martedì 8 ottobre 2024

[Recensione] Ucronia - Emmanuel Carrère

 


UCRONIA || Emmanuel Carrère || Adelphi || 2024 || 119 pag.

Nel romanzo di Sarban «Il richiamo del corno», un ufficiale della Marina britannica sperimenta l’incubo di risvegliarsi in un mondo nazificato, dove i prigionieri-­schiavi sono selvaggina per la caccia di un feroce sovrano: un’allarmante rappresentazio­ne della storia come «avrebbe potuto» svolgersi – o «ucronia», come l’ha definita nel 1876 Charles Renou­vier. Che nasca dal rimpianto o dalla ribellione, da un credo filosofico-religioso o dall’attrazione per gli infiniti possibili, ogni opera ucronica è destinata a falcidiare certezze, a dinamitare la nostra visio­ne del mondo, giacché insinua il dubbio che la sto­ria sia un gigantesco trompe-l'œil e che anche la più confortante realtà possa di colpo vacillare, spalan­cando abissi angosciosi. A questo sovversivo gene­re letterario, cui lo lega una tenace passione, Em­manuel Carrère ha dedicato una seducente rifles­sione che, oltre a ripercorrerne le tappe salienti, ne addita le sconcertanti implicazioni: i regimi to­talitari non hanno del resto adottato la tecnica u­cronica per imporre una storia controfattuale? Ma c’è di più: proprio quando sembra rivestire i panni del teorico sottile e distaccato, Carrère ci trascina nel laboratorio da cui sono nati «I baffi» e «L’Avversario», dove vite parallele e alternative sgretolano quel­la fragile costruzione che è la nostra identità. E ci svela che, dalle più innocenti rêverie retrospettive fino alle devianze che sogniamo o paventiamo, l’ucronia è sempre dentro di noi.

RECENSIONE

In questo saggio, scritto come una tesi di laurea (anzi lo è) Carrère ci parla ed esplora il concetto dell'ucronia che è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello svoltosi realmente (tanto per fare un esempio, il romanzo di Philip K. Dick La svastica sul sole [peraltro citato dallo stesso Carrère] ci parla di un mondo in cui il nazismo ha vinto la guerra e si spartisce il potere col Giappone).

Carrère farà un'analisi critica dell'ucronia dal punto di vista letterario e ci farà riflettere sulla domanda: e se la Storia fosse andata in un altro modo? Se Napoleone non fosse stato sconfitto? Ci fa ragionare come percepiamo la Storia, il rapporto tra causa ed effetto. In poche parole, se potessimo modificare il tempo cosa accadrebbe? Se avessimo potuto modificare le nostre scelte sbagliate cosa sarebbe successo? Come sarebbe andata la nostra vita? Che strade avremmo intrapreso?  

Il problema di questo saggio che potrebbe certamente risultare interessante (da molti spunti di riflessione e cita tante belle opere di fantascienza e non solo, cita ad esempio Charles Renouvier, Louis Geoffroy, Roger Caillois, Marcel Thiry e Philip K. Dick i quali hanno cercato di raccontare una storia alternativa a quella del nostro universo) è che risulta una tesi di laurea e quindi didascalico e abbastanza stancante. 

Bellissimo e insieme terrificante il monito che ci lascia: qualsiasi opera di finzione modifica in qualche modo il passato (quindi occhio alle manipolazioni di loschi individui che agognano comandarci o coprire certe cose accadute nella Storia). 

Ecco la mia video recensione:




sabato 5 ottobre 2024

[Recensione] Il mistero degli studi Kellerman - Ken Follett

 


IL MISTERO DEGLI STUDI KELLERMAN || Ken Follett || Mondadori || 2023 || 90 pag.

A Mick e Izzy non mancano curiosità e coraggio, perciò sono riusciti a entrare di nascosto negli studi cinematografici Kellerman, che presto verranno demoliti per far posto a un grande albergo. Un luogo affascinante, che custodisce tanti, troppi segreti. E scoprirli può essere molto pericoloso, soprattutto se riguardano una banda di inafferrabili rapinatori, non proprio tolleranti con i ficcanaso. Ma quando i due ragazzi se ne rendono conto è troppo ormai sono nei guai fino al collo!

RECENSIONE

Ho trovato questo libro per caso, mentre cercavo qualcosa da leggere. E visto che di Follett avevo letto soltanto L'uomo di Pietroburgo, l'ho preso e letto. Si tratta di un romanzo breve giallo e avventuroso dove sono protagonisti due adolescenti, Mick e Izzy, i quali si imbatteranno per caso, mentre esplorano degli studi cinematografici abbandonati, in una banda di rapinatori di banche.

