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martedì 21 luglio 2026

[Recensione] Stoner - John Williams

 


STONER || John Williams || Fazi Editore || 2012 || 334 p.

William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti.
(Dalla postfazione di Peter Cameron)

RECENSIONE

Cosa deve avere un libro, un romanzo, per essere apprezzato da un lettore? Credo basti una sola caratteristica, ovvero che quella storia descriva la realtà umana. Ed è quello che fa John Williams con Stoner, ovvero la storia di un ragazzo che viene mandato a studiare, da suo padre, agraria per poi aiutarlo a lavorare meglio la terra, ma succede una cosa particolare: il ragazzo viene folgorato da Shakespeare e si innamora della letteratura. Da qua la decisione di continuare gli studi (abbandona agraria e si iscrive a lettere) e laurearsi per poi diventare professore e dunque insegnante. Si sposa e ha una figlia. Voi mi direte ma cosa ha di speciale questa storia? Nulla, ma è il modo in cui viene narrata che ti fa dire di aver letto una storia pazzesca. In un certo senso è la vita di questo ragazzo che ci viene presentata dalla sua giovinezza fino alla sua morte solitaria. Una persona gentile, che affronta ogni problema con mitezza e ponderatezza, che ama sua figlia e anche sua moglie, che ama persino i suoi studenti. Il tutto narrato con uno stile semplice e fluido, chiaro e splendente. Colpisce la sua disarmante autenticità, pur descrivendoci un'ordinaria vita qualsiasi.

“Soprattutto perché c’è la morte la vita ha un senso, ed il senso sta nella maniera in cui abbiamo scelto di viverla”.


giovedì 4 giugno 2026

[Recensione] Sottobosco - Sara Strömberg

 


SOTTOBOSCO || Sara Strömberg || Fazi Editore || 2025 || 401 pag.

Vera Bergström è un’ex giornalista cinquantenne in piena crisi di mezza età. Dopo trent’anni di lavoro al «Jämtlandsposten» e una lunga convivenza con il compagno Levan, si ritrova di punto in bianco senza più certezze, licenziata dal giornale in seguito alla crisi della carta stampata e lasciata dal partner per una ragazza più giovane. Costretta a reinventarsi una vita, torna nella sua regione natia nel Nordovest della Svezia cercando faticosamente di riconquistare un equilibrio. Il ritrovamento del cadavere di una donna brutalmente assassinata in una radura nelle foreste circostanti la riporta sul terreno che quello del giornalismo d’inchiesta. Contattata dal suo ex caporedattore, viene incaricata di seguire il caso per conto della sua vecchia testata. Ben presto Vera si accorge che le dinamiche del delitto non sono chiare come vorrebbe la polizia. Intraprende così un’indagine parallela alla ricerca della vera identità della vittima e del possibile movente dell’ scoprirà quanto sconfinati e oscuri possono diventare i luoghi che pensiamo di conoscere da sempre.

RECENSIONE

La giornalista Vera Bergström ritorna nel suo paese natio in Svezia dopo aver perso il suo lavoro ed essersi lasciata dal suo fidanzato (si era messo con una donna più giovane). Qua viene incaricata dal suo ex redattore di seguire il caso di una ragazza assassinata in una radura, Isabella, perché l'inchiesta che sta svolgendo la polizia sembra aver preso una strada sbagliata.

Sara Strömberg, giornalista svedese, esordisce nella narrativa proprio con questo noir "sociale", dimostrando che sa scrivere bene e riesce a tenerti col fiato sospeso durante lo svolgimento della vicenda. L'autrice ci mostra una protagonista matura, ferita, che affronta la vita e la sua crisi di mezza età con ironia, alla ricerca di un senso che sembra aver perduto.

Ecco la mia video recensione:




sabato 31 gennaio 2026

[Recensione] il vicario di Wakefield - Oliver Goldsmith

 


IL VICARIO DI WAKEFIELD || Oliver Goldsmith || Fazi || 2018 || 231 p.

