sabato 23 maggio 2026

[Recensione] L'uomo che guardava passare i treni - Georges Simenon

 


L'UOMO CHE GUARDAVA PASSARE I TRENI || Georges Simenon || Adelphi || 1991 || 211 pag.

La sera di un giorno qualsiasi, Kees Popinga si appresta a fumare un sigaro. Anche la sua vita è qualsiasi, e questo lo rallegra. Impiegato di una solida ditta olandese, è abituato a spartire le sue ore con perfetta regolarità. I suoi sentimenti non usano deviare, se non impercettibilmente, come per esempio per «quella certa emozione furtiva, quasi vergognosa, che lo turbava vedendo passare un treno, un treno della notte soprattutto, dalle tendine calate sul mistero dei viaggiatori». Quella sera, poche ore dopo, Popinga fu costretto ad accorgersi che la sua vita si disfaceva come un castello di carte. Ora gli accennava dall’oscurità una nuova esistenza, dove avrebbe avuto a che fare con figure per lui estranee: il sangue, le donne, l’imbroglio, il caso, la fuga, la paura, l’esaltazione, il falso, la polizia.
Kees Popinga è uno di quegli uomini cosiddetti normali che Simenon predilige e che sa raccontare come nessun altro. La sua normalità, come ogni normalità, è illusoria: un meccanismo che, appena s’inceppa, diventa capace di tutto. Ma non tutti, a quel punto, sono capaci di tutto. Kees Popinga sì. Come era stato, un tempo, il più normale fra i normali, ora si sfrena e, preso da un’euforia sinistra, rovescia uno per uno tutti i capisaldi della sua realtà. La sua fuga è una sfida, e la sfida attira un’incalzante persecuzione, che ci trascina fino all’ultimo nella lettura. Personaggio paradigmatico dell’universo simenoniano, Popinga si insinua nella mente del lettore con una stupefacente familiarità. È come una carta da parati che abbiamo visto per anni e improvvisamente si metta a parlare. Dal momento in cui, un giorno, Popinga esce di casa e, chiudendo la porta, esce anche da se stesso, incontriamo di tutto e non riusciamo a evitare di vederlo con i suoi occhi. Il delitto, il terrore, la fantasticheria, la solitudine, la lucidità, la puntigliosità: sono nuovi pezzi su una vecchia scacchiera, e con il loro aiuto Popinga tenta disperatamente di eludere lo scacco matto. Alla fine, la sua vita, di cui ormai sappiamo tutto, sarà passata davanti ai nostri occhi, e ai suoi, come uno di quei misteriosi treni che amava guardare nella notte.
L’uomo che guardava passare i treni fu pubblicato per la prima volta nel 1938.

RECENSIONE

Di tanto in tanto mi concedo una pausa dalle indagini del commissario Maigret e leggo una storia di Simenon che non riguarda il celebre commissario, come in questo caso. Era da tempo che desideravo recuperare L'uomo che guardava passare i treni e finalmente ci sono riuscito.

Kees Popinga è impiegato in una ditta olandese di spedizioni navali e ha una moglie e due figli. La sua vita da borghese si svolge in modo normale, seguendo il solito tran tran come di un uomo qualsiasi. Una sera, però, la sua vita verrà stravolta e, come un castello di carte, crollerà a terra. Egli apprende dal suo datore di lavoro che la ditta sta per fallire (per bancarotta fraudolenta) e va a trovare l'amante di lui. Da quel momento la sua vita prenderà una strada fuori dal suo ordinario fatta di delitti, donne, imbrogli, fughe e falsità. Decide di fuggire a Parigi, inseguito dalla polizia che crede abbia ucciso il suo capo. Popinga diventa un'altra persona: prova a depistare la polizia, frequenta le prostitute, si mette nei guai per davvero e compie delle azioni criminali.

La storia che ci regala Simenon è piena di colpi di scena e ti lascia incollato alle pagine per tutti i capitoli. Mette a nudo la profonda insoddisfazione della condizione di Popinga che improvvisamente si lascia trascinare dagli eventi, cambiando completamente e diventando un'altra persona (a tratti ricorda il protagonista di Pirandello, Vitangelo Moscarda, in Uno, nessuno e centomila e come lui va in crisi e cerca la sua identità). In un certo senso Popinga, perseguitato da eventi infausti, decide di prendere finalmente la vita nelle sue mani e smette di lasciarsi trascinare dalla corrente e inizia a compiere cose che mai avrebbe compiuto nella normalità (e questo ci ricorda anche un altro capolavoro della letteratura mondiale, ovvero Il dottor Jekyll e Mister Hyde di Stevenson).

Simenon ci regala un romanzo psicologico godibile e scritto bene, un piccolo capolavoro giallo del Novecento.




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