venerdì 3 settembre 2021

[Recensione] Storie di cronopios e di famas - Julio Cortázar

 


STORIE DI CRONOPIOS E DI FAMAS || Julio Cortázar || Einaudi || 2005 || 150 pagine

Tradotto da Einaudi nel 1971, questo libro è tra i più significativi dell'intera produzione di Cortazar, quello in cui una lettura morale della realtà contemporanea assume le forme di apologo tanto preciso quanto elegante.

Il libro trovò uno dei suoi sostenitori più attenti in Italo Calvino, il quale ebbe a presentarlo con queste parole: "I cronopios e i famas, due geníe d'esseri che incarnano con movenze di balletto due opposte e complementari possibilità dell'essere, sono la creazione piú felice e assoluta di Cortázar. Dire che i cronopios sono l'intuizione, la poesia, il capovolgimento delle norme, e che i famas sono l'ordine, la razionalità, l'efficienza, sarebbe impoverire di molto, imprigionandole in definizioni teoriche, la ricchezza psicologica e l'autonomia morale del loro universo. Cronopios e famas possono essere definiti solo dall'insieme dei loro comportamenti. I famas sono quelli che imbalsamano ed etichettano i ricordi, che bevono la virtù a cucchiaiate col risultato di riconoscersi l'un l'altro carichi di vizi, che se hanno la tosse abbattono un eucalipto invece di comprare le pasticche Valda. I cronopios sono coloro che, se si lavano i denti alla finestra, spremono tutto il tubetto per veder volare al vento festoni di dentifricio rosa; se sono dirigenti della radio fanno tradurre tutte le trasmissioni in rumeno; se incontrano una tartaruga le disegnano una rondine sul guscio per darle l'illusione della velocità.
Del resto, osservando bene, si vedrà che è una determinazione degna dei famas che i cronopios mettono nell'essere cronopios, e che nell'agire da famas i famas sono pervasi da una follia non meno stralunata di quella cronopiesca".

RECENSIONE

Prima opera di Cortazar che leggo, davvero uno scrittore particolare e pieno di umorismo.


giovedì 2 settembre 2021

[Recensione] Una storia semplice - Leonardo Sciascia

 


UNA STORIA SEMPLICE || Leonardo Sciascia || Adelphi || 1989 || 66 pagine

Una storia semplice è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. Eppure mai – ed è un vero tour de force – l'autore si trova costretto a nominare sia l'una sia l'altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l'opportunità di riflettere. Davanti alla proliferazione dei fatti, non solo noi lettori ma anche l’unico personaggio che nel romanzo ricerca la verità, un brigadiere, siamo chiamati a far agire nel tempo minimo i nostri riflessi – un tempo che può ridursi, come in una memorabile scena del romanzo, a una frazione di secondo. È forse questo l'estremo azzardo concesso a chi vuole «ancora una volta scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia».

RECENSIONE

Un diplomatico in pensione telefona ai carabinieri e quando andranno a trovarlo lo trovano morto ed egli ha lasciato uno strano messaggio che potrebbe essere un indizio. Solo il brigadiere sarà l'unico che, coraggiosamente, inizierà a indagare per scoprire cosa sia davvero successo al console.

Giallo brevissimo (una sessantina di pagine) ma che fa riflettere ancora una volta sul tema della giustizia in Italia, purtroppo spesso bistrattata e taciuta, per motivi loschi (mafiosi e politici).


