sabato 9 agosto 2025

[Recensione] A sud del confine, a ovest del sole - Haruki Murakami

 


A SUD DEL CONFINE, A OVEST DEL SOLE || Haruki Murakami || Einaudi || 2016 || 216 pag.

Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lì dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo. Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppia esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà.

RECENSIONE

In questo romanzo Haruki Murakami affronta un tema davvero delicato e pieno di nostalgia, ovvero quello di un amore che non si è vissuto, di sapere che eri destinato a quella persona e che invece, per una serie di motivi, non sei riuscito a portare a compimento, vivendo tutta la vita come se stessi recitando, sempre con una parte di te che ti manca.

Murakami ci parla della storia tra Hajme e Shimamoto, due anime simili che si attraggono fin da piccoli, forse nati l'uno per l'altra, forse destinati a completarsi, ma che ad un certo punto si separano (la sua famiglia si trasferisce e quindi cambia scuola), fino a quando si rivedranno ormai adulti.

Una storia d'amore interrotta ma mai dimenticata, come ce ne sono tante sparse nel mondo e che ti resta dentro, come un pugno nello stomaco.


domenica 3 agosto 2025

[Recensione] Un regno di matite - Elias Canetti

 


UN REGNO DI MATITE || Elias Canetti || Adelphi || 2003 || 119 pag.

Canetti appartiene a quegli scrittori che nella vecchiaia hanno raggiunto un grado altissimo di libertà e sovranità dello spirito – qui applicata a ritessere ancora una volta il suo pensiero su temi che lo hanno da sempre accompagnato: la massa, la morte, il mito. Ma la forma degli «appunti», mirabilmente agile, consente a Canetti anche di puntare in tutt’altre direzioni: ammirazioni relativamente recenti e intensissime, come quella per Robert Walser; avversioni antiche che di continuo si riaccendono, come quella per Nietzsche; ricordi acuminati di persone che nella vita di Canetti molto hanno contato, come l’antropologo Franz Steiner o il viennese Abraham Sonne; reazioni a onnivore letture, sempre in corso; infine riferimenti agli orrori del momento, in questo caso Sarajevo e i suoi massacri. E sempre usciamo da queste densissime stenografie corroborati e rinnovati.Avviati nel 1942, gli appunti di Canetti giungono a compimento con questa sezione, apparsa per la prima volta in Germania nel 1996; di prossima pubblicazione presso Adelphi è il volume relativo agli anni 1973-1984.

RECENSIONE

Una raccolta di appunti, pensieri, riflessioni, ricordi, reazioni a letture degli anni 1992 e 1993 dello scrittore Elias Canetti, vincitore del Nobel per la letteratura nel 1981.

Di seguito ne riporto alcuni che ho sottolineato:

Che tempi quelli in cui tutto il sapere - miti, riti, usi, costumi - era nella testa di alcuni vecchi! E l'hanno conservato attraverso i millenni, e di questi miti, conservati nelle loro teste, noi oggi viviamo.

sabato 2 agosto 2025

[Recensione] Prima persona singolare - Haruki Murakami

 


PRIMA PERSONA SINGOLARE || Haruki Murakami || Einaudi || 2021 || 143 pag.

Murakami Haruki è da solo in viaggio nel nord del Giappone quando decide di fermarsi per la notte in un ryōkan, le tipiche locande di montagna giapponesi. Ad accoglierlo un locandiere vecchissimo e di poche parole e un gatto che appare altrettanto decrepito. Ma che importa, il posto è accogliente e poi non c’è altro disponibile nei dintorni: anzi, Murakami decide di approfittare del bagno termale per rilassarsi. Ed è lì, tra i vapori dell’acqua calda, che entra una scimmia: «Buonasera », dice la scimmia, «vuole che le lavi la schiena?» La scimmia ha imparato a parlare dal suo antico padrone, un professore di Shinagawa, un quartiere di Tōkyō, ama ascoltare Bruckner (apprezza in particolare il terzo movimento della Settima sinfonia) e ha una vita molto interessante alle spalle. La racconterà al nostro narratore poco dopo, in camera, mentre si bevono una Sapporo come due vecchi amici che, complice la notte, aprono il loro cuore intorno al tema dei temi: l’amore, l’amore romantico e quello erotico, la solitudine e il suo opposto, il desiderio e ciò che significa nella vita degli esseri viventi.
Pare proprio che, con la raggiunta maturità anagrafica e artistica, Murakami Haruki abbia deciso di puntare il telescopio della sua arte verso l’interno, verso quella «prima persona singolare» che nelle opere precedenti restava nell’ombra. E per farlo ci regala otto racconti in cui dice «io», otto gemme che anche quando sconfinano nei mari del fantastico non rinunciano alla sincerità, al calore della confessione, all’emozione di un cuore per la prima volta messo a nudo.

