LA PREDA || Irène Némirowsky || Adelphi || 2012 || 212 p.
«Un Julien Sorel all’epoca della crisi»: così venne presentato, alla sua comparsa nelle librerie francesi, il protagonista di questo romanzo. Come l’eroe di Stendhal, Jean-Luc Daguerne non ha che un desiderio: «afferrare il mondo a piene mani», diventare uno di quelli che gestiscono il potere e gli affari. Per riuscirci accetterà di essere umiliato, di mentire, di adulare, di fare il doppio gioco, e persino di tradire il suo unico vero amico. Fino al giorno in cui ritroverà dentro di sé, con stupore e sgomento, «quel desiderio di tenerezza, quel disperato bisogno di amore» che per anni ha dovuto negare e soffocare. Allora cercherà, con una sorta di furioso accanimento, di farsi amare dalla sola donna tra le cui braccia abbia sentito riemergere la propria fragilità di bambino, e si chiederà che senso abbia avuto quella lotta convulsa, rabbiosa, per sottrarsi a un destino di miseria, per intrufolarsi negli ambienti giusti, per avere in mano le carte vincenti. Alla fine, il patto faustiano si rivela una beffa: «Il successo, quando è lontano, ha la bellezza del sogno, ma non appena si trasferisce su un piano di realtà appare sordido e meschino».
RECENSIONE
Jean-Luc Daguerne è un giovane uomo di umile estrazione, accecato dall’ambizione e dal cinismo, che trova negli affari e nel potere la sua unica ragione di vita. Il suo desiderio di arrivare, di contare nel mondo della finanza e degli affari, lo porterà a sposare, per interesse, Edith Sarlat, figlia del ricco banchiere ebreo Abel Sarlat. Arriverà anche a voltare le spalle al suo unico amico, Serge, con il quale aveva condiviso una gioventù povera. Solo l’incontro con Marie, fidanzata di Serge, lo costringerà a guardarsi dentro e a riconoscere il suo fallimento.
I personaggi che ci descrive la Némirovsky sono reali, sembra di conoscerli. Anche se spesso odiano, ordiscono trame, sono pieni di egoismo e utilizzano gli altri per avanzare nella loro carriera. Il nostro protagonista, Jean-Luc, scopre la capacità di amare quando è già troppo tardi, dopo che ha sacrificato tutto. La sua scrittura è viva, arde come un fuoco nel camino.

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