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martedì 6 maggio 2025

[Recensione] L'uomo che portava a spasso i libri - Carsten Henn

 


L'UOMO CHE PORTAVA A SPASSO I LIBRI || Carsten Henn || Giunti || 2023 || 256 pag.

Una fiaba senza tempo, un romanzo sensibile e poetico sul magico potere che i libri hanno di mettere in contatto le persone.
Nonostante i suoi settantuno anni, ogni giorno il libraio Carl Kollhoff parte per il suo “giro”; infatti è addetto alla consegna a domicilio dei libri ordinati dai suoi clienti più speciali. Lettori voraci che sono diventati suoi amici e che lui chiama come i personaggi dei grandi classici della letteratura: da Mr Darcy, un vecchio cliente che vive da solo in una grande villa, al dottor Faust, che legge solo saggi storici, passando per Jane Eyre, la signora Calzelunghe, Ercole e molti altri.
Ma una sera, durante il suo percorso attraverso il centro della città, sbuca al suo fianco una bambina dai ricci scuri, col viso pieno di lentiggini. Ha nove anni e dice di chiamarsi Schascha, indossa un cappotto giallo e occhiali da aviatore su un casco di cuoio. Ignorando la reazione infastidita e un po’ burbera di Carl, lei continua a tornare e, ogni volta un po’ di più, comincia a incrinare la rigida routine dell’anziano e a fargli mettere in discussione le sue idee sulla vita.
Quando Carl perde inaspettatamente il lavoro, servirà la forza delle storie e di una bambina un po’ petulante perché tutti i personaggi coinvolti, compreso lui, trovino il coraggio di superare i loro problemi e di aiutarsi a vicenda.

RECENSIONE

Carl è un ex libraio in pensione che fa un servizio porta a porta: consegna i libri ai suoi amici lettori. Un giorno incontra una bambina che da tempo lo segue e chiede se può fargli compagnia durante le sue consegne, e così conoscerà i diversi lettori/clienti di Carl. E da quel momento tra i due nascerà una bella amicizia.

Una storia dolce sull'amicizia, che mette in evidenza il benefico potere che hanno i libri e l'importanza della lettura.


giovedì 18 aprile 2024

[Recensione] Heidi - Johanna Spyri

 


HEIDI || Johanna Spyri || Giunti || 2011 || 237 pagine

Heidi vive con il burbero nonno in montagna, dove ha trovato un mondo fantastico insieme all'amico Peter, il pastore che guida le capre al pascolo. Qualche anno dopo, però la zia della bambina torna per portarla a Francoforte.

RECENSIONE

Quello che sto per dire penso sia condiviso dalla maggior parte di noi che abbiamo conosciuto Heidi grazie alla celebre serie animata di Hayao Miyazaki (sì, proprio lui, il regista di Lupin III, della Città incantata, Il mio vicino Totoro, ecc.) che vedevamo da bambini in tv: quella serie animata era tratta proprio da questo romanzo scritto alla fine del 1800 dalla scrittrice svizzera Johanna Spyri ed è davvero fedele all'originale. Quindi è stato quasi naturale che durante la lettura di questa bella storia io mi immaginavo le scene che avevo già visto nel cartone animato, mi ha fatto ritornare bambino. L'unica differenza col cartone è che lì sono state eliminate le parti in cui si parla di Dio e di morale (forse ad alcuni questi argomenti potrebbero far storcere il naso, c'è addirittura una vera e propria conversione dello stesso nonno di Heidi!).
In breve la piccola Heidi, una bambina svizzera di appena cinque anni orfana, viene portata a Maienfeld da suo nonno che vive solitario in una baita in montagna e chiamato dai paesani "il vecchio dell'Alpe". La bambina legherà subito col nonno, che si dimostrerà accogliente, premuroso e felice verso la sua dolce nipotina tanto da cambiarlo completamente in meglio. Heidi farà amicizia con Peter, un giovane pastore undicenne che porta al pascolo anche le capre del nonno e stringerà una dolce amicizia con sua nonna non vedente. E così passano tre anni e Heidi sprizza salute da tutti i pori, conosce i nomi dei fiori di montagna, sa come si fa il formaggio, ma non è mai andata a scuola. Il nonno però si rifiuta di mandarcela e così, un giorno, ritorna sua zia Dede e se la porta (ingannandola che sarebbe tornata presto dal nonno se non si fosse trovata bene) a Francoforte presso una famiglia benestante che ha bisogno di una bambina che faccia compagnia alla loro figlioletta che vive su una sedia a rotelle (è affetta dalla poliomielite). A casa Sesemann Heidi si sente un pesce fuor d'acqua non avendo mai vissuto in una città e soprattutto non conosce alcuna regola di comportamento in una famiglia alto borghese ma ben presto farà amicizia con Clara e farà spesso arrabbiare la sua governante la signorina Rottenmeier che fin dall'inizio non voleva Heidi in casa (se non ricordo male l'ha definita "selvaggia" la prima volta che l'ha vista). La nonna di Clara si accorge che Heidi è sempre più triste, mangia sempre meno, e allora capisce che ha nostalgia della sua casa sui monti assieme al nonno e alle sue capre, così le regala un libro che parla proprio dei monti e della vita che si fa lì e grazie al metodo della nonna riesce finalmente a imparare a leggere. Dopo diversi episodi di sonnambulismo il medico dei Sesemann consiglia al padre di Clara di riportare la bambina da suo nonno, e così viene fatto. In men che non si dica, infatti, Heidi riacquista l'appetito e il colorito, aveva proprio nostalgia dei suoi amici e di suo nonno.

