mercoledì 24 giugno 2026

[Recensione] Di tutte le ricchezze - Stefano Benni

 


DI TUTTE LE RICCHEZZE || Stefano Benni || Feltrinelli || 2012 || 208 p.

Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere ai margini di un bosco: è una nuova stagione della vita, vissuta con consapevolezza e arricchita dai ricordi e dalle conversazioni che Martin intrattiene con il cane Ombra e con molti altri animali bizzarri e filosofi. In questa solitudine coltiva la sua passione di studioso per la poesia giocosa e per il Catena, un misterioso poeta locale morto in manicomio. Questa tranquillità, che nasconde però strani segreti, è turbata dall'arrivo di una coppia che viene a vivere in un casale vicino: un mercante d'arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima compagna. L'apparizione di Michelle, simile a una donna conosciuta da Martin nel passato, gonfia di vento, pensieri e speranze i giorni del buon vecchio professore. Il ritmo del cuore e il ritmo della vita prendono una velocità imprevista. Una velocità che una sera, a una festa di paese, innesca il vortice di un fantastico giro di valzer. Leggende, sogni, canzoni, versi di un poeta che la tradizione vuole folle e suicida, telefonate attese, contattisti rock, cinghiali assassini, visite di colleghi inopportuni, comiche sorprese, goffi corteggiamenti e inattese tentazioni: tutto riempie di nuova linfa una stagione che si credeva conclusa, e che si riapre sul futuro come un'alba. Martin e tutti quelli che lo circondano sembrano chiusi in un bozzolo di misteri: si tratta di attendere la farfalla che ne uscirà.

RECENSIONE

Un professore in pensione vive in campagna col suo cane Ombra quando, un giorno, arrivano dei vicini che si affittano il casale di fronte al suo. Ma la vera sorpresa è che la ragazza, Michelle, somiglia a una sua vecchia fiamma e se ne innamorerà perdutamente.

Posso dire che mi è piaciuto molto questo romanzo, me lo sono letteralmente divorato fino alla fine. A parte la simpatia che ti lega subito a Martin, il professore in pensione che vuole scrivere un libro su un poeta morto suicida, quello che mi ha colpito di più è la sferzante ironia che il protagonista riserva ad ogni cosa che gli accade. Ironia che arriva a far parlare ogni animale che incontra per strada, dal serpente alla volpe, come se la sua coscienza gli parlasse attraverso gli animali.


sabato 20 giugno 2026

[Recensione] Il buon Dottore - Juno Dawson

 


IL BUON DOTTORE || Juno Dawson || Armenia || 2019 || 224 p.

Sul pianeta Lobos, il Dottore mette fine a una guerra cruenta tra la popolazione nativa dei loba e i coloni umani. Il TARDIS e il suo equipaggio ripartono … solo per scoprire che Ryan ha dimenticato il telefono. Di nuovo. Al suo ritorno, il Dottore scopre che TARDIS è scivolato secoli nel futuro e qualcosa è andato terribilmente storto. I loba sono diventati schiavi degli umani che si sono tramutati in fanatici adoratori del misterioso Buon Dottore. Per il Dottore è arrivato il momento di affrontare le conseguenze della sua ultima visita. Con Lobos sull’orlo di una catastrofe, riuscirà a rimettere a posto le cose? La prima storia originale con il Tredicesimo Dottore, Yasmin, Ryan e Graham, interpretati sullo schermo da Jodie Whittaker, Mandap Gill, Tosin Cole e Bradley Walsh.

RECENSIONE

Dopo aver concluso un ennesima guerra sul lontano pianeta Lobos, il Nostro Dottore, la sua Tredicesima incarnazione che lo ha portato per la prima volta ad essere donna, va via assieme alla sua nuova gang ma uno di loro ha dimenticato il proprio telefono e dunque, ritornando sul pianeta, scoprono che sono passati un po' di anni e si è creata una religione sul Dottore, ma non su di lei bensì su uno dei suoi compagni, Graham che, non appena rimette piede sul pianeta, viene adorato come un dio.

Nella serie tv il primo Dottore donna viene interpretato da Jodie Whittaker.

Un romanzo che ci fa riflettere sui paradossi temporali e sull'impatto che possono avere le religioni sui popoli se interpretate male. Vi è pure una riflessione sulla schiavitù, sul vizio che ha l'uomo di schiavizzare altri esseri viventi. E poi la storia è avventurosa, piena di peripezie fino ad arrivare addirittura a uno scontro del Dottore in un'arena come nell'antica Roma.


giovedì 18 giugno 2026

[Recensione] La leggenda dell'azteco - Clive Cussler, Russell Blake

 


LA LEGGENDA DELL'AZTECO || Clive Cussler, Russell Blake || TEA || 2024 || 350 p.

I coniugi Sam e Remi Fargo sono sull'isola di Baffin, Canada, impegnati in una spedizione di ricerca ambientale, quando diventano testimoni di un ritrovamento sensazionale: una nave vichinga sepolta nei ghiacci, in perfette condizioni e carica di artefatti precolombiani provenienti dal Sudamerica. Sembrerebbe impossibile, ma nel corso delle ricerche emergono indizi sempre più evidenti che legano i vichinghi al culto del dio tolteco Quetzalcoatl e a un oggetto leggendario noto come l'Occhio del Cielo. Ma il ritrovamento della nave ha destato l'attenzione di persone dalla dubbia morale... I Fargo dovranno così fuggire attraverso giungle, templi e antiche sepolture inesplorate, inseguiti da cacciatori di tesori, criminali e vecchie conoscenze. Riusciranno a giungere alla risoluzione del mistero che li avvolge prima che sia troppo tardi?

