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venerdì 7 agosto 2026

[Recensione] La fine del mondo e il paese delle meraviglie - Haruki Murakami

 


LA FINE DEL MONDO E IL PAESE DELLE MERAVIGLIE || Haruki Murakami || Einaudi || 2013 || 520 pag.

In una piccola e spettrale città, che mura insormontabili separano dal resto del mondo, gli abitanti, privi di ombra e di sentimenti, vivono al riparo da qualunque emozione. Un nuovo arrivato ha il compito di leggere i vecchi sogni nel teschio degli unicorni, i soli animali del luogo, cogliendo frammenti di memorie e di un'altra vita o dimensione. Parallelamente, in una Tokyo futuribile e disumana, un uomo viene coinvolto da uno scienziato, geniale ma sconsiderato, in un esperimento a rischio della vita che lo porterà a calarsi nei sottosuoli della città, in lugubri voragini animate da creature mostruose e maligne, metafora delle paure che agitano le coscienze. Proprio nel buio fitto della mente si troverà la soluzione che lega i personaggi dei due mondi, in realtà l'uno il riflesso dell'altro. Sarà possibile lo scambio tra le due dimensioni? O il viaggio rimarrà senza ritorno?

RECENSIONE

Ventesima opera scritta dal mitico Haruki Murakami che leggo, e ciò fa comprende che sia uno dei miei autori giapponesi preferiti. Questa è la quarta opera pubblicata dall'autore.

Due mondi e due protagonisti: nel primo si trova imprigionato in una città dove la sua ombra è stata imprigionata e sorvegliata da un custode e a lui tocca il compito di leggere i sogni intrappolati nei teschi di unicorno, nel secondo conosce uno scienziato che vive nel sottosuolo dove si nascondono pericolose presenze. Ma i due protagonisti sembrano legati da un filo rosso: che siano uno il riflesso dell'altro?

Tutto in questa storia sembra irreale e sfumato, come se l'autore ci vuole fare partecipi di un sogno/incubo che non ha nomi. Anche gli stessi luoghi che ci descrive sembrano intangibili e dalla consistenza vaporosa, non appena tu sei passato da quel luogo sembra essere scomparso se ti volti. Come mi accade ogni volta che leggo qualcosa scritta da Murakami, anche stavolta non riuscivo a staccarmi dalle pagine, il suo stile è scorrevole e direi anche ipnotico. Mentre noi tentiamo di cercare una logica alla stramba storia che si dipana davanti ai nostri occhi, lui riesce a farci confondere, ci mette in crisi. E a me ogni volta che lo leggo mi trasmette una voglia incredibile di scrivere, mi ispira molto.


sabato 9 agosto 2025

[Recensione] A sud del confine, a ovest del sole - Haruki Murakami

 


A SUD DEL CONFINE, A OVEST DEL SOLE || Haruki Murakami || Einaudi || 2016 || 216 pag.

Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lì dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo. Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppia esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà.

RECENSIONE

In questo romanzo Haruki Murakami affronta un tema davvero delicato e pieno di nostalgia, ovvero quello di un amore che non si è vissuto, di sapere che eri destinato a quella persona e che invece, per una serie di motivi, non sei riuscito a portare a compimento, vivendo tutta la vita come se stessi recitando, sempre con una parte di te che ti manca.

Murakami ci parla della storia tra Hajme e Shimamoto, due anime simili che si attraggono fin da piccoli, forse nati l'uno per l'altra, forse destinati a completarsi, ma che ad un certo punto si separano (la sua famiglia si trasferisce e quindi cambia scuola), fino a quando si rivedranno ormai adulti.

Una storia d'amore interrotta ma mai dimenticata, come ce ne sono tante sparse nel mondo e che ti resta dentro, come un pugno nello stomaco.


sabato 2 agosto 2025

[Recensione] Prima persona singolare - Haruki Murakami

 


PRIMA PERSONA SINGOLARE || Haruki Murakami || Einaudi || 2021 || 143 pag.

