martedì 20 luglio 2021

[Recensione] Diario di un parroco di campagna - Georges Bernanos

 


DIARIO DI UN PARROCO DI CAMPAGNA || Georges Bernanos || Mondadori || 1 luglio 2002 || 239 pagine

« L'uomo che ha accettato una volta per sempre la terribile presenza del divino nella sua povera vita », cosi Bernanos definisce il protagonista del suo Diario di un curato di campagna: questa disarmata figura di prete cattolico che si consuma fino al limite della tentazione nell'impari lotta con il male impersonato dalla tragica opacità del mondo borghese di uno sperduto villaggio della Fiandra. Egli non deve salvare soltanto se stesso ma anche le anime dei suoi parrocchiani che gli sono ostili, o lo accettano passivamente trascinandolo nelle loro ipocrisie. Giunge fin quasi al punto di abiurare, ma proprio sull'orlo della perdizione la coscienza della morte vicina lo salva. « Un corpo a corpo fra il soprannaturale e il mondo; ma il mondo non è mai stato sentito da Bernanos con una comprensione più potente e più tenera », cosi scrisse André Rousseaux del Diario di un curato di campagna, un romanzo che ha in sé fin dalle prime pagine una carica drammatica che si va facendo via via sempre più febbrile e compressa ed esplode poi, ad un tratto, in tutta la sua pienezza dinnanzi all'illuminazione.

RECENSIONE

Dopo sei anni ho riletto con piacere questo bel romanzo di Bernanos, dove ci descrive la vita e i turbamenti di un povero prete di campagna ammalato. E proprio la malattia sta al centro della storia: essa si presenta in varie forme: come noia esistenziale; come malattia in sé; come inettitudine. Il sacerdote protagonista non è capace di integrarsi in un mondo dominato dal denaro, dalla borghesia, dall'idea che la ricchezza equivalga al potere. Ma questa malattia è anche nell'anima: egli non si sente mai integrato. E la forma di diario che ci presenta Bernanos è una scelta voluta, perché sottolinea la lotta interiore che questo giovane sacerdote affronta. La scrittura è vista come un processo artificiale e artificioso, che si oppone alla preghiera, vista come spirito di pura accettazione. Se pregare significa abbandonarsi totalmente a Dio, alla sua volontà, e quindi accettare qualsiasi esperienza, scrivere al contrario significa affermare il proprio valore umano, dare la parola ai demoni della rivolta e della disperazione.
"Mentre scribacchio sotto la lampada queste pagine che nessuno leggerà mai, ho il presentimento di una presenza invisibile che sicuramente non è quella di Dio - piuttosto quella di un amico fatto a mia immagine, benché distinto da me. Di un'altra essenza... Ieri sera, questa presenza mi è diventata d'un colpo così tangibile che mi sono sorpreso a sporgere la testa verso non so quale ascoltatore immaginario..." (p. 29);

 Rispetto al dottor Delbende, al dottor Laville e al signor Dufréty, il parroco di Ambicourt accetta la propria diversità, la propria condizione di diverso. Questo carattere distintivo si manifesta fin dalla prime pagine del diario: il parroco guarda la propria parrocchia e sente confusamente che essa non gli apparterrà mai completamente:

 "Quanto è piccolo un paese! E questo paese era la mia parrocchia. Era la mia parrocchia, ma non potevo niente per lei, la guardavo tristemente inoltrarsi nella notte, scomparire... Qualche momento ancora, e non l'avrei più vista. Non avevo mai sentito così crudelmente la sua solitudine e la mia (p. 6).

Nonostante questa consapevolezza ciò non gl'impedisce di dedicarsi completamente alla propria missione. È in questo che si vede, soprattutto, la grandezza del personaggio.


lunedì 19 luglio 2021

[Recensione] La città e le stelle - Arthur C. Clarke


LA CITTÀ E LE STELLE || Arthur C. Clarke || Mondadori || 1 marzo 2004 || 390 pagine

Un'immensa città del futuro. Una superciviltà arrivata all'ultimo stadio dello sviluppo sostenibile. Un pianeta deserto, ostle, "proibito": è in questo scenario che si muove Alvin, il giovane eroe del romanzo, che resta fra i più celebri di Clarke. La domanda che lo ossessiona è: come riscoprire l'antico segreto della razza umana? Come uscire dal labirinto e tornare al volo spaziale?