Il vicario di Wakefield racconta le peripezie dei Primrose, una normale famiglia irlandese del 1700. Il vicario Primrose, la moglie Deborah e i loro sei figli vivono una vita idilliaca in una parrocchia di campagna, finché, la sera del matrimonio del figlio George, il vicario viene derubato dal suo broker, che fugge con tutti i suoi soldi sconvolgendo per sempre l’esistenza dell’intera famiglia. Fra inganni, sotterfugi, il rapimento della bella eroina e le macchinazioni di un aristocratico malvagio, spicca la figura del vicario, alla quale il romanzo deve il suo successo: uomo mite e generoso, in sé raccoglie e armonizza gli aspetti migliori dei costumi e della morale inglese del tempo; uno dei narratori più semplici e schietti, e al tempo stesso uno dei più complessi di sempre, trionferà su innumerevoli sventure, sempre in bilico tra il dramma e la favola, tra il comico e il sentimentale.
Considerato uno dei migliori romanzi del diciottesimo secolo, Il vicario di Wakefield fin dalla prima pubblicazione, nel 1766, ebbe uno straordinario successo in tutta Europa.

RECENSIONE

Il reverendo Primrose è sposato e ha sei figli. Ci verranno narrate le sue disavventure, visto che il destino sembra continuamente remargli contro. Dopo la bancarotta (non per colpa sua ma un suo collaboratore gli ha fregato tutto) finisce addirittura in prigione e gli si incendia pure casa. Per non parlare dei guai che gli procureranno i suoi figli.

Sinceramente si sente che è un romanzo datato, siamo nel Settecento, con uno stile melodrammatico ma anche umoristico, e forse oggi le continue ammonizioni di tipo moralistico del protagonista potrebbero urtare abbastanza.

Questo romanzo fu considerato un capolavoro all'epoca e venne citato in Middlemarch di George Eliot, Emma di Jane Austen, David Copperfield e Racconto di due città di Charles Dickens, Frankenstein di Mary Shelley, Il Professore e Villette di Charlotte Brontë, Piccole donne di Louisa May Alcott e nei Dolori del giovane Werther di Johann Wolfgang Goethe.


venerdì 12 aprile 2024

[Recensione] Don Casmurro - Machado de Assis

 


DON CASMURRO || Machado De Assis || Fazi Editore || 2014 || 288 pagine

Machado de Assis, il più grande scrittore brasiliano, rappresenta “il picco più alto della letteratura brasiliana” e occupa nella letteratura brasiliana la posizione che Cervantes occupa in Spagna, Dante in Italia, Goethe in Germania e Shakespeare in Inghilterra.

Don Casmurro è la rappresentazione della decadente società borghese, a cavallo tra i due secoli con acume psicologico e humor britannico.

Capolavoro indiscusso della letteratura brasiliana, Don Casmurro di Machado de Assis apparve per la prima volta a Rio de Janeiro nel 1899. Con uno stile confidenziale, venato d’ironia e di una sottile malinconia, il protagonista, Bento Santiago, racconta al lettore la propria avventura umana segnata, sin dall’adolescenza, dall’amore per Capitu e dalla gelosia, il presunto tradimento di lei con il suo miglior amico, il progressivo rinchiudersi in un’esistenza cupa e isolata dal mondo, popolata di ricordi e di fantasmi. Una storia tutt’altro che sentimentale, della quale Machado, senz’altro uno dei padri del romanzo psicologico moderno, ci induce a sospettare, rendendoci interpreti e giudici di una personalità che nasconde in sé una forma di delirio.

RECENSIONE

Questo romanzo, Don Casmurro, venne riconosciuto come un capolavoro indiscusso della letteratura brasiliana e fu pubblicato nel 1899.

Il protagonista, ormai avanti con gli anni, ci narra come in una sorta di diario della sua vita, dei primi innamoramenti, di tradimenti e malinconie. Come si dice "il primo amore non si scorda mai" ed è proprio di questo amore che, con grande tristezza e rimpianto, ci parla Bento Santiago, amore per il quale ha provato una tale gelosia che lo ha distrutto. Ma Capitu lo ha davvero tradito col suo migliore amico oppure è solo frutto delle suggestioni di Bento? Sarà a noi lettori cercare una risposta a questo interrogativo.

Ammetto che non conoscevo questo autore brasiliano, Machado de Assis, e se scopro tali classici è perché ho una lista di titoli che, quando riesco a recuperarli sia in cartaceo che in versione digitale, provo a leggere di tanto in tanto (la famosa lista dei 1000 libri da leggere prima di morire).