Quello che ci sottolinea e ci mostra l'autrice di Heidi con questa storia è il forte contrasto che c'era tra la paradisiaca vita in montagna e la stressante operosità della vita in città, e tratta anche la piaga del dilagante analfabetismo (la storia ebbe subito molto successo nella neonata Germania unita, sorta nel 1870, che in pochi anni aveva ridotto l'analfabetismo e visto un rapido inurbamento).

Una curiosità: nel 2010 Peter Büttner, dottorando in lettere all'Università di Zurigo, fece una scoperta del tutto inaspettata. Durante la ricerca di illustrazioni di libri per bambini d'epoca Biedermeier, Büttner si è imbattuto accidentalmente nel piccolo volume "Natur und Menschenleben" con tre storie dello storico e poeta locale di Mülheim Hermann Adam von Kamp del 1830 circa. Uno dei racconti porta il titolo "Adelaide, das Mädchen vom Alpengebirge" e nel leggerlo Büttner ha riscontrato molti parallelismi con il romanzo della Spyri. Come Heidi, Adelaide vive in alpeggio con il nonno, ma come Heidi deve lasciare l'alpeggio e, come Heidi, soffre di forte nostalgia di casa e vi ritorna. Ulteriori corrispondenze si riscontrano nella scelta delle parole e nella struttura del racconto, nonché in scene chiave cruciali. Tuttavia, va specificato che la protagonista del racconto è molto più grande di Heidi e deve emigrare negli Stati Uniti e non a Francoforte. Questo ci fa desumere che quindi la Spyri si è ispirata a questo racconto per scrivere il suo nel 1879.


giovedì 18 agosto 2022

[Recensione] Nelle pieghe del tempo - Madeleine L'Engle

 


NELLE PIEGHE DEL TEMPO || Madeleine L'Engle || Giunti || 2012 || 224 pagine

Meg Murry sta vivendo un momento difficile. Nella sua strampalata famiglia sembrano "normali" solo i due gemelli di dieci anni e la sua bellissima mamma. Il suo fratellino più piccolo, Charles Wallace, è dotato di un'intelligenza straordinaria, ma è considerato da tutti uno stupido perché non rivolge la parola a nessuno al di fuori della famiglia. Meg non va d'accordo con i suoi coetanei, né con gli insegnanti e persino con se stessa. Ma la cosa peggiore è che suo padre, il fisico Dr. Jack Murry, è misteriosamente scomparso mentre era impegnato in ricerche segretissime sulla quinta dimensione.
Quando, sulla porta di casa, appare una strana vicina, la signora Cosè, le cose cambiano improvvisamente e i ragazzi vengono risucchiati in un'incredibile avventura ai confini del tempo.
Titolo originale: ''A Wrinkle in Time'' (1962). Considerato un classico, nel 2012 in America sono previste grandi celebrazioni per i suoi "primi" 50 anni. Per il 2013 è prevista l'uscita del film. Per questo libro l'autrice ha vinto uno dei premi letterari più importanti al mondo, il Newbery Medal, a cui si sono aggiunti il Sequoyah Book Award e il Lewis Carroll Shelf Award.