RECENSIONE

Diaspar, la città immobile ed eterna incastonata come un gioiello, sotto il cielo stellato, su di una Terra ormai morente, desertica e priva di atmosfera, e nella quale il tempo scorre immutabile e gli schemi che caratterizzano i circuiti cerebrali e la struttura fisica degli esseri umani vengono registrati e conservati in appositi "banchi di memoria", a partire dai quali, volendo, è possibile ricostruire l'organismo e la personalità originaria; l'affascinante situazione in cui si trova il protagonista, Alvin, il minuscolo ingranaggio dimenticato che rimetterà in moto la storia dell'umanità, l'unico uomo a vivere per la prima volta, l'unico uomo a non essere mai vissuto prima di allora; l'incontro con Vanamonde, la mente disincarnata che vaga nelle profondità dello spazio, ed attraverso la quale Clarke ci offre la possibilità di gettare lo sguardo attraverso un vero e proprio torrente di parsec di spazio e di abissi di tempo; ed infine, il ricordo dell'epica battaglia di Shalmirane, il luogo ove venne combattuta la decisiva, titanica battaglia tra la razza umana e gli Invasori venuti dalle stelle, a difesa dell'ultimo baluardo dell'umanità: la Terra.

La mia video recensione:




 

sabato 17 luglio 2021

[Recensione] Le correzioni - Jonathan Franzen

 


LE CORREZIONI || Jonathan Franzen || Einaudi || 2005 || 603 pagine

"Lo si sentiva nell'aria: qualcosa di terribile stava per succedere". Enid e Alfred Lambert, in una città del Midwest americano, trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l'uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l'altra con il desiderio, ormai diventato uno scopo di vita, di radunare per un "ultimo" Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell'America del dopoguerra, attenti a "correggere" ogni deviazione dal "giusto". Ma i figli se ne sono andati sulla costa: Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all'università per "comportamento sessuale scorretto"; infine Denise, chef di successo con una vita privata, secondo i canoni dei Lambert, molto discutibile. Quel temporale annunciato spazzerà via molte cose di valore ma ne restituirà altre più limpide, quasi luminose.

L’incipit di Anna Karenina (di Tolstoj) cade a pennello per questo romanzo: “Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”. Quello che leggerete è un romanzo, per dirla in poche parole, che ci descrive una famiglia americana del Midwest. Tutto qua.

Premessa
Ho comprato questo libro per caso, mentre girovagavo in libreria. Notai il nome dell'autore, che avevo sentito più di una volta in tv, e decisi di leggere una sua opera. In realtà avrei preferito leggere Libertà, certamente la sua opera più celebre, ma poi ho saputo che Le correzioni veniva prima e allora mi sono deciso e l'ho acquistato. Ma non l'ho letto subito. Il romanzo è rimasto nello scaffale "libri da leggere" per mesi e mesi, fino a qualche giorno fa quando mi sono deciso ad iniziarlo. Non riuscirò mai a spiegare come faccia a scegliere i libri che ho da leggere (e sono tanti, ahimé!) ma avevo capito e sentivo che dovevo leggere proprio questo. Fa parte della categoria dei libri che ti tengono sveglio la notte, che avresti voluto leggere subito, che divori in pochi giorni nonostante la mole di pagine, che ti isolano completamente dal mondo, che non ti accorgi (e non ti importa) che il tempo scorre velocemente intorno a te.

RECENSIONE

La prima impressione che ho avuto, durante la lettura di questo lungo romanzo (600 pagine ma non le senti e divorate in pochi giorni), è la grande abilità di Franzen di riuscire ad entrare nei personaggi che ci narra: all'inizio della storia ci presenta questa coppia del Midwest, Enid e Alfred, due genitori che hanno i loro pregi e difetti e che vivono per rivedere i loro figli. E poi pian piano vivremo letteralmente nelle vite diverse e collegate di ciascun figlio e di tutta la famiglia Lambert: i genitori appunto, il figlio maggiore Gary, sottomesso dalla moglie Caroline (che ho trovato irritante), il secondogenito Chip, ex professore che vive a New York,e l'ultima nata Denise che fa la chef in un importante ristorante di Philadelphia. L'autore è abile nel "riassumerci" un poco a poco tutte le vite di queste persone, dall'infanzia fino all'età adulta ed inevitabilmente senti di provare simpatia e affetto per loro (questo è il punto forte, secondo me, del romanzo e dello stile di Franzen). Io personalmente ho trovato molto di me, come comportamenti e riflessioni personali, da ciascuno di loro, dalla più giovane Denise al più vecchio padre di famiglia, Al. E lo stesso credo accadrà o è già accaduto a chi leggerà o ha già letto questo romanzo fiume.

