VENERE PIÙ X || Theodore Sturgeon || Mondadori || 2004 || 234 p.
Al suo risveglio da un lungo sonno di cui ignora la causa, Charlie Johns scopre di trovarsi...dove? Nel futuro? In un angolo remoto e inaccessibile della Terra? Comunque, in un mondo completamente diverso, quello dei Ledom, la strana razza di individui bisessuati che da anni segue l'evoluzione parallela del genere umano. Charlie è stato portato fin lì per osservare, imparare e soprattutto criticare una civiltà che a prima vista possiede tutti i requisiti dell'utopia. E' l'inizio di un lungo viaggio fra le meraviglie di un mondo nuovo: ma, per Charlie, le sorprese non saranno tutte piacevoli...
RECENSIONE
Charlie Johns si risveglia forse in un altro mondo e conosce la razza dei Ledom, individui bisessuati. Ben presto scoprirà che è stato portato lì per conoscere e criticare questa civiltà particolare che sembra, in apparenza, perfetta. Ma ben presto scoprirà alcuni retroscena che metteranno in dubbio tutta questa società utopica.
Sturgeon ci presenta una sorta di riflessione su varie tematiche come il sesso, la religione, i ruoli di genere e argomenti pieni di filosofia. Gli abitanti di Ledom non sono né uomini né donne, ma entrambi i sessi. E Sturgeon aggiunge due bisogni: quello di amare e quello di adorare. In questo caso i Ledom adorano il Bambino.
”We are not a Utopia. A Utopia is something finished, completed. We are transients; custodians; a bridge, if you like.” (trad. "Non siamo un’utopia. Un’utopia è qualcosa di finito, di completato. Noi siamo di passaggio; custodi; un ponte, se volete".
La storia presenta due linee temporali parallele o contrastanti. Una, quella su cui si concentra maggiormente l’attenzione, è l’avventura di Charlie Johns, che un giorno, mentre cammina per strada, si sveglia e si ritrova a Ledom, una piccola comunità autosufficiente in un futuro lontano, più simile a una società aliena che a una società umana. È stato portato lì per fungere da osservatore obiettivo e indipendente e fornire ai Ledomiti una valutazione di ciò che pensa del loro mondo. Lui, come Dorothy e Toto, vuole solo tornare a casa, ma non gli permettono semplicemente di battere i tacchi tre volte. Deve portare a termine la sua missione in un mondo popolato da persone che non dormono e che sono ermafroditi (individui dotati di entrambi i sessi). In questo strano nuovo mondo non esistono uomini e donne. Ognuna di loro possiede entrambe le parti e rimane incinta contemporaneamente, dando sempre alla luce gemelli, che vengono poi portati via per essere incubati da soli per un mese. In contrasto con questo strano mondo, si intravedono sprazzi di una società alla «Ozzie e Harriet» degli anni Cinquanta, con ruoli prestabiliti per uomini e donne che vengono appresi fin dalla tenera età. Potrebbe sembrare che questa storia sia un modello per ciò che alcuni radicali desiderano, ma forse è un racconto ammonitore e ha semplicemente lo scopo di far riflettere.
Attraverso due trame alternate – che non si intrecciano mai – l’autore descrive due diversi modelli di strutture sociali e i comportamenti inconsci di cui siamo vittime. Pone delle domande, ma non fornisce tutte le risposte. Il lettore è chiamato a riflettere con la propria testa. Sturgeon contrappone il clima degli anni ’50, in cui prevaleva la mentalità del “Papà ha sempre ragione”, a qualcosa che assomiglia a un’utopia in cui gli abitanti sono veramente androgini.
Infatti più che un romanzo di fantascienza questo testo si potrebbe definire una riflessione sugli atteggiamenti sociali e sulle identità di genere, nonché un’esplorazione filosofica di come potrebbe funzionare una futura società senza distinzioni di genere.
MEMORIE DI UN VIAGGIATORE SPAZIALE || Stanislaw Lem || Mondadori || 2025 || 562 p.
Che cosa ci riserva il futuro? Quali segreti nasconde il passato? Ijon Tichy lo sa. Dal 2661, l'Epoca della Cronotrazione e della Telecronia, è giunto un Ijon più vecchio per essere arruolato nel programma di risistemazione della storia universale. Da allora sono iniziate le sue peripezie non solo nello spazio, ma anche attraverso il tempo. Tra mondi abitati da robot, vortici gravitazionali, computer ammutinati e foreste di supernove, incontrerà sorprendenti civiltà e bizzarre creature, e le descriverà negli ottantasette tomi delle sue memorie. Memorie di un viaggiatore spaziale (1957) apre la fase più feconda della produzione fantascientifica di Lem, e introduce il personaggio di Ijon Tichy, protagonista di un ciclo narrativo che arriva fino alle ultime opere dello scrittore. Con il resoconto dei viaggi del suo personaggio, Lem offre ai lettori un'ironica e illuminante satira filosofica, degna dello Swift dei Viaggi di Gulliver, e getta il suo sguardo irriverente sui totem della tecnologia e i pilastri teologici, indagando nel profondo la natura e l'intelligenza della specie umana.
RECENSIONE
Quarta opera che leggo di Lem dopo Solaris, Il pianeta del silenzio e L'indagine del tenente Gregory.
