venerdì 10 aprile 2026

[Recensione] Il mondo di Banana Yoshimoto - Giorgio Amitrano

 


IL MONDO DI BANANA YOSHIMOTO || Giorgio Amitrano || Feltrinelli || 2007 || 126 p.

Che cosa pensa Banana Yoshimoto del mondo? E del cinema? E della pittura contemporanea? E dell'Italia? E del Giappone? E della sua stessa scrittura?Un piccolo volume per entrare nelle stanze rarefatte, aeree, segrete di Banana Yoshimoto. Un tributo al culto ormai planetario di un'autrice che ha continuato a rinnovarsi, ad aprire in sé e fuori di sé le porte della percezione. Il volume analizza i temi cari alla narrativa dell'autrice, manie, predilezioni, tratti caratteristici. Sicuro e partecipe come può essere un amico e traduttore di fiducia, Giorgio Amitrano entra nel "mondo" di Banana offrendo interessanti spunti di lettura. Questa nuova edizione è arricchita da un'intervista condotta all'Orientale di Napoli nel 2001, da un saggio che situa la narrativa di Banana nel contesto della cultura giapponese contemporanea e da altre utili curiosità. Accompagnano il volume le riproduzioni di alcune opere degli artisti giapponesi che hanno costituito e continuano a essere il cerchio figurativo in cui si muove l'immaginazione della scrittrice.

RECENSIONE

Banana Yoshimoto, assieme ad Haruki Murakami, sono stati per decenni (e lo sono ancora) tra i miei autori giapponesi preferiti, e quando ho visto l'esistenza di questo libro non ho potuto resistere e l'ho letto. Giorgio Amitrano, celebre traduttore proprio di entrambi gli scrittori (è anche professore ordinario di Letteratura Giapponese e di Lingua e cultura del Giappone presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli) ha raccolto, in questo testo, due interviste che ha avuto proprio da Banana Yoshimoto più interessanti capitoli in cui egli tenta di spiegarci lo stile della scrittrice, cosa le piace, che musica ascolta, quali autori predilige eccetera.

Per chi, come me, ama questa particolare scrittrice, questo testo è pieno di aneddoti e novità sul mondo della Yoshimoto, e Amitrano riesce a trasmetterci benissimo tutto ciò.


mercoledì 8 aprile 2026

[Recensione] Alla buon'ora, Jeeves! - P.G. Wodehouse

 


ALLA BUON'ORA, JEEVES! || P.G. Wodehouse || Sellerio || 2024 || 283 p.

In una nuova traduzione, torna in libreria la serie di romanzi di P.G. Wodehouse che ha reso l’impeccabile maggiordomo Jeeves un’icona della letteratura umoristica di tutti i tempi.

RECENSIONE

Avevo sentito parlare delle avventure di Jeeves, questo geniale maggiordomo inglese che tollera un padrone ricco e annoiato che pensa di essere più intelligente di lui ma in realtà è abbastanza inetto e stupido nella maggior parte delle volte. E il suo padrone non fa che cacciarsi sempre nei guai, devastando qualunque cosa tocchi o qualunque rapporto provi ad unire (come in questa storia, dove tenta di far riconciliare sua cugina col suo ex fidanzato).

Lo stile di Wodehouse è molto inglese, su questo non ci sono dubbi, il celebre umorismo inglese che forse a noi italiani potrebbe far storcere il naso, ma a me sinceramente è piaciuto. I romanzi di Wodehouse sono molto superficiali, è come bere un bel bicchiere di aranciata appena spremuta con del ghiaccio in estate. Al momento ti disseta, ma dopo pochi minuti hai di nuovo sete.

Di questo autore mi piace l'idea di prendere in giro l'alta società inglese degli anni 30 che era appunto superficiale ed oziosa.

Sicuramente leggerò altre avventure di Jeeves e del suo padrone ozioso.


lunedì 30 marzo 2026

[Recensione] Il postino suona sempre due volte - James M. Cain

 


IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE || James M. Cain || Adelphi || 1999 || 122 p.

È la storia, scarna, di una passione devastante, che ha per teatro uno scalcinato distributore di benzina su una statale a pochi chilometro da San Francisco, per ostacolo un marito rozzo e brutale e per via di fuga nient'altro che la tenebra. A questo romanzo ci si arrende al primo incontro, come Frank Chambers, a Cora, uno dei più temibili e vessatori fantasmi femminili che abbiano mai abitato le pagine di un romanzo: nelle parole dello stesso Cain, neppure una donna, ma "il desiderio fatto realtà".

RECENSIONE

Sarò sincero: non pensavo di stare per leggere un vero e proprio noir!

Un vagabondo perdigiorno, Jack, si imbatte in un distributore di benzina su una statale vicino a San Francisco, e qua conosce, oltre al proprietario greco, la sua bellissima moglie Cora della quale si innamora perdutamente. Da quel momento in poi i due decidono di eliminare il marito.

