L'AGNESE VA A MORIRE || Renata Viganò || Einaudi || 2017 || 256 p.
«L'Agnese va a morire è una delle opere letterarie piú limpide e convincenti che siano uscite dall'esperienza storica e umana della Resistenza. Un documento prezioso per far capire che cosa è stata la Resistenza [...]. Piú esamino la struttura letteraria di questo romanzo e piú la trovo straordinaria. Tutto è sorretto e animato da un'unica volontà, da un'unica presenza, da un unico personaggio [...]. Si ha la sensazione, leggendo, che le Valli di Comacchio, la Romagna, la guerra lontana degli eserciti a poco a poco si riempiano della presenza sempre piú grande, titanica di questa donna. Come se tedeschi e alleati fossero presenze sfocate di un dramma fuori del tempo e tutto si compisse invece all'interno di Agnese, come se lei sola potesse sobbarcarsi il peso, anzi la fatica della guerra [...]». (Sebastiano Vassalli)
RECENSIONE
Questo romanzo neorealista (è un'opera narrativa del secondo dopoguerra italiano che racconta la realtà popolare, la guerra, la Resistenza e le ingiustizie sociali con uno stile diretto e veritiero) di ispirazione autobiografica visto che l'autrice, Renata Viganò fu, assieme a suo marito, una partigiana della Resistenza italiana, ci porta sulle Valli di Comacchio (Emilia Romagna) durante la seconda guerra mondiale nel periodo dell'occupazione tedesca poco prima la Liberazione. La protagonista della storia è Agnese, una lavandaia di mezza età, che dopo la morte di suo marito Palita (deportato dai tedeschi dopo una soffiata dei vicini di casa perché partigiano) decide di collaborare coi partigiani come staffetta di collegamento, anche in seguito all'episodio di un tedesco che le ha ucciso la gatta (e lei, per vendicarsi, lo uccide in testa col suo stesso fucile). Piano piano Agnese diventerà come una figura materna per i partigiani, cucina per loro, ripara i loro vestiti, li accudisce quando ne hanno bisogno. Ma devono spostarsi continuamente per non farsi scoprire dai tedeschi e per questo si nascondono fra i canneti impenetrabili e labirintici, sfidando il freddo e la fame, la mancanza di acqua, immersi nella nebbia. Purtroppo, come il titolo ci spoilera, non finirà bene per la povera Agnese, che verrà catturata dai tedeschi proprio alla fine del romanzo, proprio quando gli alleati inglesi stavano per sconfiggere i tedeschi.
La Viganò non ci regala solo un romanzo storico, una vera e propria testimonianza sulla Resistenza, ma una protagonista con una grande forza, un'eroina matura che non accetta compromessi, che odia i nemici e fa di tutto per difendere la libertà.
«L’Agnese restò sola, stranamente piccola, un mucchio di stracci neri sulla neve.»
P.S.: L'Agnese va a morire vinse il Premio Viareggio nel 1949.
