domenica 22 marzo 2026

[Recensione] A che cosa serve la letteratura? - Isaac B. Singer

 


A CHE COSA SERVE LA LETTERATURA? || Isaac B. Singer || Adelphi || 2025 || 210 p.

Quale concezione della letteratura anima le prodigiose storie di Singer? Quale visione estetica e spirituale ha disegnato i suoi personaggi? Per quanto sorprendente possa risultare, i numerosi saggi cui Singer ha affidato le sue idee in fatto di arte, letteratura e cultura ebraica sono rimasti relegati in pubblicazioni poco accessibili (per lo più il quotidiano yiddish «Forverts») e schermati da pseudonimi. Eppure, come documentano le traduzioni in inglese riaffiorate dai suoi archivi, non v’è dubbio che Singer meditasse di ricavarne una raccolta: questo libro rappresenta dunque la realizzazione postuma di un progetto d’autore – e un’inattesa via d’accesso alla sua filosofia personale. Di più: a mano a mano che ci addentriamo nella lettura, scopriamo che questi interventi – dove lo scrittore è raffigurato come un «intrattenitore», un narratore di destini individuali, ancorato a «un gruppo specifico e a una specifica cultura», refrattario alla psicologia e alla sociologia, perennemente in lotta con «i sommi poteri», cioè con Dio – sono anche l’eco meditativa dei suoi romanzi, e che li illuminano di una luce nuova. Così, allorché Singer schizza con disarmante affabilità un quadro della sua Qabbalah, rivelandoci che le tenebre e il male sono necessari perché le azioni e i pensieri umani «siano in perenne bilico tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato», il destino dei personaggi che abbiamo amato – da Hertz Grein in Ombre sull’Hudson a Yasha Mazur nel Mago di Lublino a Hertz Minsker nel Ciarlatano – ci appare d’improvviso inevitabile. E di un’abbagliante evidenza.

RECENSIONE

Amo molto le raccolte di scrittori in cui possiamo conoscere i loro pensieri, le loro impressioni non solo sulle loro opere ma anche su cosa pensavano del mondo e di tutto quello che li circondava. E cosa più strana è che ancora di questo autore, di Singer, non ho letto nulla, quindi non vedo l'ora di farlo al più presto. Emerge dirompente la sua anima ebraica, la sua grandezza narrativa, la sua voglia di scrivere.

Gli esseri umani sono per loro stessa natura scopritori, inventori e creatori. Sono, per questo motivo, a immagine e somiglianza di Dio.

mercoledì 18 marzo 2026

[Recensione] Maigret si sbaglia - Georges Simenon

 


MAIGRET SI SBAGLIA || Georges Simenon || Adelphi || 2004 || 162 p.

Nel corso della sua carriera Maigret aveva interrogato migliaia, decine di migliaia di persone: alcune occupavano posizioni di prestigio, altre erano famose per la loro ricchezza e altre ancora figuravano tra i più intelligenti criminali internazionali.Eppure attribuiva a quell’interrogatorio un’importanza che non aveva mai attribuito a nessun altro, e non per la posizione sociale di Gouin né per la fama di cui godeva in tutto il mondo.Capiva che Lucas fin dall’inizio del caso si chiedeva perché non andasse direttamente a fare delle domande precise al professore, e che ancora adesso il brav’uomo era sconcertato dal malumore del capo.Maigret non poteva confessare la verità né al suo ispettore né ad altri, e nemmeno a sua moglie. A essere sinceri, non osava formularla chiaramente neanche a se stesso.

RECENSIONE

Stavolta il commissario Maigret viene chiamato ad investigare sulla morte violenta di Louise detta Lulù, una bella donna dal passato non molto buono. Quello che sembrerebbe a un primo impatto un suicidio si scoprirà essere ben presto un omicidio e che la ragazza frequentava due uomini: uno spiantato musicista, Pierrot, e un illustre medico chirurgo, il professor Gouin, il quale era stato lui a sistemarla in quell'appartamento vicino al suo (anzi, proprio al piano di sotto). Maigret, pur sospettando quasi subito del professore, non riesce ad interrogarlo direttamente ma chiede a chi lo conosce.

Anche in questa brutta vicenda di sangue il nostro commissario riuscirà ad inchiodare il colpevole e a colpi di acquavite più del solito.


venerdì 13 marzo 2026

[Recensione] La scelta di Enea - Luigi Maria Epicoco

 


LA SCELTA DI ENEA || Luigi Maria Epicoco || BUR || 2023 || 187 p.