Se amate le introspezioni psicologiche stile La coscienza di Zeno di Svevo, allora è il libro che fa per voi.


martedì 28 marzo 2023

[Recensione] Ruggine - Anna Luisa Pignatelli

 


RUGGINE || Anna Luisa Pignatelli || Fazi Editore || 2016 || 151 pagine

Ruggine è un racconto che si inserisce magistralmente nel solco di una tradizione narrativa illustre. Libro dalla lingua evocativa, quasi poetica, narra la storia di emarginazione di una donna ormai anziana in un paese di poche anime, grette e crudeli, protagoniste di vicende aspre e orizzonti senza speranza. Sullo scenario di una Toscana letteraria e allo stesso tempo autentica, gli abitanti del piccolo nucleo al centro del dramma, commetteranno ogni tipo di angheria ai danni della donna, vittima suo malgrado di una vera e propria persecuzione a causa del suo passato. Il mistero di Ruggine, chiamata così per l’attaccamento a Ferro, un gatto che ora è l’unica compagnia di una vita altrimenti desolata, ruota attorno a un fatto torbido riguardante il proprio figlio, da tempo rinchiuso in una casa di cura per il suo comportamento violento. Da allora, nonostante i soprusi subiti, Ruggine è il demonio, la strega da cui guardarsi, messa al bando dalla comunità per la sua condotta illecita e punita per il suo atteggiamento schivo e fatalmente remissivo. Nonostante l’innocenza e la rassegnata accettazione di un destino avverso, la condanna sarà senza appello e ad emergere sarà unicamente la grande solitudine della donna fino allo straziante, paradossale epilogo nel rovesciamento di ogni senso di pietà e di giustizia.

RECENSIONE

La protagonista di questo romanzo è una signora anziana che come unico compagno ha accolto un gatto selvatico, Ferro, e pian piano conosceremo la sua storia, la morte del marito, un figlio problematico che le ha causato tanti traumi (abusava di lei) e per questo è stato messo in una casa di cura psichiatrica. La signora viene emarginata da tutti i paesani perché vista come una strega, non a caso le hanno dato il soprannome di Ruggine, sia perché sta attaccata al gatto come appunto la ruggine al ferro, ma anche perché viene considerata come un oggetto ormai destinato ad essere cestinato, non più utile.

L'autrice ci narra con maestria gli ultimi anni di vita di questa signora, della sua vita solitaria e ben ci descrive questa sua rassegnazione a un destino contrario, dove non trova solidarietà neanche con i vicini di casa che sperano che la signora lasci questo mondo per allargare la loro libreria. E ti immedesimi in lei, ogni violenza che ha subito è un colpo di coltello che ti arriva al cuore, ti prende allo stomaco, ti spinge a farle compagnia, a rassicurarla. A me ha ricordato mia nonna che, vedova come lei, stava ore e ore ad osservare dietro la porta le persone che passavano dalla strada e commentava su ognuna di esse, come se si rivedesse nelle loro vite, quasi invidiando la loro giovinezza e spensieratezza.

La stessa Tamara, l'universitaria che viene di tanto in tanto a farle compagnia, è una doppiogiochista, una sorta di spia, ma la signora si è affezionata a lei come una figlia. La storia che ci pennella la Pignatelli è una scrittura tagliente, ripeto, e ci mostra quanta cattiveria spesso si nasconde dietro persone che tutti noi, a prima vista, reputiamo "per bene".



giovedì 10 febbraio 2022

[Recensione] Il domani che verrà - John Marsden

 


IL DOMANI CHE VERRÀ || John Marsden || Fazi || 2011 || 250 pagine

Sullo sfondo di un avveniristico scenario da Terza Guerra Mondiale, i giovani protagonisti esplorano la natura della paura e della violenza e scoprono il coraggio di lottare per il loro futuro.
Da qualche parte, là fuori, Ellie e i suoi amici si stanno nascondendo. Sono sotto shock, terrorizzati, soli. Non hanno armi, solo il loro coraggio. Non possono contare su nessuno, solo su se stessi. Non gli rimane più nulla, solo la loro amicizia. Il loro paese è stato invaso. Le loro famiglie sono state impriogionate. Otto ragazzi sfideranno l’inferno per riconquistare il loro futuro.
Australia, contea di Wirrawee. Nella campagna vicino Melbourne la vita scorre lenta e monotona, ma otto ragazzi hanno trovato un modo di sconfiggere la noia che li assale ogni estate: una gita nella natura selvaggia del bush australiano. Macchina, bagagli, tende, provviste, tutto è pronto per una nuova avventura. Hell è la loro destinazione: una radura luminosa e isolata che sarà la loro casa per una settimana, un paradiso chiamato Inferno. Davanti al fuoco a raccontarsi storie, a scambiarsi i primi baci e leggere classici di altri tempi, gli otto ragazzi non sanno che al loro ritorno la vita non sarà più la stessa. Le loro case vuote, i loro animali domestici morti, un’aurea di desolazione che avvolge ogni cosa. L’Australia è stata occupata dalle forze militari, i cittadini sono stati rinchiusi in prigione: tra i detenuti ci sono i loro genitori, i loro fratelli e sorelle. Affrontando paure e indecisioni, gli otto ragazzi decidono di combattere, sapendo di essere i soli nelle cui mani c’è ancora una possibilità di salvezza, di riprendersi il loro domani.