Storia che si legge velocemente, non complessa e adatta a un pubblico adolescente. Fu scritta negli anni 70 e fa quasi nostalgia vedere che i nostri protagonisti, invece di prendere subito in mano lo smartphone (ancora non esistevano i telefonini) devono andare alla ricerca di una cabina telefonica per telefonare e per fare foto devono cercare una macchina fotografica. Forse letto da un adolescente di oggi verrebbe da ridere.


lunedì 16 settembre 2024

[Recensione] La nube purpurea - Matthew P. Shiel

 


LA NUBE PURPUREA || Matthew P. Shiel || Adelphi || 1991 || 338 pag.

Immaginate un Robinson Crusoe che abbia per scena, invece di un’isola sperduta, il mondo intero; in cui il protagonista, invece di sperimentare tutte le risorse del raziocinio, passi per tutti i deliri di una solitudine allucinante, affollata di cadaveri e di relitti; immaginate che le vicende del romanzo si svolgano dopo la fine del mondo, provocata da una catastrofe di demoniaca sottigliezza, che estingue l’umanità conservandola immobile come uno sterminato museo di cere, imbalsamata in un delicato profumo di pesca; e che la narrazione di questa fine del mondo e dell’inizio di una nuova vita sia spinta da un soffio epico, guidata da una continua lucidità visionaria; che il linguaggio assuma successivamente cadenze, insieme ingenue e preziose, di stile Art Nouveau, il tono asciutto del romanzo di avventure, l’impeto di una predicazione apocalittica; immaginate, poi, un proliferare di strabilianti invenzioni, agevolmente amalgamate alla grandiosa visione centrale, e avrete un romanzo che, scritto sul limitare del nostro secolo, ne prefigura con perfetta esattezza il cronico incubo di essere il secolo ultimo, per scioglierlo in una storia emblematica che congiunge rovina e rinascita, distruzione e principio. Pubblicato nel 1901, riscoperto una prima volta, in America, nel 1928 – quando si arrivò a pubblicare quattro romanzi di Shiel nello stesso giorno – e poi nel 1948, La nube purpurea è senza dubbio il capolavoro di M.P. Shiel, la cui opera è stata esaltata da scrittori quali Arnold Bennett, Hugh Walpole, H.G. Wells, Dashiell Hammett.

RECENSIONE

L'ultimo Adamo

Questo romanzo distopico è considerato il capolavoro di Matthew Phipps Shiel, scrittore britannico laureato in medicina e amico di Robert Louis Stevenson e di Oscar Wilde.

La storia si può dividere in tre parti: nella prima il protagonista, che fa di nome Adam (non a caso il richiamo al primo Adamo) Jeffson parte per una spedizione che lo porterà al Polo Nord e qua un'eruzione vulcanica pestilenziale di colore purpureo e dall'aroma di pesca ucciderà ogni essere umano sulla Terra (lui non viene colpito perché era rimasto bloccato tra i ghiacci per mesi a causa di forti tempeste); nella seconda parte assisteremo al lungo peregrinare di Adam per tutta la Terra alla ricerca di qualcuno ancora in vita, [senza successo]; nella terza [incontrerà una ragazza che lui stesso chiamerà Eva.]

La vicenda narrataci da Shiel mi ha ricordato molto quella narrataci dal nostro Guido Morselli in Dissipatio H G : Romanzo (altra opera che consiglio caldamente e che è purtroppo quasi sconosciuta) dove appunto un unico sopravvissuto umano vaga solitario per tutta la Terra alla ricerca di qualcuno con cui parlare.

Durante le sue peregrinazioni il nostro Adam ad un certo punto è come se impazzisce (vorrei vedere noi al suo posto se non avessimo avuto le stesse reazioni) e viene colto da una sorta di delirio di onnipotenza che lo porta ad incendiare intere città, anche famose (come ad esempio Parigi). L'apice, credo, di questo suo personale delirio lo raggiungerà quando deciderà di costruirsi un palazzo sfarzoso.

Shiel ritrae la specie umana in tutta la sua limitatezza e solitudine ma nello stesso tempo sottolinea che quando ci troviamo in difficoltà è proprio a quel punto che emerge il nostro istinto vitale, di sopravvivenza, che ci permette di reagire (anche se più volte tenta di suicidarsi).