Ijon Tichy è un viaggiatore particolare, visto che si scontra temporalmente con diversi se stesso mentre viaggia nello spazio (e si prende pure a cazzotti). Diventa delegato della Terra nell'Organizzazione dei Pianeti Uniti (sempre se lo accettano), si finge robot in un pianeta pieno di robot ma scopre che essi erano in realtà uomini che fingono di essere robot, studia e rallenta il tempo per capire come si evolve una civiltà, viene arrestato dalla Ittiopolizia e anche dall'Angelopolizia e durante i suoi viaggi studia libri di filosofia e teologia. Viene arruolato nel Programma O.T.E.L.S.T.U.N.I.P. (Ottimizzazione Telecronica della Storia Universale mediante Iperputer) dove è in grado di poter risistemare la Storia Universale, a Dictonia conosce l'Immortalizzazione della Chiesa Duistica, mentre nel piccolo pianeta dei Bisciuti nota che amano disatomizzarsi. Nel pianeta degli Indioti (divisi da Illustri e Inferiori) scopre una mostruosa macchina che trasforma le persone in dischetti. Potrei continuare ancora ma questo è un piccolo assaggio di tutte le peripezie che accadono a Ijon in questa serie di racconti con lui protagonista. Naturalmente è tutto vistato dal consiglio scientifico dell'istituto tichologico. Tichy è un attento osservatore, sempre desideroso di conoscere cose nuove, è autoironico, e si scontra con usi e modi di vita sempre diversi.
Colpisce la grande ironia di Lem, che qua troverete a badilate, e che riguarda ogni campo del pensiero umano, dalla società alla religione alla bioetica, dalla scienza all'economia, che comunque fa riflettere sulla nostra esistenza sulla Terra (non siamo che un puntino minuscolo disperso nello spazio dentro un universo infinito). Da non dimenticare anche gli incontri con gli alieni o extraterrestri di diversi tipi, come quello con la specie che sembrano patate abbastanza aggressive. Potremmo definire questo genere come fantascienza filosofica o ironica, non saprei.
Un ultimo consiglio di Tichy: se doveste viaggiare nel tempo, state attenti al rischio di invecchiamento precoce.
IL BUON DOTTORE || Juno Dawson || Armenia || 2019 || 224 p.
Sul pianeta Lobos, il Dottore mette fine a una guerra cruenta tra la popolazione nativa dei loba e i coloni umani. Il TARDIS e il suo equipaggio ripartono … solo per scoprire che Ryan ha dimenticato il telefono. Di nuovo. Al suo ritorno, il Dottore scopre che TARDIS è scivolato secoli nel futuro e qualcosa è andato terribilmente storto. I loba sono diventati schiavi degli umani che si sono tramutati in fanatici adoratori del misterioso Buon Dottore. Per il Dottore è arrivato il momento di affrontare le conseguenze della sua ultima visita. Con Lobos sull’orlo di una catastrofe, riuscirà a rimettere a posto le cose? La prima storia originale con il Tredicesimo Dottore, Yasmin, Ryan e Graham, interpretati sullo schermo da Jodie Whittaker, Mandap Gill, Tosin Cole e Bradley Walsh.
RECENSIONE
Dopo aver concluso un ennesima guerra sul lontano pianeta Lobos, il Nostro Dottore, la sua Tredicesima incarnazione che lo ha portato per la prima volta ad essere donna, va via assieme alla sua nuova gang ma uno di loro ha dimenticato il proprio telefono e dunque, ritornando sul pianeta, scoprono che sono passati un po' di anni e si è creata una religione sul Dottore, ma non su di lei bensì su uno dei suoi compagni, Graham che, non appena rimette piede sul pianeta, viene adorato come un dio.
Nella serie tv il primo Dottore donna viene interpretato da Jodie Whittaker.
Un romanzo che ci fa riflettere sui paradossi temporali e sull'impatto che possono avere le religioni sui popoli se interpretate male. Vi è pure una riflessione sulla schiavitù, sul vizio che ha l'uomo di schiavizzare altri esseri viventi. E poi la storia è avventurosa, piena di peripezie fino ad arrivare addirittura a uno scontro del Dottore in un'arena come nell'antica Roma.
In un futuro prossimo, il ghiaccio dell'Antartide si è ritirato lasciando spazio a una nuova terra, fragile e contesa. Le promesse della geoingegneria si sono rivelate illusorie, e il continente bianco è diventato frontiera di speranze, utopie e conflitti. In questo scenario di bellezza ostile vive Austral Morales Ferrado, una "husky", donna geneticamente modificata per resistere al gelo. La sua diversità è il suo dono e al tempo stesso la sua forza fisica, resistenza e coraggio, ma anche il peso di un'emarginazione costante. Segnata da un passato difficile, Austral compie un gesto disperato che la costringe a fuggire attraverso scenari estremi, tra foreste che rinascono dal permafrost e distese battute dai venti. Con sé porta segreti, rimorsi e la volontà ferrea di non arrendersi, mentre sulle sue tracce si muovono nemici pronti a tutto. La sua corsa diventa così una lotta non solo per la sopravvivenza, ma anche per affermare la propria identità in un mondo che non le ha mai concesso un posto.
RECENSIONE
Austral Morales Ferrado è un'agente penitenziario in fuga in un mondo che un tempo era ghiacciato (l'Antartide) e ha portato con sé sua cugina, Kamilah, per salvarla da un possibile attentato e che diventa anche il suo biglietto per lasciare l'Antartide. Ma i nemici si paleseranno presto sulle sue tracce e sarà una continua corsa per la sopravvivenza.
La storia della fuga di per sé non è male, peccato che venga spesso interrotta dai tanti flash back della vita passata di Austral, che rende la trama lenta e discontinua (tra l'altro molti retroscena risultano noiosi e vorresti facilmente skippare oltre).
L'idea di una rivisitazione alternativa di un futuro distopico ambientato nel continente antartico alla fine non è male, e si potrebbe definire un thriller fantascientifico on the road.
OCCHI NEL BUIO || Cavan Scott || Armenia || 2018 || 172 pag.
Gli Uomini Lucenti sono ovunque. Sono quasi invisibili, incredibilmente alti, con lunghi capelli lisci, volti inespressivi e occhi infuocati. Se ti prendono, ti trascinano via chissà dove. Nessuno è al sicuro. Si trovano a ogni angolo di strada. Aspettano. Osservano. Brillano.