RECENSIONE

Prima avventura che leggo che ha come protagonisti i coniugi Fargo, ovvero due appassionati di tesori introvabili, antiche navi affondate, reperti archeologici creduti perduti. In questa storia ritrovano una nave vichinga rimasta bloccata nei ghiacci ed è carica di artefatti precolombiani. E tale ritrovamento porterà subito un loro vecchio nemico a rompere le uova nel paniere, rischiando entrambi la vita più volte.

Cussler, lo sappiamo, è il re dei romanzi di avventura, soprattutto se avete letto la saga con protagonista Dirk Pitt. E questa storia mi ha ricordato anche le avventure di Lara Croft, la protagonista della celebre saga di videogiochi Tomb Raider. Che dire, un ottimo inizio e una piacevole scoperta questo libro, spero di recuperare presto gli altri della saga.


lunedì 15 giugno 2026

[Recensione] Sempre io, Jack Reacher - Lee Child

 


SEMPRE IO, JACK REACHER || Lee Child || TEA || 2022 || 240 pag.

Non ha bisogno di presentazioni, Jack Reacher. Il cavaliere errante che, amatissimo dai lettori di tutto il mondo, si aggira per gli sterminati Stati Uniti senza un posto preciso in cui andare, accettando passaggi da camionisti, sedendosi su autobus sgangherati, raggiungendo diner nel mezzo del nulla e cittadine desolate fuori dai radar. Fermandosi più a lungo in un posto solo per accettare un nuovo lavoro: trovare un uomo, risolvere un mistero, farla pagare a qualcuno che se lo merita. Perché Reacher sa che dove ci sono persone, ci sono crimini. E dove ci sono crimini, qualcuno verrà punito. Lupo solitario dai metodi poco convenzionali ma molto efficaci, il personaggio creato da Lee Child è uno degli eroi più amati della narrativa di tensione e questa raccolta di racconti ce lo presenta in una serie di avventure mozzafiato.

RECENSIONE

Come è accaduto che mi sono ritrovato questo libro fra le mani? Per caso, in libreria, credo fosse primavera o estate, quando vi trovi quella offerta due libri a soli 9 euro e 90 (adesso è salita a 11 euro mi pare) e l'ho acquistato assieme a un altro libro che ho già letto e recensito.

Prima opera che leggo di Lee Child, ne avevo certamente sentito parlare di Jack Reacher ma non avevo mai avuto la curiosità di leggere qualcosa su di lui. E scopro, con rammarico, che non è un romanzo ma una raccolta di racconti (iniziamo già male!). Esattamente quattro racconti che ci descrivono le origini del personaggio. Nel primo Jack è ancora adolescente, ha tredici anni, siamo nel 1974, e la sua famiglia si è appena trasferita a Okinawa. Già da piccolo egli è un ragazzino pieno di intuito, furbo, intelligente, e riesce a liberare dai guai addirittura suo padre che rischiava grosso. E capiamo subito che una cosa che egli non sopporta sono le ingiustizie: appena ne scopre una, farà di tutto per sventarla e colpire e punire i colpevoli.

Sinceramente non saprei se leggerò altre sue avventure, la figura di Reacher mi pare troppo esagerata, non saprei come descriverla.


domenica 14 giugno 2026

[Recensione] Miss Marple nei Caraibi - Agatha Christie

 


MISS MARPLE NEI CARAIBI || Agatha Christie || Mondadori || 1980 || 186 pag.

Questa volta l'anziana signora si trova su una lussureggiante isola dei Caraibi, dove il nipote l'ha mandata in vacanza. Il luogo è splendido, il clima ideale, eppure Miss Marple non si trova a suo agio, è in preda alla noia. L'unico diversivo è ascoltare i racconti del maggiore Palgrave, instancabile narratore di avventure di caccia, vecchi scandali e omicidi rimasti impuniti. Proprio dopo uno di questi racconti, il maggiore viene ritrovato cadavere. Possibile che qualcuno abbia voluto tappare la bocca al vecchio ufficiale? E dove è finita la fotografia che Palgrave le voleva mostrare? Dimenticata la noia l'intrepida zitella è pronta per gettarsi a capofitto in una nuova indagine.

RECENSIONE

La nostra vecchietta preferita, Miss Marple, si trova ai Caraibi perché suo nipote le ha voluto regalare una vacanza proprio in quei posti paradisiaci. E mentre sferruzza conosce pian piano i suoi vicini di ombrellone, tra i quali il vecchio maggiore Palgrave, grande amante della caccia. Ma egli verrà presto trovato cadavere, inizialmente si pensa a una morte naturale, ma non sarà così. Chi aveva interesse ad ucciderlo? Miss Marple indagherà insospettabilmente a modo suo, fingendosi una vecchietta che ama farsi i fatti degli altri.

Inutile recensire un giallo, è pressoché impossibile, ma la scrittura della Christie è come sempre una garanzia. Prima opera che leggo con protagonista Miss Marple, e sicuramente prossimamente recupererò altri suoi romanzi. La particolarità che mi ha fatto apprezzare di più questa opera è stato il fatto che l'ho letta in cartaceo e in estate, quindi un mix perfetto.


venerdì 12 giugno 2026

[Recensione] La letteratura come menzogna - Giorgio Manganelli

 


LA LETTERATURA COME MENZOGNA || Giorgio Manganelli || Adelphi || 2004 || 223 pag.