Murakami Haruki è da solo in viaggio nel nord del Giappone quando decide di fermarsi per la notte in un ryōkan, le tipiche locande di montagna giapponesi. Ad accoglierlo un locandiere vecchissimo e di poche parole e un gatto che appare altrettanto decrepito. Ma che importa, il posto è accogliente e poi non c’è altro disponibile nei dintorni: anzi, Murakami decide di approfittare del bagno termale per rilassarsi. Ed è lì, tra i vapori dell’acqua calda, che entra una scimmia: «Buonasera », dice la scimmia, «vuole che le lavi la schiena?» La scimmia ha imparato a parlare dal suo antico padrone, un professore di Shinagawa, un quartiere di Tōkyō, ama ascoltare Bruckner (apprezza in particolare il terzo movimento della Settima sinfonia) e ha una vita molto interessante alle spalle. La racconterà al nostro narratore poco dopo, in camera, mentre si bevono una Sapporo come due vecchi amici che, complice la notte, aprono il loro cuore intorno al tema dei temi: l’amore, l’amore romantico e quello erotico, la solitudine e il suo opposto, il desiderio e ciò che significa nella vita degli esseri viventi.
Pare proprio che, con la raggiunta maturità anagrafica e artistica, Murakami Haruki abbia deciso di puntare il telescopio della sua arte verso l’interno, verso quella «prima persona singolare» che nelle opere precedenti restava nell’ombra. E per farlo ci regala otto racconti in cui dice «io», otto gemme che anche quando sconfinano nei mari del fantastico non rinunciano alla sincerità, al calore della confessione, all’emozione di un cuore per la prima volta messo a nudo.

RECENSIONE

Ho detto nelle altre recensioni che non amo le raccolte di racconti, ma per Murakami faccio volentieri un'eccezione, visto che per me è sempre un piacere leggerlo.

Questo volume contiene i seguenti racconti:
Su un cuscino di pietra;
La crema della vita;
Charlie Parker Plays Bossa Nova;
With the Beatles;
Antologia poetica per gli Yakult Swallows;
Carnaval;
Confessione di una scimmia di Shinagawa;
Prima persona singolare.

Ogni volta che devo o provo a recensire un'opera di Haruki provo molta difficoltà, perché mi viene molto difficile e infatti non ci riesco, perché quando lo leggo preferisco non prendere appunti e lasciarmi travolgere dalle sensazioni, descrizioni, eventi che egli tratteggia. In questa raccolta ci sono molti suoi ricordi di vita vissuta, come la sua passione per le partite di baseball o l'ascolto di musica jazz. In questi racconti c'è molta nostalgia, molti ricordi che riguardano la nostra giovinezza ed eventi che non si realizzeranno più.


giovedì 1 febbraio 2024

[Recensione] L'arte di correre - Haruki Murakami

 


L'ARTE DI CORRERE || Haruki Murakami || Einaudi || 2011 || 157 pagine

Quando, nel 1981, Murakami chiuse Peter Cat, il jazz bar che aveva gestito nei precedenti sette anni, per dedicarsi solo alla scrittura, ritenne che fosse anche giunto il momento di cambiare radicalmente abitudini di vita: decise di smettere di fumare sessanta sigarette al giorno, e - poiché scrivere è notoriamente un lavoro sedentario e Murakami per natura tenderebbe verso una certa pinguedine - di mettersi a correre. Da allora, di solito scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. Qualche anno più tardi si recò in Grecia dove per la prima volta percorse tutto il tragitto classico della maratona. L'esperienza lo convinse: da allora ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni, ma anche a una ultramaratona e a diverse gare di triathlon. Scritto nell'arco di tre anni, "L'arte di correre" è una riflessione sulle motivazioni che ancora oggi spingono l'ormai sessantenne Murakami a sottoporsi a questa intensa attività fisica che assume il valore di una vera e propria strategia di sopravvivenza. Perché scrivere - sostiene Murakami - è un'attività pericolosa, una perenne lotta con i lati oscuri del proprio essere ed è indispensabile eliminare le tossine che, nell'atto creativo, si determinano nell'animo di uno scrittore. Al tempo stesso, questo insolito libro propone però anche illuminanti squarci sulla corsa in sé, sulle fatiche che essa comporta, sui momenti di debolezza e di esaltazione che chiunque abbia partecipato a una maratona avrà indubbiamente provato.

RECENSIONE

Vi sembrerà strano ma invece di comprare 1Q84 di Murakami ho preso L'arte di correre. Perché? Prima di tutto perché mi attirava il titolo, in secundis perché non volevo iniziare un suo romanzo ma una sua opera diciamo meno impegnativa come questa che è una sorta di diario di viaggio. Qui l'autore giapponese ci narra la sua personalissima esperienza di corridore e anche di scrittore, cose che entrambe lo affascinano e che nella sua vita combaciano in maniera perfetta. Mi è piaciuto. E molto. Murakami scrive senza censura, come se parlasse con se stesso, e in effetti ci rivela nella prima pagina "la regola vuole che un vero gentiluomo non parli delle sue ex fidanzate, né delle tasse che paga [...] Io, però, non sono un gentiluomo, quindi del galateo me ne infischio. Tuttavia provo un leggero imbarazzo a scrivere questo libro, benché non si tratti di un manuale di igiene fisico-mentale, ma di un testo sulla corsa a piedi [...] Voglio solo fare alcune riflessioni, o forse un soliloquio, su ciò che ha significato per me, per la mia persona, praticare la corsa per tutto questo tempo". Intanto scopriamo che Murakami, quando corre, ascolta la musica. Soprattutto i Lovin' Spoonful, Carla Thomas, Otis Redding, Eric Clapton, Rolling Stones, Vernon Duke, Brian Adams e molti altri.