La cosa che colpisce subito di James M. Cain è il suo stile asciutto, rude, con dialoghi molto brevi ed essenziali. La passione che nasce tra i due amanti è violenta, insaziabile, ossessiva. Il fatto di accoppare il marito di lei non sembra turbare più di tanto i protagonisti, anzi, viene vista come una liberazione alla loro storia d'amore. Ma il destino, spesso, non sembra remarti a favore.


sabato 28 marzo 2026

[Recensione] La mia Africa - Karen Blixen

 


LA MIA AFRICA || Karen Blixen || Feltrinelli || 1982 || 300 p.

Vissuta fino al ’31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà “che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo”. Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte: “I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall'ignoto e dagli assalti del fato; l’indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l’oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici.”

RECENSIONE

Dopo anni finalmente riesco a leggere questo classico, che non è un romanzo ma un reale resoconto degli anni (dal 1914 al 1931) che la protagonista, Karen Blixen, danese, ha vissuto in Africa, in Kenya.
Karen gestiva una fattoria in Kenya, allora chiamata Africa Orientale Britannica, sulle pendici delle colline Ngong, a circa 15 km da Nairobi. Attualmente la sua casa è un museo.

Karen era una baronessa danese e decise, il 2 dicembre del 1913, di partire per l'Africa assieme a suo cugino Bror von Blixen-Finecke, che sposò nel 1914 a Mombasa e insieme acquistarono una fattoria dove installarono una piantagione di caffè. Divorziò da esso nel 1925 e decise di restare in Africa a continuare a gestire la sua piantagione. Nel libro la baronessa ci narra della sua vita semplice in questa magica fattoria e il suo stile delicato e intenso di scrittura riesce a toccare le corde del cuore. Karen non segue una narrazione cronologica degli eventi, ma rievoca nella sua memoria i suoi ricordi più cari, gli incontri con i Masai, con i Kikuyu, coi Somali del deserto. Non è un semplice diario biografico ma un vero e proprio viaggio dentro se stessi.

Non ho ancora visto il film ma mi è stato riferito che non ha quasi nulla del libro.

Nel pieno del giorno l'aria, in alto, era viva come una fiamma: scintillava, ondeggiava e splendeva come acqua che scorre, specchiando e raddoppiando tutti gli oggetti, creando grandi miraggi. Lassù si respirava bene, si sorbiva coraggio di vita e leggerezza di cuore. Ci si svegliava, la mattina, sugli altipiani, e si pensava: "Eccomi qui, è questo il mio posto".


domenica 22 marzo 2026

[Recensione] A che cosa serve la letteratura? - Isaac B. Singer

 


A CHE COSA SERVE LA LETTERATURA? || Isaac B. Singer || Adelphi || 2025 || 210 p.

Quale concezione della letteratura anima le prodigiose storie di Singer? Quale visione estetica e spirituale ha disegnato i suoi personaggi? Per quanto sorprendente possa risultare, i numerosi saggi cui Singer ha affidato le sue idee in fatto di arte, letteratura e cultura ebraica sono rimasti relegati in pubblicazioni poco accessibili (per lo più il quotidiano yiddish «Forverts») e schermati da pseudonimi. Eppure, come documentano le traduzioni in inglese riaffiorate dai suoi archivi, non v’è dubbio che Singer meditasse di ricavarne una raccolta: questo libro rappresenta dunque la realizzazione postuma di un progetto d’autore – e un’inattesa via d’accesso alla sua filosofia personale. Di più: a mano a mano che ci addentriamo nella lettura, scopriamo che questi interventi – dove lo scrittore è raffigurato come un «intrattenitore», un narratore di destini individuali, ancorato a «un gruppo specifico e a una specifica cultura», refrattario alla psicologia e alla sociologia, perennemente in lotta con «i sommi poteri», cioè con Dio – sono anche l’eco meditativa dei suoi romanzi, e che li illuminano di una luce nuova. Così, allorché Singer schizza con disarmante affabilità un quadro della sua Qabbalah, rivelandoci che le tenebre e il male sono necessari perché le azioni e i pensieri umani «siano in perenne bilico tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato», il destino dei personaggi che abbiamo amato – da Hertz Grein in Ombre sull’Hudson a Yasha Mazur nel Mago di Lublino a Hertz Minsker nel Ciarlatano – ci appare d’improvviso inevitabile. E di un’abbagliante evidenza.

RECENSIONE

Amo molto le raccolte di scrittori in cui possiamo conoscere i loro pensieri, le loro impressioni non solo sulle loro opere ma anche su cosa pensavano del mondo e di tutto quello che li circondava. E cosa più strana è che ancora di questo autore, di Singer, non ho letto nulla, quindi non vedo l'ora di farlo al più presto. Emerge dirompente la sua anima ebraica, la sua grandezza narrativa, la sua voglia di scrivere.

Gli esseri umani sono per loro stessa natura scopritori, inventori e creatori. Sono, per questo motivo, a immagine e somiglianza di Dio.

mercoledì 18 marzo 2026

[Recensione] Maigret si sbaglia - Georges Simenon

 


MAIGRET SI SBAGLIA || Georges Simenon || Adelphi || 2004 || 162 p.

