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lunedì 21 luglio 2025

[Recensione] Il metodo di Maigret - Leonardo Sciascia

 


IL METODO DI MAIGRET || Leonardo Sciascia || Adelphi || 2018 || 191 pag.

Nel 1961, quando ancora Simenon era confinato fra gli scrittori di serie B, Sciascia, dopo aver dichiarato che i suoi romanzi valevano ben più di quelli dell'école du regard, aggiungeva: «... e forse anche qualcuna delle avventure del commissario Maigret ha più diritto di sopravvivenza di quanto ne abbiano certi romanzi che, a non averli letti, si rischia di sfigurare in un caffè o in un salotto letterario». Questione di chiaroveggenza, certo. E di perspicacia, come quando, sempre nel 1961, scriveva: «Maigret è l'elemento cui la realtà reagisce: una specie di elemento chimico che rivela una città, un mondo, una poetica». Ma anche di passione per un genere – la letteratura poliziesca – da sempre frequentato: con una spiccata simpatia per il «modulo», scaturito da Poe, che del giallo fa un rigoroso cruciverba narrativo, un gioco ingegnoso.
Quel che in questo libro scopriamo è che sin dai primi anni Cinquanta Sciascia ha anche costantemente indagato la letteratura gialla, quasi volesse chiarire a se stesso le ragioni della sua passione e costruire una sorta di mappa, una genealogia degli autori più amati – Chesterton, Agatha Christie, Erle Stanley Gardner, Rex Stout, Simenon, Geoffrey Holiday Hall e altri ancora. Offrendoci così trascinanti riflessioni e insieme gli indizi indispensabili per individuare le ascendenze dei protagonisti dei suoi gialli: dal capitano Bellodi del Giorno della civetta all'ispettore Rogas del Contesto, al brigadiere Lagandara di Una storia semplice.

RECENSIONE

Leonardo Sciascia ha sempre amato ed è sempre stato affascinato dal genere letterario denominato "giallo" e tra gli autori che prediligeva un primo posto aveva certamente Georges Simenon, celebre per averci regalato le indagini del commissario Maigret. In questo saggio vengono raccolti diversi articoli di Sciascia non sono su Simenon e su quello che lui pensava del genere poliziesco, ma anche di altri autori come Chesterton, Agatha Christie, Erle Stanley Gardner, Rex Stout e Geoffrey Holiday Hall.

Non solo tutti articoli ma un mix di prefazioni, brevi recensioni, o riflessioni su opere di determinati giallisti che ci fanno capire meglio il pensiero che Sciascia nutriva per il genere.

Interessante la sottolineatura che fa Sciascia sul fatto che il giallo letterario nasce addirittura nella Bibbia, vedi il caso di Caino e Abele o vedi il libro di Daniele.


giovedì 2 settembre 2021

[Recensione] Una storia semplice - Leonardo Sciascia

 


UNA STORIA SEMPLICE || Leonardo Sciascia || Adelphi || 1989 || 66 pagine

Una storia semplice è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Eppure mai – ed è un vero tour de force – l'autore si trova costretto a nominare sia l'una sia l'altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l'opportunità di riflettere. Davanti alla proliferazione dei fatti, non solo noi lettori ma anche l’unico personaggio che nel romanzo ricerca la verità, un brigadiere, siamo chiamati a far agire nel tempo minimo i nostri riflessi – un tempo che può ridursi, come in una memorabile scena del romanzo, a una frazione di secondo. È forse questo l'estremo azzardo concesso a chi vuole «ancora una volta scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia».

RECENSIONE

Un diplomatico in pensione telefona ai carabinieri e quando andranno a trovarlo lo trovano morto ed egli ha lasciato uno strano messaggio che potrebbe essere un indizio. Solo il brigadiere sarà l'unico che, coraggiosamente, inizierà a indagare per scoprire cosa sia davvero successo al console.