Il testo di Murakami fissa il periodo di tempo che va dall'estate del 2005 fino all'autunno del 2006. L'autore ci parlerà come un compagno di corsa, svelandoci la sua vita privata, i suoi gusti letterari, come sono nati i suoi primi romanzi, le fatiche e le gioie che gli ha riservato la vita. Ed è bello come ci descrive proprio il suo primo approccio alla scrittura: "Stavo per compiere trent'anni. Ero arrivato a un'età in cui non potevo più definirmi "un giovane". Così ho concepito il proposito di scrivere dei romanzi - una cosa che non mi era mai passata per la mente prima di allora. [...] Era il 1° aprile 1978, verso l'una e mezzo del pomeriggio. Quel giorno, seduto sulla gradinata dello stadio di Jingu, guardavo una partita di baseball bevendo una birra. [...] Hilton fece una battuta a terra lungo la linea sinistra del campo - il suono secco della palla contro la mazza risuonò nello stadio - poi a velocità pazzesca girò la prima base e si fermò sulla seconda. Ecco, fu in quel momento che mi colpì il pensiero 'voglio scrivere un romanzo'. [...] Mi recai in una cartoleria di Shinjuku, comprai una risma di fogli e una stilografica da circa mille yen. Un piccolo investimento di capitale. Questo succedeva in primavera, in autunno avevo finito di scrivere un'opera di duecento fogli da quattrocento caratteri. Mi sentivo molto soddisfatto. [...] E' il romanzo che venne poi pubblicato con il titolo Ascolta la canzone nel vento. Ciò che mi interessava era la scrittura in sé, non tanto che il libro vedesse o meno la luce".

Adesso cito alcune frasi del libro che a me sono molto piaciute: "Ciò che mi interessa è se riesco o meno a raggiungere gli obiettivi che io stesso mi sono prefisso. [...] Scrivere un libro è un po' come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno. [...] L'essenziale è superare anche di poco il livello raggiunto in precedenza. [...] Una persona riesce a costruire la propria personalità e a preservare la propria autonomia proprio perché è differente da tutte le altre. [...] Quando faccio qualcosa, qualunque essa sia, se non mi ci dedico anima e corpo non concludo nulla, sono fatto così. [...] Bene o male sono arrivato alla laurea, ma non rammento di aver mai trovato, nemmeno una volta, qualche attrattiva nello studio. [...] Non si può essere simpatici a tutti, la verità è questa".




venerdì 3 marzo 2023

[Recensione] Il mestiere dello scrittore - Haruki Murakami

 


IL MESTIERE DELLO SCRITTORE || Haruki Murakami || Einaudi || 2015 || 200 pagine

Come si impara a scrivere? Esistono dei veri e propri esercizi per l'aspirante romanziere? Cosa determina l'originalità di un libro? È giusto assegnare ai premi letterari tanta importanza? Uno scrittore dove «trova» i personaggi da mettere in scena? La scuola prepara davvero alla vita o serve solo a rendere i ragazzi conformisti? Qual è l'importanza della forma fisica per un romanziere? E soprattutto: per chi si scrive?
Con Il mestiere dello scrittore Murakami Haruki compie un gesto straordinario e inaspettato: fa entrare i suoi lettori nell'intimità del suo laboratorio creativo, li fa accomodare al tavolo di lavoro e dispiega davanti a loro i segreti della sua scrittura. Murakami regala ai suoi lettori un libro pieno di confidenze, dettagli biografici, ammissioni di passi falsi, insomma: di umanità.

RECENSIONE

Haruki Murakami a tu per tu con noi lettori, dove risponde a tutte le nostre curiosità sulla nascita e creazione dei suoi romanzi e ci narra tante sue confidenze e i suoi rapporti con la critica letteraria e con i media. Sempre col suo modo pacato e gentile instaura con noi lettori un dialogo e ci accompagna per mano narrandoci il suo universo narrativo, come si concentra quando scrive, la sua ferrea disciplina (va a dormire presto la sera!) e i luoghi che lo hanno ispirato.
"Forse d'ora in poi scenderò dentro di me e cercherò più a fondo, più lontano. In un terreno vasto e sconosciuto che probabilmente costituirà l'ultima frontiera. Se riuscirò o meno ad aprirla, quella frontiera, non lo so. Tuttavia, scusate se mi ripeto, stabilire chiaramente il proprio obiettivo è una cosa fantastica. A qualunque età, in qualunque luogo."