Nel corso della sua carriera Maigret aveva interrogato migliaia, decine di migliaia di persone: alcune occupavano posizioni di prestigio, altre erano famose per la loro ricchezza e altre ancora figuravano tra i più intelligenti criminali internazionali.Eppure attribuiva a quell’interrogatorio un’importanza che non aveva mai attribuito a nessun altro, e non per la posizione sociale di Gouin né per la fama di cui godeva in tutto il mondo.Capiva che Lucas fin dall’inizio del caso si chiedeva perché non andasse direttamente a fare delle domande precise al professore, e che ancora adesso il brav’uomo era sconcertato dal malumore del capo.Maigret non poteva confessare la verità né al suo ispettore né ad altri, e nemmeno a sua moglie. A essere sinceri, non osava formularla chiaramente neanche a se stesso.

RECENSIONE

Stavolta il commissario Maigret viene chiamato ad investigare sulla morte violenta di Louise detta Lulù, una bella donna dal passato non molto buono. Quello che sembrerebbe a un primo impatto un suicidio si scoprirà essere ben presto un omicidio e che la ragazza frequentava due uomini: uno spiantato musicista, Pierrot, e un illustre medico chirurgo, il professor Gouin, il quale era stato lui a sistemarla in quell'appartamento vicino al suo (anzi, proprio al piano di sotto). Maigret, pur sospettando quasi subito del professore, non riesce ad interrogarlo direttamente ma chiede a chi lo conosce.

Anche in questa brutta vicenda di sangue il nostro commissario riuscirà ad inchiodare il colpevole e a colpi di acquavite più del solito.


venerdì 13 marzo 2026

[Recensione] La scelta di Enea - Luigi Maria Epicoco

 


LA SCELTA DI ENEA || Luigi Maria Epicoco || BUR || 2023 || 187 p.

Tra fede e analisi letteraria, un percorso contro la distruzione del nostro patrimonio spirituale, alla ricerca dell'autentica ricchezza umana: l'amore per l'altro. L’uomo, essere imitativo, apprende la vita con gli occhi. Ecco perché – in ogni tempo e in ogni luogo – ha sempre puntato lo sguardo su qualcun altro per capire se stesso. Nascono così le grandi storie: l’Iliade e l’Odissea, ma anche i testi sacri come la Bibbia e il Corano; e poi la Divina Commedia, le opere di Shakespeare, passando per Il Signore degli Anelli e Harry Potter. Testi che raggiungono, sollecitano e guidano, attraverso i secoli e le generazioni, l’immaginario collettivo. Tra tutte queste opere, tuttavia, ce n’è una che si presta forse più delle altre a fungere da chiave di lettura per il presente: si tratta dell’Eneide di Virgilio. Tra riscrittura e riflessione, "La scelta di Enea" illumina quindi il ruolo di un’opera fondante della nostra cultura come strumento per interpretare la contemporaneità: una lente attraverso la quale analizzare l’inverno che la nostra società sta attraversando, in attesa di una nuova primavera.

RECENSIONE

Enea, principe dei Dardani, partecipò alla guerra di Troia dalla parte di Priamo e dei Troiani, durante la quale si distinse molto presto in battaglia. Guerriero molto valente, fu un eroe troiano secondo solo a Ettore, ma assume un ruolo di minor rilievo all'interno dell'Iliade di Omero. Enea è il protagonista dell'Eneide di Virgilio, poema in cui si narrano le vicende successive alla sua fuga da Troia, caratterizzate da lunghe peregrinazioni e da numerose perdite causate dall'ira di Giunone. La vicenda si conclude con il suo approdo sulle sponde del Lazio e con il suo matrimonio con la principessa Lavinia, figlia del re locale Latino.

Il sacerdote e teologo don Luigi Maria Epicoco, prendendo spunto dalle vicende di Enea dopo la guerra di Troia, e intrecciandovi riflessioni di fede e analisi letterarie, ci accompagna in una lunga disquisizione a tratti anche filosofica, toccando tematiche come il cambiamento, le relazioni, la fiducia, su come affrontare i traumi che la vita ci presenta, l'importanza del viaggiare, del conoscersi dentro, l'importanza della vecchiaia, i rapporti padre e figlio, l'ascolto del prossimo, l'inclusione, il dare senso alla vita, sul buon uso delle crisi, la riscoperta del cuore dell'uomo, la giustizia sociale, eccetera.

Molto interessante, lo consiglio a tutti.


sabato 21 febbraio 2026

[Recensione] Arcobaleni - Yasunari Kawabata

 


ARCOBALENI || Yasunari Kawabata || Guanda || 2010 || 192 p.

In un incastro di ricordi, ritorni, immagini, si svolge la vicenda di Momoko, inquieta adolescente dalla vita sentimentale intensa e disordinata. Qual è l’origine di tanta inquietudine? Una latente omosessualità, oppure la desolante sensazione di una condizione femminile votata al martirio?
La figura di Momoko, a tratti dura, rigida, ma sempre vera, si lega in un armonico contrasto con gli altri personaggi del romanzo: il padre, troppo inquieto egli stesso per dare sicurezza, troppo lontano per insegnare ad amare, e il giovanissimo amante, la cui devozione commuove la ragazza, accrescendone le ansie e i contrasti interiori.

