mercoledì 24 dicembre 2025

[Recensione] Sherlock Holmes e l'avventura del Villaggio silente - Gianfranco Sherwood

 


SHERLOCK HOLMES E L'AVVENTURA DEL VILLAGGIO SILENTE || Gianfranco Sherwood || Delos Digital || 2014 || 32 p.

Che Sherlock Holmes non creda nel sovrannaturale è noto. Ma quando la bella Anne Colquhon gli chiede di proteggere il padre dalla maledizione che lo espone alla vendetta di un terribile demone marino, l'inquilino di Baker Street non può negarle il proprio aiuto. Ma essendo già sulle tracce di un assassino, è il fido Watson a svolgere le prime indagini nell'ostile villaggio di Monnow. Al buon dottore toccherà quindi affrontare, a rischio della vita, il più incredibile mistero in cui si sia mai imbattuto.

RECENSIONE

Stavolta il nostro Sherlock Holmes dovrà vedersela con un caso soprannaturale, con la presenza di una banshee, creatura leggendaria dei miti scozzesi. La banshee, detta anche "donna delle fate", è uno spirito femminile descritta come una bella donna dai lunghi capelli che può cantare o piangere e solitamente si aggira attorno a paludi o fiumi. Si narra che quando un membro della famiglia stia per morire la banshee piange e si fa sentire. Sherlock invia Watson ad indagare, ma lui parte ugualmente sotto mentite spoglie. E scoprirà che più che apparizioni soprannaturali ci sono interessi più umani.

martedì 23 dicembre 2025

[Recensione] Harvey - Emma Cline

 


HARVEY || Emma Cline || Einaudi || 2020 || 104 p.

Quando Harvey apre gli occhi sono le quattro del mattino. Solo, immobile, nella camera da letto di una casa in Connecticut, inizia a fissare il soffitto. Mancano ventiquattro ore al verdetto che potrebbe togliergli tutto. Ma l’Harvey Weinstein di Emma Cline non è il predatore feroce e minaccioso sbattuto sulle prime pagine dei giornali, bensì un uomo annoiato, impaurito, goffo, che scambia il vicino per il famoso scrittore Don DeLillo e si infastidisce per l’arrivo di figlia e nipote, alla cui visita avrebbe preferito un pomeriggio di serie tv. Con una voce narrante che segue Harvey in ogni momento, Cline irrompe nella cronaca, reinventa alcuni episodi e allude ad altri. Riuscendo, con maestria e formidabile finezza psicologica, a trasformare un celebre caso giudiziario in un racconto universale e senza tempo.

RECENSIONE

Storia intima di un carnefice

La Cline ci presenta e immagina una giornata tipica di Harvey (Weinstein, il cognome non viene mai pronunciato dall'autrice), esattamente il giorno prima del processo per stupro e violenza sessuale che lo porterà ad essere condannato a 16 anni di carcere. Ce lo mostra in tutte le sue debolezze e nella vita quotidiana, dove guarda la tv e parla col suo vicino di casa che scambia per lo scrittore Don DeLillo. Lui è una persona egocentrica ed è convinto di essere innocente, di non aver fatto del male a nessuno.

Sinceramente non capisco perché abbia scritto questo racconto su un personaggio così orrendo e inquietante.


lunedì 22 dicembre 2025

[Recensione] Babbo Natale giustiziato - Claude Lévi-Strauss

 


BABBO NATALE GIUSTIZIATO || Claude Lévi-Strauss || Sellerio || 1995 || 81 p.

«Il fatto di cronaca esaminato da Lévi-Strauss in Babbo Natale giustiziato - scrive l'antropologo Buttitta nello studio sul significato del ritorno dei morti che introduce il volume - non è meno significativo per intendere la complessità dei percorsi attraverso i quali certe strutture ideologiche persistono rifunzionalizzandosi. Lo studioso considerando la notizia che davanti alla cattedrale di Digione per iniziativa di solerti fedeli, era stato bruciato un simulacro di Babbo Natale per poi essere risuscitato in Municipio per iniziativa delle autorità comunali, capisce che non si tratta di un semplice fatto di cronaca. L'idea di una figura divina la cui morte è necessaria per rigenerare il tempo cioè la vita, è un complemento dello schema mitico nel quale il ruolo di mediazione risolutiva è assolto dai morti e dal loro inverso speculare costituito dai bambini».