La prima parte, ovvero tutta la narrazione prima dell'evento della catastrofica nube purpurea vulcanica, potrà sembrare più noiosa o ripetitiva, ma se resisterete nella lettura poi la storia decollerà.

E poi risuona una domanda che ci viene indirettamente posta: tu cosa faresti se fossi l'ultimo essere umano sulla Terra?

La mia video recensione:




sabato 14 settembre 2024

[Recensione] Niente panico. Si continua a correre - Giovanni Storti e Franz Rossi

 


NIENTE PANICO. SI CONTINUA A CORRERE || Giovanni Storti e Franz Rossi || Mondadori || 2018 || 152 pag.

Nella prefazione a questo libro, Giacomo Poretti sostiene che ai tempi dei nostri antenati si sapeva già molto del nostro degrado fisico e mentale. Gli australopitechi «intorno ai 20 anni facevano le gare con i giaguari, e spesso li battevano, arrivati ai 40 dopo 200 metri di corsa si fermavano per una birretta, a 60 anni, se ci arrivavi, ringraziavi il dio del sole e al massimo giocavi a scopone, te ne stavi rintanato nella tua bella grotta perché se per caso incontravi un giaguaro non riuscivi a fare 3 passi di corsa e finivi sbranato. L'uomo primitivo era ignorante e tirava su con il naso, ma era saggio, sapeva come godersi l'ultimo tratto di vita senza traumi e pericoli.» Oggi invece pare che questa consapevolezza sia andata persa. Si gareggia per il primato personale, per battere gli amici, per migliorarsi ad ogni costo. Si gareggia contro il tempo, ma sfidare il tempo che passa ha davvero senso?
È una sfida persa in partenza per Giovanni Storti e Franz Rossi, la coppia di corridori scrittori che abbiamo imparato ad apprezzare con Corro perché mia mamma mi picchia.
Gli anni passano per c'è chi se ne accorge vedendo il figlio cresciuto o i capelli incanutiti, e c'è chi li misura osservando i chilometri percorsi o la velocità raggiunta in gara. Ma la verità è che l'età non è nemica della corsa, basta saperla prendere con saggezza ed equilibrio.
In un libro ricco di aneddoti personali e di avventure in giro per il mondo, Giovanni e Franz ci dimostrano che anche se il corpo invecchia non si può dire altrettanto dello spirito. Quello che si impara percorrendo di corsa chilometri lungo strade e sentieri è un vero e proprio stile di vita, in grado di migliorare la qualità della nostra esistenza.
Dalla vetta del Kilimangiaro alla Grande Muraglia cinese, dalle corsette sotto casa alle maratone nel deserto, continua il viaggio di questi «assaggiatori di corse», come ebbero modo di definirsi, con un obiettivo preciso, dimostrare come spesso la ricerca del proprio record personale può avere come effetto collaterale la felicità.

RECENSIONE

Come ricorderai avevo già letto il primo libro sulla corsa che avevano scritto, a due mani, Giovanni Storti con l'amico Franz Rossi, dal titolo Corro perché mia mamma mi picchia. Questo è un ideale seguito. Rispetto al primo, però, in questo mi sono annoiato, ho avuto la sensazione che sia stato scritto tanto per scriverlo. E non si parla solo di corse ma anche di camminate in montagna. Anche il fatto che Giovanni abbia ideato una sorta di rubrica dove, di volta in volta, presenta degli atleti fuori dall'ordinario (naturalmente tutti inventati) mi ha lasciato alquanto perplesso, avrei preferito che ci narrasse di più delle sue corse. Peccato, molto meglio il primo.


sabato 7 settembre 2024

[Recensione] Correndo per il mondo - Roberto Giordano

 


CORRENDO PER IL MONDO || Roberto Giordano || Kowalski || 2013 || 188 pag.

La corsa è la grande passione di Roberto Giordano che ha iniziato a praticarla nel 2005 e non ha più smesso. Ha partecipato sia alle più spettacolari maratone mondiali sia a quelle più sconosciute: da quella celeberrima di New York fino al deserto del Sahara e alle foreste pluviali del Costarica. La sua passione è poi diventata anche un programma televisivo in onda su Rete 4 e Marco Polo. Con il sorriso, l'entusiasmo e l'umanità di un grande sportivo, in questo libro Giordano ripercorre le sue emozioni più forti e - in modo semplice, esaustivo, affascinante - dispensa anche consigli per diventare un corridore sia amatoriale sia professionista. Giordano ci fa scoprire quanto sia importante avere - non solo un fisico e una mente allenati - ma soprattutto la passione e l'amore per uno sport tra i più democratici, in grande ascesa sia tra i giovani sia tra gli adulti: bastano infatti un paio di scarpe e l'avventura può iniziare.