RECENSIONE

Ho detto nelle altre recensioni che non amo le raccolte di racconti, ma per Murakami faccio volentieri un'eccezione, visto che per me è sempre un piacere leggerlo.

Questo volume contiene i seguenti racconti:
Su un cuscino di pietra;
La crema della vita;
Charlie Parker Plays Bossa Nova;
With the Beatles;
Antologia poetica per gli Yakult Swallows;
Carnaval;
Confessione di una scimmia di Shinagawa;
Prima persona singolare.

Ogni volta che devo o provo a recensire un'opera di Haruki provo molta difficoltà, perché mi viene molto difficile e infatti non ci riesco, perché quando lo leggo preferisco non prendere appunti e lasciarmi travolgere dalle sensazioni, descrizioni, eventi che egli tratteggia. In questa raccolta ci sono molti suoi ricordi di vita vissuta, come la sua passione per le partite di baseball o l'ascolto di musica jazz. In questi racconti c'è molta nostalgia, molti ricordi che riguardano la nostra giovinezza ed eventi che non si realizzeranno più.


venerdì 1 agosto 2025

[Recensione] Il detective selvaggio - Jonathan Lethem

 


IL DETECTIVE SELVAGGIO || Jonathan Lethem || La nave di Teseo || 2019 || 405 pag.

Lethem torna al noir per la prima volta dopo il bestseller Brooklyn senza madre, vincitore del National Book Critics Circle Award.
Phoebe Siegler incontra il Detective Selvaggio, ovvero Charles Heist, per la prima volta in una roulotte trasandata all’estrema periferia est di Los Angeles. Lei sta cercando Arabella, la figlia di una sua amica, che e? scomparsa e ingaggia Heist per aiutarla. Heist, un solitario di poche parole che tiene il suo animale da compagnia – un opossum – nel cassetto della scrivania, conquista subito la esuberante, sarcastica e logorroica Phoebe. Controvoglia, Heist decide di aiutarla. Questa strana coppia inizia cosi? un viaggio tra i vagabondi che abitano nel deserto per scoprire che Arabella si trova in guai seri intrappolata in una situazione di stallo e potenzialmente violenta cui solo Heist, incredibilmente, puo? mettere fine. Il viaggio di Phoebe nel deserto si prospettava bizzarro sin dall’inizio, ma nessuno poteva immaginare che fosse anche pericoloso...
“Il Detective Selvaggio indaga la nostra America infestata in tutte le sue forme contemporanee – al confine della citta?, nelle profondita? del deserto, quella della porta accanto. E? una esibizione agile e incredibile questa, che trabocca di verve e acume, marchio di fabbrica di Lethem.” – Colson Whitehead, Premio Pulitzer 2017.

RECENSIONE

Phoebe Siegler sta cercando Arabella, la figlia di una sua amica (scomparsa da tre mesi), e chiede aiuto al detective Charles Heist, a Los Angeles. Lui un tipo solitario, rozzo e di poche parole, lei logorroica e sarcastica, insieme cercheranno questa ragazzina tra dei vagabondi che vivono nel deserto.

Sinceramente, a lettura ultimata, devo ancora capire cosa mi ha dato questa storia. Non è stato facile portarla a termine per prima cosa, spesso avevo pensato di abbandonare la lettura e leggere altro. Sarà per il tono o per lo stile trasandato che utilizza l'autore, sarà che la storia di questa coppia strampalata non mi ha convinto fin dall'inizio, sarà che la storia della ricerca di questa ragazzina è stata davvero faticosa, saranno queste e altre sensazioni ma, ripeto, non è stato facile terminare la lettura. Nello stesso tempo, però, questo scrittore mi ha affascinato, non saprei come spiegarlo, è diverso, particolare, ti colpisce quando meno te lo aspetti. Forse ho scelto la sua opera sbagliata, può capitare, sicuramente gli darò un'altra chance.


martedì 22 luglio 2025

[Recensione] Diario di un camminante - Giovanni Tesio

 


DIARIO DI UN CAMMINANTE || Giovanni Tesio || Lindau || 2024 || 100 pag.