Tra fede e analisi letteraria, un percorso contro la distruzione del nostro patrimonio spirituale, alla ricerca dell'autentica ricchezza umana: l'amore per l'altro. L’uomo, essere imitativo, apprende la vita con gli occhi. Ecco perché – in ogni tempo e in ogni luogo – ha sempre puntato lo sguardo su qualcun altro per capire se stesso. Nascono così le grandi storie: l’Iliade e l’Odissea, ma anche i testi sacri come la Bibbia e il Corano; e poi la Divina Commedia, le opere di Shakespeare, passando per Il Signore degli Anelli e Harry Potter. Testi che raggiungono, sollecitano e guidano, attraverso i secoli e le generazioni, l’immaginario collettivo. Tra tutte queste opere, tuttavia, ce n’è una che si presta forse più delle altre a fungere da chiave di lettura per il presente: si tratta dell’Eneide di Virgilio. Tra riscrittura e riflessione, "La scelta di Enea" illumina quindi il ruolo di un’opera fondante della nostra cultura come strumento per interpretare la contemporaneità: una lente attraverso la quale analizzare l’inverno che la nostra società sta attraversando, in attesa di una nuova primavera.

RECENSIONE

Enea, principe dei Dardani, partecipò alla guerra di Troia dalla parte di Priamo e dei Troiani, durante la quale si distinse molto presto in battaglia. Guerriero molto valente, fu un eroe troiano secondo solo a Ettore, ma assume un ruolo di minor rilievo all'interno dell'Iliade di Omero. Enea è il protagonista dell'Eneide di Virgilio, poema in cui si narrano le vicende successive alla sua fuga da Troia, caratterizzate da lunghe peregrinazioni e da numerose perdite causate dall'ira di Giunone. La vicenda si conclude con il suo approdo sulle sponde del Lazio e con il suo matrimonio con la principessa Lavinia, figlia del re locale Latino.

Il sacerdote e teologo don Luigi Maria Epicoco, prendendo spunto dalle vicende di Enea dopo la guerra di Troia, e intrecciandovi riflessioni di fede e analisi letterarie, ci accompagna in una lunga disquisizione a tratti anche filosofica, toccando tematiche come il cambiamento, le relazioni, la fiducia, su come affrontare i traumi che la vita ci presenta, l'importanza del viaggiare, del conoscersi dentro, l'importanza della vecchiaia, i rapporti padre e figlio, l'ascolto del prossimo, l'inclusione, il dare senso alla vita, sul buon uso delle crisi, la riscoperta del cuore dell'uomo, la giustizia sociale, eccetera.

Molto interessante, lo consiglio a tutti.


sabato 21 febbraio 2026

[Recensione] Arcobaleni - Yasunari Kawabata

 


ARCOBALENI || Yasunari Kawabata || Guanda || 2010 || 192 p.

In un incastro di ricordi, ritorni, immagini, si svolge la vicenda di Momoko, inquieta adolescente dalla vita sentimentale intensa e disordinata. Qual è l’origine di tanta inquietudine? Una latente omosessualità, oppure la desolante sensazione di una condizione femminile votata al martirio?
La figura di Momoko, a tratti dura, rigida, ma sempre vera, si lega in un armonico contrasto con gli altri personaggi del romanzo: il padre, troppo inquieto egli stesso per dare sicurezza, troppo lontano per insegnare ad amare, e il giovanissimo amante, la cui devozione commuove la ragazza, accrescendone le ansie e i contrasti interiori.

RECENSIONE

Prima opera di Yasunari Kawabata che leggo, autore che vinse il Nobel per la Letteratura nel 1968 “per la sua abilità narrativa, che esprime con grande sensibilità l’essenza del pensiero giapponese” nonché fondatore della Shinkankakuha (Scuola delle nuove sensazioni), movimento d’avanguardia che proponeva una nuova modalità di percezione della realtà sensibile.

In Arcobaleni troviamo come protagonista Asako che ha come padre un celebre architetto, Mizuhara, e ha una sorella maggiore di nome Momoko. Se Asako ha un carattere gentile, compassionevole e di devozione al padre, sua sorella invece è dura e ambigua. Il sogno di Asako è quello di poter incontrare e conoscere una terza sorella che vive a Tokyo.

Lo stile di Kawabata è particolare e delicato: la descrizione di una camelia o di un ciliegio in inverno, di un arcobaleno o della neve sono una perfetta cassa di risonanza degli stati d'animo dei personaggi.
Fondamentale è il rapporto con il concetto di bellezza, non a caso il suo discorso al ricevimento del premio Nobel era intitolato Giappone, la bellezza e me stesso. Il tema ritorna spesso nei suoi scritti, di frequente in collegamento con personaggi femminili, ma anche con fiori, oggetti d’arte e architettura giapponese, sia tradizionali che moderni, sempre accuratamente descritti.