RECENSIONE

Claude Lévi-Strauss era un antropologo francese ma anche sociologo, filosofo, etnologo e teorico dello strutturalismo. L'applicazione del suo metodo strutturalista vuol dire che i fenomeni culturali vanno interpretati in riferimenti a elementi universali e inconsci rappresentanti la struttura fondante d'ogni cultura.

In questo breve saggio egli fa una interessante riflessione sulla genesi e trasformazione che ha avuto nei secoli il personaggio conosciuto oggi da tutti come Babbo Natale, ma che in realtà proviene da diverse tradizioni del passato e che oggi resta significativa nella cultura occidentale.
Nella sua analisi, il sociologo e antropologo francese inizia da un fatto di cronaca curioso, riportato anche dal quotidiano France-Soir, che dà senso al titolo dell’opera. Infatti, il 23 dicembre del 1951, delle persone impiccano un manichino con le sembianze di Babbo Natale davanti alla cattedrale di Dijon, per poi bruciarlo davanti a moltissimi spettatori increduli, tra cui numerosi bambini. Alcuni cattolici rivendicano il gesto, per “combattere la menzogna in rappresentanza di tutti i cristiani della parrocchia“. Lévi-Strauss riflette su questo incredibile atto. E trova che, a tutti gli effetti, ci si trovi dinnanzi a un paradosso. Infatti, i credenti provano sdegno di fronte alla figura di Babbo Natale, ergendola a paladino “dell’irreligione”, diventando coloro che difendono la razionalità contro la superstizione. Al contrario, i difensori di Babbo Natale divengono quelli che difendono un simbolo, ergendolo quasi a “divinità” e abbandonando così la razionalità.

Claude Lévi-Strauss pensa che quello del “Babbo Natale giustiziato” sia un episodio “assurdo ma rilevatore”: Babbo Natale è una divinità. Ebbene sì, non si tratta di un personaggio del folklore ma ha la stessa funzione di una divinità in cui però credono solamente i bambini e le bambine, mentre gli adulti fanno di tutto affinché questo accada. Raccontato così è molto curioso vero? Per Claude Lévi-Strauss quindi Babbo Natale crea attorno a sé un rituale dove un essere soprannaturale, immutabile e che torna periodicamente riceve delle lettere come se fossero delle preghiere e che usa queste per ricompensare chi si è comportato bene o punire chi si è comportato male. Per capire in cosa consiste il rituale di Babbo Natale, Claude Lévi-Strauss fa il paragone con i Katchina del popolo indigeno dei Pueblo (sud-ovest degli Stati Uniti). I Katchina sono figure mascherate che incarnano lo spirito degli antenati che tornano periodicamente nel villaggio per danzare e giudicare i bambini.