lunedì 9 gennaio 2023

[Recensione] Tutti i figli di Dio danzano - Haruki Murakami

 


TUTTI I FIGLI DI DIO DANZANO || Haruki Murakami || Einaudi || 2000 || 128 pagine

Sei incontri che possono cambiare il corso di un'esistenza, o che promettono una via d'uscita dal dolore, la cura di una ferita, la decifrazione di un mistero, o addirittura la salvezza di una città intera. Un uomo abbandonato dalla moglie parte per l'isola di Hokkaido per consegnare un pacchetto alla sorella di un collega. Cosa contiene il pacchetto? Forse il vuoto che sente dentro, quella "bolla d'aria" per cui la moglie lo ha lasciato. In una località di mare una ragazza stringe amicizia con un pittore la cui unica vera passione è accendere falò sulla spiaggia. Qual è la forma del fuoco? Quale il modo di ottenere un fuoco veramente libero?

RECENSIONE

Altra raccolta di racconti dell'autore giapponese Haruki Murakami che leggo con piacere. Stavolta questi racconti hanno tutti un punto in comune: si parla o si accenna al terremoto avvenuto a Kobe nel 1995 (è la città natale dello scrittore). Un altro punto che accomuna questa raccolta è la malinconia dei vari protagonisti, che solo gli autori giapponesi sanno rendere in modo perfetto e quasi magico.
«Per quanto uno possa andare lontano, non può fuggire da se stesso. È come un'ombra che ti segue sempre.»

 I racconti presenti in questa raccolta sono i seguenti sei:

Atterra un Ufo su Kushiro

Paesaggio con ferro da stiro

Tutti i figli di Dio danzano

Thailandia

Ranocchio salva Tokyo

Torte al miele

Di tanto in tanto Murakami inserisce nelle sue opere dei personaggi onirici e animaleschi che diventano, in un certo senso, la coscienza del protagonista con la quale si confronta in dialoghi stimolanti (come non ricordare l'uomo pecora), in questo caso accade con un ranocchio che si fa trovare a casa di un impiegato e che, insieme, possono scongiurare il terribile terremoto a Kobe che sta per arrivare.


giovedì 1 dicembre 2022

[Recensione] Dance Dance Dance - Haruki Murakami

 


DANCE DANCE DANCE || Haruki Murakami || Einaudi || 2007 || 500 pagine

È un giorno di marzo, al Dolphin Hotel di Sapporo, a.d. 1983. Alla radio suonano gli Human League. E poi Fleetwood Mac, Abba, Bee Gees ecc. Uno strano mondo, questo, dove tutto - o quasi - si può comprare. C'è un giornalista free lance che ha perso molte cose nella vita e ogni volta una parte di sé. Cammina controvento senza perdere lo slancio: forse, per mantenere la rotta, non gli interessa che lasciarsi andare alla deriva. C'è una ragazzina di tredici anni seduta da sola in bar. Ci sono una receptionist troppo nervosa, un attore dal fascino irresistibile, un poeta con un braccio solo; e un salotto a Honolulu dove sei scheletri guardano la TV. Esiste un collegamento fra queste cose, un senso anche per chi ha perso l'orientamento, basta continuare a danzare.

RECENSIONE

"...se si fanno le cose mettendoci amore, quell'amore ti ritorna. Se hai un atteggiamento positivo verso la vita, la tua vita sarà più piacevole. "
Il protagonista, giornalista free lance, vive in una fase psicologica di blocco: lasciato senza un valido motivo dalla moglie, mortagli anche la gattina Sardina, si sente solo e pieno di pensieri di morte. Ma un giorno decide di rivedere una ragazza, Kiki, conosciuta e frequentata per un breve periodo a Sapporo, al Dolphin Hotel, e qui inizierà a collegare la sua vita, conoscendo una stressata receptionist, una ragazzina con una famiglia particolare, un suo ex compagno di scuola ora attore affermato. E noi, assieme a lui, vedremo e vivremo il suo costante progresso psicologico, una vera e propria rinascita a vita nuova, con, come sottofondo, un'incessante colonna sonora, che in un certo senso è il filo rosso dell'intera vicenda, tanto che, ad un certo punto, il protagonista dovrà "danzare, finché ci sarà musica. Un passo dopo l'altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi."


venerdì 20 agosto 2021

[Recensione] L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio - Haruki Murakami

 


L'INCOLORE TAZAKI TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO || Haruki Murakami || Einaudi || 20 maggio 2014 || 263 pagine