Quando apparve La letteratura come menzogna (1967), la scena letteraria italiana si presentava piuttosto agitata. Lo spazio era diviso fra i difensori di un establishment che vantava come glorie opere spesso mediocri e i propugnatori della «neo-avanguardia», i quali non si erano accorti che la parola «avanguardia» era stata appena colpita da una benefica senescenza. Per ragioni di topografia e strategia letteraria, Manganelli fu assegnato (e si assegnò egli stesso) a quest’ultimo campo. Nondimeno, sin dall’apparizione dei suoi primi scritti, si capì che la letteratura di Manganelli non apparteneva a quella battaglia dei pupi, ma rivendicava un’ascendenza più remota e insolente: quella della letteratura assoluta. Che cosa si dovrà intendere con questa espressione? Tante cose diverse quanti sono gli autori che, esplicitamente o no, la praticano. Ma un presupposto è per tutti comune: si è dato, a un certo punto della nostra storia, un singolare fenomeno per cui tutto ciò che era rigorosa ricerca e acquisizione di un vero – teologico, metafisico, scientifico – apparve innanzitutto interessante in quanto materiale per nutrire un falso, una finzione perfetta e onniavvolgente quale è, nella sua ultima essenza, la letteratura. A questo dio oscuro e severo andava offerto tutto ciò che sino allora aveva presunto di essere giustificato in se stesso. Di questa ambiziosa eresia si può supporre fossero cultori, in secoli lontani, Callimaco o Góngora o fors’anche Ovidio. Ma rimane il fatto che nessuno osò formularla sino a tempi recenti, quando i romantici tedeschi cominciarono a disarticolare con mano delicata ogni presupposto dell’estetica. Come il surrealismo non può dirsi assente anche da letterature lontane, e tuttavia occorreva che un giorno André Breton scrivesse il Manifesto del surrealismo perché la parola si divulgasse; così è accaduto che l’essenza menzognera della letteratura sia serpeggiata per anni in tante opere, sinché Manganelli decise, con gesto brusco e quasi burocratico, di presentarla allo stato civile. È dunque molto grave la responsabilità che si prese, dando quel titolo a una raccolta di saggi dove si parla di Carroll e di Stevenson, di Firbank e di Nabokov, di Dickens e di Peacock, di Dumas e di Rolfe. Ma era un gesto doveroso: lo avvertiamo tanto più oggi, a distanza di quasi vent’anni, constatando che certe argomentazioni non hanno più bisogno di essere confutate. Già le aveva infilzate il cavalier Manganelli con la sua lancia. È accaduto perciò a questo libro, in breve tempo, qualcosa di simile a quello che avviene a tanti bei libri in tempi più lunghi. Nascere come scandalo e sorpresa, e vivere poi tranquillamente con la forza silenziosa dell’evidenza.

RECENSIONE

Uscito nel 1967 questo saggio del critico letterario Giorgio Manganelli raccoglie diversi spunti, recensioni, impressioni sulla letteratura italiana e non, regalandoci delle perle che non marciscono mai. Leggere le sue impressioni ti fa venire voglia di recuperare quegli autori che così bene conosceva e così bene cita, tra i quali ricordiamo Carroll, Dickens, Stevenson, Dumas, Firbank, Nabokov, Peacock, Rolfe, etc.

Le domande ingenue ed arcaiche: che sta per succedere? che accadrà dopo? ci spronano di capitolo in capitolo; e intanto ci consola la coscienza dell'artificio, della recitazione, del ben lavorato inganno.

domenica 7 giugno 2026

[Recensione] TransAtlantico - Colum McCann

 


TRANSATLANTICO || Colum McCann || Feltrinelli || 2020 || 348 pag.

Terranova, 1919: gli aviatori Alcock e Brown fanno rotta sull’Irlanda nel primo tentativo di trasvolata atlantica senza scalo, affidandosi, per esorcizzarne gli orrori, a un bombardiere modificato della Grande Guerra.
Dublino, 1845: in tournée oltreoceano per promuovere la sua sovversiva autobiografia, Frederick Douglass trova negli irlandesi un popolo aperto alla rivoluzionaria causa dell’abolizionismo, nonostante la devastante carestia che impone ai poveri sofferenze terribili persino agli occhi di uno schiavo americano. New York, 1998: lasciata a casa la giovane moglie e un figlio appena nato, il senatore George Mitchell parte per Belfast con il compito di condurre a termine le trattative di pace nella martoriata Irlanda del Nord. Questi tre emblematici viaggi sono legati tra loro da una misteriosa lettera che attenderà un secolo prima di essere aperta, e dai destini di quattro donne determinate a curare le ferite della vita con la dolce ostinazione della femminilità.
Prendendo le mosse da un episodio reale, con TransAtlantic McCann ci consegna il suo romanzo più ambizioso e poetico: una costruzione dal respiro malinconico che mette superbamente in scena una meditazione profonda sulla Storia e sull’identità in un mondo che anno dopo anno si fa più piccolo, strabiliante e affamato di libertà.

RECENSIONE

In questo romanzo si intrecciano tre storie: un aviatore inglese (di origini statunitensi), Arthur Brown, assieme a John Alcock riuscirono ad attraversare l'Atlantico senza fermate su un bombardiere modificato della Grande Guerra; Frederick Douglass, ex schiavo di colore, che gira l'Irlanda dove tiene delle conferenze contro la schiavitù; George Mitchell, senatore degli Stati Uniti, mediatore per le trattative di pace tra i rappresentanti dei partiti politici nordirlandesi e il governo britannico. Sono tre storie che uniscono l'Irlanda agli Stati Uniti, tre eventi storici che mettono in evidenza gli stretti legami che esistono tra le due rive dell'Atlantico.