RECENSIONE

Prima opera di Yasunari Kawabata che leggo, autore che vinse il Nobel per la Letteratura nel 1968 “per la sua abilità narrativa, che esprime con grande sensibilità l’essenza del pensiero giapponese” nonché fondatore della Shinkankakuha (Scuola delle nuove sensazioni), movimento d’avanguardia che proponeva una nuova modalità di percezione della realtà sensibile.

In Arcobaleni troviamo come protagonista Asako che ha come padre un celebre architetto, Mizuhara, e ha una sorella maggiore di nome Momoko. Se Asako ha un carattere gentile, compassionevole e di devozione al padre, sua sorella invece è dura e ambigua. Il sogno di Asako è quello di poter incontrare e conoscere una terza sorella che vive a Tokyo.

Lo stile di Kawabata è particolare e delicato: la descrizione di una camelia o di un ciliegio in inverno, di un arcobaleno o della neve sono una perfetta cassa di risonanza degli stati d'animo dei personaggi.
Fondamentale è il rapporto con il concetto di bellezza, non a caso il suo discorso al ricevimento del premio Nobel era intitolato Giappone, la bellezza e me stesso. Il tema ritorna spesso nei suoi scritti, di frequente in collegamento con personaggi femminili, ma anche con fiori, oggetti d’arte e architettura giapponese, sia tradizionali che moderni, sempre accuratamente descritti.

Sicuramente leggerò altre sue opere.


domenica 15 febbraio 2026

[Recensione] Camera con vista - Edward M. Forster

 


CAMERA CON VISTA || E. M. Forster || L'Espresso || 2002 || 224 p.

Nel 1908, all'alba del XX secolo, Edward Morgan Forster profondeva in Camera con vista tutto il giovanile ottimismo di un intellettuale insofferente ai rigori e all'ipocrisia di una buona società inglese ancora profondamente vittoriana: l'ottimismo di chi ritiene che le ragioni dell'amore e dell'autenticità possano comunque trionfare in un lieto fine privo di censure e rispettoso dei sentimenti di tutti. Quasi una favola, insomma, nella quale le vicende di Lucy Honeychurch, ragazza della buona borghesia molto ligia alle convenzioni sociali della sua classe, si sovrappongono in trasparenza a quelle reali dell'autore, alle prese col difficile riconoscimento della propria "scandalosa" identità sessuale. Al di là del delizioso ritratto d'ambiente, e della straordinaria leggerezza con cui si trattano situazioni, eventi e personaggi, si intravede così una condizione molto difficile, una ferita dell'anima che non si rimarginerà finché il mondo non cambierà davvero.

RECENSIONE

Lucy Honeychurch è una giovane inglese che viaggia in Italia con la sua più anziana cugina, Charlotte Bartlett. Durante il loro soggiorno a Firenze, le due donne alloggiano alla pensione Bertolini, che ospita altri cittadini inglesi. Qui conoscono il signor Emerson e suo figlio George i quali offrono le loro camere che hanno la vista sull'Arno. Inizialmente rifiutano, ma cambieranno idea dopo aver parlato col sacerdote inglese Beebe. Sebbene sia sveglia e intelligente, Lucy è giovane e non molto curiosa. La sua intima passione esce allo scoperto in un pomeriggio di pioggia, quando suona il pianoforte nella stanza comune della pensione. Il reverendo Beebe, che l'aveva già vista suonare in Inghilterra, è colpito dall'emozione che ella infonde nella sua esecuzione. Lucy continua ad incontrare gli eccentrici Emerson in giro per Firenze. Sebbene i loro modi siano inopportuni e siano ritenuti socialmente inaccettabili dagli altri pensionanti, sono simpatici a Lucy. Un pomeriggio, mentre la ragazza visita in solitudine la città, assiste ad un omicidio. Per caso George è vicino e la soccorre quando sviene. Mentre ritornano alla pensione seguendo il Lungarno, i due hanno una conversazione stranamente intima. Lucy è perplessa dai sentimenti che sta cominciando a nutrire verso George e decide di cominciare a evitarlo. Comunque, entrambi finiscono con il partecipare ad una gita in carrozza che, insieme con un gruppo più ampio, li conduce ad un picnic sulle colline di Fiesole. Mentre il gruppo si sparpaglia per esplorare il paesaggio, Lucy si ritrova a camminare da sola con George. Ed Egli la bacia. Sconvolta, Lucy fugge il giorno dopo verso Roma e qua rivede Cecil Vyse, un uomo la cui famiglia è in rapporti di amicizia con gli Honeychurch. Cecil si propone a Lucy ma lei rifiuta.

Non vado oltre per non rovinare la storia. Che dire, di tanto in tanto mi approccio a un classico che i critici consigliano di leggere almeno una volta nella vita. E devo ammettere che questo capolavoro di Forster merita tantissimo. Pubblicato nel 1908, il romanzo tocca molte questioni relative alla società e alla politica della cultura Edwardiana dell'inizio del ventesimo secolo. Si osservano forti differenze tra il pensiero conservatore e radicale, così come la differenziazione tra i personaggi etichettati dallo stesso Forster come "medioevali" (Mr. Beebe, Miss Bartlett, Cecil Vyse) e "rinascimentali" (Lucy, gli Emerson). Lucy personifica la nuova generazione che stava emergendo durante quell'epoca, nella quale il suffragio femminile avrebbe guadagnato forte terreno. Forster, manifestando le sue speranze per una nuova società, termina il libro con Lucy che ha scelto la propria strada, una vita libera con l'uomo che ama piuttosto che il matrimonio con un uomo considerato "più adatto". Il romanzo potrebbe essere addirittura considerato un romanzo di formazione, dato che segue lo sviluppo della protagonista.