mercoledì 1 settembre 2021

[Segnalazione] Quando le montagne cantano - Nguyễn Phan Quế Mai

Dal loro rifugio sulle montagne, la piccola Hương e sua nonna Diệu Lan sentono il rombo dei bombardieri americani e scorgono il bagliore degli incendi che stanno devastando Hanoi. Fino a quel momento, per Hương la guerra è stata l'ombra che ha risucchiato i suoi genitori, e adesso quell'ombra sta avvolgendo anche lei e la nonna. Tornate in città, scoprono che la loro casa è completamente distrutta, eppure non si scoraggiano e decidono di ricostruirla, mattone dopo mattone. E, per infondere fiducia nella nipote, Diệu Lan inizia a raccontarle la storia della sua vita: degli anni nella tenuta di famiglia sotto l'occupazione francese e durante le invasioni giapponesi; di come tutto fosse cambiato con l'avvento dei comunisti, per i quali possedere terre era un crimine da pagare col sangue; della sua fuga disperata verso Hanoi senza cibo né denaro e della scelta di abbandonare i suoi cinque figli lungo il cammino, nella speranza che, prima o poi, si sarebbero ritrovati. E così era accaduto, perché lei non si era mai persa d'animo. Quando la nuova casa è pronta, la guerra è ormai conclusa. I reduci tornano dal fronte e anche Hương finalmente può riabbracciare la madre, Ngọc. Ma è una donna molto diversa da quella che lei ricordava. La guerra le ha rubato le parole e toccherà a Hương darle una voce, per aiutarla a liberarsi del fardello di troppi segreti... La saga di una famiglia che si dipana lungo tutto il Novecento, in un Paese diviso e segnato da carestie e guerre, dittature e rivoluzioni. Tre generazioni di donne forti, che affrontano la vita con coraggio e determinazione. Una storia potente e lirica insieme, che ci ricorda il valore dei legami familiari e gli ostacoli che siamo disposti a superare per rimanere accanto alle persone che amiamo.

L'AUTRICE

Nguyễn Phan Quế Mai, giornalista e poetessa, è nata nel 1973 in Vietnam, dove ha lavorato per anni come venditrice ambulante e coltivatrice di riso. Si è trasferita all'estero grazie a una borsa di studio, che le ha permesso di dedicarsi all'analisi degli effetti a lungo termine della guerra. Attualmente vive a Giacarta con il marito e i due figli e lavora per diverse organizzazioni internazionali. 

martedì 31 agosto 2021

[Recensione] Il sospetto - Friedrich Dürrenmatt

 


IL SOSPETTO || Friedrich Dürrenmatt || Feltrinelli || 2001 || 128 pagine

Il sospetto fa parte di quei romanzi di Dürrenmatt in cui una maliziosa e maligna impalcatura "gialla" finisce per negare se stessa e per mettere piuttosto a nudo le orrende magagne e falsità di cui è fatto l'animale uomo. Questo romanzo "dagli allucinanti specchietti filosofici" (come lo ha definito Italo Alighiero Chiusano) ha come protagonista l'ispettore della polizia di Berna, Hans Baerlach. Egli si trova a discutere con il medico Samuel Hungertobel, suo amico, sui delitti atroci di cui si sono resi responsabili i nazisti nei campi di concentramento. L'occasione è una fotografia della rivista "Life": ritrae un medico, il dr. Nehle, mentre opera senza narcosi solo per soddisfare il suo sadismo. Hungertobel osserva, quasi per caso, una strana rassomiglianza di Nehle con il dr. Emmenberger, che esercita la professione di chirurgo in una clinica di Zurigo. Baerlach, gravemente ammalato, vuole concludere la carriera con una indagine memorabile, perché, quasi d'istinto, intuisce che fra Nehle e Emmenberger esiste un rapporto diretto, oscuro e conturbante... Un giallo psicologico perfetto che è fondato sulle stesse qualità dell'ispettore Baerlach quando dice: "Vedrai, la nostra arte è un misto di matematica e di fantasia".

RECENSIONE

Il commissario quasi in pensione Hans Bärlach della polizia di Berna, Svizzera, è ricoverato in ospedale dopo aver avuto un infarto e un giorno, discutendo col suo amico medico Samuel Hungertobel dei campi nazisti in cui vi era una malvagità incredibile si accorge di una foto che ritrae il dr. Nehle che operava i pazienti senza anestesia. Da qua inizia a sospettare che proprio quel medico in foto somigli molto a un suo amico, il dr. Emmenberger, che esercita la professione di chirurgo in una clinica di Zurigo. Si lascia così prendere da questi sospetti che il commissario decide di farsi portare proprio in quella clinica, per dimostrare che quel criminale nazista sia proprio quel dottore.