Il problema di questo romanzo è che è "pesante": non nel senso che non si può leggere, perché McCann scrive molto bene, ma la storia, anzi, le storie che si intrecciano, in un certo senso, ti lasciano una certa pesantezza. Sarebbe stato meglio, a mio parere, concentrarsi su un singolo protagonista piuttosto che saltare da una storia a un'altra facendo confondere il lettore. Devo anche ammettere che delle tre storie quella che è scritta meglio è la prima, il mitico attraversamento dell'Atlantico dal Canada fino in Irlanda. Le altre due vicende sono certamente interessanti a livello storico, ma a me mi hanno annoiato abbastanza. Infatti ho terminato con fatica tutto il libro.


sabato 6 giugno 2026

[Recensione] Super Mario - Salva Fernandez Ros

 


SUPER MARIO || Salva Fernandez Ros || RBA || 2024 || 144 pag.

Super Mario è l’icona più riconoscibile del mondo dei videogiochi e il rappresentante più universalmente noto dell’intero settore. Basta guardare al suo successo in termini numerici per rimanere sbalorditi: Mario è apparso in più di 200 videogiochi, con il suo nome sono state vendute più di 775 milioni di unità e il suo primo titolo per il Nintendo Entertainment System (NES) ha raggiunto 40 milioni di copie. Sebbene questi dati bastino da soli a rendere conto dell’importanza dell’idraulico di Nintendo nel mondo dei videogiochi, il suo impatto va ben al di là delle semplici cifre.

RECENSIONE

L'autore, in modo sintetico ma esauriente, riesce a presentarci la nascita di Super Mario, uno dei primi e più famosi videogiochi al mondo, per poi proseguire nel presentarci tutti i giochi che ne sono usciti, fino al Super Mario in 3D. L'autore ricostruisce, analizza e valorizza l'idraulico italiano più celebre al mondo. Dal 1985 ad oggi possiamo affermare che Super Mario rimane uno dei personaggi dei videogiochi più celebri e presente in tantissimi giochi e che ha segnato la storia dei videogames dagli anni 80 ad oggi.

Una lettura e quindi un approfondimento che consiglio a chi ha amato e a chi ancora gioca con Super Mario, un mito intramontabile che ancora oggi fa divertire grandi e piccini.


giovedì 4 giugno 2026

[Recensione] Sottobosco - Sara Strömberg

 


SOTTOBOSCO || Sara Strömberg || Fazi Editore || 2025 || 401 pag.

Vera Bergström è un’ex giornalista cinquantenne in piena crisi di mezza età. Dopo trent’anni di lavoro al «Jämtlandsposten» e una lunga convivenza con il compagno Levan, si ritrova di punto in bianco senza più certezze, licenziata dal giornale in seguito alla crisi della carta stampata e lasciata dal partner per una ragazza più giovane. Costretta a reinventarsi una vita, torna nella sua regione natia nel Nordovest della Svezia cercando faticosamente di riconquistare un equilibrio. Il ritrovamento del cadavere di una donna brutalmente assassinata in una radura nelle foreste circostanti la riporta sul terreno che quello del giornalismo d’inchiesta. Contattata dal suo ex caporedattore, viene incaricata di seguire il caso per conto della sua vecchia testata. Ben presto Vera si accorge che le dinamiche del delitto non sono chiare come vorrebbe la polizia. Intraprende così un’indagine parallela alla ricerca della vera identità della vittima e del possibile movente dell’ scoprirà quanto sconfinati e oscuri possono diventare i luoghi che pensiamo di conoscere da sempre.

RECENSIONE

La giornalista Vera Bergström ritorna nel suo paese natio in Svezia dopo aver perso il suo lavoro ed essersi lasciata dal suo fidanzato (si era messo con una donna più giovane). Qua viene incaricata dal suo ex redattore di seguire il caso di una ragazza assassinata in una radura, Isabella, perché l'inchiesta che sta svolgendo la polizia sembra aver preso una strada sbagliata.

Sara Strömberg, giornalista svedese, esordisce nella narrativa proprio con questo noir "sociale", dimostrando che sa scrivere bene e riesce a tenerti col fiato sospeso durante lo svolgimento della vicenda. L'autrice ci mostra una protagonista matura, ferita, che affronta la vita e la sua crisi di mezza età con ironia, alla ricerca di un senso che sembra aver perduto.


lunedì 1 giugno 2026

[Recensione] Sherlock Holmes e il caso dell'unicorno nero - Elena Vesnaver

 


SHERLOCK HOLMES E IL CASO DELL'UNICORNO NERO || Elena Vesnaver || Delos Digital || 2014 || 59 pag.

Capodanno, in fondo, sarebbe un giorno come un altro per Sherlock Holmes, ma questa volta l'atmosfera tranquilla di Baker Street viene turbata da un assassinio senza perché. Le indagini porteranno Holmes e Watson in giro per una Londra che si prepara alla notte più lunga dell'anno, fra i docks umidi e fatiscenti lungo il Tamigi e nei fumosi pub delle strade popolari... Sempre inseguendo un nemico senza nome che si rivelerà più pericoloso del previsto e incrociando sempre più di frequente gli occhi di Mary Barnes.

RECENSIONE

Ritornare a leggere un racconto con protagonisti Sherlock Holmes e il dottor Watson fa sempre piacere. Stavolta il caso presenta un misterioso assassinio di cui non si riesce a venirne a capo. Holmes inizierà ad indagare fino a quando si imbatterà nel pub gestito dalla bella Mary Barnes e da quel momento i pericoli aumenteranno.

sabato 23 maggio 2026

[Recensione] L'uomo che guardava passare i treni - Georges Simenon

 


L'UOMO CHE GUARDAVA PASSARE I TRENI || Georges Simenon || Adelphi || 1991 || 211 pag.