Colpisce il pensiero di Forster, davvero anni luce avanti rispetto a quando è vissuto.


giovedì 12 febbraio 2026

[Recensione] Maigret ha paura - Georges Simenon

 


MAIGRET HA PAURA || Georges Simenon || Adelphi || 2004 || 163 p.

L’atmosfera della città restava inquietante. La gente sbrigava le faccende di sempre, ma nello sguardo dei passanti si coglieva una certa angoscia: sembrava che camminassero più in fretta, come per paura di veder spuntare di colpo l’assassino. Maigret avrebbe giurato che di solito le casalinghe non stavano in gruppo sulle porte, come facevano adesso, a parlare sottovoce tra di loro. Tutti lo seguivano con lo sguardo e a lui sembrava di leggere sui visi una domanda silenziosa. Avrebbe fatto qualcosa? O lo sconosciuto avrebbe potuto continuare a uccidere impunemente? Alcuni gli rivolgevano un saluto timido, come per dirgli: «Sappiamo chi è lei. Ha fama di condurre in porto le inchieste più difficili. E non si lascerà impressionare da certi personaggi, lei».

RECENSIONE

Il nostro commissario Maigret sta viaggiando in treno di ritorno da un convegno a Bordeaux, e decide di fare una deviazione fermandosi a Vandea, una piccola cittadina di campagna, dove vuole salutare un vecchio amico, Julien Chabod, ora magistrato. E resta coinvolto in una serie di omicidi che apparentemente sembrerebbero opera di un pazzo. Nonostante il commissario tenta di non farsi invischiare dall'intricato caso, non riesce a resistere e aiuta, grazie al suo infallibile intuito, i suoi colleghi ad indagare e a risolvere il caso, sempre rimanendo dietro le quinte.

Un altro bel gioiellino giallo che ci ha regalato quel genio di Simenon, uno scrittore superlativo.


mercoledì 11 febbraio 2026

[Recensione] Tasmania - Paolo Giordano

 


TASMANIA || Paolo Giordano || Einaudi || 2022 || 272 p.

Ci sono momenti in cui tutto cambia. Succede una cosa, scatta un clic, e il fiume in cui siamo immersi da sempre prende a scorrere in un’altra direzione. La chiamiamo crisi. Il protagonista di questo romanzo è un giovane uomo attento e vibratile, pensava che la scienza gli avrebbe fornito tutte le risposte ma si ritrova davanti un muro di domande. Con lui ci sono Lorenza che sa aspettare, Novelli che studia la forma delle nuvole, Karol che ha trovato Dio dove non lo stava cercando, Curzia che smania, Giulio che non sa come parlare a suo figlio. La crisi di cui racconta questo romanzo non è solo quella di una coppia, forse è quella di una generazione, sicuramente la crisi del mondo che conosciamo – e del nostro pianeta. La magia di Tasmania, la forza con cui ci chiama a ogni pagina, è la rifrazione naturale fra ciò che accade fuori e dentro di noi. Così persino il fantasma della bomba atomica, che il protagonista studia e ricostruisce, diventa un esorcismo: l’apocalisse è in questo nostro dibattersi, e nei movimenti incontrollabili del cuore. Raccogliendo il testimone dei grandi scrittori scienziati del Novecento italiano, Paolo Giordano si spinge nei territori più interessanti del romanzo europeo di questi anni, per approdare con felicità e leggerezza in un luogo tutto suo, dove poter giocare con i nascondimenti e la rivelazione di sé, scendere a patti con i propri demoni e attraversare la paura.

RECENSIONE

Il protagonista decide di scrivere un libro sulla bomba atomica e contemporaneamente vive una crisi di coppia con sua moglie.

Devo essere sincero: quando ho scelto questo libro, in biblioteca, non ricordavo che avevo già letto un'opera di Paolo Giordano in passato, ovvero La solitudine dei numeri primi, che non mi piacque per nulla. Ma forse ammaliato dal titolo e dalla copertina (amo i cieli azzurri con le nuvolette) mi sono deciso e ho letto questa sua nuova fatica letteraria. L'autore a un certo punto fa dire al protagonista: scrivo di ogni cosa che mi ha fatto piangere. Ecco, io non ho pianto ma mi sono molto annoiato a leggere quest'opera. Dirò di più: già dai primi capitoli avrei voluto abbandonare il libro ma, non so perché, amo farmi del male e l'ho portata a termine. Mi sa che questo autore non fa per me. Storia banale, noiosa, pasticciata, piena di tante cose noiose, sembra un collage di diverse storie, con dei protagonisti scialbi e noiosi (eh lo so mi ripeterò ma sono sincero), un libro che dimenticherò prestissimo così come ho cancellato La solitudine dei numeri primi.


martedì 3 febbraio 2026

[Recensione] Pericle il Nero - Giuseppe Ferrandino

 


PERICLE IL NERO || Giuseppe Ferrandino || Adelphi || 1998 || 144 p.