RECENSIONE

Dunque, da dove comincio?
Trama: perché, c'è una trama?
Genere: dovrebbe essere una sorta di distopico (quindi fantascienza) ma non ci crede neanche lui.
Protagonista: una ragazzina che va in campeggio coi suoi migliori amici e, al ritorno, trovano il paese disabitato perché invaso da misteriose forze militari (delle quali non si saprà mai nulla di più).
Stile: noioso, molto noioso.
Coinvolgimento: è più divertente leggere il manuale di istruzioni della lavatrice.
Conclusione: la storia si interrompe perché, scopro, fa parte di una serie o saga di un totale di 7 libri (e in Italia hanno tradotto solo il primo, questo qua).


giovedì 23 settembre 2021

[Recensione] Nebbia - Miguel de Unamuno

 


NEBBIA || Miguel de Unamuno || Fazi || 2015 || 200 pagine

In "Nebbia" si respira un'aria di "tetra buffoneria": forse proprio perché al centro del libro sta l'Amore. Ed è noto a tutti come i dolori procurati da questa passione siano al contempo i più tremendi e i più fatui; i più violenti e i più ridicoli. Ma l'Amore, allo stesso tempo, svolge qui anche un'altra importantissima funzione: la sua natura intrinsecamente equivoca e fantasmatica è infatti la migliore controprova della "nebbia" in cui è immersa l'esistenza di ogni uomo, l'Amore, insomma, è la quintessenza di quel sogno incompiuto e ininterrotto in cui navighiamo dipanando la matassa del nostro destino diretti verso un nulla che mai raggiungeremo, perché non è mai stato; un sogno dove sognati e sognatori mutano continuamente posizione e ruolo, tanto da rendere inafferrabili i contorni del sogno stesso. E dunque ontologicamente incerta la personalità di chi ha sognato: sia esso il protagonista del romanzo, o addirittura il narratore che l'ha creato.

RECENSIONE

Sarò sincero: nei primi capitoli della lettura di questo meta-romanzo ero rimasto sorpreso e subito la mia mente ha pensato all'Ulisse di Joyce. Peccato però che da quando il protagonista si "innamora" o crede di farlo con la ragazza incontrata per caso per strada (che segue tipo stalker tanto da citofonare al suo palazzo, oggi sarebbe stato arrestato credo!) la storia, ovviamente tutta ironica, si perde nel vuoto, anzi, nella nebbia. E peggiora sempre di più. Il dialogo nel finale con l'autore è divertente, ma rovina secondo me tutta l'impostazione della storia, come dire: tanto sei un personaggio inventato quindi non puoi morire se non lo decido io. Davvero lo ha scritto?

In conclusione non è male questa opera, direi anzi coraggiosa, ma non mi ha lasciato molto.


sabato 10 aprile 2021

[Recensione] Olive Kitteridge - Elizabeth Strout

 


OLIVE KITTERIDGE || Elizabeth Strout || Fazi editore || giugno 2009 || 383 pagine

In un angolo del continente nordamericano c'è Crosby, nel Maine: un luogo senza importanza che tuttavia, grazie alla sottile lama dello sguardo della Strout, diviene lo specchio di un mondo più ampio. Perché in questo piccolo villaggio affacciato sull'Oceano Atlantico c'è una donna che regge i fili della storie, e delle vite, di tutti i suoi concittadini. È Olive Kitteridge, un'insegnante in pensione che, con implacabile intelligenza critica, osserva i segni del tempo moltiplicarsi intorno a lei, tanto che poco o nulla le sfugge dell'animo di chi le sta accanto: un vecchio studente che ha smarrito il desiderio di vivere; Christopher, il figlio, tirannizzato dalla sua sensibilità spietata; un marito, Henry, che nella sua stessa fedeltà al matrimonio scopre una benedizione, e una croce. E ancora, le due sorelle Julie e Winnie: la prima abbandonata sull'altare, ma non rassegnata a una vita di rinuncia, sul punto di fuggire ricorderà le parole illuminanti della sua ex-insegnante: Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi».