Ma deve trattarsi di una bufala, vero? Tutto Ë iniziato come uno scherzo di cattivo gusto per Halloween. Poi, è diventato virale. Idioti travestiti da mostri, per far prendere un colpo alla gente. Stupide maschere e parrucche spaventose. Non si fa male nessuno, perché l’uomo nero non esiste.
Finché le persone non cominciano a scomparire e delle luci si accendono nella notte… come tanti occhi luminosi.
Ma uno strano individuo chiamato Dottore e la sua amica Bill stanno arrivando in nostro soccorso. Il Dottore ci proteggerà. Il Dottore fermerà i mostri. A meno che i mostri non fermino il Dottore prima…
RECENSIONE
Delle strane figure si aggirano nell'oscurità, ed è meglio non farsi catturare. Vengono chiamati gli Uomini Lucenti, ma esistono realmente oppure è una nuova gag creata per Halloween? Ma una madre sparisce nel nulla, e a questo punto che si materializza una misteriosa cabina blu della polizia dalla quale escono fuori una ragazza dalla folta chioma e un signore esile dai capelli grigi. Già, sono proprio il Dodicesimo Dottore e Bill Potts i quali, incontrando i figli della mamma rapita e una vlogger alla ricerca di questi fantasmi, decidono di provare a riportare la madre a casa. Il Dottore, ovviamente, scaverà a fondo per scoprire chi si cela dietro queste misteriose apparizioni fino a scoprire un vero e proprio universo parallelo, dal quale non sarà facile uscirne fuori.
Che dire, anche questa storia con protagonista il Dottore, il Signore del Tempo che viaggia nella sua astronave a forma di cabina blu della polizia, mi ha catturato anche se la deriva fantasy che prenderà la storia (affollata di fate e magiche creature) non mi ha particolarmente entusiasmato.
Nessuna denuncia della guerra-H è mai stata più cruda, più spietata, più sconvolgente di questa. Nel capolavoro di Roshwald, come nella "Tana" di Franz Kafka, è inutile cercare scampo "più in fondo". Livello dopo livello, una mano mostruosa e invisibile scende a cercarti fin dentro le viscere della Terra. Livello dopo livello fino al: "Livello 7".
RECENSIONE
Facente parte del genere post-atomico, ci troviamo in una storia abbastanza claustrofobica (il protagonista si ritrova a vivere in un bunker antiatomico sotterraneo dal quale non potrà mai più uscire) e dove, in prima persona, il protagonista stesso ci narra la sua vita da recluso e la sua decadenza psicologica, fino al finale catastrofico.
Mi è piaciuto anche per il messaggio che vuole lanciare l'autore, ovvero che ogni tipo di guerra, naturalmente inclusa quella atomica, non fanno per nulla bene a noi abitanti della Terra, peggio ancora se dovesse scatenarsi quella atomica distruggeremmo, oltre a noi, la stessa Terra. Mordecai chiaramente ci dimostra che l'essere umano, o chi ci comanda, spesso è cieco e che farci la guerra a vicenda non è mai una buona idea.
STAZIONE UNDICI || Emily St. John Mandel || Bompiani || 2015 || 412 pag.
Kirsten Raymonde non ha mai dimenticato la sera in cui Arthur Leander, famoso attore di Hollywood, ebbe un attacco di cuore sul palco durante una rappresentazione di Re Lear. Fu la sera in cui una devastante epidemia di influenza colpì la città, e nel giro di poche settimane la società, così com'era, non esisteva più. Vent'anni più tardi Kirsten si sposta tra gli accampamenti sparsi in questo nuovo mondo con un piccolo gruppo di attori e musicisti. Tra loro si chiamano Orchestra Sinfonica Itinerante e si dedicano a mantenere vivo ciò che resta dell'arte e dell'umanità. Ma quando arrivano a St. Deborah by the Water si trovano di fronte un profeta violento che minaccia l'esistenza stessa di questo piccolo gruppo. E man mano che gli eventi precipitano, in un continuo viaggiare avanti e indietro nel tempo, mostrando com'era la vita e com'è dopo la grande epidemia, ecco che l'imprevedibile evento che unisce tutti i personaggi viene rivelato. Riuscirà a quel punto l'umanità a sconfiggere i suoi fantasmi e conquistare un nuovo futuro?
RECENSIONE
Ho scoperto che questo romanzo è stato pubblicato nel 2014 dunque sei anni prima che ci fosse la pandemia mondiale del Covid. E, vi giuro, fa impressione questa cosa perché questa opera immagina come potrebbe diventare il nostro mondo se la pandemia si fosse diffusa in modo capillare e strategico. Per fortuna siamo nel 2025 e ne siamo tutti usciti da qualche anno, ma i traumi, ve lo garantisco, sono rimasti a tutti noi che l'abbiamo vissuto come se fossimo stati in clausura forzata.
Per quanto riguarda la storia voi sapete che quando ci sono troppi personaggi a me la cosa non garba molto, se poi invece di focalizzarsi sul presente (un futuro distopico post pandemico) si sofferma sul passato dei vari coprotagonisti la cosa ancora di più mi fa storcere il naso, che poi hanno delle vite insulse e noiose. Si rimane delusi anche del finale, ti lascia un vuoto di trama.
In definitiva, la scrittrice sicuramente è talentuosa, ma dovrebbe migliorare molto ancora.
IL SILENZIO || DON DELILLO || Einaudi || 2022 || 104 pag.
Manhattan, 2022. Una coppia è in volo verso New York, di ritorno dalla loro prima vacanza dopo la pandemia. In città, in un appartamento nell’East Side, li aspettano tre loro amici per guardare tutti insieme il Super Bowl: una professoressa di fisica in pensione, suo marito e un suo ex studente geniale e visionario. Una scena come tante, un quadro di ritrovata normalità. Poi, all’improvviso, tutta la tecnologia digitale ammutolisce. I tweet, i post, i bot spariscono. Tutti gli schermi, che come fantasmi ci circondano ogni momento della nostra esistenza, diventano neri. Le luci si spengono, un black-out avvolge nelle tenebre la città (o il mondo intero? Del resto come fare a saperlo?). L’aereo è costretto a un atterraggio di fortuna. E addio Super Bowl. È l’inizio di una guerra, o la prima ondata di un attacco terroristico?