«Il mio padrone è Luigino Pizza, che tutti lo chiamano così a causa delle pizzerie ... Io mi chiamo Pericle Scalzone ... Di mestiere faccio il culo alla gente». Così comincia Pericle il Nero, primo romanzo di un autore che ha alle spalle una scuola severa di sceneggiatore di fumetti e una vita a dir poco avventurosa – che racconta però malvolentieri, preferendo raccontare storie. Questa di Pericle è un impeccabile noir, girato come un buon film americano degli anni Quaranta, con un ritmo secco, un plot che non perde un colpo e personaggi che hanno uno spessore del tutto ignoto ai cliché imposti dal genere: Pericle, l’uomo-cane che diventa uomo e acquisisce consapevolezza di sé attraverso il rifiuto delle regole del suo mondo e l’incontro con una strana donna; e questa donna, Nastasia, la polacca finita a lavorare a Pescara in una fabbrica di copertoni, che se lo porta a casa e se lo porterà, forse, anche più lontano; e Signorinella, la temibile e potentissima sorella del boss Ermenegildo Coppola, capo delle supplicanti di san Gennaro, che, «quando parlava di uccidere, si metteva le mani sulla faccia perché non le piaceva e diceva che tutti sono figli di mamma»; e gli altri, attori e comparse delineati con pochi tratti precisi, in una lingua asciutta ma venata delle coloriture, talvolta inattese e sempre misuratissime, del parlato popolare. Pericle il Nero è apparso nel 1993 da Granata Press, ma gli unici che abbiano dato segno di essersene accorti sono stati i francesi, i quali due anni dopo lo hanno pubblicato nella celebre «Série noire» di Gallimard.

RECENSIONE

Pericle Scalzone ha un soprannome: il Nero. Egli lavora per un boss napoletano, Luigino Pizza (Pizza perché appunto opera nelle pizzerie). Lavora nel senso che, quando serve, viene inviato ad intimidire e sodomizzare le persone che non si piegano al boss: che siano uomini o donne, non importa. Ma un giorno accade un incidente: tramortisce Signorinella, la sorella di un boss rivale, mentre credeva di averla uccisa. Ma lei si riprende e gli manda contro dei sicari che vogliono ucciderlo. Per questo Pericle non può fare altro che fuggire da Napoli e si rifugia a Pescara, dove conosce Nastasia, polacca, che lavora in una fabbrica di copertoni. E vive nascosto a casa sua, ma la vendetta presto lo richiamerà a tornare a Napoli.

Giuseppe Ferrandino, celebre sceneggiatore di fumetti come Dylan Dog, ci presenta un protagonista duro, violento, che non perdona. Tutta la storia ci viene presentata come una sceneggiatura cinematografica (e non a caso ne è stato tratto un film con protagonista Riccardo Scamarcio uscito nel 2016).


lunedì 2 febbraio 2026

[Recensione] Il corriere colombiano - Massimo Carlotto

 


IL CORRIERE COLOMBIANO || Massimo Carlotto || e/o || 2001 || 208 p.

L'Alligatore è in crisi. L'ex galeotto, ex cantante di blues, ora detective per necessità economiche e voglia di giustizia, si accorge che il gioco si è fatto più duro, è cresciuta la violenza, le vecchie regole sono saltate e, soprattutto, chi tira la fila è troppo in alto, troppo potente. Per coprire un'operazione speciale i corpi scelti delle forze dell'ordine incastrano un innocente con l'accusa di spaccio di cocaina colombiana. Tirarlo fuori di galera non sarà facile, perché l'uomo ha comunque dei conti in sospeso con la polizia. L'Alligatore, assieme ai due "soci" Rossini e Max la Memoria, va allo scontro con i narcotrafficantes colombiani, con gli spacciatori di ecstasy del Triveneto e con le forze dell'ordine.

RECENSIONE

L'Alligatore è un ex carcerato che, sfruttando le sue conoscenze nel giro della malavita, una volta uscito di galera, è diventato un investigatore privato senza licenza. Il suo soprannome deriva dal nome del gruppo musicale blues, gli Old Red Alligators, di cui era cantante in gioventù. Sarà lui il protagonista di questa serie di romanzi (questo è il quarto) dove indagherà appunto come detective privato.

Un corriere di cocaina colombiano, Guillermo Arías Cuevas, viene fermato dalla polizia dell'Aeroporto Marco Polo di Venezia con un carico di droga. Il giovane, nipote della Tía, la donna a capo del cartello di Bogotá, fa arrestare come complice Nazzareno Corradi, un ex rapinatore sessantenne che però sembra non implicato nella faccenda e incarica l'avvocato Bonotto della sua difesa. Bonotto chiede aiuto all'investigatore privato Marco Buratti (detto l'Alligatore) per scagionare il suo cliente. L'Alligatore e Beniamino Rossini cominciano le indagini alla pensione Zodiaco di Jesolo, dove Corradi è stato arrestato, e al Black Baron di Eraclea, locale in cui la ragazza di Corradi, Victoria Rodriguez Gomez, ha passato la notte dell'arresto. L'Alligatore in questa indagine incontrerà trafficanti di droga nazionali e internazionali, poliziotti e finanzieri corrotti e malavitosi di ogni sorta.