Con dolore, e con disarmante onestà, in Olive Kitteridge si accampano i vari accenti e declinazioni della condizione umana – e i conflitti necessari per fronteggiarli entrambi. È il fragile, sottile miracolo di un'altissima pagina di storia della letteratura, regalataci da una delle protagoniste della narrativa americana contemporanea, vincitrice, grazie a questo “romanzo in racconti”, del Premio Pulitzer 2009.

RECENSIONE

Un insolito romanzo perché strutturato in racconti chiusi ma fra loro tutti collegati e ambientati nella piccola contea di Crosby (immaginaria) nel Maine (dove l'autrice ha vissuto) e dove la protagonista è quasi sempre Olive Kitteridge, un'anziana insegnante ormai in pensione di matematica (in alcuni vi appare, in altri fa una breve comparsata o viene ricordata, in altri è la protagonista). Olive è burbera, ha un'intelligenza critica, nulla le sfugge dell'animo di chi le sta accanto. Ha un caratterino tagliente, così forte che suo marito e suo figlio Christopher ne subiscono gli effetti (il primo quasi tradendola, il secondo allontanandosi da lei).

Mi sono molto affezionato ad Olive e a suo marito Henry, mi hanno ricordato i miei nonni (purtroppo scomparsi entrambi). Il bello di questo romanzo in racconti è proprio questo: l'autrice è riuscita a delineare così bene la psicologia e i comportamenti (esteriori e soprattutto interiori) dei suoi personaggi che ognuno di noi può benissimo rispecchiarsi in loro, in un'azione, in una scelta, in un loro comportamento avventato o determinato dalla paura o dall'amore. E poi le varie ferite, i vari avvenimenti degli abitanti di Crosby li vediamo mutare nello scorrere del tempo implacabile (altro grande protagonista di questo romanzo).


lunedì 6 aprile 2020

[Recensione] Heat Wave - Richard Castle

Titolo: Heat Wave 
Autore: Richard Castle
Traduttore: Giuseppe Marano
Serie: Nikki Heat #1
Editore: Fazi
Data di pubblicazione: 11 marzo 2010
Pubblicazione originale: 29 settembre 2008
Genere: poliziesco
Pagine: 299
Prezzo: 15 euro

Quarta di copertina
In "Heat Wave" Nikki Heat, una brillante, bellissima poliziotta della squadra omicidi di New York, si trova a indagare su una sconcertante serie di omicidi nel mondo della finanza. Ma la vera sfida, per lei, sarà dover sopportare la presunta collaborazione con il giornalista premio Pulitzer Jameson Rook. Nel frattempo, la città è messa a ferro e fuoco da un’anomala ondata di caldo, che rende le cose sempre più difficili… Castle, la serie di successo della ABC, ha per protagonista Richard Castle, l’autore di un ciclo di thriller di successo incentrati sul personaggio di Derrick Storm. Quando Castle inizia a collaborare con la detective Kate Beckett, trova l’ispirazione per un nuovo, brillante personaggio, Nikki Heat, intorno al quale ruota il primo di una nuova serie di thriller: Heat Wave. Ma nonostante l’attrazione reciproca, il rapporto tra Castle e Kate Beckett non è dei migliori…

Recensione
Questo romanzo poliziesco piacerà sicuramente a chi segue le mitiche investigazioni dello scrittore Richard Castle e della detective Kate Beckett nel telefilm Castle. Questo è il primo best seller che scrive Castle dopo aver conosciuto la detective Kate, e della quale (si capisce subito) si è perdutamente innamorato! Guarda caso in Heat Wave i protagonisti sono due: lo scrittore premio Pulitzer Jameson Rook e la detective Nikki Heat che indagano su un caso di omicidio (il cadavere gli piove quasi in testa!). Castle riesce a scrivere questo thriller traendo ispirazione dalle investigazioni che compie assieme (anzi, aiutando) il detective Kate, e spesso, come accade nella storia narrata, ci sono molti riferimenti autobiografici di Castle. Il ritmo è lo stello del telefilm: serrato, pieno di colpi di scena, quando sembra di aver capito chi sia stato l'assassino, ti accorgi che forse si sta sbagliando e bisogna ricominciare ad indagare daccapo! Chi leggerà questo libro sarà coinvolto in prima persona nelle indagini, e non si smetterà di leggerlo fino a quando non troverete l'assassino... Godibile, consigliabile per passare un paio di giorni come assistenti di Castle e amici!!! La simpatia di Castle vi catturerà, ne sono certo, così come ha fatto con me la prima volta che ho visto il telefilm (che vi consiglio di seguire, è troppo forte!).

[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...