RECENSIONE
Immagina un mondo che, improvvisamente, va in black out e tutti gli apparati digitali coi quali siamo abituati a vivere, in primis gli smartphone, non funzionano più. Non c'è più luce elettrica, non c'è più la tv, non puoi più prenotare un volo online né prelevare soldi. Qual è stata la causa di tale black out?
Prima opera che leggo di Don DeLillo. L'idea della storia era buona, anche se oggi abbastanza inflazionata e ripetuta, quella appunto che una crisi porta il mondo e i suoi abitanti umani ad arrangiarsi senza fare uso delle moderne tecnologie, peccato che la storia duri davvero poco e più che un romanzo sembra una piece teatrale senza senso. Diciamo che forse ho sbagliato ad iniziare a conoscere DeLillo con questa opera, forse dovrei recuperare Underworld o Cosmopolis. Gli darò una seconda possibilità, nella speranza che non mi deluda.
All’alba dei cinquantesimi Hunger Games, i distretti di Panem sono in preda al panico. Quest’anno, infatti, per l’Edizione della Memoria, verrà sottratto alle famiglie un numero doppio di tributi rispetto al solito. Intanto, nel Distretto 12, Haymitch Abernathy cerca di non pensarci troppo, l’unica cosa che gli interessa è arrivare vivo a fine giornata e stare con la ragazza che ama. Quando viene chiamato il suo nome, però, il ragazzo vede infrangersi tutti i suoi sogni. Strappato alla sua famiglia e ai suoi affetti, viene portato a Capitol City con gli altri tre tributi del Distretto 12: una ragazza che per lui è quasi una sorella, un esperto in scommesse e la ragazza più presuntuosa della città. Non appena gli Hunger Games hanno inizio, Haymitch comprende che tutto è stato predisposto per farlo fallire. Eppure qualcosa in lui preme per combattere... e far sì che la lotta si estenda ben oltre l’arena.
RECENSIONE
Stavolta ci troviamo al cinquantesimo Hunger Games e vedremo la storia di Haymitch Abernathy, colui che nella trilogia principale diventerà l'allenatore di Katniss Everdeen.
La trilogia a me non era piaciuta, forse salvavo solo il primo libro. Per quanto riguarda invece la storia di Snow, il temibile presidente di Capitol City, mi aveva molto deluso. Anche in questo caso la storia sembra ripetere quello che era successo a Katniss nel primo libro, perché più o meno accadono le stesse cose: si viene scelti, si viene portati a Capitol City, ci si allena, si viene scaraventati nell'arena degli Hunger Games, si tenta di fuggire da essa, eccetera. Credo che l'universo creato dalla Collins si poteva benissimo interrompere col primo libro, ma evidentemente la scrittrice (giustamente) vuole lucrare sul mondo che ha creato e continua con questi libri fuori dalla saga con protagonisti alcuni personaggi della trilogia originale. Chi sarà il prossimo?
Perduto in uno spazio brulicante di stelle, sola in una nera giungla di vuoto cosmico, la Terra ha sognato per migliaia di anni la propria solitudine. Come in una grande casa abitata da vecchi abitudinari, nella quale nessuno viene mai a rendere visita, così gli abitanti della Terra pensano che nessuno possa venirli a trovare da quel nero abisso scintillante di punti luminosi che splende sopra le nostre teste, di notte. Come la Luna è stata una fedele compagna della Terra nella sua solitudine celeste, così le stelle sono state soltanto immagine remote, indistinte, piccole fiamme sospese nel cielo, inaccessibili e straniere e incorporee.
RECENSIONE
Finalmente riesco a mettere le mani (e gli occhi) su un vero capolavoro di fantascienza classica, e me lo sono goduto fino alla fine. Fritz Leiber non a caso è stato vincitore più volte dei più prestigiosi premi letterari di fantascienza come il Premio Hugo e il premio Nebula.
In Novilunio (il titolo originale, The Wanderer, si traduce in italiano con Il Vagabondo) ci troviamo al cospetto di un evento particolare: improvvisamente arriva una minaccia dallo spazio: un pianeta, definito Il Vagabondo, si sposta nello spazio e arriva fino alla Terra, provocando dei cataclismi terribili come maremoti e terremoti. Nella storia che Leiber ci dipana seguiremo le avventure e le disgrazie di diversi esseri umani, fino al punto che uno di essi verrà catturato da un' aliena dalle fattezze gattesche, e se ne innamorerà.
Romanzo corale, apocalittico, pieno di eventi, anche di incontri ravvicinati e innamoramenti tra specie diverse, forse la cosa che potrebbe risultare un po' problematica è il fatto che in ogni capitolo troviamo le vicende e le avventure di diversi personaggi e arrivi al punto di confonderti se solo interrompi la lettura per un giorno.
Assolutamente promosso, si respira vera aria di fantascienza classica, e la storia in se fa paura, fa capire che noi umani, in caso di una catastrofe mondiale, non è detto che riusciremo a cavarcela!
LA LUNGA OSCURA PAUSA CAFFÈ DELL'ANIMA || Douglas Adams || Mondadori || 2011 || 273 pag.
Il secondo capitolo delle avventure del "detective olistico" Dirk Gently che si trova invischiato in un pericoloso intrigo internazionale. Tutto inizia in un aeroporto londinese con un misterioso personaggio che tenta di imbarcarsi sul volo per Oslo. Chi è? E cos'ha a che fare con l'esplosione in un impianto nucleare? L'effervescente fantasia di Adams trascina il lettore in un fantasmagorico viaggio tra le antiche divinità nordiche, Odino in testa, svelando i difficili legami familiari tra questi e Thor, il patto diabolico stretto con due ricchi signori inglesi, e quanto sia difficile essere immortale e non avere più nessuno che ti adori.