Un noir strano, dalla doppia morale (che non ho condiviso).


sabato 31 gennaio 2026

[Recensione] il vicario di Wakefield - Oliver Goldsmith

 


IL VICARIO DI WAKEFIELD || Oliver Goldsmith || Fazi || 2018 || 231 p.

Il vicario di Wakefield racconta le peripezie dei Primrose, una normale famiglia irlandese del 1700. Il vicario Primrose, la moglie Deborah e i loro sei figli vivono una vita idilliaca in una parrocchia di campagna, finché, la sera del matrimonio del figlio George, il vicario viene derubato dal suo broker, che fugge con tutti i suoi soldi sconvolgendo per sempre l’esistenza dell’intera famiglia. Fra inganni, sotterfugi, il rapimento della bella eroina e le macchinazioni di un aristocratico malvagio, spicca la figura del vicario, alla quale il romanzo deve il suo successo: uomo mite e generoso, in sé raccoglie e armonizza gli aspetti migliori dei costumi e della morale inglese del tempo; uno dei narratori più semplici e schietti, e al tempo stesso uno dei più complessi di sempre, trionferà su innumerevoli sventure, sempre in bilico tra il dramma e la favola, tra il comico e il sentimentale.
Considerato uno dei migliori romanzi del diciottesimo secolo, Il vicario di Wakefield fin dalla prima pubblicazione, nel 1766, ebbe uno straordinario successo in tutta Europa.

RECENSIONE

Il reverendo Primrose è sposato e ha sei figli. Ci verranno narrate le sue disavventure, visto che il destino sembra continuamente remargli contro. Dopo la bancarotta (non per colpa sua ma un suo collaboratore gli ha fregato tutto) finisce addirittura in prigione e gli si incendia pure casa. Per non parlare dei guai che gli procureranno i suoi figli.

Sinceramente si sente che è un romanzo datato, siamo nel Settecento, con uno stile melodrammatico ma anche umoristico, e forse oggi le continue ammonizioni di tipo moralistico del protagonista potrebbero urtare abbastanza.

Questo romanzo fu considerato un capolavoro all'epoca e venne citato in Middlemarch di George Eliot, Emma di Jane Austen, David Copperfield e Racconto di due città di Charles Dickens, Frankenstein di Mary Shelley, Il Professore e Villette di Charlotte Brontë, Piccole donne di Louisa May Alcott e nei Dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe.


venerdì 30 gennaio 2026

[Recensione] La Rosa di Alessandria - Manuel V. Montalbán

 

LA ROSA DI ALESSANDRIA || M. V. Montalbán || Feltrinelli || 1997 || 240 p.

L'ennesimo, misterioso delitto in casa Carvalho: Encarnacion, cugina di Charo, l'amante prostituta di Pepe, viene trovata orribilmente squartata a Barcellona... Parallela corre la storia di Ginés Larios, marinaio in fuga da Trinidad sulla nave da carico "La Rosa di Alessandria". I destini dei personaggi si intrecciano, si incrociano, si intorbidano, servono da spunto per sferrare duri attacchi alla società: cittadine spazzate via dall'emigrazione e dalle finzioni del progresso, antichi feudi e nuovi socialisti, terre desolate, sordide vicende di prostituzione occulta, tradizioni sostituite dal vuoto, depravazione e indifferenza.

RECENSIONE

Stavolta il nostro detective buongustaio dovrà indagare sul misterioso omicidio della cugina della sua compagna/amante, Encarnation, la quale è stata orribilmente uccisa e fatta a pezzi. Contemporaneamente seguiremo la storia del marinaio Ginés Larios fuggito in Trinidad con La Rosa di Alessandria. Cosa c'entra lui? Vedremo che pian piano le due storie coincideranno.

Stavolta il nostro Carvalho vive una vera e propria avventura on the road, attraverso diverse località della provincia spagnola, e la scrittura di Montalbán è davvero ipnotica. Rimane una storia noir ma dalle tinte sarcastiche a cui ci ha abituato Manuel.


mercoledì 21 gennaio 2026

[Recensione] Peggio che morto - Rex Stout

 


PEGGIO CHE MORTO || Rex Stout || Mondadori || 1990 || 179 p.

Un ricco provinciale si presenta da Wolfe per incaricarlo di ritrovare il figlio fuggito di casa, anni prima, per una colpa addossatagli ingiustamente. Che ne è stato di lui? Il figlio scomparso si trova in tali guai che lo si può dire "peggio che morto": la sedia elettrica lo sta aspettando. E intorno gli si accumulano i cadaveri, ora per ora.

RECENSIONE

Un ricco provinciale si presenta da Wolfe per incaricarlo di ritrovate il figlio fuggito di casa, anni prima, per una colpa addossatagli ingiustamente. Che ne è stato di lui? Il figlio scomparso si trova in tali guai che lo si può dire "peggio che morto": è appena stato condannato per omicidio e la sedia elettrica lo sta aspettando. E intorno gli si accumulano i cadaveri, ora per ora. Wolfe raccoglie elementi che dimostrano che la vittima era coinvolta in attività losche e che non si tratta di un semplice delitto passionale come ritiene la polizia. Il pachidermico investigatore sospetta che il condannato sia innocente, e ne riceve una tragica conferma quando uno dei suoi collaboratori viene assassinato mentre svolge indagini. Dopo che si verificano altri due omicidi, l'ispettore Cramer è costretto ad ammettere che il caso deve essere riaperto. Saranno infine Archie e Saul Panzer a trovare le prove che inchiodano l'assassino.