Sicuramente leggerò altre sue opere.


domenica 15 febbraio 2026

[Recensione] Camera con vista - Edward M. Forster

 


CAMERA CON VISTA || E. M. Forster || L'Espresso || 2002 || 224 p.

Nel 1908, all'alba del XX secolo, Edward Morgan Forster profondeva in Camera con vista tutto il giovanile ottimismo di un intellettuale insofferente ai rigori e all'ipocrisia di una buona società inglese ancora profondamente vittoriana: l'ottimismo di chi ritiene che le ragioni dell'amore e dell'autenticità possano comunque trionfare in un lieto fine privo di censure e rispettoso dei sentimenti di tutti. Quasi una favola, insomma, nella quale le vicende di Lucy Honeychurch, ragazza della buona borghesia molto ligia alle convenzioni sociali della sua classe, si sovrappongono in trasparenza a quelle reali dell'autore, alle prese col difficile riconoscimento della propria "scandalosa" identità sessuale. Al di là del delizioso ritratto d'ambiente, e della straordinaria leggerezza con cui si trattano situazioni, eventi e personaggi, si intravede così una condizione molto difficile, una ferita dell'anima che non si rimarginerà finché il mondo non cambierà davvero.

RECENSIONE

Lucy Honeychurch è una giovane inglese che viaggia in Italia con la sua più anziana cugina, Charlotte Bartlett. Durante il loro soggiorno a Firenze, le due donne alloggiano alla pensione Bertolini, che ospita altri cittadini inglesi. Qui conoscono il signor Emerson e suo figlio George i quali offrono le loro camere che hanno la vista sull'Arno. Inizialmente rifiutano, ma cambieranno idea dopo aver parlato col sacerdote inglese Beebe. Sebbene sia sveglia e intelligente, Lucy è giovane e non molto curiosa. La sua intima passione esce allo scoperto in un pomeriggio di pioggia, quando suona il pianoforte nella stanza comune della pensione. Il reverendo Beebe, che l'aveva già vista suonare in Inghilterra, è colpito dall'emozione che ella infonde nella sua esecuzione. Lucy continua ad incontrare gli eccentrici Emerson in giro per Firenze. Sebbene i loro modi siano inopportuni e siano ritenuti socialmente inaccettabili dagli altri pensionanti, sono simpatici a Lucy. Un pomeriggio, mentre la ragazza visita in solitudine la città, assiste ad un omicidio. Per caso George è vicino e la soccorre quando sviene. Mentre ritornano alla pensione seguendo il Lungarno, i due hanno una conversazione stranamente intima. Lucy è perplessa dai sentimenti che sta cominciando a nutrire verso George e decide di cominciare a evitarlo. Comunque, entrambi finiscono con il partecipare ad una gita in carrozza che, insieme con un gruppo più ampio, li conduce ad un picnic sulle colline di Fiesole. Mentre il gruppo si sparpaglia per esplorare il paesaggio, Lucy si ritrova a camminare da sola con George. Ed Egli la bacia. Sconvolta, Lucy fugge il giorno dopo verso Roma e qua rivede Cecil Vyse, un uomo la cui famiglia è in rapporti di amicizia con gli Honeychurch. Cecil si propone a Lucy ma lei rifiuta.

Non vado oltre per non rovinare la storia. Che dire, di tanto in tanto mi approccio a un classico che i critici consigliano di leggere almeno una volta nella vita. E devo ammettere che questo capolavoro di Forster merita tantissimo. Pubblicato nel 1908, il romanzo tocca molte questioni relative alla società e alla politica della cultura Edwardiana dell'inizio del ventesimo secolo. Si osservano forti differenze tra il pensiero conservatore e radicale, così come la differenziazione tra i personaggi etichettati dallo stesso Forster come "medioevali" (Mr. Beebe, Miss Bartlett, Cecil Vyse) e "rinascimentali" (Lucy, gli Emerson). Lucy personifica la nuova generazione che stava emergendo durante quell'epoca, nella quale il suffragio femminile avrebbe guadagnato forte terreno. Forster, manifestando le sue speranze per una nuova società, termina il libro con Lucy che ha scelto la propria strada, una vita libera con l'uomo che ama piuttosto che il matrimonio con un uomo considerato "più adatto". Il romanzo potrebbe essere addirittura considerato un romanzo di formazione, dato che segue lo sviluppo della protagonista.

Colpisce il pensiero di Forster, davvero anni luce avanti rispetto a quando è vissuto.


giovedì 12 febbraio 2026

[Recensione] Maigret ha paura - Georges Simenon

 


MAIGRET HA PAURA || Georges Simenon || Adelphi || 2004 || 163 p.