Prima opera che leggo di questo autore, e devo dire che mi è piaciuta molto. Viene affrontato soprattutto il tema della giustizia, di cosa può portare un essere umano, nonostante i mille difetti, ad essere crudele verso altri esseri umani tanto da utilizzarli come cavie per i suoi esperimenti. A me la figura del commissario malato mi ha ricordato il celebre Maigret, ho notato lo stesso spirito di giustizia ma allo stesso tempo la stessa umanità. Poi molto interessante la figura dell'ebreo, una sorta di supereroe che arriva sempre al momento opportuno.
La seconda parte della storia, quando il commissario si ritrova prigioniero dell'aguzzino, mi è piaciuta ancora di più, perché l'autore rende molto bene l'alta tensione che si vive e si respira in quella stanza maledetta, dove rischia di essere ucciso.


lunedì 30 agosto 2021

[Recensione] L'acqua del lago non è mai dolce - Giulia Caminito

 


L'ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE || Giulia Caminito || Bompiani || 13 gennaio 2021 || 297 pagine

Odore di alghe limacciose e sabbia densa, odore di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli. Antonia è onestissima, Antonia non scende a compromessi, Antonia crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua unica figlia femmina a contare solo sulla propria capacità di tenere alta la testa. E Gaia impara: a non lamentarsi, a salire ogni giorno su un regionale per andare a scuola, a leggere libri, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo. Sembra che questa ragazzina piena di lentiggini chini il capo: invece quando leva lo sguardo i suoi occhi hanno una luce nerissima. Ogni moto di ragionevolezza precipita dentro di lei come in quelle notti in cui corre a fari spenti nel buio in sella a un motorino. Alla banalità insapore della vita, a un torto subìto Gaia reagisce con violenza imprevedibile, con la determinazione di una divinità muta. Sono gli anni duemila, Gaia e i suoi amici crescono in un mondo dal quale le grandi battaglie politiche e civili sono lontane, vicino c’è solo il piccolo cabotaggio degli oggetti posseduti o negati, dei primi sms, le acque immobili di un’esistenza priva di orizzonti. Giulia Caminito dà vita a un romanzo ancorato nella realtà e insieme percorso da un’inquietudine radicale, che fa di una scrittura essenziale e misurata, spigolosa e poetica l’ultimo baluardo contro i fantasmi che incombono. Il lago è uno specchio magico: sul fondo, insieme al presepe sommerso, vediamo la giovinezza, la sua ostinata sfida all’infelicità.

RECENSIONE

Mi è difficile recensire questo romanzo, perché mi ha dato l'impressione che sia stato scritto male (non nel senso grammaticale), che sia ancora una bozza da dover essere rivista e migliorata, non so se avete avuto la stessa mia impressione. L'autrice ci presenta l'infanzia e poi l'adolescenza di una bambina (poi ragazza), Gaia che vive in una famiglia molto umile e spartana, dove la sola mamma si prende carico di tutto e tutti, visto che il padre è invalido è non può più lavorare. Fondamentalmente i protagonisti della storia sono queste due donne: la madre che, nonostante tutte le sciagure stringe i denti e riesce a tenere unita la famiglia, e Gaia, questa piccola ragazza che cresce in un ambiente spietato, crudo, anche violento, e che cercano entrambe di riscattarsi a livello sociale. La madre alla fine ci riesce trovando una casa più grande vicino al lago, e Gaia studiando e arrivando pure a laurearsi.
Un'altra impressione che ho avuto è stata quella che molte cose che accadono alla ragazzina siano autobiografiche, e in parte lo conferma l'autrice alla fine del romanzo, anche se molte cose le ha inventate e modificate.

Ripeto, non mi ha convinto, per me è scritto in modo sbagliato ed è davvero un peccato, perché posso immaginare quanto lavoro ci sia stato dietro la scrittura di un romanzo del genere. Ma l'autrice è da tenere sott'occhio, potrebbe scrivere un bel romanzo in futuro.