A differenza degli altri gialli con protagonisti gli investigatori di turno, Nero Wolfe fa agire Archie e altri collaboratori che poi riferiscono a lui ed è sempre e solo lui colui che riflette e pian piano riesce ad annodare e a srotolare tutto il caso, anche se all'apparenza può sembrare troppo inestricabile. In questa storia emerge lo stretto rapporto esistente tra Nero Wolfe e Archie Goodwin. Archie conosce bene Nero e sa che è un genio, ma non esita a criticarlo quando ne sente il bisogno.

Sicuramente recupererò altre opere della serie di Nero Wolfe.


mercoledì 7 gennaio 2026

[Recensione] Il colpo gobbo - Mickey Spillane

 


IL COLPO GOBBO || Mickey Spillane || Mondadori || 1987 || 185 p.

"Era una di quelle notti in cui il cielo si fa basso e sembra avvolgere il mondo in un ampio mantello grigio. La pioggia graffiava le vetrine del bar come un gatto arrabbiato e cercava di infiltrarsi nel locale ogni volta che qualche ubriaco scivolava dentro la porta..."
Fuori una Buick frenò bruscamente. La porta del bar si aprì: ne uscì un uomo lasciando solo nel locale un bambino di circa due anni. Si udirono dei colpi di pistola. Sotto gli occhi stupefatti di Mike Hammer si era compito in pochissimi secondi un duplice omicidio. Chi era lo spietato conducente della Buick, fuggito a tutto gas dopo aver deliberatamente investito il suo compagno? E chi era il padre del bambino abbandonato nel bar? Perché era uscito a farsi ammazzare così a freddo? A questi drammatici interrogativi Mike Hammer, il "detective-giustiziere", cercherà una risposta, rischiando più volte la propria vita. Giallo d'azione sullo sfondo di una New York più affascinante che mai, Il colpo gobbo, una tra le prime avventure del solitario eroe newyorkese, contiene tutti gli ingredienti del migliore Spillane: sesso, macchine lussuose, whisky... e suspense a non finire. un giallo dall'esito assolutamente imprevedibile.

RECENSIONE

Il ruvido e solitario investigatore privato Mike Hammer, mentre è tranquillamente seduto al banco di un bar, assiste casualmente a una scena che lo colpisce nel profondo: un padre, in lacrime, lascia il proprio bambino su un tavolo e si precipita fuori sotto una pioggia torrenziale, dove viene ucciso da due colpi di pistola. Da quel momento, Mike è determinato a scoprire cosa si nasconde dietro a quell’omicidio: l’indagine diventa una missione personale.

Spillane ci presenta una New York cupa, e la vicenda si svolge in quartieri malfamati, bar fumosi e strade perennemente battute dalla pioggia. Accanto a Mike c’è Pat Chambers, poliziotto e amico fidato. Attorno a lui ruotano molte figure femminili: un’ex attrice, la figlia di un ricco allevatore, la segretaria. Tutte, in un modo o nell’altro, attratte da lui. E poi ci sono i nemici: mafiosi, uomini d’affari, politici corrotti.

Ci troviamo al cospetto di un vero e proprio noir dove ai colpi di pistola si alternano indagini dove Mike cercherà con tutte le forze di trovare giustizia per il bambino che è rimasto orfano. Una caratteristica dello stile di Spillane, oltre ai capitoli molto brevi che ti invogliano a continuare nella lettura, c'è un continuo uso di metafore e similitudini. Quello che l'autore vuole ottenere non è una certa eleganza ma un impatto visivo ed emotivo, molto cinematografico.

Le figure femminili sono ridotte a stereotipi: la segretaria fedele, la spogliarellista, l′ attrice che usa il suo corpo per arrampicarsi al vertice della società. Le donne non sono mai protagoniste attive, e quando Hammer parla di loro, lo fa con battute che oggi risultano francamente inaccettabili e, per questo motivo, vanno considerate nel loro contesto storico.

Gran parte del romanzo si svolge di notte, sotto la pioggia, tra bar fumosi e locali equivoci. Ogni angolo della città sembra marcio, ogni personaggio ha qualcosa da nascondere, e persino un piccolo bambino non è così innocente come potrebbe apparire.

In un certo senso Mike è una sorta di giustiziere solitario, duro come la pietra, che preferisce usare la pistola (che chiama Betsy) quando la situazione non è più a suo favore.

Sicuramente leggerò altre opere di Spillane.



[Recensione] Il mondo di Banana Yoshimoto - Giorgio Amitrano

  IL MONDO DI BANANA YOSHIMOTO || Giorgio Amitrano || Feltrinelli || 2007 || 126 p. Che cosa pensa Banana Yoshimoto del mondo? E del cinema?...