Quando vieni tradito dagli unici amici che hai, quando all'improvviso le persone piú care ti voltano le spalle senza una spiegazione, nel tuo cuore si spalanca un abisso dentro il quale è facile precipitare. Tazaki Tsukuru ha convissuto con il dolore di quell'abbandono per troppo tempo. Dopo sedici anni capisce che non può nascondersi per sempre: deve rintracciare gli amici della giovinezza e scoprire il motivo di quel gesto. Ma piú di tutto deve scoprire chi è veramente Tazaki Tsukuru. Il nuovo romanzo di Murakami Haruki è una meditazione sulla natura della felicità, sull'amicizia e il desiderio. Sul prendere coscienza di una cosa: che iniziamo a vivere davvero soltanto quando iniziamo a morire un po'.

RECENSIONE

Murakami fa centro un'altra volta e continua a folgorarmi e a ispirarmi, posso dire che è stato l'autore che mi ha cambiato non solo modo di vedere la vita e tutto il resto (salmoni inclusi), ma che continua a farmi riflettere sulle storie che ci pennella. Grandioso autore, che si merita il Nobel per la Letteratura. Stavolta con questo romanzo, che sicuramente segue le linee di Norwegian Wood, ci presenta la vita trista e solitaria di Tazaki Tsukuru, un ignegnere che progetta stazioni ferroviarie a Tokyo (naturalmente) e che, ad un certo punto della sua vita, si è ritrovato cacciato fuori dal gruppo dei suoi più fedeli amici, senza riuscire a capire per quale recondito motivazione. E allora, dopo aver superato una dura crisi esistenziale (stava addirittura arrivando a suicidarsi), si mette in un vero e proprio pellegrinaggio alla ricerca degli amici del liceo, per capire appunto per quale motivo venne cacciato. E non aggiungo altro, se non il piacere di rileggere questo romanzo.

martedì 3 agosto 2021

[Recensione] After dark - Haruki Murakami

 


AFTER DARK || Haruki Murakami || Einaudi || 2013 || 176 pagine

Un giovane jazzista, un esperto informatico, una prostituta picchiata da un cliente, la manager di un love hotel, una ventunenne che vegeta in uno stato semicomatoso, e sua sorella, ragazza solitaria e inquieta. In una Tokyo aliena, nell'arco di una sola notte i destini di queste persone finiscono per incrociarsi facendo emergere un inatteso senso di umana solidarietà.

RECENSIONE

Ultimo Murakami letto, lo stile è insuperabile, mi sorprende sempre il caro Haruki. In questo romanzo viene affrontata la tematica della solitudine (in realtà una delle tematiche ricorrenti anche negli altri suoi racconti e romanzi), con protagonista un giovane ragazza che, nel giro di una notte, in una serie di incontri e avventure, maturerà e ritornerà con la cara sorella minore.



venerdì 23 luglio 2021

[Recensione] Uomini senza donne - Haruki Murakami

 


UOMINI SENZA DONNE || Haruki Murakami || Einaudi || 24 maggio 2016 || 232 pagine

E se un demone dalle fattezze femminili facesse di tutto per venire a letto con noi? E se un marito decidesse di diventare amico dell'amante della moglie? E se Gregor Samsa si svegliasse una mattina trasformato in un essere umano? Che cosa strana l'amore degli uomini, e quali vie trova Murakami per arrivare dritto al cuore dei lettori, intrecciando a ogni pagina il fantastico che irrompe nel quotidiano con la nostalgia per ciò che non è stato. L'inafferrabile verità, sembra volerci dire, è che le donne «offrono un tempo speciale che annulla la realtà, pur restandovi immerse». Per questo gli uomini, senza di loro, si sentono persi. Sette storie d'amore e di mistero. Perché d'amore e mistero è fatta la vita, e nessuno sa raccontarla come Murakami Haruki.

RECENSIONE

Riprendo con piacere una nuova opera di uno dei miei scrittori preferiti, Haruki Murakami, e mi gusto stavolta questa raccolta di racconti.

Drive my car - Un uomo assume un'autista donna e fanno amicizia. Storia godibile.
Yesterday - un'amicizia che risale ai tempi della scuola.
Organo indipendente -Una storia d'amore.
Sharazad - Lei racconta storie.
Kino - Il barista solitario. Il racconto che mi è piaciuto di più.
Samsa innamorato - Una metamorfosi alla rovescia. Bruttino e noioso.
Uomini senza donne - Un suicidio.