RECENSIONE

Ho conosciuto Roberto Giordano per il programma su Rete 4 Correndo per il mondo dove affrontava, di volta in volta, una maratona intorno al mondo e ci parlava della sua infinita passione per la corsa. Questo libro che ha scritto ci parla proprio delle maratone e ultramaratone più belle e suggestive che ha fatto, in una sorta di diario personale.

Consigliato a chi ama, come me, correre anche solo per passione.


sabato 31 agosto 2024

[Recensione] Maigret, Lognon e i gangster - Georges Simenon

 


MAIGRET, LOGNON E I GANGSTER || Georges Simenon || Adelphi || 2003 || 169 pag.

In fondo Maigret non era poi così arrabbiato come voleva far credere. Pozzo era un osso duro, e la cosa non gli dispiaceva. Non gli dispiaceva neppure doversela vedere con dei tizi contro i quali la polizia americana si era rotta le corna. Veri duri, che giocavano pesante. MacDonald non aveva forse detto che Cinaglia era un killer? Non sarebbe stato male, di lì a qualche giorno, telefonare a Washington e dire, con aria distaccata: «Hello, Jimmy!... Li ho incastrati!».

RECENSIONE

Anche questo romanzo di Maigret fu scritto da Simenon alla tenuta Shadow Rock Farm di Lakeville, in Connecticut ed è il trentanovesimo dedicato al nostro commissario francese. A esso è ispirato il film francese del 1963 Maigret e i gangsters di Gilles Grangier. Il commissario è interpretato da Jean Gabin.

La signora Lognon, moglie dell'ispettore chiamato lo Scorbutico, chiede di parlare con il commissario Maigret: si scopre che suo marito è scomparso da alcuni giorni e lei è preoccupata perché a casa sua si sono intrufolati dei gangster. Si verrà a scoprire che Lognon è stato testimone di un omicidio, ovvero ha visto che questi misteriosi gangster hanno gettato un cadavere in corsa dalla loro auto. Col procedere delle indagini Maigret capirà ben presto che queste persone, questi gangster sono tipi pericolosi che possono arrivare ad uccidere anche lui, così giunge in un ristorante frequentato da costoro e tutta l'attenzione la rivolgerà verso Joe Mascarelli detto "Sloppy".

Ritroviamo un Maigret più sagace e duro del solito, che riesce a combattere e a far saltare i piani a dei veri e propri gangster americani.




mercoledì 28 agosto 2024

[Recensione] Il commissario Bordelli - Marco Vichi

 


IL COMMISSARIO BORDELLI || Marco Vichi || TEA || 2004 || 204 pag.

Firenze, estate 1963. Nella stanza da letto di una villa settecentesca viene ritrovato il corpo senza vita di un'anziana signora. Sul comodino, un bicchiere con tracce di un medicinale contro l'asma. Il commissario Bordelli, cinquantenne, scapolo, ex partigiano, amico di ladri e prostitute, viene chiamato a guidare le indagini...

RECENSIONE

Ho scoperto per caso questo romanzo giallo e non mi è dispiaciuto. Prima opera che leggo di Marco Vichi.

Siamo a Firenze nell'estate del 1963: il commissario Bordelli indaga sulla morte misteriosa, forse avvenuta per avvelenamento, di un'anziana signora benestante. Pian piano interrogherà le persone che ruotavano intorno alla signora: la governante, i nipoti Giulio e Anselmo, il fratello inventore, ma tutti loro hanno una cosa in comune, ovvero un alibi inattaccabile.

Sarò sincero: la figura del commissario Bordelli mi ha ricordato molto quella del commissario Maigret, serie che sto leggendo cronologicamente dal primo. Una cosa soprattutto che li accomuna è il fatto che entrambi provano a conoscere le persone che ruotavano intorno alla figura dell'assassinata. Anche Bordelli, come Maigret, si lascia assorbire, come una spugna, dalle vite delle altre persone, e come lui è molto umano. Non posso aggiungere altro, visto che quando si tratta di un'indagine si rischia poi di fare qualche spoiler, ma è stata una lettura estiva abbastanza godibile e sicuramente leggerò altre opere di Marco Vichi.


[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...