Il tema del libro sono le correzioni, ovvero ognuno dei protagonisti che conosceremo vive delle vere e proprie correzioni: tutti sbagliano, così come accade a ciascuno di noi. Tutti e tre i figli sono letteralmente fuggiti dai genitori. Forse perché la madre è rimasta con la morale americana degli anni '50, ancora bigotta e critica su tutto, forse perché il padre non riusciva a trasmettere affetto e dimostrava freddezza, insomma le motivazioni di questo distacco dalle radici familiari sono tante e diverse.
Enid è una collezionatrice compulsiva di roba vecchia ed inutile come i buoni della spesa scaduti da anni, candele mai utilizzate, ricette ingiallite, riviste spaiate mai lette, eccetera. Vive soltanto per accudire suo marito come se fosse uno dei suoi figli tornato bambino e per organizzare il Natale coi suoi veri figli. Enid vive accanto ad un uomo che si ostina ad immaginare diverso da quello che è. Decisa a ignorare l'evidente crollo di salute fisica e psichica di Alfred e i fallimenti lavorativi e sentimentali dei figli, ella porta avanti con quell'aggressività tipica delle personalità passivo-aggressive le piccole manipolazioni necessarie per realizzare la sua ossessione definitiva, quella di vedere riunita tutta la famiglia attorno al focolare domestico per un ultimo Natale da trascorrere tutti insieme.
Alfred non fa altro che passare le giornate seduto nella sua poltrona blu preferita (ancora incellofanata) a guardare la tv e a "schiavizzare" sua moglie. Lui è stato un ingegnere ferroviario e adesso è in pensione, soffre di Parkinson e la demenza senile comincia a farsi strada in lui. In Alfred Franzen ha fatto un lavoro eccezionale, riuscendo a descriverci e a presentarci come la malattia, la demenza senile, trasforma l'indefesso lavoratore e severo capofamiglia in un vecchio malato che perde dignità, non riuscendo neanche a lavarsi in bagno.
Gary è un impiegato di banca ed è sposato con Caroline e ha tre figli,tutti maschi, svegli e brillanti. Gary è il figlio maggiore e soffre di depressione (per causa di moglie e figli che sfuggono di continuo al suo controllo, tanto che riescono a non essere presenti alle vacanze di Natale dai nonni). Lui è il figlio meno capito dai suoi genitori ed è naturale che provi invidia verso i suoi fratelli minori, e si rifugia in un materialistico egoismo, non riuscendo a capire fino alla fine della storia i suoi genitori (infatti lui è l'unico dei personaggi che non maturano alla fine, ma rimane come era fin dall'inizio della storia, anche per questo non ho avuto molta simpatia per lui).
Chip, il più intelligente di tutti (ma marcio dentro) è stato licenziato come professore per molestie sessuali su una sua alunna e il sesso e il ribellarsi alle regole sembrano il suo stile di vita, fortunatamente ha un angelo custode di nome Denise. Chip è il mio personaggio preferito, assieme a Denise. Sono riuscito ad empatizzare con loro due, su molti aspetti. Chip è il figlio preferito di Alfred, infatti quando ha bisogno di aiuto lo chiama anche quando sa che lui non c'è. E Chip sarà il personaggio che alla fine del romanzo cambierà completamente e deciderà di prendersi cura dei suoi genitori (ciò che non farà e che ci si aspettava facesse il primogenito Gary che invece ha voltato loro le spalle). Il bello di Chip è questo: come il figliol prodigo della parabola, dovrà prima toccare il fondo per capire i suoi errori e risalire la china, riscattando il suo passato da ribelle.
Denise è il personaggio, secondo me, più positivo e simpatico, è una chef autodidatta molto brava, ma ha un difetto, ovvero non riesce a relazionarsi col prossimo, dovuto soprattutto alla sua difficoltà nel venire a patti con la propria identità sessuale.
Tutti e cinque i personaggi che conosceremo leggendo questo romanzo hanno delle personalità diverse e complesse, dove è facile riscontrare sentimenti di comprensione alternati ad altri di fastidio e disgusto. Franzen sceglie di mostrarci l'animo di loro attraverso una minuziosa descrizione del quotidiano.
Le correzioni del titolo hanno un significato ambivalente: a un livello più immediato, come spiegato dallo stesso autore nell'ultimo capitolo del libro, esse alludono alle "correzioni" verificatesi sul mercato finanziario a fine anni '90 quando il boom economico del decennio precedente inizia a dare segnali di crisi, influendo in qualche modo sulle aspirazioni coltivate da alcuni dei protagonisti. Ad esso si lega un significato più profondo ma chiaramente delineato nel corso dell'intero racconto sotto forma degli "aggiustamenti" che ognuno dei Lambert impone a se stesso e ai suoi familiari per aderire il più possibile ai valori tradizionali e conservatori che hanno costituito il fulcro della società americana del dopo-guerra.