Cosa significa, si chiede infatti Lévi-Strauss, che i bambini hanno dei diritti, e perché gli adulti si sentono in obbligo di industriarsi nel creare una mitologia, fra l’altro dispendiosa, per contenerli e limitarli? L’autore lo spiega paragonando l’opposizione fra adulti e bambini – iniziati e non iniziati – a quella fra i vivi e i morti, caratteristica di molti riti di passaggio: i non iniziati, come i morti, hanno anche dei poteri speciali, ed è per questo motivo che gli iniziati si preoccupano di compiacerli. I bambini, che non sono ancora parte attiva e ufficiale della società ma lo diventeranno, sintetizzano in un’unica figura il ruolo di vivo e quello di morto: la loro richiesta di regali natalizi può essere vista in effetti come l’ultimo attimo della lunga questua che inizia con l’autunno, nel periodo critico in cui «la notte minaccia il giorno allo stesso modo in cui i morti assillano i vivi». Ne è paradigma la festa di Halloween, durante la quale i bambini, vestiti da scheletri, fantasmi o zombie, tormentano i vivi, che offrono loro dei dolci in cambio di una pace che duri fino all’autunno seguente. Per l’autore, Babbo Natale sarebbe il discendente di una schiatta che annovera fra i suoi appartenenti l’Abbé de Liesse, vescovo-bambino «abate della gioia», il Saturno romano divoratore di fanciulli, lo Julebok scandinavo e San Nicola che resuscita i fanciulli e offre loro dei doni, senza contare le sue affinità con le divinità Kachina delle popolazioni indiane d’America, sulle cui ritualità Lévi-Strauss entra nel dettaglio, comparandole alle usanze natalizie.


domenica 21 dicembre 2025

[Recensione] Il diavolo in Terrasanta - Enrico Brizzi

 


IL DIAVOLO IN TERRASANTA || Enrico Brizzi || Mondadori || 2019 || 515 p.

"Si dice che ogni viaggio nasca da un viaggio precedente; nel nostro caso, è andata esattamente così." Sono passati appena due anni da quando un gruppo di amici, sfidando caviglie doloranti, sete e scoramento, arrivava alla Città eterna dopo tre mesi di cammino lungo la Via Francigena, la lunga pista che da mille anni collega Canterbury a Roma.

Allora, l'euforia per l'impresa appena compiuta era sfumata in uno strano, imprevisto sgomento, che solo la promessa di una nuova avventura aveva lenito: mettersi in cammino lungo un'altra rotta di pellegrinaggio. La scelta cade sulla più vertiginosa delle possibilità: ripartire proprio dalla Capitale e raggiungere a piedi il Paese dove ogni pietra è sacra, la terra santa per eccellenza. Gerusalemme.

A lasciare Roma al grido di "Aria!" sono in due, il Narratore, testimone e custode della bandiera, e Cesare Maggi, l'inflessibile logista.

Un chilometro alla volta, mentre sfila un'Italia inaspettata, dove le impronte del passato si mescolano alle ombre del presente e agli squarci di futuro, al viaggio si aggiungono nuove e vecchie conoscenze: lo stralunato Ivan, che sulle spalle ha, fisicamente e simbolicamente, tante cose da buttar via, Enzo del vulcano, il cui mondo sta per diventare gigantesco, e Max Montefiori, il grande amico dai tempi dei boy scout, sempre all'arrembaggio, sulla strada come nella vita.

Al gruppo, però, si unisce anche un ragazzo dai troppi segreti, dietro cui, forse, si nasconde colui del quale non si deve pronunciare il nome, il Caduto che mai dovrebbe mettere piede fra i luoghi sacri…

Ispirandosi al vero viaggio che l'ha portato prima a piedi, quindi in barca e poi di nuovo in cammino da Roma a Gerusalemme, Enrico Brizzi racconta al ritmo cadenzato dei passi dodici settimane funamboliche e altrettanto profonde, alla scoperta stupefacente e dolorosa insieme della Terrasanta, una porzione di mondo che rappresenta la culla delle storie più antiche ascoltate da bambini, ma anche il teatro d'una contesa feroce e, forse, la più efficace cartina tornasole delle contraddizioni di noi occidentali, eredi di una lunga tradizione in veste di persecutori.

RECENSIONE

Terzo libro di viaggio che leggo scritto da Enrico Brizzi, dopo quello sul Cammino di Santiago (Il sogno del drago) e quello sul viaggio che fece con le sue figlie da Bologna all'Appennino (Il cavaliere senza testa).

Stavolta Brizzi vuole fare un viaggio più particolare ma anche più antico: quello che parte da Roma fino a giungere alla Terrasanta, Gerusalemme! Partono in due, lui e Cesare Maggi, ma pian piano diventeranno un vero e proprio gruppo con Enzo dalla Sicilia, Ivan e Max Montefiori.