Recensione

Essendo un appassionato e un ammiratore di Tolkien e Lewis, quando mi ritrovo nelle mani un'opera del genere ancora stento a credere di averla portata a compimento (ho fatto un po' di fatica a finirlo). Sarà invecchiata male la storia, ma è scritta davvero male, è sciatta, non ha nulla di fantascientifico se non il fatto che viaggiano in alcuni pianeti, ma è sinceramente collocabile nel fantasy/religioso. Non credo debba aggiungere altro.


lunedì 17 gennaio 2022

[Recensione] Piccolo manuale della speranza - Carlo Maria Martini

 


PICCOLO MANUALE DELLA SPERANZA || Carlo Maria Martini || Giunti || 2012 || 122 pagine

Carlo Maria Martini si conferma "uomo della Parola": questo libro prende le mosse dalle profezie apocalittiche per il 2012 e offre, a credenti e non credenti, ragionati e intensi motivi di speranza. In un mondo minacciato dal caos, Martini ricorda che è giusta la paura, che l'universo è caotico, ma la storia ha un senso. Per affrontare le sfide del nostro tempo ci vogliono coraggio e fede che si trovano nei Testi biblici, nelle parole degli Evangelisti, nel valore delle parabole, nella convinzione che Dio è presenza, che l'unico tempo privilegiato è il momento presente. Martini parla al cuore di tutti noi, rende il Vangelo uno strumento di vita vera, esplora le frontiere dell'etica. Affronta con spregiudicatezza i dilemmi delle fede cristiana, esalta il valore della vita umana e della solidarietà, ricorda che la speranza è capace di vincere la caducità del tempo. Ascoltando la voce di un teologo raffinato e anticonformista, laici e uomini di fede imparano a vivere ''la nostra verità di fronte a noi stessi'', a godere la pienezza del presente.

RECENSIONE

In questo libro il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, ci parla del tema della speranza cristiana. È una raccolta di sue riflessioni, interventi, discorsi, omelie e meditazioni che ha tenuto nel corso del suo ministero sacerdotale.

La pace è il più grande bene umano, perché è la somma di tutti i beni messianici. Come la pace è sintesi e simbolo di tutti i beni, così la guerra è sintesi e simbolo di tutti i mali

mercoledì 23 settembre 2020

[Recensione] Splendido visto da qui - Walter Fontana

 


SPLENDIDO VISTO DA QUI | Walter Fontana | Giunti | 5 giugno 2014 | 224 pagine

Un regime totalitario ha abolito il concetto di futuro perché genera troppa ansia nella popolazione. Il territorio è quindi diviso in enormi zone militarizzate (anni '60, '70, '80, '90, Anni Zero), dove ognuno, inebetito e felice, vive a ripetizione il proprio decennio preferito. Ripetitivo dunque? No: rassicurante. Il futuro dà da pensare, inquieta, provoca tensione, per cui è stato semplicemente abolito. ("Tagliare i ponti col futuro" è il nome che i cervelloni del Governo Centrale hanno dato a tutta l'operazione). Una ragazza coraggiosa tenta di scappare da questa gabbia spazio-temporale per scoprire com'è il futuro vero. La vicenda è narrata da un piccolo spazzino al servizio della dittatura, che man mano si convince ad aiutare la ragazza in fuga. 

RECENSIONE

Una donna dentro un cassonetto dei rifiuti. Questa è la copertina del romanzo "Splendido visto da qui" di Walter Fontana che mi ha colpito e mi ha portato alla lettura del medesimo. E scopri una storia distopica dove il mondo è diviso in cinque aree temporali (per eliminare la paura del futuro) che rivivono e ricominciano ogni dieci anni: anni 60, 70, 80, 90 e 00 (con al centro il Quartier Generale, utilizzato dagli spazzini e i responsabili). Ogni persona può scegliere in quale decade vivere per sempre, ma una volta scelta non puoi più cambiarla. Gli unici autorizzati ad attraversare tutte le diverse decadi sono gli spazzini, e infatti il protagonista è uno di essi, Leo, che un bel giorno trova una ragazza nascosta in un frigorifero Zoppas e scopre essere una Traveller, ovvero una che trasgredisce le regole perché trasporta oggetti in decadi diverse (ad esempio un gelato degli anni 00 non può trovarsi negli anni 60) e della quale, naturalmente, si innamora. Da questo momento la vita monotona di Leo cambia e gli si aprono gli occhi, capendo che vivono tutti quanti in una dittatura mascherata e dove nessuno di loro aspira ormai alla libertà, insita in ogni essere umano.

Interessante romanzo di fantascienza scritto da un italiano (incredibile ma vero!) pieno di ironia e di riflessioni sul nostro presente e sul rischio che la società sta diventando troppo globalizzata al punto che pensiamo tutti la stessa cosa e perdiamo la nostra personalità. Potrebbe ricordare il mitico capolavoro di Bradbury Fahrenheit 451.

mercoledì 1 luglio 2020

[Recensione] Il donatore - Lois Lowry

Titolo: Il donatore
Titolo originale: The Giver
Autrice: Lois Lowry
Traduttori: Sara Congregati, Angela Ragusa
Serie: The Giver #1
Editore: Giunti
Collana: Y
Pubblicazione: 3 settembre 2014
Prima pubblicazione: 26 aprile 1993
Genere: fantascienza
Pagine: 176
Prezzo: 12 euro

Quarta di copertina
Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando.