Non lo so, stavolta mi sono sentito deluso da Murakami, forse non era in stato di grazia quando scrisse alcuni di questi racconti. Ribadisco che io lo preferisco ai romanzi piuttosto che ai racconti, mio personale gusto. Spero che la prossima opera mi stupisca.


lunedì 28 settembre 2020

[Recensione] La ragazza dello Sputnik - Haruki Murakami

 


LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK | Haruki Murakami | Einaudi | 19 marzo 2013 | 216 pagine

Sumire è una ragazza impulsiva, disordinata, generosa, con il mito di Kerouac e della scrittura. Myu è una donna matura, sposata, molto ricca e molto bella. Sumire ama Myu come non ha mai amato nessun ragazzo. E Myu parrebbe provare lo stesso sentimento, ma uno schermo invisibile sembra separarla dal sesso, e forse dal mondo. Riusciranno a incontrarsi o si perderanno senza lasciare traccia come lo Sputnik, condannato a vagare nello spazio per sempre? A raccontarci la storia è un giovane senza nome, prima studente, poi maestro elementare, innamorato di Sumire innamorata di Myu. E così i destini dei nostri tre protagonisti s'inseguono ma non si congiungono mai, simili a satelliti alla deriva per l'eternità.

RECENSIONE

Ho già detto ed è risaputo, per chi mi segue da anni, che Murakami Haruki è uno dei miei autori preferiti. Anche questa sua opera lo conferma e non lo smentisce. E difatti scelgo di leggere un suo romanzo o una sua raccolta di racconti quando trascorro un periodo no oppure quando sento il bisogno della sua voce narrante. E fino ad oggi non mi ha mai deluso. Anzi, mi ha sempre ricaricato.
Ne La ragazza dello Sputnik ritroviamo la tematica dell'amore già descrittaci in Norwegian Wood, ma affrontata con più distacco. Sarebbe interessante leggere le opere di Haruki in ordine di pubblicazione, per notare come di volta in volta egli diventi sempre di più uno scrittore onirico e fuori dal comune, per poi consacrarsi con quel capolavoro che è 1Q84 che consiglio di non leggere come primo approccio all'autore. Anche in questa opera Haruki non disdegna di scandagliare il mondo dei sogni e delle ombre celato nelle pieghe del suo personale Io, in un omaggio di amore estremo per la scrittura e confidando più sulle immagini che essa può riprodurre piuttosto che sulla loro reale presa sulla realtà.
Ne La ragazza dello Sputnik, i personaggi vengono lasciati alla deriva, così come i satelliti nello spazio, si sfiorano, non si incontrano mai e l'amore tra essi è posto in luogo al di là del confine che possono raggiungere. Inoltre, ogni loro esperienza quotidiana è così dilatata che le immagini dei tre protagonisti sfiorano ciò che gli sta intorno, mentre nuotano nelle loro personali zone d'ombra.
Nella primavera del suo venticinquesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande pianura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della forza, attraversò il Pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un’esotica città-fortezza. Fu un amore straordinario, epocale. La persona di cui Sumire si era innamorata aveva diciassette anni più di lei ed era sposata. E come se non bastasse, era una donna. E’ da qui che tutto cominciò, ed è qui che tutto (o quasi) finì.
Così inizia questo romanzo che tratta di un amore lesbico. Parte leggero e spensierato, poi ci proietta in un dramma misterioso. La storia è raccontata da un amico di Sumire, suo compagno d’università e poi insegnante elementare. A quell’epoca Sumire lottava con tutte le sue forze per diventare una scrittrice. Ma a discapito della totale dedizione e della forte determinazione, non ci riusciva. Sumire era incapace di scrivere alcunché avesse un inizio e una fine.
Quello che scriveva “sembrava un patchwork fabbricato da un gruppo di donne ostinate che hanno tutte gusti diversi e diverse difficoltà e che lavorano insieme in silenzio”. Non aggiungo altri dettagli alla trama per evitare spoiler. Ho percepito, in questa opera di Haruki, non solo una strana piega horrorifica, ma anzi una piacevole riflessione spirituale. Myu è certamente il personaggio più misterioso di tutti. Potrei definirla "la ragazza che non sa amare". Il narratore "il ragazzo che non poteva essere amato" e Sumire "la ragazza che voleva essere scrittrice ma non ci riusciva".
Il romanzo è un viaggio d’educazione sentimentale. Apparentemente l’amore è la cosa più semplice, ma quello che ci sembra vicino si rivela lontano e inafferrabile. Murakami ci mostra che le cose su questo terreno non sono affatto semplici.
Il finale per me è di una delicatezza e tristezza fino ad oggi mai raggiunti dall'autore. Ma non posso dire altro.


mercoledì 5 agosto 2020

[Recensione] Vento & Flipper - Haruki Murakami

Titolo: Vento & Flipper  

Autore: Haruki Murakami 
Traduttrice: Antonietta Pastore
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Pubblicazione: 23 maggio 2017
Prima pubblicazione: 1979
Genere: romanzo
Pagine: 229
Prezzo: 12 euro