Giallo brevissimo (una sessantina di pagine) ma che fa riflettere ancora una volta sul tema della giustizia in Italia, purtroppo spesso bistrattata e taciuta, per motivi loschi (mafiosi e politici).


mercoledì 7 luglio 2021

[Recensione] Gli zii di Sicilia - Leonardo Sciascia

 


GLI ZII DI SICILIA || Leonardo Sciascia || Adelphi || 31 dicembre 1992 || 241 pagine

Pubblicato nel 1958 nei «Gettoni» di Vittorini, poi di nuovo nel 1961 con l’aggiunta di un importante racconto, L’antimonio, che è un po’ un romanzo interrotto, Gli zii di Sicilia è la prima apparizione di Sciascia come narratore puro, fabulatore di storie che qui sono della Sicilia e della Spagna (la guerra civile nell’Antimonio). Con voce sommessa e ferma, con una sorta di energia compressa, raccolta in sé, lo Sciascia narratore disegna il suo primo territorio. E subito si riconoscono certi suoi tratti essenziali: l’attenzione alle cose e al dettaglio, il confronto perenne fra la Sicilia e il mondo (il libro si avvia con quell’evento subito favoleggiato che fu lo sbarco degli Alleati), la lucidità nel cogliere i paradossi, gli inganni e le beffe della storia (nella Morte di Stalin come anche nell’Antimonio). Mentre, dalla bocca di uno dei suoi personaggi, ascoltiamo una confessione che, letta oggi, potrebbe valere da epigrafe per tutta l’opera di Sciascia: «E mi sentivo come un acrobata che si libra sul filo, guarda il mondo in una gioia di volo e poi lo rovescia, si rovescia, e vede sotto di sé la morte, un filo lo sospende su un vortice di teste umane e luci, il tamburo che rulla morte. Insomma, mi era venuto il furore di vedere ogni cosa dal di dentro, come se ogni persona ogni cosa ogni fatto fosse come un libro che uno apre e legge: anche il libro è una cosa, lo si può mettere su un tavolo e guardarlo soltanto, magari per tener su un tavolino zoppo lo si può usare o per sbatterlo in testa a qualcuno: ma se lo apri e leggi diventa un mondo; e perché ogni cosa non si dovrebbe aprire e leggere ed essere un mondo?».

RECENSIONE

Leonardo Sciascia, coltissimo e celebre scrittore siciliano, in questa raccolta ci presenta alcuni suoi racconti molto belli e tutti ambientati in Sicilia:
1) La zia d'America, dove ci narra l'arrivo degli Americani in un piccolo paesino siciliano e dell'amicizia tra il fanciullo protagonista della storia e un soldato americano;
2) La morte di Stalin, dove conosciamo un ciabattino comunista fin nel midollo che non si da pace nel difendere l'operato del suo idolo, Stalin appunto, ma dovrà presto ricredersi;
3) Il quarantotto (per me il racconto migliore del libro) dove Sciascia ci narra le vicende del barone Garziano, fervente monarchico che ben presto vedrà l'arrivo di Garibaldi (siamo nel 1848 appunto);
4) L'antimonio, un romanzo incompiuto qui presentato come un racconto, dove il protagonista, un ex zolfataro, decide di partire per la guerra in Spagna e dove capirà che la guerra è una gran brutta cosa.
Che dire, Sciascia ha uno stile davvero alto, riesce a interessarti ai movimenti politici delle epoche che ci narra, soprattutto il periodo della Seconda Guerra Mondiale, e ti fa scoprire con grande maestria la storia della nostra cara Sicilia, terra che da sempre è stata invasa, conquistata, ha visto troppo sangue versarsi nelle sue calde terre. E poi riesce con grande lucidità a cogliere i numerosi paradossi, gli inganni e le beffe della Storia.
Assolutamente uno dei miei autori italiani preferiti, e del quale leggerò tutte le sue opere.