Recensione
Sarò sincero: mi aspettavo di più da questa storia, in parte ne sono rimasto deluso. E vi spiego il perché: tutta la vicenda è ambientata in un futuro o presente distopico dove l'umanità ha deciso di vivere in una sorta di mondo perfetto, reprimendo le proprie emozioni (non sanno neanche il significato di amore, pensate un po', né di guerra) e lo stesso nucleo familiare è molto freddo. C'è una pillola o cura per evitare ogni tipo di dolore e si viene scelti, ad una certa età, per il lavoro che si farà per tutta la vita, fino al congedo. Il protagonista, un ragazzino di nome Jonas, viene scelto come nuovo accoglitore di memorie e conosce il Donatore, una sorta di intellettuale che ha il compito di far conoscere al ragazzino cosa sono i sentimenti e donandogli, di volta in volta, i ricordi di quando il mondo non era perfetto. E questo porterà il nostro piccolo eroe a guardare con i veri occhi della ragione la sua vita che, scoprirà, è stata una messinscena (ma non dico altro). Mi spiace anche come finisce, visto che viene fatto un vero e proprio taglio quando sta per scoprire la vera realtà e poi scopro che questo è soltanto il primo di quattro romanzi. Ah no, non ci siamo! Quando l'autore mi termina il libro sul più bello non va per niente bene! Comunque scorrevole, a tratti monotono.

lunedì 20 gennaio 2020

[Recensione] Wonder - R. J. Palacio

Titolo: Wonder 
Autrice: R. J. Palacio (alias Raquel Jaramillo)
Traduttrice: Alessandra Orcese
Editore: Giunti
Collana: Biblioteca Junior
Data di pubblicazione: 8 maggio 2013
Data prima pubblicazione: 14 febbraio 2012
Genere: romanzo
Pagine: 288
Prezzo: 14 euro

Quarta di copertina
Auggie, nato con una tremenda deformazione facciale, la sindrome di Treacher-Collins, si trova ad affrontare con coraggio il mondo della scuola, dopo anni di protezione da parte della sua famiglia. Come sarà accettato dai compagni? Dagli insegnanti? Chi sarà suo amico? Un protagonista sfortunato ma tenace, una famiglia meravigliosa, degli amici veri aiuteranno Augustus durante l'anno scolastico che finirà in modo trionfante, grazie alla gentilezza con la quale si confronta con le persone intorno a sé. 

Recensione
Ho scelto questo romanzo perché ho iniziato a giocare al Monopoli letterario presente su Goodreads (per chi volesse unirsi lo consiglio, ecco la pagina: SFIDA DI LETTURA ) e, lanciando i dadi, mi è toccata la task dove dovevo scegliere un libro ambientato in una scuola, così ho scelto Wonder di R.J. Palacio.

Si tratta di una storia con protagonista un bambino di 11 anni il quale è affetto dalla sindrome di Treacher Collins, una rarissima malattia che gli modifica il viso rendendolo un mostro. L'autrice ci narrerà il suo intero anno a scuola, in prima media, e non solo dal suo punto di vista ma anche da quello di sua sorella e dei suoi compagni di scuola. Il tema del romanzo doveva essere quello della difficoltà, nella società in cui viviamo, di confrontarsi e di accettare la disabilità con le necessarie conseguenze (al primo impatto chiunque di noi quando si trova di fronte a qualcosa di diverso ci spaventa e ci fa inorridire) il problema, però, è che se l'autrice parte bene e con tutte le buone intenzioni del mondo, già dopo alcuni capitoli esagera in tutto: la famiglia perfetta che vuole far integrare il proprio figlio nella società, il ragazzino stesso sembra molto più maturo e quasi un genio, il solito bulletto che lo prende in giro, eccetera. Ripeto: onorevole che l'autrice abbia scritto un'opera in cui ci lascia il messaggio che la cosa importante è l'amicizia e l'amore, entrambe le cose superano i nostri pregiudizi verso chi ha una qualunque disabilità fisica o mentale, però questi messaggi o temi via via che si prosegue nella lettura vengono quasi dimenticati. Ed è un vero peccato: la storia c'era, ed era anche costruita bene, peccato davvero che poi si perde. Il finale poi è di un'esagerazione buonista del quale, sinceramente, si poteva fare a meno.

[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...