Il romanzo è diviso in cinque capitoli (più una breve premessa, St. Jude e la conclusione con "le correzioni"):
1- Il fallimento (ci parla di Chip)
2- Più ci pensava, più si arrabbiava (ci parla di Gary)
3- In mare (ci parla di Enid e Alfred)
4- Il Generator (ci parla di Denise)
5- Un ultimo Natale (ci parla di tutti insieme e li mette a confronto)
Ci accorgiamo che, ad ogni personaggio e/o protagonista, l'autore ci mostra come partendo da una situazione ideale e apparentemente sotto controllo, piano piano ci accorgiamo invece che inizia lentamente a sgretolarsi mostrandoci la miseria (e la debolezza) in cui è sprofondata la loro vita. Tutti toccano il fondo, come si suol dire, e in modo differenti - quando si riuniranno, a Natale, però, per alcuni di loro la vita sembra riprendersi e migliorare.
E questo lo fa in modo magistrale, che potrebbe ricordarci autori del calibro di Salinger (l'impeccabilità stilistica), Dos Passos (l'universo narrativo) e John Cheever (la visionarietà domestica).
In conclusione credo che sia un buon romanzo, seppur risente di un pessimismo di fondo. Franzen si sforza di dissacrare i valori della società borghese e della famiglia tradizionale, il tutto condito dal binomio letterario americano di famiglia disfunzionale e tardo capitalismo. Se amate le famiglie del Mulino Bianco, allora non leggete questo romanzo, potreste rimanerne altamente sconvolti.
Non per caso all'inizio di questa recensione ho citato Tolstoj, e devo concludere nel dire che Franzen non è il nuovo Tolstoj che ha salvato la letteratura americana, o almeno non ancora. Ma è anche vero che Franzen sa scrivere, è uno scrittore di talento e di alta intelligenza. E non vedo l’ora di leggere Libertà, consapevole che trascorrerò delle piacevoli nottate di lettura.


venerdì 16 luglio 2021

[Recensione] Pace eterna - Joe Haldeman

 


PACE ETERNA || Joe Haldeman || Mondadori || febbraio 2011 || 419 pagine

Anno 2043: guerre sub-nucleari devastano la Terra e i robot telecomandati che massacrano con implacabile efficienza militari e civili preparano il genocidio. Ma due giovani scienziati - Julian Class e Amelia Harding - stanno per fare la scoperta che cambierà tutto. L'arma assoluta, l'arma capace di distruggere non solo il pianeta, ma l'universo intero. Deterrente che tutti aspettavamo o terribile incubo? Il romanzo, ispirato ai temi di Guerra eterna, ha vinto il premio Hugo nel 1998 e ritorna qui in una nuova, accurata traduzione.