RECENSIONE
Seconda avventura con protagonista l'investigatore privato olistico Dirk Gently, che avevamo conosciuto in Dirk Gently, agenzia investigativa olistica.
Solo un autore come Douglas Adams, principe dell'umorismo dell'assurdo, poteva congegnare una trama del genere con, tra i protagonisti, nientemeno che due divinità della religione nordica: Odino e suo figlio Thor. Forse rispetto al primo della saga questo romanzo è più disorganico, ma trovare una logica nelle opere di Adams non è facile anche se alla fine riesce sempre a ricollegare tutto, anche le cose che in apparenza ci erano sembrate futili o inutili.
A me è piaciuto, mi era mancata l'ironia di Adams e anche Dirk Gently (chissà se poi ha usato il frigorifero nuovo?).
DISTRUGGETE LE MACCHINE || Kurt Vonnegut || Nord || 1979 || 296 pag.
Distruggete le macchine è uno dei migliori romanzi antiutopistici mai creati dalla fantascienza. Kurt Vonnegut, stilista tra i migliori di questo genere letterario e giustamente famoso anche al di fuori del genere, ci ha dato con quest’opera un ritratto approfondito e pieno di sensibilità di un’America in cui regna un apparente benessere. La visione delle macchine che hanno rimpiazzato l’uomo e lo hanno così svuotato di ogni interesse per la vita è intelligente e agghiacciante: il benessere materiale è stato totalmente conseguito grazie all’impiego massiccio della meccanizzazione, le macchine hanno sostituito gli uomini in ogni attività manuale e anche in gran parte di quelle intellettuali. Il cittadino medio americano, pur fornito di ogni comfort possibile, è però confinato in ghetti nettamente separati dalle cittadelle dove le macchine e i loro signori, i tecnocrati, dominano incontrastati. E in questi ghetti la sua vita si svolge nella miseria intellettuale più completa e, pur di far qualcosa, egli è costretto a compiere lavori degradanti e perfino inutili. Distruggete le macchine è la storia della rivolta contro questa società da parte di Paul Proteus, giovane e brillante ingegnere, destinato a una rapida carriera fino ai vertici della piramide tecnocratica, ma troppo onesto e tormentato nell’animo per non provare dubbi sulla validità di uno status sociale che è una vera e propria dittatura di classe, guidata da un gruppo di tecnocrati e di grandi impresari industriali, che manovrano il paese in nome di un’etica ipocrita ed arida.
RECENSIONE
L'ingegnere Paul Proteus si ribella a una dittatura di tecnocrati perché troppo onesto per far finta di niente. Infatti la società è divisa in due classi: da un lato quelli che comandano, ricchi e sazi, dall'altro i poveri.
La cosa sorprendente di questo romanzo distopico è che nonostante abbia superato i 70 anni da quando uscì, rimane attuale in un modo incredibile. Se per Vonnegut la minaccia all'umanità erano le macchine che sostituivano i lavori più pesanti dell'uomo, oggi ci potremmo vedere l'intelligenza artificiale che sta schiavizzando le persone, in primis il continuo bisogno di stare connessi coi nostri smartphone. In questa riflessione sulla schiavitù delle tecnologie esce l'anima della storia: cosa accadrebbe all'umanità privata di un senso lavorativo e/o di prospettive sociali? Cadrebbe in depressione.
Lo stile di Vonnegut qua risulta ancora un po' acerbo, ma rimane un libro assolutamente da recuperare
IL COSMONAUTA || Jaroslav Kalfar || Guanda || 2018 || 336 pag.
Praga, primavera 2018. Rimasto orfano in giovane età e cresciuto in campagna dai suoi strambi nonni, Jakub Procházka è uno scienziato di scarsa importanza con un grande sogno: diventare il primo astronauta del suo paese, la Repubblica Ceca, una nazione in cerca di identità dopo il crollo della cortina di ferro. Per questo, quando gli viene proposta una missione sul pianeta Venere, non ha dubbi: potrà diventare un eroe e riscattare il nome della sua famiglia, infangato dalle gravi colpe del padre, informatore e torturatore durante il regime comunista. Ma tutto ha un costo, e il prezzo da pagare in questo caso è abbandonare la moglie Lenka, sacrificando sull'altare dell'ambizione personale il matrimonio e il progetto di un figlio insieme. Sotto lo sguardo adorante del suo popolo, Jakub parte a bordo dello shuttle: d'ora in poi sarà solo nello spazio profondo, anzi no, godrà della compagnia (reale o immaginaria) di un bizzarro alieno. Ma l'impresa è pericolosa e Jakub rischia la vita: sarà l'intervento di una flotta russa in missione segreta a riportarlo sulla Terra dalla sua Lenka?
RECENSIONE
Jakub Procházka viene scelto come unico astronauta terrestre per una missione pericolosa: giungere nei pressi del pianeta Venere per studiare una nebulosa di nome Chopra. Ad un certo punto il nostro scienziato si accorgerà di non essere da solo nell'astronave, una presenza aliena sembra studiarlo. Ma è vera o è solo una sua allucinazione derivata dal lungo soggiorno in solitaria nello spazio profondo?
Jaroslav Kalfar, autore della Repubblica Ceca, ci regala una storia a tinte fantascientifiche che è un pretesto per far viaggiare il nostro protagonista dentro se stesso.
LA CITTÀ ASSENTE || Ricardo Piglia || SUR || 2014 || 197 pag.
Facendo ricerche per un articolo, Junior si imbatte in un mistero che turba l’intera città: un museo e la strana macchina che vi è custodita. Si tratta di un generatore di storie, progettato dal grande Macedonio Fernández, nelle quali si delinea una cartografia alternativa di Buenos Aires. Ambientato in un futuro che assomiglia al passato recente della storia argentina, il romanzo gioca con i generi letterari unendo poliziesco, fantascienza e storia d’amore. Con grande maestria e uno stile impeccabile, Piglia costruisce una complessa narrazione che rende La città assente una delle migliori sfide della letteratura contemporanea.