La sera di un giorno qualsiasi, Kees Popinga si appresta a fumare un sigaro. Anche la sua vita è qualsiasi, e questo lo rallegra. Impiegato di una solida ditta olandese, è abituato a spartire le sue ore con perfetta regolarità. I suoi sentimenti non usano deviare, se non impercettibilmente, come per esempio per «quella certa emozione furtiva, quasi vergognosa, che lo turbava vedendo passare un treno, un treno della notte soprattutto, dalle tendine calate sul mistero dei viaggiatori». Quella sera, poche ore dopo, Popinga fu costretto ad accorgersi che la sua vita si disfaceva come un castello di carte. Ora gli accennava dall’oscurità una nuova esistenza, dove avrebbe avuto a che fare con figure per lui estranee: il sangue, le donne, l’imbroglio, il caso, la fuga, la paura, l’esaltazione, il falso, la polizia.
Kees Popinga è uno di quegli uomini cosiddetti normali che Simenon predilige e che sa raccontare come nessun altro. La sua normalità, come ogni normalità, è illusoria: un meccanismo che, appena s’inceppa, diventa capace di tutto. Ma non tutti, a quel punto, sono capaci di tutto. Kees Popinga sì. Come era stato, un tempo, il più normale fra i normali, ora si sfrena e, preso da un’euforia sinistra, rovescia uno per uno tutti i capisaldi della sua realtà. La sua fuga è una sfida, e la sfida attira un’incalzante persecuzione, che ci trascina fino all’ultimo nella lettura. Personaggio paradigmatico dell’universo simenoniano, Popinga si insinua nella mente del lettore con una stupefacente familiarità. È come una carta da parati che abbiamo visto per anni e improvvisamente si metta a parlare. Dal momento in cui, un giorno, Popinga esce di casa e, chiudendo la porta, esce anche da se stesso, incontriamo di tutto e non riusciamo a evitare di vederlo con i suoi occhi. Il delitto, il terrore, la fantasticheria, la solitudine, la lucidità, la puntigliosità: sono nuovi pezzi su una vecchia scacchiera, e con il loro aiuto Popinga tenta disperatamente di eludere lo scacco matto. Alla fine, la sua vita, di cui ormai sappiamo tutto, sarà passata davanti ai nostri occhi, e ai suoi, come uno di quei misteriosi treni che amava guardare nella notte.
L’uomo che guardava passare i treni fu pubblicato per la prima volta nel 1938.

RECENSIONE

Di tanto in tanto mi concedo una pausa dalle indagini del commissario Maigret e leggo una storia di Simenon che non riguarda il celebre commissario, come in questo caso. Era da tempo che desideravo recuperare L'uomo che guardava passare i treni e finalmente ci sono riuscito.

Kees Popinga è impiegato in una ditta olandese di spedizioni navali e ha una moglie e due figli. La sua vita da borghese si svolge in modo normale, seguendo il solito tran tran come di un uomo qualsiasi. Una sera, però, la sua vita verrà stravolta e, come un castello di carte, crollerà a terra. Egli apprende dal suo datore di lavoro che la ditta sta per fallire (per bancarotta fraudolenta) e va a trovare l'amante di lui. Da quel momento la sua vita prenderà una strada fuori dal suo ordinario fatta di delitti, donne, imbrogli, fughe e falsità. Decide di fuggire a Parigi, inseguito dalla polizia che crede abbia ucciso il suo capo. Popinga diventa un'altra persona: prova a depistare la polizia, frequenta le prostitute, si mette nei guai per davvero e compie delle azioni criminali.

La storia che ci regala Simenon è piena di colpi di scena e ti lascia incollato alle pagine per tutti i capitoli. Mette a nudo la profonda insoddisfazione della condizione di Popinga che improvvisamente si lascia trascinare dagli eventi, cambiando completamente e diventando un'altra persona (a tratti ricorda il protagonista di Pirandello, Vitangelo Moscarda, in Uno, nessuno e centomila e come lui va in crisi e cerca la sua identità). In un certo senso Popinga, perseguitato da eventi infausti, decide di prendere finalmente la vita nelle sue mani e smette di lasciarsi trascinare dalla corrente e inizia a compiere cose che mai avrebbe compiuto nella normalità (e questo ci ricorda anche un altro capolavoro della letteratura mondiale, ovvero Il dottor Jekyll e Mister Hyde di Stevenson).

Simenon ci regala un romanzo psicologico godibile e scritto bene, un piccolo capolavoro giallo del Novecento.




lunedì 18 maggio 2026

[Recensione] Maigret a scuola - Georges Simenon

 


MAIGRET A SCUOLA || Georges Simenon || Adelphi || 2003 || 160 pag.

Maigret procedeva con estrema cautela e aveva l’impressione di camminare sulle sabbie mobili. Non poteva andare troppo in fretta. Una parola sbagliata e il ragazzino si sarebbe irrigidito, e a quel punto non gli avrebbe più cavato fuori niente. «Soffri perché non sei come gli altri?». «E perché sarei diverso dagli altri? Chi gliel’ha detto?». «Immagina che io abbia un figlio che va a scuola, che gioca per le strade del quartiere. I suoi compagni direbbero: “È il figlio del commissario!”. E lo tratterebbero in modo diverso dagli altri. Mi capisci? «Tu sei il figlio del maestro». Il ragazzino lo guardò più a lungo, con maggiore insistenza.

RECENSIONE

Un maestro di scuola chiede aiuto al commissario Maigret spiegandogli di essere innocente perché falsamente accusato di aver ucciso una vecchietta (odiata da tutto il villaggio). Maigret accetta e si reca in questo paesino di mare. E come suo solito, il Nostro inizia a conoscere gli abitanti di questo paese, si mette nei loro panni, frequenta i loro locali (i bar non mancano mai e neanche le bevute), e prova anche a pensare come loro e capisce che il maestro non c'entra nulla con l'omicidio, ma qualcuno di davvero insospettabile.