Brizzi mi piace perché riesce ad essere un buon narratore ed intrattenitore, pur sapendo che molte delle cose che ci descrive sono certamente frutto della sua fervida fantasia ma non importa perché ogni narrazione di un viaggio, in un certo senso, diventa una leggenda!

Recupererò altri suoi libri, sicuramente.


sabato 6 dicembre 2025

[Recensione] I milanesi ammazzano al sabato - Giorgio Scerbanenco

 


I MILANESI AMMAZZANO AL SABATO || Giorgio Scerbanenco || Garzanti || 2009 || 180 p.

Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l'ex camionista non la trova più... Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore. Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d'appuntamento.

RECENSIONE

Finalmente sono riuscito a leggere un libro scritto da Giorgio Scerbanenco, autore leggendario che da anni rincorro ma che (forse) non ho avuto il coraggio di leggere. Fino ad oggi. Egli era uno scrittore prolifico, che spaziava dal western alla fantascienza, dal rosa al giallo. Oggi viene considerato il maestro dei giallisti in Italia.

In questo romanzo l'ex camionista Amanzio Berzaghi denuncia la scomparsa di sua figlia Donatella al medico e investigatore Duca Lamberti che si metterà subito alla sua ricerca. Purtroppo, però, verrà ben presto trovato il cadavere di una ragazza avente le stesse caratteristiche di Donatella. Chi è stato ad ucciderla? Per quale motivo?

"La delinquenza è una forma di sordida e pericolosa idiozia, nessuna persona, appena appena intelligente fa il ladro, il rapinatore, l'assassino." In questa storia il nostro investigatore si troverà a dover scavare in giri di prostituzione, fino a scovare i responsabili dell'omicidio.

"La civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo. È in fondo una forma di delicatezza e di rispetto dell'opinione altrui di morire da sé."

Duca Alberti è una serie di soli quattro romanzi, e questo è l'ultimo che chiude la serie. Qualcuno si chiederà il perché di questo titolo particolare, ovvero "I milanesi ammazzano al sabato", e la risposta ci viene data nel libro: perché è il giorno in cui non lavorano e dunque il giorno in cui possono vendicarsi.

In questa storia fa tenerezza il dolore del padre che senza la figlia si sente perduto, non ha più senso la sua vita: "Brigadiere, per pietà, me la trovi lei, se no, io non so che cosa faccio." Duca Lamberti non era brigadiere, ma non lo corresse, non gli piaceva correggere nessuno, insegnare a nessuno. Guardò l’uomo anziano, non molto anziano, non doveva avere ancora sessant’anni, guardò quel viso di vecchio bellicoso toro bonario in quel momento deformato da una smorfia di commozione vicino al pianto. “Certo, faremo tutte le ricerche”, gli disse.

Ho apprezzato la grande umanità e sensibilità di Duca Alberti che non appena conosce il padre addolorato, disperato per la perdita della figlia, fa di tutto per provare a ritrovarla e, una volta trovata deceduta, farà di tutto per trovare i colpevoli.

Da questo romanzo fu tratto il film La morte risale a ieri sera con la regia di Duccio Tessari e il commissario Duca Lamberti venne impersonato dall'attore statunitense Frank Wolff.


mercoledì 3 dicembre 2025

[Recensione] Meglio morti - Marcello Fois

 


MEGLIO MORTI || Marcello Fois || Einaudi || 2001 || 266 p.

Nella campagna gelida viene trovato il corpo senza vita di Ines, dodici anni: nessuna violenza, un dito unto di olio rituale, un aborto subito da poco. E altre tre ragazzine sono scomparse. Cosa lega queste sparizioni? La verità è molto più complessa di quanto si possa immaginare. Una verità che mescola storie di cattiva amministrazione e appalti truccati, tragedie e vendette familiari, tradizioni e misteri isolani. La soluzione del mistero intreccia antichi e a volte macabri rituali con la moderna avidità umana che, senza scrupoli, sta modificando i caratteri di un popolo.