RECENSIONE
Questa opera letteraria è strana davvero: un insieme di storie diverse che ricordano la raccolta di racconti Le mille e una notte. In breve, un giornalista indaga su un museo che contiene una macchina che genera storie. Una storia che ti farà dubitare su cosa sia vero e cosa inventato, e confondersi durante la lettura è prassi normale.
Prima opera che leggo di Ricardo Piglia, scrittore argentino, il quale ha uno stile che non può non ricordare il mitico Borges e Calvino, per passare anche a James Joyce.
Consigliato a chi ama i libri temerari, strani, che ti fanno riflettere, confondere, impazzire, ragionare.
SCACCO AL TEMPO || Fritz Leiber || Mondadori || 1986 || 159 pag.
Carr Mackay ha un lavoro tranquillo, una fidanzata che lo spinge a far carriera e una vita tutto sommato ben pianificata. Ma ecco che un giorno conosce una strana ragazza, bella e alquanto terrorizzata, e da quel momento la sua vita scivola lungo binari diversi. Scopre di possedere un oscuro potere che il mondo attorno a lui sembra aver perduto, e soprattutto si rende conto che il tempo non è uguale per tutti. O meglio, che non tutti sono obbligati a rispettare la sceneggiatura cosmica imposta silenziosamente al genere umano dall'ordine delle cose. Da quel giorno la vita cambia per Carr Mackay, in modo radicale e spaventoso, poiché fra i pupazzi che tutt'intorno continuano la loro recita si nascondono altri ribelli niente affatto amichevoli...
RECENSIONE
Prima opera che leggo di Fritz Leiber.
Il protagonista è un impiegato a cui, un giorno, la sua vita verrà completamente sconvolta dall'incontro con una bella ragazza terrorizzata da nemici che la inseguono: da quel momento il nostro amico scoprirà che la sua vita era tutta una farsa.
Sinceramente a me questa storia ha ricordato subito il film Matrix, anche se questo romanzo è uscito molto anni prima del film quindi sono stati quelli di Matrix ad ispirarsi a questo libro e non il contrario. Il tema di questa storia è una semplice domanda: e se gli esseri umani in realtà non sono altro che dei burattini o delle rotelle che vengono guidati o mossi dall'universo che è una macchina? La vicenda narrataci da Leiber mette al centro la solitudine e l'alienazione dell'uomo moderno.
Peccato per le forzature che l'autore ha aggiunto di tipo sessuale per poter vendere meglio, visto che questo suo romanzo è stato parecchio sfortunato (lo afferma lo stesso autore nella postfazione), forzature che hanno reso la storia sicuramente più hot (oggi si direbbe spicy) ma anche più ridicola e spesso disturbante. Un'altra cosa che ho ravvisato è che i personaggi sembrano freddi, senza anima, vivono come se fossero già morti. La stessa trama non è avvincente ma semplicemente i personaggi si spostano da un luogo all'altro a caso.
L'INVENZIONE DI MOREL || Adolfo Bioy Casares || SUR || 2017 || 133 pag.
L’invenzione di Morel è il romanzo più celebre di Adolfo Bioy Casares, uno dei narratori più originali della letteratura latinoamericana del Novecento. Pubblicato nel 1940, esce oggi in una nuova traduzione di Francesca Lazzarato, che ne ha curato anche la postfazione. Fortemente ispirato all’Isola del dottor Moreau di H.G. Wells e ai racconti di E.A. Poe, questo romanzo visionario narra le avventure di un fuggiasco che, sbarcato su un’isola deserta per evitare la condanna all’ergastolo, scopre di non essere solo come credeva. In bilico tra il terrore di essere identificato e la frustrazione per il desiderio di essere riconosciuto, il protagonista si ritrova sospeso tra realtà e irrealtà e inizia a seguire, osservare e spiare gli altri isolani. Sarà infine il misterioso Morel a fornirgli le chiavi di lettura di un mondo allucinatorio costituito da pura forma. Un romanzo estremamente moderno e denso, che in poche pagine cattura il lettore invogliandolo ad addentrarsi nei labirinti della trama e a decifrarne gli enigmi.
RECENSIONE
Arrivo alla lettura di questo classico della letteratura mondiale spinto anzi suggerito dalla citazione che si fa nella serie tv Lost (dove dei naufraghi e sopravvissuti a un incidente aereo sono costretti a vivere in un'isola misteriosa e piena di eventi assurdi). In realtà conoscevo già la storia di Morel visto che avevo anni fa recuperato il film del 1974 diretto da Emidio Greco.
Un naufrago arriva in una misteriosa isola abbandonata che ha al suo interno una costruzione che contiene una biblioteca, una sala da pranzo, una cucina, camere da letto, una cappella e anche una piscina. Sembra proprio abbandonata da molti anni, visto che è piena di ragnatele e polvere. Ma improvvisamente, un giorno, iniziano a mostrarsi delle persone vestite di gala che chiacchierano tra loro, fanno il bagno in piscina, mangiano insieme. Sono fantasmi o persone reali? Il naufrago prima si spaventa e fugge, nascondendosi. Poi pian piano inizia a spiarli fino a spingersi a parlare con loro, ma senza essere visto o contraccambiato. Ben presto riuscirà a capire il perché.
Questo romanzo è molto affascinante e ci fa riflettere sul tema dell'immortalità: Morel inventa un meccanismo che ci potrebbe rendere immortali, o almeno le nostre ombre passeggere su questa Terra. In realtà quello che fa lo scienziato Morel è di eternizzare, registrare per sempre, la quotidianità, la banalità dell'ordinario: ci si sveglia, si fa colazione, si va al bagno, si chiacchiera, si pranza, si prende il sole, si passeggia sulla spiaggia, si litiga, si cena, ci si riposa, si ama. Questa storia fa riflettere sul fatto che la nostra vita, di ognuno di noi, è effimera e breve come un filo d'erba: al mattino spunta, durante il giorno vive, la sera già dissecca e poi muore.