Forse non il miglior Maigret che ho letto fino ad ora (e siamo giunti a 44!) ma riesce a catturarti, e ti fa capire che anche in un paesino non tutto è rose e fiori come potrebbe sembrare. 

venerdì 15 maggio 2026

[Recensione] Il campo del vasaio - Andrea Camilleri

 


IL CAMPO DEL VASAIO || Andrea Camilleri || Sellerio || 2008 || 280 pag.

Il campo del vasaio, detto anche del sangue, è luogo che appartiene alla topografia morale. Designa una contrada maligna, putrida e pantanosa: un anfrattuoso cimitero di argille; uno smortume di forre e borri. La località è il quadrante tartareo del tradimento. Venne acquistato con il «prezzo del sangue»: con i trenta denari di Giuda. E accolse le viscere sparse dell’apostolo traditore, lì impiccatosi. In un campo del vasaio vengono trovati i trenta «tagli» di un uomo: prima giustiziato, con un colpo alla nuca; poi macellato. Sembrerebbe un delitto di mafia eseguito con puntigliosa esattezza, secondo il rituale arcaico riservato a quanti hanno tradito. Ma il tradimento è una macchinazione che dà a intendere quel che non è. Corre su un’incerta frontiera. Tra vero e falso. E anche i luoghi e le cose tradiscono, in questo romanzo. Lo stesso Montalbano, sempre più soliloquista e monologante, su declivi di stanchezza, è posseduto da uno stupore notturno: dai lumi ciechi di un incubo traditore che lo gela, come dentro un cubo di ghiaccio, in mezzo al fracasso dei turbini. Il commissario dovrà smorfiare i segni sghembi delle premonizioni, e sventare le trame nascoste di un tradimento che lo coinvolge e lo tocca fino alle lacrime. Una signora dei trucchi, una maliarda, ha portato scompiglio nel commissariato di Vigàta. Sa come affascinare gli animi anche riluttanti. Sa come stornarli, e come condannarli a una dipendenza vergognosa. Somiglia all’Angelica dell’Orlando innamorato di Boiardo. Esotica e ingannatrice anch’essa: venuta dalla Colombia, come l’altra dal Cataio; entrambe perfide, fatte di «màrmaro e d’azzaro». Si chiama Dolores, la nuova principessa degli inganni: «Dolorosa», nella pronuncia di Catarella. Ha adescato il «paladino» più vicino a Montalbano. E lo sobilla, per «tradire» l’inchiesta. Il «paladino» subisce il sortilegio. Ma, segretamente, vorrebbe essere redento. Montalbano riuscirà a soccorrere l’amico, e a deludere le falsità con altre falsità. Procederà in punta d’ingegno: abile nello sgambetto e nel contropiede. Ingannerà la traditora. Esorcizzerà gli influssi nefasti del campo del vasaio, i suoi pronostici tradimentosi. Con una meditazione calma, ancorché sconsolata. Lui, Montalbano, è il «poviro puparo» di una dispersa e «mischina opira dei pupi»: «la fatica si faciva ogni volta cchiù grossa, ogni volta cchiù pisanti. Fino a quanno avrebbe potuto reggiri?».

RECENSIONE

E giungiamo così alla tredicesima indagine del commissario siciliano Salvo Montalbano. Ritroviamo un commissario più meditativo, e in cui viene messa a dura prova la sua amicizia col suo vice Mimì. L'indagine stavolta inizia davvero in maniera strana: viene ritrovato il cadavere di un uomo fatto a pezzi, e subito il commissario comprende che potrebbe essere un delitto di mafia. Oppure è una messinscena? E si potrà fidare del suo vice che sembra essere caduto nella rete di una donna fatale?

Devo ammettere che tra quelli già letti, questa indagine si colloca tra quelle più belle e interessanti, dove viene messo tutto in gioco. E la crisi con Livia, purtroppo, sembra peggiorare.

Camilleri ha la capacità di guidarti in quelle ambientazioni e vicende piene di amore, gelosia, odio e vendetta, e non vedi l'ora di tornare a nuotare in quel meraviglioso mare di Vigata accanto al commissario siciliano più famoso al mondo.


giovedì 14 maggio 2026

[Recensione] Austral - Paul McAuley

 


AUSTRAL || Paul McAuley || Mondadori || 2025 || 354 pag.

In un futuro prossimo, il ghiaccio dell'Antartide si è ritirato lasciando spazio a una nuova terra, fragile e contesa. Le promesse della geoingegneria si sono rivelate illusorie, e il continente bianco è diventato frontiera di speranze, utopie e conflitti. In questo scenario di bellezza ostile vive Austral Morales Ferrado, una "husky", donna geneticamente modificata per resistere al gelo. La sua diversità è il suo dono e al tempo stesso la sua forza fisica, resistenza e coraggio, ma anche il peso di un'emarginazione costante. Segnata da un passato difficile, Austral compie un gesto disperato che la costringe a fuggire attraverso scenari estremi, tra foreste che rinascono dal permafrost e distese battute dai venti. Con sé porta segreti, rimorsi e la volontà ferrea di non arrendersi, mentre sulle sue tracce si muovono nemici pronti a tutto. La sua corsa diventa così una lotta non solo per la sopravvivenza, ma anche per affermare la propria identità in un mondo che non le ha mai concesso un posto.

RECENSIONE

Austral Morales Ferrado è un'agente penitenziario in fuga in un mondo che un tempo era ghiacciato (l'Antartide) e ha portato con sé sua cugina, Kamilah, per salvarla da un possibile attentato e che diventa anche il suo biglietto per lasciare l'Antartide. Ma i nemici si paleseranno presto sulle sue tracce e sarà una continua corsa per la sopravvivenza.