Quarta di copertina
Murakami Haruki a ventinove anni - lo racconta lui stesso nell'introduzione scritta per questo volume - scrive due romanzi, nei ritagli di tempo mentre gestisce il suo jazz bar a Tokyo. I romanzi sono "Ascolta la canzone del vento" (1978) e "II flipper del '73" (1980). Fino a oggi Murakami si era sempre rifiutato di farli uscire dal Giappone, eppure l'universo murakaminiano è già tutto qui, concentrato in due storie delicate, misteriose. In "Ascolta la canzone del vento" uno studente passa il tempo al Jay's Bar in compagnia del Sorcio, un ragazzo ricco ma profondamente solo e disilluso. Bevono e fumano troppo, ascoltano jazz, si confidano col vecchio Jay, che fa quasi da fratello maggiore per questi giovani malinconici, già delusi dalla vita. Finché un giorno, il narratore conosce una ragazza sfuggente e bellissima che lavora nel vicino negozio di dischi: quando, senza dare spiegazioni, la ragazza sparirà nel nulla, il protagonista capirà che fino ad allora era stato lui a confessarsi, a parlare delle sue ferite, senza mai penetrare il mistero di quella enigmatica fanciulla. "II flipper del '73" si svolge qualche anno dopo: il narratore è lo stesso, ora lavora come traduttore per un piccolo editore e convive con due gemelle arrivate nella sua vita chissà da dove. Al suo fianco c'è ancora il Sorcio, e le serate si passano sempre al Jay's bar. Insomma, tutto sembra scorrere pacificamente, almeno fino all'arrivo di un strano flipper e alla partenza del Sorcio...

Recensione
Finalmente riesco a leggere le prime due opere scritte da Haruki Murakami e non vi nascondo l'emozione. Ritrovare il suo stile è stato come sentirsi a casa propria, seduti a bere una tazzina di caffè e fumando una sigaretta. Entrambe le opere le ha scritte, come dice lui stesso nella bella introduzione, di notte sul tavolo della cucina quando rientrava dal lavoro (con la moglie avevano un bar). Quando finì il primo romanzo (che in realtà è più un racconto) decise di partecipare a un concorso letterario e, senza aspettarselo, lo vinse. E da quel momento decise di diventare uno scrittore e così, dopo Ascolta la canzone del vento, scrisse Flipper, 1973.
Murakami non voleva rendere pubblici queste sue prime creazioni perché consapevole di non essere alla stessa altezza delle sue successive opere, ma leggerle è stato piacevolissimo, soprattutto per un fan come me, perché ti ritrovi il suo stile, seppur ancora acerbo, e le sue tematiche ricorrenti: la musica, la solitudine, i dettagli di una vita ordinaria, insomma, ciò che Murakami diventerà nelle sue opere in queste due già si trova quasi tutto.
Nelle due opere ricorre nei protagonisti la domanda sul senso della vita, domande molto intime spesso ingigantite dal tempo che cambia e il passare delle stagioni.
Ad essere sincero ho apprezzato di più il primo romanzo, Ascolta la voce del vento, rispetto al secondo, la storia mi ha attirato di più.
Ovviamente tornerò a rileggerli entrambi, così come farò col resto delle sue opere.
Vi avverto: se amate Murakami, non potrete più farne a meno.

Ecco la mai video recensione: 



giovedì 7 maggio 2020

[Recensione] L'assassinio del commendatore - Haruki Murakami

Titolo: L'assassinio del commendatore
Autore: Haruki Murakami
Traduttrice: Antonietta Pastore
Editore: Einaudi
Libro Primo: Idee che affiorano
Libro Secondo: Metafore che si trasformano
Pubblicazione: 16 ottobre 2018 (primo libro); 19 gennaio 2019 (libro secondo)
Pubblicazione originale: primo libro 2017, secondo libro 2018
Genere: romanzo
Pagine: 412 (primo libro); 430 (secondo libro)
Prezzo: 20 euro (a libro)