sabato 28 agosto 2021

[Segnalazione] La nuova terra - Sebastiano Mauri

Finalista al Premio Stresa di Narrativa 2021


Leone arriva nel cuore dell'Amazzonia convinto dalla cugina Nur, alla quale non sa dire di no. Superate le sue resistenze e il suo ironico scetticismo, scivola presto in un mondo fuori dal tempo, dove si curano le persone con l'ayahuasca. Questo decotto psicotropo, dai numerosi effetti terapeutici, è consumato in cerimonie accompagnate dai canti sacri della foresta. In viaggio dentro la mente e il proprio corpo, grazie alla comunione con spiriti di animali e sorprendenti dialoghi con una voce interiore che stravolge ogni sua certezza, Leone approderà alla battaglia più dura, quella contro se stesso e i demoni che da sempre combatte. Rimetterà in discussione tutto: il suo lavoro di autore televisivo, la sua relazione inceppata in un'impasse, l'identità costruita intorno a una mascolinità tossica e le stanche convinzioni della nostra società che, di fronte a una catastrofe climatica annunciata, sceglie di proseguire ciecamente verso l'autodistruzione. L'esperienza sciamanica, titubante e spesso, suo malgrado, comica, spingerà Leone a toccare il fondo prima di risollevarsi. Il coraggio di guardare in faccia la realtà gli insegnerà a vedere in modo radicalmente nuovo la sua natura e la Natura.

L'AUTORE

Di origine italo-argentina, ha vissuto e lavorato per anni tra Milano, New York e Buenos Aires.Dopo un'infanzia vissuta a cavallo di tre continenti (oltre all'Europa e all'America Latina, ha vissuto per più di un anno in Africa), va a vivere a New York per lavorare nel mondo del cinema.È in quella città che si laurea alla scuola di cinema, e per i suoi cortometraggi vince il Warner Brothers Award e il Martin Scorsese Post-Production Award.Artista visivo, le sue opere sono state esposte in gallerie e musei di tutto il mondo.Alla pratica artistica, affianca quella di scrittore: Goditi il problema è il suo primo romanzo.Pubblicato nel 2012 da Rizzoli, nel libro si narra dell'acquisizione di una consapevolezza affettiva conquistata a caro prezzo.Il registro adottato dall'autore, però, è quello di una "commedia indiavolata", come giustamente vien fatto notare sulla copertina del libro.

venerdì 27 agosto 2021

[Segnalazione] All'orizzonte - Benjamin Myers

Inghilterra, 1946. Nell'estate successiva alla conclusione della Seconda guerra mondiale, Robert, sedici anni, decide di trascorrere un periodo in piena libertà a contatto con la natura, prima di cominciare il lavoro in miniera cui è destinato. Dopo qualche giorno di cammino, diretto al mare, si imbatte nel cottage di Dulcie, una donna già avanti con gli anni, eccentrica, colta, burbera, accogliente. In cambio di lavori al capanno nel suo giardino - un capanno usato in passato da una misteriosa artista - Dulcie gli offre ospitalità. Quell'inattesa generosità segna l'inizio di un'amicizia improbabile ma saldissima, che cambierà il futuro già tracciato di entrambi. Al giovane Robert, le conversazioni con Dulcie apriranno un nuovo mondo, fatto di scambi sul cibo, sulla natura, sui viaggi e sull'importanza delle parole, soprattutto scritte. Presto, Robert si avvicina, come ci confida, «a essere me stesso e non la persona che fino ad allora avevo interpretato», mentre Dulcie prova a venire a patti con il suo passato, riscoprendo nuove ragioni di vita. Con "All'orizzonte" Benjamin Myers ci parla del potere della natura per la costruzione della personalità, della forza dell'amicizia indipendentemente dall'età anagrafica, dell'importanza della letteratura, e dunque della lettura, per l'interpretazione del mondo.

L'AUTORE


Benjamin Myers è nato a Durham nel 1976. Il suo romanzo storico The Gallows Pole (2017) ha vinto il Walter Scott Prize e il Roger Deakin Award. Ha pubblicato anche libri di poesia, romanzi polizieschi, (Turning Blue, 2016, e These Darkening Days, 2017, entrambi di prossima uscita presso Bollati Boringhieri) e di recente la raccolta di racconti Male Tears, mentre suoi articoli sono apparsi su testate quali «The Guardian», «New Statesman» e «The Spectator». All’orizzonte è stato libro dell’anno 2019 per il «Times», per l’«Observer» e per la BBC, che lo ha serializzato per il programma radiofonico Book at Bedtime. In Germania è stato nominato Libro dell’anno 2020 dai Librai indipendenti.

[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...