La storia della fuga di per sé non è male, peccato che venga spesso interrotta dai tanti flash back della vita passata di Austral, che rende la trama lenta e discontinua (tra l'altro molti retroscena risultano noiosi e vorresti facilmente skippare oltre).

L'idea di una rivisitazione alternativa di un futuro distopico ambientato nel continente antartico alla fine non è male, e si potrebbe definire un thriller fantascientifico on the road.


sabato 2 maggio 2026

[Recensione] Volevo solo camminare - Daniela Collu

 


VOLEVO SOLO CAMMINARE || Daniela Collu || Vallardi || 2019 || 169 pag.

Le gambe fremono, il cuore scalpita, la mente ha bisogno di nuovi orizzonti. È il momento di partire, di assaporare il viaggio, di mettere un piede davanti all’altro e arrivare alla meta.
Questo è il racconto della preparazione, atletica e sentimentale, al Cammino di Santiago, e dei 360 chilometri che ne sono seguiti. Protagonista: Daniela Collu, atea patentata, natura-resistente e camminatrice poco convinta. Daniela ha percorso la distanza che separa León da Santiago de Compostela in dodici giorni, con uno zaino di sette chili sulle spalle, nessun compagno di avventure tranne un grandissimo “perché no?” e il tempo, strappato dopo tanti anni a un lavoro che andava troppo veloce…
Sul cammino si recupera il ritmo, il senso della distanza, il passo giusto, e si respira a pieni polmoni, fino a sentire un vento nuovo dentro. E soprattutto si incontrano persone e storie che diventano importanti come la freccia che ti accompagna al traguardo.
Volevo solo camminare è una guida al pellegrinaggio più famoso del mondo e insieme un diario di bordo fatto di ricordi ormai indelebili.
E se dovesse venirvi voglia di mollare tutto e partire, niente paura: è la scelta giusta!

RECENSIONE

Sesto libro di viaggio che leggo sul Cammino di Santiago, stavolta scritto da Daniela Collu, conduttrice radiofonica e autrice televisiva.

Daniela percorrerà circa 360 km partendo da León, e ci impiega circa 12 giorni. Lei stessa ammette che non è tantissimo tempo, ma sempre meglio di niente, no?

Così come mi è successo con le precedenti letture sui diari di chi ha percorso il Cammino di Santiago, anche dopo aver terminato questo diario di viaggio ti viene subito voglia di partire. Perché, in fondo, fare questo celebre Camino è un'esperienza soprattutto interiore e non per forza deve avere uno dei motivi religiosi o spirituali per partire, visto che la protagonista si dichiara atea. Ma ci fa capire che ogni viaggio ci cambia, ci arricchisce interiormente, anche se sei un non credente alla fine qualcosa di "divino" lo percepisci, come la stessa autrice ha dichiarato il piacere di trovare una chiesa di campagna aperta e stare seduti al suo interno respirando una pace soprannaturale.

"Vuoi farlo? Fallo. Se si riesce ad applicare questa regola banale a tutto, si trova la felicità. Non cercare scuse, non ti nascondere nella paura di non riuscire a farcela, non farti bloccare dalle difficoltà e dall'incapacità. Fallo e vediamo che succede."




venerdì 10 aprile 2026

[Recensione] Il mondo di Banana Yoshimoto - Giorgio Amitrano

 


IL MONDO DI BANANA YOSHIMOTO || Giorgio Amitrano || Feltrinelli || 2007 || 126 p.

Che cosa pensa Banana Yoshimoto del mondo? E del cinema? E della pittura contemporanea? E dell'Italia? E del Giappone? E della sua stessa scrittura?Un piccolo volume per entrare nelle stanze rarefatte, aeree, segrete di Banana Yoshimoto. Un tributo al culto ormai planetario di un'autrice che ha continuato a rinnovarsi, ad aprire in sé e fuori di sé le porte della percezione. Il volume analizza i temi cari alla narrativa dell'autrice, manie, predilezioni, tratti caratteristici. Sicuro e partecipe come può essere un amico e traduttore di fiducia, Giorgio Amitrano entra nel "mondo" di Banana offrendo interessanti spunti di lettura. Questa nuova edizione è arricchita da un'intervista condotta all'Orientale di Napoli nel 2001, da un saggio che situa la narrativa di Banana nel contesto della cultura giapponese contemporanea e da altre utili curiosità. Accompagnano il volume le riproduzioni di alcune opere degli artisti giapponesi che hanno costituito e continuano a essere il cerchio figurativo in cui si muove l'immaginazione della scrittrice.

RECENSIONE

Banana Yoshimoto, assieme ad Haruki Murakami, sono stati per decenni (e lo sono ancora) tra i miei autori giapponesi preferiti, e quando ho visto l'esistenza di questo libro non ho potuto resistere e l'ho letto. Giorgio Amitrano, celebre traduttore proprio di entrambi gli scrittori (è anche professore ordinario di Letteratura Giapponese e di Lingua e cultura del Giappone presso l'Istituto Universitario Orientale di Napoli) ha raccolto, in questo testo, due interviste che ha avuto proprio da Banana Yoshimoto più interessanti capitoli in cui egli tenta di spiegarci lo stile della scrittrice, cosa le piace, che musica ascolta, quali autori predilige eccetera.

Per chi, come me, ama questa particolare scrittrice, questo testo è pieno di aneddoti e novità sul mondo della Yoshimoto, e Amitrano riesce a trasmetterci benissimo tutto ciò.


mercoledì 8 aprile 2026

[Recensione] Alla buon'ora, Jeeves! - P.G. Wodehouse

 


ALLA BUON'ORA, JEEVES! || P.G. Wodehouse || Sellerio || 2024 || 283 p.

