IL MISTERO DELL'EREBUS || Michael Palin || Neri Pozza || 2020 || 370 p.
Canada, settembre 2014. Lungo la costa di un’anonima isola, una delle migliaia presenti nell’Artico canadese, una barchetta di nome Investigator sta compiendo dei rilevamenti acustici, quando si imbatte in qualcosa di più che sabbia e scogli: distesa sul fondale c’è una forma scura, solida e sconosciuta. Ha la poppa sfondata, come se qualcuno l’avesse morsicata; le travi del ponte sono scoperte e tutte rivestite da uno strato lanoso di vegetazione acquatica; tra i relitti, mezzo sprofondati nella sabbia, ci sono due eliche, otto ancore e un segmento del timone. È una nave, ma non una nave qualunque. È una nave scomparsa dalla faccia della terra, insieme al suo equipaggio, centosessantotto anni prima. Una nave che ha avuto una delle più straordinarie avventure dell’intera storia navale britannica: è la HMS Erebus.
Commissionata nel 1823, la HMS Erebus venne utilizzata, con grande successo, per una spedizione in Antartide dal 1837 al 1840, dove, insieme alla sorella Terror, si guadagnò la formidabile reputazione di essere la nave più affidabile e resistente al ghiaccio di tutta la Marina britannica. Per questo motivo fu scelta per un’altra grandiosa impresa marinara nel glaciale Nord: la conquista del Passaggio a Nord-ovest.
Agli ordini dell’Ammiragliato britannico, nel maggio del 1845 il capitano Sir John Franklin, celebre esploratore e ufficiale della Royal Navy, salì a bordo di una nave perfettamente equipaggiata per una spedizione della durata di tre anni: motori a vapore e ponti erano stati rinforzati, abbondante cibo era ammassato nella stiva e a bordo c’erano strumenti avanzatissimi per studiare il magnetismo, la geologia, la botanica e la zoologia e addirittura una macchina fotografica per dagherrotipi. Tutto faceva pensare a un’impresa organizzata con cura e dopo profonde riflessioni. Alle dieci e trenta del mattino del 19 maggio l’Erebus e la Terror levarono le ancore, ruotarono di 360 gradi per essere sicure che le bussole funzionassero e finalmente la spedizione di Franklin verso il Passaggio a Nord-ovest prese il via, con ventiquattro ufficiali e centodieci uomini a bordo. Fu l’inizio di uno dei peggiori disastri nella storia delle esplorazioni artiche.
In questo suggestivo libro Michael Palin offre un resoconto di prima mano del percorso e delle condizioni affrontati dall’equipaggio dell’Erebus che, nel 1846, insieme alla Terror, svanì dalla faccia della terra. Cos’è veramente accaduto all’Erebus? Com’era fatta? Dov’era riuscita ad arrivare? Come aveva potuto sopravvivere a tanto, per poi scomparire in quel modo misterioso? Ricercato e illustrato sapientemente con mappe, fotografie, dipinti e incisioni, Il mistero dell’Erebus è l’avvincente racconto di una spedizione tragica ma indimenticabile.
RECENSIONE
Ho scoperto questo libro casualmente in un mio solito giro in biblioteca e mi ha attirato la copertina: si vede una nave a vela che solca le acque fredde del Polo Nord. E mi sono deciso senza pensarci due volte a prenderlo in prestito e l'ho divorato letteralmente.
La nave si chiama Erebus, come Erebo il figlio di Caos e l'autore ci guida davvero in una ricostruzione eccezionale di tutta la sua vita nautica e avventurosa, fino al suo recente ritrovamento di pochi anni fa. L'Erebus, costruita nel 1826, inizialmente venne utilizzata nel pattugliamento del Mediterraneo ma ben presto venne modificata per poter navigare, assieme alla sorella Terror (tutti nomi incoraggianti devo dire!), tra i ghiacchi dell'Artico. E infatti nel 1839 il capitano James Clark Ross guidò questa avventurosa spedizione fino in Antartide per la ricerca del Polo Sud magnetico, sfidando gelidi venti, ghiacci e pericolosi iceberg. Un'altra spedizione verrà effettuata nel 1845 per provare ad attraversare il celebre passaggio a Nord-Ovest e avrà come capitano John Franklin. Ma da questa spedizione le due navi non faranno più ritorno e l'autore prova a ricostruire passo dopo passo quello che a loro è potuto accadere. Si nota che l'autore ha consultato tanti documenti, interviste, ha ricostruito gli itinerari delle due navi, ha esaminato infinite carte nautiche, chiesto lumi a studiosi ed esperti di navigazione.
Che altro aggiungere, un libro interessante e consigliato a chi ama le ricostruzioni di storie vere di navi e navigatori.