martedì 23 giugno 2020

[Recensione] Breve storia del romanzo poliziesco - Leonardo Sciascia

Titolo: Breve storia del romanzo poliziesco
Autore: Leonardo Sciascia
Pubblicazione: 12 novembre 2014
Editore: Corriere della Sera
Collana: I Corsivi
Genere: saggio
Pagine: 15

Quarta di copertina
Per Leonardo Sciascia nel romanzo poliziesco c’è qualcosa di metafisico: «L’incorruttibilità e infallibilità dell’investigatore, la sua quasi ascetica vita, il fatto che non rappresenta la legge ufficiale ma la legge in assoluto, la sua capacità di leggere il delitto nel cuore umano oltre che nelle cose, ne fanno un eletto». Non è un caso allora che lo scrittore siciliano faccia partire questa breve ma affascinante storia del «giallo» dalla Bibbia con il primo detective privato, che identifica nel profeta Daniele. Da lui discendono tutti gli investigatori che sono venuti in seguito, dal Dupin di Edgar Allan Poe all’avvocato Perry Mason di Erle Stanley Gardner, passando per Sherlock Holmes di Arthur Con Doyle e Hercule Poirot di Agatha Christie. Sciascia analizza sottilmente regole del gioco e meccanismi narrativi, portandoci dai «gialli d’azione» degli americani duri e malinconici come Samuel Spade di Dashiell Hammett al commissario Maigret della polizia parigina. All’elenco mancherebbe solo Sciascia stesso che da Il giorno della civetta a Il contesto coltivò il genere come l’amato Gadda: a modo suo.

Recensione
Per i cultori del genere un brevissimo saggio molto intrigante dalla viva voce di Sciascia.

mercoledì 29 aprile 2020

[Recensione] Todo modo - Leonardo Sciascia

Titolo: Todo modo
Autore: Leonardo Sciascia
Editore: Adelphi
Pubblicazione: 14 maggio 2014 (quinta edizione)
Prima pubblicazione: 1974
Genere: giallo
Pagine: 121
Prezzo: 10 euro

Quarta di copertina
Se dovessimo indicare una forma romanzesca capace di rivelare come si compone e come si manifesta quell’impasto vischioso del potere che la politica italiana ha avuto per lunghi anni il funesto privilegio di produrre, basterebbe rimandare alle asciutte pagine di Todo modo, alla scansione crudele dei suoi episodi, che solcano una materia informe, torbida e sinistra, quale nessun altro romanziere italiano aveva saputo affrontare. Non meraviglia dunque che questo libro, pubblicato nel 1974, possa essere letto come una guida alla storia italiana dei decenni successivi. 

Recensione
Ho riletto per la seconda volta quest'opera di Sciascia, credo una delle più celebri. Non saprei davvero cosa dire delle impressioni che mi ha lasciato, e non saprei nemmeno in che genere collocarlo, se semplice romanzo o anche giallo visto che avviene più di un omicidio al suo interno. Attualissima la critica feroce di Sciascia sui poteri forti (Chiesa e Stato, politica) che fa riflettere su come siamo condizionati da essi nella nostra vita e come essi non vogliono che noi ragioniamo con la nostra testa.
Il finale poi ci fa capire (senza fare spoiler) che la vita è così: non si capisce bene dove andremo a parare. Tutta la vicenda sembra irreale, ti porta ad isolarti assieme al protagonista in questo eremo sperduto nelle campagne siciliane e la figura che ti folgora è quella del sacerdote don Gaetano, acculturato prelato della Santa Chiesa Romana moderno e alienante. Il nostro partecipa a una sorta di ritiro spirituale (che di spirituale ha ben poco) e dove, nella recita del rosario, avviene un omicidio. Da quel momento in poi Sciascia ci guida in un'indagine che sembra non avere senso e forse non avere più importanza di chi ha commesso l'omicidio, perché, alla fine, siamo tutti colpevoli.

[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...