Quarta di copertina
Una borsa con qualche vestito e le matite per disegnare. Quando la moglie gli dice che lo lascia, il protagonista di questa storia non prende altro: carica tutto in macchina e se ne va di casa. Del resto che altro può fare? Ha trentasei anni, una donna che l'ha tradito, un lavoro come pittore di ritratti su commissione che porta avanti senza troppa convinzione dopo aver messo da parte ben altre aspirazioni artistiche, e la sensazione generale di essere un fallito. Cosí inizia a vagabondare nell'Hokkaidō, tra paesini di pescatori sulla costa e ryōkan (le tipiche pensioni a conduzione famigliare giapponesi) sulle montagne. Finché un vecchio amico gli offre una sistemazione: potrebbe andare a vivere nella casa del padre, lasciata vuota da quando questi è entrato in ospizio in preda alla demenza senile. Il giovane ritrattista accetta, anche perché il padre dell'amico è Amada Tomohiko, uno dei pittori piú famosi e importanti del Giappone: abitare qualche tempo nella casa che fu sua, per quanto isolata in mezzo ai boschi, è una tentazione troppo forte. Quando si trasferisce lí, il nostro protagonista capisce che la sua decisione ha dato il via a una serie di eventi che cambieranno per sempre la sua vita… anzi, la sua realtà. Prima lo intuisce quando scopre un quadro che Amada Tomohiko aveva nascosto nel sottotetto subito dopo averlo dipinto, molti decenni prima: è una scena misteriosa e apparentemente indecifrabile, che però trasuda una violenza maligna e indicibile. Poi ne avrà la certezza quando, una notte, sente il suono flebile eppure inconfondibile di una campanella provenire dal folto del bosco. Facendosi coraggio decide di seguire quel suono che sembra aver attraversato dimensioni sconosciute: dietro un piccolo tempio abbandonato, in mezzo agli alberi, c'è un tumulo di pietre. C'è davvero qualcuno - o qualcosa - che agita una campanella lí sotto?

Recensione
Dopo aver apprezzato L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio e, naturalmente, 1Q84: Libro 1 e 2. Aprile-Settembre - 1Q84. Libro 3: Ottobre-Dicembre (per citare solo le ultime due fatiche del Maestro Murakami che, sapete, io adoro,) ho potuto finalmente divorare la sua ultima fatica, L'assassinio del Commendatore. Libro primo: Idee che affiorano, anche in questo caso divisa in due libri, il secondo è uscito a fine gennaio di questo anno: L'assassinio del Commendatore. Libro secondo: Metafore che si trasformano.

Un pittore in crisi - sta divorziando dalla moglie e non trova più la sua vena artistica - decide di tagliare i ponti col passato e si isola in una casa in montagna precedentemente abitata da un famoso artista, il padre del suo amico, del quale ritrova, nascosto, un suo quadro inedito che da il titolo al romanzo: L'assassinio del Commendatore. In questo luogo senza tempo conosce il vicino di casa, un misterioso e ricco signore che gli chiede di fargli il ritratto (personaggio che ricorda il Gatsby di Fitzgerald), dietro un lauto compenso. Da quel momento in poi, di notte, il nostro pittore inizierà ad udire suonare una campanella fino a giungere ad un misterioso tempietto buddista. E noi seguiremo tutta l'evoluzione psicologica del protagonista, fino ad un evento surreale.

venerdì 1 maggio 2020

[Recensione] L'elefante scomparso - Haruki Murakami

Titolo: L'elefante scomparso
Autore: Haruki Murakami
Traduttrice: Antonietta Pastore
Editore: Einaudi
Pubblicazione: 19 marzo 2013
Prima pubblicazione: 30 marzo 1993
Genere: racconti
Pagine: 320
Prezzo: 12 euro

Quarta di copertina
In un giorno d'estate soffocante, un avvocato si mette alla ricerca del suo gatto e in un giardino abbandonato dietro casa incontra una strana ragazza. Una giovane coppia decide di fare uno spuntino notturno e assalta un McDonald's per avere trenta Big Mac, realizzando così un segreto desiderio adolescenziale del marito. Nel racconto che dà il titolo al libro, un uomo è ossessionato dall'incredibile, misteriosa scomparsa di un elefante dallo zoo del paese. E poi ancora una curiosa digressione sui canguri, un uomo che incendia granai per il gusto di vederli bruciare e le introspezioni di una giovane madre afflitta da insonnia.
I diciassette racconti di questa raccolta, «spesso divertenti, sempre commoventi», danno prova delle straordinarie capacità narrative di Murakami Haruki.

Recensione
Finalmente riesco a leggere una nuova opera del mio autore giapponese preferito, Haruki Murakami. Stavolta divoro (anzi, assaporo) una sua raccolta di racconti. Ecco le mie brevi impressioni racconto per racconto:
- Una lenta nave per la Cina; questo racconto non mi ha entusiasmato più di tanto, mediocre.
- Granai incendiati; questo racconto mi è piaciuto.
- Il nano ballerino; il titolo dice tutto: il protagonista della storia viene posseduto da un misterioso nano ballerino. Storia abbastanza creepy ma godibile.
- Il messaggio del canguro; il protagonista va allo zoo e quando guarda i canguri gli viene voglia di scrivere. Strano racconto in stile epistolare.

[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...