mercoledì 26 agosto 2026

[Recensione] Venere più X - Theodore Sturgeon

 


VENERE PIÙ X || Theodore Sturgeon || Mondadori || 2004 || 234 p.

Al suo risveglio da un lungo sonno di cui ignora la causa, Charlie Johns scopre di trovarsi...dove? Nel futuro? In un angolo remoto e inaccessibile della Terra? Comunque, in un mondo completamente diverso, quello dei Ledom, la strana razza di individui bisessuati che da anni segue l'evoluzione parallela del genere umano. Charlie è stato portato fin lì per osservare, imparare e soprattutto criticare una civiltà che a prima vista possiede tutti i requisiti dell'utopia. E' l'inizio di un lungo viaggio fra le meraviglie di un mondo nuovo: ma, per Charlie, le sorprese non saranno tutte piacevoli...

RECENSIONE

Charlie Johns si risveglia forse in un altro mondo e conosce la razza dei Ledom, individui bisessuati. Ben presto scoprirà che è stato portato lì per conoscere e criticare questa civiltà particolare che sembra, in apparenza, perfetta. Ma ben presto scoprirà alcuni retroscena che metteranno in dubbio tutta questa società utopica.

Sturgeon ci presenta una sorta di riflessione su varie tematiche come il sesso, la religione, i ruoli di genere e argomenti pieni di filosofia. Gli abitanti di Ledom non sono né uomini né donne, ma entrambi i sessi. E Sturgeon aggiunge due bisogni: quello di amare e quello di adorare. In questo caso i Ledom adorano il Bambino.

”We are not a Utopia. A Utopia is something finished, completed. We are transients; custodians; a bridge, if you like.” (trad. "Non siamo un’utopia. Un’utopia è qualcosa di finito, di completato. Noi siamo di passaggio; custodi; un ponte, se volete".

La storia presenta due linee temporali parallele o contrastanti. Una, quella su cui si concentra maggiormente l’attenzione, è l’avventura di Charlie Johns, che un giorno, mentre cammina per strada, si sveglia e si ritrova a Ledom, una piccola comunità autosufficiente in un futuro lontano, più simile a una società aliena che a una società umana. È stato portato lì per fungere da osservatore obiettivo e indipendente e fornire ai Ledomiti una valutazione di ciò che pensa del loro mondo. Lui, come Dorothy e Toto, vuole solo tornare a casa, ma non gli permettono semplicemente di battere i tacchi tre volte. Deve portare a termine la sua missione in un mondo popolato da persone che non dormono e che sono ermafroditi (individui dotati di entrambi i sessi). In questo strano nuovo mondo non esistono uomini e donne. Ognuna di loro possiede entrambe le parti e rimane incinta contemporaneamente, dando sempre alla luce gemelli, che vengono poi portati via per essere incubati da soli per un mese. In contrasto con questo strano mondo, si intravedono sprazzi di una società alla «Ozzie e Harriet» degli anni Cinquanta, con ruoli prestabiliti per uomini e donne che vengono appresi fin dalla tenera età. Potrebbe sembrare che questa storia sia un modello per ciò che alcuni radicali desiderano, ma forse è un racconto ammonitore e ha semplicemente lo scopo di far riflettere.
Attraverso due trame alternate – che non si intrecciano mai – l’autore descrive due diversi modelli di strutture sociali e i comportamenti inconsci di cui siamo vittime. Pone delle domande, ma non fornisce tutte le risposte. Il lettore è chiamato a riflettere con la propria testa. Sturgeon contrappone il clima degli anni ’50, in cui prevaleva la mentalità del “Papà ha sempre ragione”, a qualcosa che assomiglia a un’utopia in cui gli abitanti sono veramente androgini.

Infatti più che un romanzo di fantascienza questo testo si potrebbe definire una riflessione sugli atteggiamenti sociali e sulle identità di genere, nonché un’esplorazione filosofica di come potrebbe funzionare una futura società senza distinzioni di genere.


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