L’atmosfera della città restava inquietante. La gente sbrigava le faccende di sempre, ma nello sguardo dei passanti si coglieva una certa angoscia: sembrava che camminassero più in fretta, come per paura di veder spuntare di colpo l’assassino. Maigret avrebbe giurato che di solito le casalinghe non stavano in gruppo sulle porte, come facevano adesso, a parlare sottovoce tra di loro. Tutti lo seguivano con lo sguardo e a lui sembrava di leggere sui visi una domanda silenziosa. Avrebbe fatto qualcosa? O lo sconosciuto avrebbe potuto continuare a uccidere impunemente? Alcuni gli rivolgevano un saluto timido, come per dirgli: «Sappiamo chi è lei. Ha fama di condurre in porto le inchieste più difficili. E non si lascerà impressionare da certi personaggi, lei».

RECENSIONE

Il nostro commissario Maigret sta viaggiando in treno di ritorno da un convegno a Bordeaux, e decide di fare una deviazione fermandosi a Vandea, una piccola cittadina di campagna, dove vuole salutare un vecchio amico, Julien Chabod, ora magistrato. E resta coinvolto in una serie di omicidi che apparentemente sembrerebbero opera di un pazzo. Nonostante il commissario tenta di non farsi invischiare dall'intricato caso, non riesce a resistere e aiuta, grazie al suo infallibile intuito, i suoi colleghi ad indagare e a risolvere il caso, sempre rimanendo dietro le quinte.

Un altro bel gioiellino giallo che ci ha regalato quel genio di Simenon, uno scrittore superlativo.


mercoledì 11 febbraio 2026

[Recensione] Tasmania - Paolo Giordano

 


TASMANIA || Paolo Giordano || Einaudi || 2022 || 272 p.

Ci sono momenti in cui tutto cambia. Succede una cosa, scatta un clic, e il fiume in cui siamo immersi da sempre prende a scorrere in un’altra direzione. La chiamiamo crisi. Il protagonista di questo romanzo è un giovane uomo attento e vibratile, pensava che la scienza gli avrebbe fornito tutte le risposte ma si ritrova davanti un muro di domande. Con lui ci sono Lorenza che sa aspettare, Novelli che studia la forma delle nuvole, Karol che ha trovato Dio dove non lo stava cercando, Curzia che smania, Giulio che non sa come parlare a suo figlio. La crisi di cui racconta questo romanzo non è solo quella di una coppia, forse è quella di una generazione, sicuramente la crisi del mondo che conosciamo – e del nostro pianeta. La magia di Tasmania, la forza con cui ci chiama a ogni pagina, è la rifrazione naturale fra ciò che accade fuori e dentro di noi. Così persino il fantasma della bomba atomica, che il protagonista studia e ricostruisce, diventa un esorcismo: l’apocalisse è in questo nostro dibattersi, e nei movimenti incontrollabili del cuore. Raccogliendo il testimone dei grandi scrittori scienziati del Novecento italiano, Paolo Giordano si spinge nei territori più interessanti del romanzo europeo di questi anni, per approdare con felicità e leggerezza in un luogo tutto suo, dove poter giocare con i nascondimenti e la rivelazione di sé, scendere a patti con i propri demoni e attraversare la paura.

RECENSIONE

Il protagonista decide di scrivere un libro sulla bomba atomica e contemporaneamente vive una crisi di coppia con sua moglie.

Devo essere sincero: quando ho scelto questo libro, in biblioteca, non ricordavo che avevo già letto un'opera di Paolo Giordano in passato, ovvero La solitudine dei numeri primi, che non mi piacque per nulla. Ma forse ammaliato dal titolo e dalla copertina (amo i cieli azzurri con le nuvolette) mi sono deciso e ho letto questa sua nuova fatica letteraria. L'autore a un certo punto fa dire al protagonista: scrivo di ogni cosa che mi ha fatto piangere. Ecco, io non ho pianto ma mi sono molto annoiato a leggere quest'opera. Dirò di più: già dai primi capitoli avrei voluto abbandonare il libro ma, non so perché, amo farmi del male e l'ho portata a termine. Mi sa che questo autore non fa per me. Storia banale, noiosa, pasticciata, piena di tante cose noiose, sembra un collage di diverse storie, con dei protagonisti scialbi e noiosi (eh lo so mi ripeterò ma sono sincero), un libro che dimenticherò prestissimo così come ho cancellato La solitudine dei numeri primi.


[Recensione] A che cosa serve la letteratura? - Isaac B. Singer

  A CHE COSA SERVE LA LETTERATURA? || Isaac B. Singer || Adelphi || 2025 || 210 p. Quale concezione della letteratura anima le prodigiose st...