RECENSIONE

Rispetto a Guerra Eterna (del quale questo non è il prequel e nemmeno il sequel, seppur il protagonista, anche qua, è un soldato) Haldeman ci narra ancora una volta di un futuro non troppo lontano dove si vive in guerra continua. Rispetto al suo capolavoro, Guerra Eterna, questo Pace Eterna è molto inferiore, ma non è da buttare. Anche se l'autore, come si suol dire in questi casi, c'ha perso la mano, e ad un certo punto avevo quasi deciso di interromperlo.
Cosa accade in questo romanzo? Siamo nel 2043 dove si sta infatti combattendo un conflitto definito subnucleare. I paesi ricchi usano guerrieri meccanici definiti "Unità Combattente Remota di Fanteria" o, più comunemente Soldierboy, enormi armature controllate a distanza da un operatore mediante un collegamento neurale. L'assenza di umani sul campo di battaglia permette di ridurre le perdite pur operando sul territorio, mentre i ribelli, eterogeneo fronte definito collettivamente "Ngumi" (pugno in swahili), impiegano tattiche di guerriglia e terrorismo. Nonostante la superiorità tecnologica occidentale il conflitto non sembra essere prossimo alla fine, anzi si allarga ogni giorno di più e il numero di vittime continua ad aumentare, perlomeno tra i ribelli. Julian Class è uno dei tanti operatori di soldierboy, il suo è un lavoro quasi privo di rischi fisici (perlomeno all'inizio del romanzo), ma le tensioni psicologiche a cui è sottoposto sono terribili. Julian riesce comunque a condurre un'esistenza normale, ha una relazione con Amanda Harding, ma tiene nascosto questo rapporto in quanto lei è bianca e lui di colore, cosa che potrebbe creare dei problemi, dato il risorgere del razzismo nel sud degli Stati Uniti. Julian e Amanda sono scienziati, nonostante lui sia stato richiamato, entrambi insegnano fisica e lei è impegnata nel ciclopico Progetto Giove, un ambizioso esperimento che si propone di indagare le fasi iniziali della creazione dell'universo. Non si può dire che la loro sia un'esistenza tranquilla, ma le cose peggiorano improvvisamente quando due straordinarie scoperte, una relativa al Progetto Giove e l'altra alla connessione degli operatori di soldierboy, li mettono in una situazione di estremo pericolo: stretti tra una catastrofe globale e una setta di pericolosi fanatici Julian e Amanda dovranno lottare per la propria vita e per quella di tutta l'umanità.
Lo consiglio solo agli appassionati.


giovedì 15 luglio 2021

[Recensione] Guerra eterna - Joe Haldeman

 


GUERRA ETERNA || Joe Haldeman || Mondadori || novembre 2003 || 302 pagine

La guerra, ci insegna l'autore, non è mai una cosa piacevole. E in una guerra che dura 1200 anni, le probabilità di sopravvivenza sono prossime allo zero. E parallelamente all'inglorioso svolgersi della Guerra Eterna, vediamo i cambiamenti della società terrestre: mutamenti di abitudini e di prospettive culturali. Il romanzo ha vinto nel 1973 il Premio Nebula e il Premio Hugo.

RECENSIONE

La tematica della guerra affrontata alla Haldeman, ovvero con una visione più disincantata e dolorosa del conflitto rispetto al romanzo Fanteria dello spazio di Heinlein, utilizzando le parole di Giuseppe Lippi. In questo romanzo si sente la ferita sporca del Vietnam, visto che l'autore ne ha preso parte come geniere. E il suo continuo messaggio, sottinteso, che le guerre fanno solo male e distruggono l'essere umano, continua a rimbombare in ogni capitolo, e ci mostra l'orrore di cotal barbare decisioni prese dall'alto: il voler sterminare il "nemico", colui che, come si scoprirà nel finale, in realtà non si conosce e si decide di annientare per paura di conoscerlo per come è davvero. A tratti mi ha ricordato "Il gioco di Ender" di Orson Scott Card, soprattutto nelle parti in cui i soldati si allenavano.


mercoledì 14 luglio 2021

[Recensione] In viaggio con la morte - Oppenheim - Downing - Whitechurch

 


IN VIAGGIO CON LA MORTE || Oppenheim, Downing e Whitechurch || Mondadori || 4 marzo 2021 || 364 pagine

