così seducente da non suggerire alcun rimpianto per la bellezza che le mancava. Ne mostra anche le differenti condotte: l’ossessione della semplificazione di Rocco Carbone, impigliato nel groviglio di segni generato dalle sue Furie; la timida sfrontatezza di Pia Pera che, negli anni della malattia, si muta in coraggio e pulizia interiore. Tuttavia, la distanza giusta, lo stile dell’unicità di questo libro non stanno nell’impossibile tentativo di restituire esistenze che gli anni trasformano in muri scrostati dal tempo e dalle intemperie. Stanno attorno a uno di quegli eventi ineffabili attorno a cui ruota la letteratura: l’amicizia.
Nutrendo ossessioni diverse e inconciliabili, Rocco Carbone e Pia Pera appaiono, in queste pagine, come uniti da un legame fino all’ultimo trasparente e felice,quel legame che accade quando «Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino». 

RECENSIONE

Incuriosito per la vittoria del Premio Strega di questo anno (2021), ho deciso di leggere questo libro. Ammetto che ho un debole per le biografie, anche se in questo caso l'autore ci parla dei suoi ricordi con due suoi amici scrittori, purtroppo scomparsi: Rocco Carbone e Pia Pera, quindi non è una biografia ma una sorta di narrazione di episodi che l'autore ha vissuto coi suoi amici. Due amici diversi tra loro, ognuno coi suoi autori preferiti e i suoi stili di scrittura, le loro passioni, le loro gioie e anche delusioni. Quello che emerge, in sintesi, dalla lettura di questa opera è quella bella amicizia che li legava, che spesso li ha portati pure ad un breve allontanamento (per diversi motivi) ma che poi si sono ritrovati. Trevi riesce a trasmetterci le loro passioni e la bellezza di godere della vita, seppure in mezzo ci sono difficoltà ed imprevisti. Ho anche apprezzato il suo stile di scrittura, che spesso diventava poetico. A mio giudizio un premio meritato, e cercherò di recuperare anche le altre opere in gara.


[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...