HARVEY || Emma Cline || Einaudi || 2020 || 104 p.
Quando Harvey apre gli occhi sono le quattro del mattino. Solo, immobile, nella camera da letto di una casa in Connecticut, inizia a fissare il soffitto. Mancano ventiquattro ore al verdetto che potrebbe togliergli tutto. Ma l’Harvey Weinstein di Emma Cline non è il predatore feroce e minaccioso sbattuto sulle prime pagine dei giornali, bensì un uomo annoiato, impaurito, goffo, che scambia il vicino per il famoso scrittore Don DeLillo e si infastidisce per l’arrivo di figlia e nipote, alla cui visita avrebbe preferito un pomeriggio di serie tv. Con una voce narrante che segue Harvey in ogni momento, Cline irrompe nella cronaca, reinventa alcuni episodi e allude ad altri. Riuscendo, con maestria e formidabile finezza psicologica, a trasformare un celebre caso giudiziario in un racconto universale e senza tempo.
RECENSIONE
Storia intima di un carnefice
La Cline ci presenta e immagina una giornata tipica di Harvey (Weinstein, il cognome non viene mai pronunciato dall'autrice), esattamente il giorno prima del processo per stupro e violenza sessuale che lo porterà ad essere condannato a 16 anni di carcere. Ce lo mostra in tutte le sue debolezze e nella vita quotidiana, dove guarda la tv e parla col suo vicino di casa che scambia per lo scrittore Don DeLillo. Lui è una persona egocentrica ed è convinto di essere innocente, di non aver fatto del male a nessuno.
Sinceramente non capisco perché abbia scritto questo racconto su un personaggio così orrendo e inquietante.