RECENSIONE

Ho scoperto questo libro per caso, mentre curiosavo nella biblioteca del liceo in cui ho lavorato come supplente. Dal titolo avevo già capito che si trattava di un noir, ma ho comunque voluto provare a leggere un autore italiano che ancora non conoscevo.

Siamo in Sardegna: viene ritrovato, in una campagna, il corpo di una bambina senza vita, Ines, di soli dodici anni. Il problema è che, dopo le indagini, si scopre che questa bambina aveva subito un aborto. Intanto ci sono altre bambine scomparse nel nulla, e la vicenda sembra complicarsi sempre di più.

La storia è ben congegnata, forse il problema sono i troppi personaggi che popolano l'intera ed intricata vicenda. Per il resto ho trovato un autore interessante che ha costruito una buona trama dalle tinte che dal giallo passano al noir.

Mi viene consigliata la lettura del suo primo romanzo, Ferro rovente, chissà che un giorno non lo recupererò.



lunedì 1 dicembre 2025

[Recensione] Al buio - Patricia Cornwell

 


AL BUIO || Patricia Cornwell || Mondadori || 2008 || 198 p.

Win Garano, l'impeccabile e implacabile protagonista di "A rischio", questa volta si ritrova nell'umiliante posizione della vittima. Vittima di un aggressivo procuratore distrettuale, Monique Lamont, ambizioso e senza scrupoli, si reca a Watertown, un piccolo centro del Massachussetts, per riaprire un caso irrisolto di omicidio, risalente a quarant'anni prima. Watertown, però, è anche la sede del Front, un'organizzazione informale che riunisce alcuni dipartimenti di polizia decisi a ritagliarsi un'autonomia sempre maggiore, con buona pace del procuratore. Con il passare dei giorni e il progredire delle indagini, nel detective maturerà la consapevolezza di trovarsi imprigionato in un labirinto di specchi deformanti, una trappola dove verità e menzogna sembrano mescolarsi in un'unica ombra minacciosa.

RECENSIONE

Primo libro che leggo di questa famosa autrice americana di thriller. Tra le altre cose ho scoperto che è una discendente di Harriet Beecher Stowe, l'autrice di La capanna dello zio Tom (uno dei primi romanzi che lessi da bambino).

Questo libro è il secondo della serie con protagonista Winston Garano, un detective della polizia di Boston, preceduto da At Risk (A rischio).

Ho trovato questo libro per caso in una bancarella di libri usati e, attirato dal titolo, decisi di acquistarlo.

In questo volume il nostro Win si ritrova incaricato dal Sostituto Procuratore Monique Lamont su un vecchio caso insoluto di omicidio. La bella Monique cerca in realtà notorietà mediatica e sia che Win fallisca sia che Win risolva il caso l'obiettivo sarà raggiunto. Sono passati 20 anni dall'omicidio di un’anziana in un paesino del Tennessee ed altri eventi funesti, forse connessi, sono accaduti in quel periodo nella zona. Tra Win e Monique, che viene stuprata e salvata da morte certa proprio da Win, inizia a crescere una tensione sessuale che evidenzierà più le loro meschinità umane che le loro indiscusse capacità professionali.


Devo essere sincero, credo di essere partito col libro sbagliato per conoscere questa talentuosa scrittrice di thriller: perché questa storia è non solo troppo breve, ma assolutamente noiosa e aggiungerei piatta. Quindi il titolo, al buio, ti avverte di quello che stai per leggere? Che la lettura ti lascerà davvero al buio?




[Recensione] Sherlock Holmes e l'avventura del Villaggio silente - Gianfranco Sherwood

  SHERLOCK HOLMES E L'AVVENTURA DEL VILLAGGIO SILENTE || Gianfranco Sherwood || Delos Digital || 2014 || 32 p. Che Sherlock Holmes non c...