N.B.: Casares un grande ad aver anticipato già negli anni 40 la realtà virtuale, anche se lui critica questo tipo di progresso tecnologico come un'invenzione senza anima.
2041. Pericolo dal Sole: entro poche ore, emissioni straordinarie di massa coronale colpiranno la Terra, già a rischio per l'indebolimento del campo magnetico che protegge il pianeta. In Nuova Zelanda un'aurora australe, che dovrebbe essere rivolta a sud, appare invece a nord. Un aereo in atterraggio a Nuova Delhi si schianta al suolo per il danneggiamento dei satelliti di comunicazione dovuto a una raffica di particelle ad alta energia provenienti dallo spazio. Su un'isola delle Bahamas si scatena un uragano di violenza inaudita. La Terra è fuori controllo e le autorità mondiali stanno nascondendo la verità sulla catastrofe imminente per non seminare il panico. Toccherà a quattro scienziati, due uomini e due donne, far ricorso a tutto il proprio sapere, al proprio coraggio e alla propria inventiva per salvare il pianeta. Ma c'è chi è convinto che l'estinzione dell'umanità sia l'unica soluzione possibile… Dal notissimo fisico quantistico Jim Al-Khalili, un romanzo scientificamente plausibile che ci proietta nel futuro, un thriller dal ritmo serrato che svela chi saremo e come vivremo tra non molti anni e, soprattutto, ci ricorda che in un mondo di raffinate tecnologie – a partire dai droni e dalle intelligenze artificiali, così simili a quelle che già conosciamo – la variabile umana e la conoscenza rimangono le nostre principali alleate. Con grande accuratezza scientifica, Jim Al-Khalili conduce il lettore in un futuro agghiacciante e ma allo stesso tempo più vicino a noi di quello che possiamo pensare.
RECENSIONE
In un vicino futuro, il 2041, accadono dei fenomeni atmosferici a dir poco catastrofici: emissioni di massa coronale solare che colpiscono la Terra la quale ha un campo magnetico debole, uragani sempre più pericolosi e potenti, satelliti artificiali di comunicazione danneggiati da particelle ad alta energia provenienti dallo spazio. Il rischio è l'estinzione di ogni essere vivente sul nostro pianeta. Per questo si crea un team di scienziati che proveranno a salvare la Terra e la vita dei terrestri. Uno degli scienziati della storia, fortunatamente, tenterà di creare una macchina in grado di inviare fasci di materia oscura all'interno del nucleo terrestre per riavviare il nostro campo magnetico, ma si troverà davanti una setta, i Purificatori, che tenteranno di sabotare diverse volte questo progetto (anche sequestrandogli la figlia).
Un thriller fantascientifico con tante descrizioni scientifiche, fisiche e tecnologiche, non a caso l'autore è uno stimato fisico quantistico e divulgatore scientifico. Il fatto che il campo magnetico che ci protegge dai raggi solari potrebbe indebolirsi mi ha angosciato, visto che è una teoria scientificamente possibile e probabile (potrebbe accadere). Lo stile di scrittura ricorda molto quello di Michael Crichton.
LA NUBE PURPUREA || Matthew P. Shiel || Adelphi || 1991 || 338 pag.
Immaginate un Robinson Crusoe che abbia per scena, invece di un’isola sperduta, il mondo intero; in cui il protagonista, invece di sperimentare tutte le risorse del raziocinio, passi per tutti i deliri di una solitudine allucinante, affollata di cadaveri e di relitti; immaginate che le vicende del romanzo si svolgano dopo la fine del mondo, provocata da una catastrofe di demoniaca sottigliezza, che estingue l’umanità conservandola immobile come uno sterminato museo di cere, imbalsamata in un delicato profumo di pesca; e che la narrazione di questa fine del mondo e dell’inizio di una nuova vita sia spinta da un soffio epico, guidata da una continua lucidità visionaria; che il linguaggio assuma successivamente cadenze, insieme ingenue e preziose, di stile Art Nouveau, il tono asciutto del romanzo di avventure, l’impeto di una predicazione apocalittica; immaginate, poi, un proliferare di strabilianti invenzioni, agevolmente amalgamate alla grandiosa visione centrale, e avrete un romanzo che, scritto sul limitare del nostro secolo, ne prefigura con perfetta esattezza il cronico incubo di essere il secolo ultimo, per scioglierlo in una storia emblematica che congiunge rovina e rinascita, distruzione e principio. Pubblicato nel 1901, riscoperto una prima volta, in America, nel 1928 – quando si arrivò a pubblicare quattro romanzi di Shiel nello stesso giorno – e poi nel 1948, La nube purpurea è senza dubbio il capolavoro di M.P. Shiel, la cui opera è stata esaltata da scrittori quali Arnold Bennett, Hugh Walpole, H.G. Wells, Dashiell Hammett.
RECENSIONE
L'ultimo Adamo
Questo romanzo distopico è considerato il capolavoro di Matthew Phipps Shiel, scrittore britannico laureato in medicina e amico di Robert Louis Stevenson e di Oscar Wilde.
La storia si può dividere in tre parti: nella prima il protagonista, che fa di nome Adam (non a caso il richiamo al primo Adamo) Jeffson parte per una spedizione che lo porterà al Polo Nord e qua un'eruzione vulcanica pestilenziale di colore purpureo e dall'aroma di pesca ucciderà ogni essere umano sulla Terra (lui non viene colpito perché era rimasto bloccato tra i ghiacci per mesi a causa di forti tempeste); nella seconda parte assisteremo al lungo peregrinare di Adam per tutta la Terra alla ricerca di qualcuno ancora in vita, [senza successo]; nella terza [incontrerà una ragazza che lui stesso chiamerà Eva.]
