venerdì 15 maggio 2026

[Recensione] Il campo del vasaio - Andrea Camilleri

 


IL CAMPO DEL VASAIO || Andrea Camilleri || Sellerio || 2008 || 280 pag.

Il campo del vasaio, detto anche del sangue, è luogo che appartiene alla topografia morale. Designa una contrada maligna, putrida e pantanosa: un anfrattuoso cimitero di argille; uno smortume di forre e borri. La località è il quadrante tartareo del tradimento. Venne acquistato con il «prezzo del sangue»: con i trenta denari di Giuda. E accolse le viscere sparse dell’apostolo traditore, lì impiccatosi. In un campo del vasaio vengono trovati i trenta «tagli» di un uomo: prima giustiziato, con un colpo alla nuca; poi macellato. Sembrerebbe un delitto di mafia eseguito con puntigliosa esattezza, secondo il rituale arcaico riservato a quanti hanno tradito. Ma il tradimento è una macchinazione che dà a intendere quel che non è. Corre su un’incerta frontiera. Tra vero e falso. E anche i luoghi e le cose tradiscono, in questo romanzo. Lo stesso Montalbano, sempre più soliloquista e monologante, su declivi di stanchezza, è posseduto da uno stupore notturno: dai lumi ciechi di un incubo traditore che lo gela, come dentro un cubo di ghiaccio, in mezzo al fracasso dei turbini. Il commissario dovrà smorfiare i segni sghembi delle premonizioni, e sventare le trame nascoste di un tradimento che lo coinvolge e lo tocca fino alle lacrime. Una signora dei trucchi, una maliarda, ha portato scompiglio nel commissariato di Vigàta. Sa come affascinare gli animi anche riluttanti. Sa come stornarli, e come condannarli a una dipendenza vergognosa. Somiglia all’Angelica dell’Orlando innamorato di Boiardo. Esotica e ingannatrice anch’essa: venuta dalla Colombia, come l’altra dal Cataio; entrambe perfide, fatte di «màrmaro e d’azzaro». Si chiama Dolores, la nuova principessa degli inganni: «Dolorosa», nella pronuncia di Catarella. Ha adescato il «paladino» più vicino a Montalbano. E lo sobilla, per «tradire» l’inchiesta. Il «paladino» subisce il sortilegio. Ma, segretamente, vorrebbe essere redento. Montalbano riuscirà a soccorrere l’amico, e a deludere le falsità con altre falsità. Procederà in punta d’ingegno: abile nello sgambetto e nel contropiede. Ingannerà la traditora. Esorcizzerà gli influssi nefasti del campo del vasaio, i suoi pronostici tradimentosi. Con una meditazione calma, ancorché sconsolata. Lui, Montalbano, è il «poviro puparo» di una dispersa e «mischina opira dei pupi»: «la fatica si faciva ogni volta cchiù grossa, ogni volta cchiù pisanti. Fino a quanno avrebbe potuto reggiri?».

RECENSIONE

E giungiamo così alla tredicesima indagine del commissario siciliano Salvo Montalbano. Ritroviamo un commissario più meditativo, e in cui viene messa a dura prova la sua amicizia col suo vice Mimì. L'indagine stavolta inizia davvero in maniera strana: viene ritrovato il cadavere di un uomo fatto a pezzi, e subito il commissario comprende che potrebbe essere un delitto di mafia. Oppure è una messinscena? E si potrà fidare del suo vice che sembra essere caduto nella rete di una donna fatale?

Devo ammettere che tra quelli già letti, questa indagine si colloca tra quelle più belle e interessanti, dove viene messo tutto in gioco. E la crisi con Livia, purtroppo, sembra peggiorare.

Camilleri ha la capacità di guidarti in quelle ambientazioni e vicende piene di amore, gelosia, odio e vendetta, e non vedi l'ora di tornare a nuotare in quel meraviglioso mare di Vigata accanto al commissario siciliano più famoso al mondo.


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