A inaugurare la tradizione del «Camino de Santiago» fu il re Alfonso il Casto, attorno all’anno 825, quando partì da Oviedo con la sua corte per visitare la tomba di san Giacomo Maggiore. Oggi, a distanza di molti secoli, questo pellegrinaggio continua a esercitare il suo richiamo e ad attirare milioni di caminantes da tutto il mondo. Ma se a mettersi in marcia e a rimanere conquistati dal Cammino non sono solo persone animate da fede religiosa, quale può essere il senso di questo viaggio? Di cosa si va in cerca? E soprattutto cosa vi si trova?
È quello che si è chiesto anche Giovanni Tesio il quale, non senza incertezze e qualche timore, ha deciso di seguire la sua compagna decisa a vivere quest’esperienza. Dopo una preparazione accurata, è partito con molta curiosità, una certa diffidenza e qualche resistenza intellettuale, e comunque senza nessun afflato mistico. Ma i chilometri, la fatica, l’immersione quotidiana nella natura, i lunghi silenzi durante la marcia e un caleidoscopio di incontri hanno scavato piano piano dentro di lui fino a riportare in luce una «vena» sommersa della sua sensibilità e della sua storia personale. Il Cammino si è rivelato così «una sorpresa che non si spegnerà se non con lo spegnimento della vita. Ancora ora mi affiorano momenti in cui – anche a distanza, e forse direi addirittura, proprio perché a distanza – ritrovo una felicità che nemmeno so se ci sia stata davvero, ma che ora mi appare prepotente».

RECENSIONE

Qualcuno di voi si chiederà: ma dopo aver già letto quattro libri di viaggio sul Cammino di Santiago ne leggi ancora un altro? La mia risposta è: perché non dovrei?
Quelli che ho già letto sono:
- Il cammino immortale: La strada per Santiago di Jean-Christophe Rufin;
- Il sogno del drago. Dodici settimane sul Cammino di Santiago da Torino a Finisterre di Enrico Brizzi;
- Il cammino di Santiago di Paulo Coelho
- Il Cammino di Santiago di Fabrizio Ardito.

E così ho divorato anche questo libro sul Camino scritto sotto forma di diario dal celebre critico letterario Giovanni Tesio, un viaggio che ha deciso di compiere quasi alle soglie degli 80 anni, davvero un bel record, e ne ha macinati di km, addirittura arrivando a percorrerne anche oltre 40 al giorno! Lo stesso Giovanni ha scritto nel libro che "se non fossi stato sospinto dall'amore - non avrei mai fatto il Camino perché ci vedevo una sorta di moda, un fare il Camino, insomma, per conformismo e imitazione". E invece si dovrà ricredere, perché il Camino trasforma, il Camino rende migliori, il Camino ci cambia: "il Camino mi svuota la mente; mi immergo nei passi, guardo il variare del paesaggio, e non pretendo altro. Non mi nutro di pensieri spirituali, ma sento il valore dei gesti che non sono soltanto la meccanica del vivere, ma ne interpretano i sottofondi".

lunedì 21 luglio 2025

[Recensione] Il metodo di Maigret - Leonardo Sciascia

 


IL METODO DI MAIGRET || Leonardo Sciascia || Adelphi || 2018 || 191 pag.