La vicenda narrataci da Shiel mi ha ricordato molto quella narrataci dal nostro Guido Morselli in Dissipatio H G : Romanzo (altra opera che consiglio caldamente e che è purtroppo quasi sconosciuta) dove appunto un unico sopravvissuto umano vaga solitario per tutta la Terra alla ricerca di qualcuno con cui parlare.
Durante le sue peregrinazioni il nostro Adam ad un certo punto è come se impazzisce (vorrei vedere noi al suo posto se non avessimo avuto le stesse reazioni) e viene colto da una sorta di delirio di onnipotenza che lo porta ad incendiare intere città, anche famose (come ad esempio Parigi). L'apice, credo, di questo suo personale delirio lo raggiungerà quando deciderà di costruirsi un palazzo sfarzoso.
Shiel ritrae la specie umana in tutta la sua limitatezza e solitudine ma nello stesso tempo sottolinea che quando ci troviamo in difficoltà è proprio a quel punto che emerge il nostro istinto vitale, di sopravvivenza, che ci permette di reagire (anche se più volte tenta di suicidarsi).
La prima parte, ovvero tutta la narrazione prima dell'evento della catastrofica nube purpurea vulcanica, potrà sembrare più noiosa o ripetitiva, ma se resisterete nella lettura poi la storia decollerà.
E poi risuona una domanda che ci viene indirettamente posta: tu cosa faresti se fossi l'ultimo essere umano sulla Terra?
DOCTOR WHO - TEMPO PROFONDO || Trevor Baxendale || Armenia Edizioni || 2015 || 247 pag.
I Phaeron si spostavano tra le stelle utilizzando strade fatte di tempo e spazio, ma quando scomparvero milioni di anni fa si lasciarono dietro soltanto rovine. Cosa accadde loro realmente?
Nel lontano futuro, alcuni umani scoprono l’ultima Via dei Phaeron e il Dottore e Clara si uniscono alla loro missione per scoprire dove conduce. Ogni membro della spedizione sa esattamente cosa sta cercando, ma solo il Dottore sa cosa troveranno.
Perchè solo il Dottore conosce il vero segreto dei Phaeron: un segreto talmente terribile e potente da dover essere sepolto nella tomba più profonda che si possa immaginare.
RECENSIONE
Trevor Baxendale ci regala un'avventura del Dodicesimo Dottore accompagnato da Clara e subito mi viene in mente il volto dell'attore Peter Capaldi, uno dei Doctor Who televisivi che mi sono piaciuti di più assieme naturalmente a quelli interpretati da David Tennant e da Matt Smith.
Il Dottore e Clara stavolta salgono su un'astronave, l'Alexandria, che ha la missione di trovare delle vie temporali che furono utilizzate, in passato, dai Phaeron, degli alieni umanoidi che erano in grado di esistere contemporaneamente al di fuori del tempo e dello spazio e viaggiavano nell'universo utilizzando delle strade di spazio e tempo, una sorta di corridoi spazio temporali. Durante il viaggio entreranno in un wormhole che li porterà in un pianeta morente e, dopo aver faticosamente cercato di non morire di freddo, scopriranno il motivo per cui quel tunnel venne creato dai Phaeron.
Leggere una nuova avventura di Doctor Who è sempre piacevole e devo ammettere che questa mi ha intrattenuto.
Il dottor Edward Sanders si reca in Africa alla ricerca di due suoi amici scomparsi, Suzanne e Max Clair. Arriva a Port Matarre, in Camerun, dove si sta verificando uno strano fenomeno: dall’oscurità della foresta e del fiume si sprigiona infatti una luce che fa risplendere lo spazio circostante. A produrla sono agglomerati di cristallo che crescono sui corpi vegetali e animali, trasformandoli in autentiche opere d’arte, che vengono poi vendute di nascosto sulle bancarelle. Sanders si avventura nel cuore della giungla, dove già sono all’opera militari e ricercatori scientifici, per cercare di venire a capo di questa misteriosa mutazione. Ogni tipo di materia, vivente e non, si cristallizza, tutto si trasforma in cosa inanimata, anche il tempo si paralizza. Il fenomeno potrebbe riguardare presto l’intero pianeta. A questa catastrofe esteriore, che comporta anche una metamorfosi interiore e psichica, c’è chi reagisce lottando e c’è chi invece si rassegna a sacrificare la propria vita fisica e mortale a questa minerale forma di immortalità. La fine di un mondo in fondo può essere l’inizio di un altro che sorge dalle macerie del primo. L’ultima fantascientifica catastrofe della quadrilogia degli elementi di J.G. Ballard: la cristallizzazione della terra.
RECENSIONE
Il protagonista di questo romanzo è il dottor Edward Sanders, vice direttore di un lebbrosario, che si reca in Camerun per cercare due suoi amici dei quali non ha più notizie. Arrivato lì viene a scoprire che i due sono bloccati nella foresta per colpa di uno strano fenomeno che si sta verificando, una sorta di cristallizzazione di vegetali e di animali. E sarà così coraggioso da decidere di avventurarsi nel mezzo della foresta pur di ritrovarli.
Devo essere onesto: pur amando Ballard nel bel romanzo Il condominio e nell'inquietante Un gioco da bambini, stavolta questo romanzo ho faticato a portarlo a termine. Sarà che ho una mente scientifica (ma non sono un fisico come Oppenheimer) e nonostante ciò amo la fantascienza, ma in questo caso il nostro autore non spiega mai il fenomeno che avviene in questa storia: cosa ha scaturito questa misteriosa cristallizzazione della foresta? Già solo questo mi ha reso perplesso su tutto ciò che poi accadrà nella storia. Lo stesso protagonista non mi ha coinvolto, e quello che succede è un insieme di eventi che spesso sembrano scollegati e andare appunto per i fatti loro. Peccato, non pensavo di restare deluso da un autore come lui.