Il nuovo speciale presentato da Mauro Boncompagni risponde alla voglia di evasione e ci porta in viaggio con l’assassino.
Nel volume troverete tre storie, due romanzi e un racconto, dedicati al tema del viaggio, che sia in compagnia di celebrità sportive, durante una tempesta, nelle assolate terre del Messico o su un treno diretto a Londra.
Tra deragliamenti, pluriomicidi e misteriose sparizioni, preparatevi a salire a bordo di uno speciale carico di colpi di scena. In fondo, per citare Miss Marple, «Si sa ben poco delle persone che si incontrano in un viaggio, se non quello che scelgono di dirci».
Nel primo romanzo, “Il corriere scomparso” (The Vanished Messenger) di Edward Phillips Oppenheim, un uomo sfida le tempesta e le avversità per recapitare un messaggio di importanza vitale, chiuso dentro la sua valigetta. Ma durante il viaggio il treno deraglia, e un ragazzo che viaggia con lui, un famoso golfista, si offre di portarlo con sé nella villa di un parente aristocratico. Il corriere è un ospite irrequieto: deve consegnare a ogni costo il messaggio… peccato che il padrone di casa abbia in mente tutt’altri piani per lui.
In “La luce gialla” (Murder on the Tropic) di Todd Downing, l’agente del dipartimento del Tesoro americano Hugh Rennert riceve l’incarico di recarsi in una hacienda messicana per agevolare una transazione. Al suo arrivo, tuttavia, Rennert si ritrova coinvolto in sparizioni, imbrogli e una serie di efferati omicidi. L’enigma si infittisce quando si scopre che tutte le vittime, prima di morire, hanno scorto una misteriosa luce gialla.
E per finire… “Il treno dei misteri” (The Affair of the Corridor Express) di Victor L. Whitechurch, completa lo speciale con un avvincente racconto. Un ragazzo, unico figlio di un milionario, sparisce in maniera inspiegabile da un treno in corsa mentre viaggiava sotto la custodia di un suo docente. L’accompagnatore, disperato, si rivolge a Thorpe Hazell e gli racconta l’accaduto nei minimi dettagli. Starà all’investigatore risolvere l’enigma e ritrovare il… bagaglio perduto!

RECENSIONE

Questo volume contiene due romanzi e un racconto di genere giallo. Li recensirò uno per uno.

Il corriere scomparso (The Vanished Messenger, 1914), E. Phillips Oppenheim
La storia inizia alla fermata del treno dove un corriere, Dunster, dopo un incidente ferroviario, viene portato dal cattivo della storia: Miles Fentolin, personaggio che ricorda i cattivi di James Bond, come il Dottor No, il quale vuole carpirgli un segreto di vitale importanza. Vive arroccato nel suo castello e da lì comanda tutto e tutti, come se fossero marionette nelle sue mani. Ma dovrà fare i conti con l'agente Hamel, vero protagonista di questo thriller un po' datato ma piacevole. L'autore, Oppenheim, era uno scrittore molto prolifico, tanto è vero che nei suoi ultimi quarant'anni di vita scrisse ininterrottamente tutti i giorni. Quasi tutte le sue storie erano di tipo avventuroso - spionistico, che ricordano i film di James Bond. La storia ti tiene incollato alle pagine, l'autore è riuscito molto bene a dosare una crescente dose di suspense di capitolo in capitolo.

La luce gialla (Murder on the Tropic, 1935), Todd Downing
Il detective Rennert accetta di investigare sulla sparizione dell'acqua potabile in una hacienda messicana sperduta nel deserto ma il suo incarico è anche quello di capire cosa c'è dietro all'acquisto della medesima: mentre si trova là scopre che alcune persone vengono avvelenate da qualcuno che forse vuole mettere le mani sulla casa. I protagonisti sembrano tutte brave persone, ma come si sa proprio le apparenze possono ingannare. Un giallo che scende liscio come l'olio, abbastanza godibile.