Nel 1961, quando ancora Simenon era confinato fra gli scrittori di serie B, Sciascia, dopo aver dichiarato che i suoi romanzi valevano ben più di quelli dell'école du regard, aggiungeva: «... e forse anche qualcuna delle avventure del commissario Maigret ha più diritto di sopravvivenza di quanto ne abbiano certi romanzi che, a non averli letti, si rischia di sfigurare in un caffè o in un salotto letterario». Questione di chiaroveggenza, certo. E di perspicacia, come quando, sempre nel 1961, scriveva: «Maigret è l'elemento cui la realtà reagisce: una specie di elemento chimico che rivela una città, un mondo, una poetica». Ma anche di passione per un genere – la letteratura poliziesca – da sempre frequentato: con una spiccata simpatia per il «modulo», scaturito da Poe, che del giallo fa un rigoroso cruciverba narrativo, un gioco ingegnoso.
Quel che in questo libro scopriamo è che sin dai primi anni Cinquanta Sciascia ha anche costantemente indagato la letteratura gialla, quasi volesse chiarire a se stesso le ragioni della sua passione e costruire una sorta di mappa, una genealogia degli autori più amati – Chesterton, Agatha Christie, Erle Stanley Gardner, Rex Stout, Simenon, Geoffrey Holiday Hall e altri ancora. Offrendoci così trascinanti riflessioni e insieme gli indizi indispensabili per individuare le ascendenze dei protagonisti dei suoi gialli: dal capitano Bellodi del Giorno della civetta all'ispettore Rogas del Contesto, al brigadiere Lagandara di Una storia semplice.

RECENSIONE

Leonardo Sciascia ha sempre amato ed è sempre stato affascinato dal genere letterario denominato "giallo" e tra gli autori che prediligeva un primo posto aveva certamente Georges Simenon, celebre per averci regalato le indagini del commissario Maigret. In questo saggio vengono raccolti diversi articoli di Sciascia non sono su Simenon e su quello che lui pensava del genere poliziesco, ma anche di altri autori come Chesterton, Agatha Christie, Erle Stanley Gardner, Rex Stout e Geoffrey Holiday Hall.

Non solo tutti articoli ma un mix di prefazioni, brevi recensioni, o riflessioni su opere di determinati giallisti che ci fanno capire meglio il pensiero che Sciascia nutriva per il genere.

Interessante la sottolineatura che fa Sciascia sul fatto che il giallo letterario nasce addirittura nella Bibbia, vedi il caso di Caino e Abele o vedi il libro di Daniele.


sabato 19 luglio 2025

[Recensione] Mondo via terra - Eddy Cattaneo

 


MONDO VIA TERRA || Eddy Cattaneo || Feltrinelli || 2011 || 450 pag.

Lui è grande e grosso, una matassa di riccioli ingovernabili, e proprio non riesce a stare fermo. Non sopporta i tour operator ma non ama neanche chi si improvvisa avventuriero perché stufo della grande città. Per lui la porta di casa è solo il confine facilmente valicabile tra sé e il mondo. Basta un passo e il viaggio comincia. "Mondoviaterra", dice Eddy Cattaneo, "parla di un fare il giro del mondo via terra, senza prendere aerei. In solitaria. A contatto con la Natura, senza bucarla dall'alto. Pulito, lento e circolare. Un'avventura d'altri tempi per sentire la terra cambiare sotto i piedi giorno dopo giorno, per attraversare gli oceani a bordo di cargo mercantili, come fantasticavo da piccolo, con acqua e solo acqua ovunque intorno. Uscire, chiudere la porta e unire il vialetto di casa mia con la via della seta, Karakorum e Himalaya, India, Cina, le risaie del Mekong, i templi buddhisti con le rovine Maya, Macchu Picchu e la Tierra del Fuego, la Panamericana...". Eddy Cattaneo racconta il suo giro del mondo via terra con orecchie e occhi sempre ben aperti, pronti a cogliere sguardi, suoni, sapori, musiche. Vite. Tutte diverse. Tutte simili.

RECENSIONE

Eddy un giorno non ce la fa più della sua solita vita. Si licenzia dal suo lavoro, si crea un itinerario e decide di fare una follia: fare un giro del mondo percorrendolo senza mai usare gli aerei ma solo via terra, quindi utilizzando: i suoi piedi, autostop, treni, bus, automobili, bici, taxi, camion, furgoncini, camper, scooter, tuk tuk, ciclorisciò, cargo transoceanici, cargo fluviali, navi, barche, canoe, calessi, elefanti, cavalli, cammelli, eccetera. E ci riesce. E ci impiega ben 467 giorni e percorrerà la bellezza di 108.000 km. E tornerà a casa sua cambiato, perché chi viaggia cambia, è inevitabile. Conoscerà diverse culture e farà tanti belli incontri, si innamorerà, si rattristerà, esplorerà, si perderà ma si ritroverà.

[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...