Il treno dei misteri (The Affair of the Corridor Express, 1899), Victor L. Whitechurch
Unico racconto presente in questa raccolta, mi ha subito fatto pensare a Sherlock Holmes, e infatti in quel periodo venivano scritti tanti racconti che si ispiravano alle celebri gesta dell'investigatore creato da Conan Doyle (Sherlock aveva molti emulatori). Questo racconto ci narra un enigma impossibile: un ragazzo scompare da un treno in corsa e il nostro detective dovrà risolvere il caso basandosi solo sull'osservazione e sulla sua deduzione investigativa.


martedì 13 luglio 2021

[Recensione] Madre notte - Kurt Vonnegut

 


MADRE NOTTE || Kurt Vonnegut || Feltrinelli || novembre 2017 || 206 pagine

Madre notte è il racconto in prima persona di Howard W. Campbell, un americano trasferitosi con la famiglia in Germania dopo la prima guerra mondiale che vi resta anche dopo la presa del potere di Hitler e diventa la voce della propaganda nazista di Goebbels per gli Stati Uniti. All'inizio e alla fine del libro il protagonista si trova in una prigione israeliana, in attesa di processo per crimini di guerra, lì ripensa alla propria vita e decide di scrivere le sue memorie. Nella cella accanto alla sua è rinchiuso anche Eichmann, l'artefice della soluzione finale degli ebrei. Entrambi sono accusati di propaganda nazista e genocidio. Campbell in una serie di flashback e narrazioni secondarie ripercorre gli anni del nazismo, l'arresto, il trasferimento a New York e la decisione di tornare in Israele per farsi processare. Alla fine potrà dimostrare di essere stato un agente dello spionaggio americano, ma se non lo si può più accusare di crimini contro l'umanità, nondimeno su di lui pesano i crimini contro se stesso. Infatti si finisce per essere chi si finge di essere e il confine tra giusto e sbagliato, bene e male, rischia di diventare labile. Campbell arriva anzi ad affermare che occorre a tutti un po' di follia per non sentire il dolore di vivere. Il racconto, presentato come un autentico documento storico, risulta un'attualissima riflessione sulla guerra, la violenza e le loro cause. Dal libro, pubblicato nel 1961, è stato tratto anche un film interpretato da Nick Nolte nel 1996.

RECENSIONE

Un uomo è quel che finge di essere, sicché deve stare molto attento a quel che fa finta di essere

Finalmente riesco a leggere un'altra opera di Vonnegut, che ho apprezzato tantissimo nel suo celebre Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini. Se in Mattatoio veniva affrontata la tematica della guerra, in questa opera si affronta il nazismo e la sua folle propaganda. In entrambe le opere è chiaro il messaggio dell'autore: la guerra è sempre una pessima idea, meglio non farla. E in questo romanzo scritto sotto forma di memorie, ha una morale come ci ricorda all'inizio lo stesso Vonnegut: questo è l'unico dei miei racconti di cui conosca la morale. Noi siamo quel che facciamo finta di essere, sicché dobbiamo stare molto attenti a quel che facciamo finta di essere.

La genialità di Vonnegut è quella di riuscire a narrarci eventi tragici e complessi come la seconda guerra mondiale in modo diretto e semplice, e soprattutto ironico, cosa non facile per tutti. Anzi, per pochi. E poi il suo stile è davvero inimitabile.

Il protagonista è una spia nazista addetta alla propaganda antisemita che si pente di quello che ha fatto e decide di auto accusarsi facendosi arrestare. Quindi, in carcere, in attesa di sapere se verrà condannato o meno, decide di scrivere un libro di memorie, formato da brevi capitoli che riassumono tutto quello che ha vissuto. E Vonnegut ci farà riflettere proprio su questo: è lecito perdonare una persona che ha fatto tanto male? Quali sono i confini che ci fanno determinare se una persona è buona o cattiva?

Dite quel che volete del sublime miracolo di una fede senza dubbi, ma io continuerò a ritenerla una cosa assolutamente spaventosa e vile.

Questa opera ci fa riflettere sul lato umano delle persone, naziste o meno che siano state. Howard può essere contemporaneamente un eroe e un mostro, un buono e un cattivo.

Curiosità: il protagonista del romanzo, Howard W. Campbell, è ispirato alle figure realmente esistite di William Joyce e di Ezra Pound.


[Recensione] Il pensionato signor Bougran - Joris-Karl Huysmans

  IL PENSIONATO SIGNOR BOUGRAN || Joris-Karl Huysmans || Sellerio || 1984 || 54 p. Timbri, pennini, polvere d'ufficio, mezzemaniche e as...