In una nuova traduzione, torna in libreria la serie di romanzi di P.G. Wodehouse che ha reso l’impeccabile maggiordomo Jeeves un’icona della letteratura umoristica di tutti i tempi.

RECENSIONE

Avevo sentito parlare delle avventure di Jeeves, questo geniale maggiordomo inglese che tollera un padrone ricco e annoiato che pensa di essere più intelligente di lui ma in realtà è abbastanza inetto e stupido nella maggior parte delle volte. E il suo padrone non fa che cacciarsi sempre nei guai, devastando qualunque cosa tocchi o qualunque rapporto provi ad unire (come in questa storia, dove tenta di far riconciliare sua cugina col suo ex fidanzato).

Lo stile di Wodehouse è molto inglese, su questo non ci sono dubbi, il celebre umorismo inglese che forse a noi italiani potrebbe far storcere il naso, ma a me sinceramente è piaciuto. I romanzi di Wodehouse sono molto superficiali, è come bere un bel bicchiere di aranciata appena spremuta con del ghiaccio in estate. Al momento ti disseta, ma dopo pochi minuti hai di nuovo sete.

Di questo autore mi piace l'idea di prendere in giro l'alta società inglese degli anni 30 che era appunto superficiale ed oziosa.

Sicuramente leggerò altre avventure di Jeeves e del suo padrone ozioso.


lunedì 30 marzo 2026

[Recensione] Il postino suona sempre due volte - James M. Cain

 


IL POSTINO SUONA SEMPRE DUE VOLTE || James M. Cain || Adelphi || 1999 || 122 p.

È la storia, scarna, di una passione devastante, che ha per teatro uno scalcinato distributore di benzina su una statale a pochi chilometro da San Francisco, per ostacolo un marito rozzo e brutale e per via di fuga nient'altro che la tenebra. A questo romanzo ci si arrende al primo incontro, come Frank Chambers, a Cora, uno dei più temibili e vessatori fantasmi femminili che abbiano mai abitato le pagine di un romanzo: nelle parole dello stesso Cain, neppure una donna, ma "il desiderio fatto realtà".

RECENSIONE

Sarò sincero: non pensavo di stare per leggere un vero e proprio noir!

Un vagabondo perdigiorno, Jack, si imbatte in un distributore di benzina su una statale vicino a San Francisco, e qua conosce, oltre al proprietario greco, la sua bellissima moglie Cora della quale si innamora perdutamente. Da quel momento in poi i due decidono di eliminare il marito.

La cosa che colpisce subito di James M. Cain è il suo stile asciutto, rude, con dialoghi molto brevi ed essenziali. La passione che nasce tra i due amanti è violenta, insaziabile, ossessiva. Il fatto di accoppare il marito di lei non sembra turbare più di tanto i protagonisti, anzi, viene vista come una liberazione alla loro storia d'amore. Ma il destino, spesso, non sembra remarti a favore.


sabato 28 marzo 2026

[Recensione] La mia Africa - Karen Blixen

 


LA MIA AFRICA || Karen Blixen || Feltrinelli || 1982 || 300 p.

Vissuta fino al ’31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà “che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo”. Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte: “I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall'ignoto e dagli assalti del fato; l’indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l’oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici.”

RECENSIONE

Dopo anni finalmente riesco a leggere questo classico, che non è un romanzo ma un reale resoconto degli anni (dal 1914 al 1931) che la protagonista, Karen Blixen, danese, ha vissuto in Africa, in Kenya.
Karen gestiva una fattoria in Kenya, allora chiamata Africa Orientale Britannica, sulle pendici delle colline Ngong, a circa 15 km da Nairobi. Attualmente la sua casa è un museo.

Karen era una baronessa danese e decise, il 2 dicembre del 1913, di partire per l'Africa assieme a suo cugino Bror von Blixen-Finecke, che sposò nel 1914 a Mombasa e insieme acquistarono una fattoria dove installarono una piantagione di caffè. Divorziò da esso nel 1925 e decise di restare in Africa a continuare a gestire la sua piantagione. Nel libro la baronessa ci narra della sua vita semplice in questa magica fattoria e il suo stile delicato e intenso di scrittura riesce a toccare le corde del cuore. Karen non segue una narrazione cronologica degli eventi, ma rievoca nella sua memoria i suoi ricordi più cari, gli incontri con i Masai, con i Kikuyu, coi Somali del deserto. Non è un semplice diario biografico ma un vero e proprio viaggio dentro se stessi.

Non ho ancora visto il film ma mi è stato riferito che non ha quasi nulla del libro.

Nel pieno del giorno l'aria, in alto, era viva come una fiamma: scintillava, ondeggiava e splendeva come acqua che scorre, specchiando e raddoppiando tutti gli oggetti, creando grandi miraggi. Lassù si respirava bene, si sorbiva coraggio di vita e leggerezza di cuore. Ci si svegliava, la mattina, sugli altipiani, e si pensava: "Eccomi qui, è questo il mio posto".


domenica 22 marzo 2026

[Recensione] A che cosa serve la letteratura? - Isaac B. Singer

 


A CHE COSA SERVE LA LETTERATURA? || Isaac B. Singer || Adelphi || 2025 || 210 p.

Quale concezione della letteratura anima le prodigiose storie di Singer? Quale visione estetica e spirituale ha disegnato i suoi personaggi? Per quanto sorprendente possa risultare, i numerosi saggi cui Singer ha affidato le sue idee in fatto di arte, letteratura e cultura ebraica sono rimasti relegati in pubblicazioni poco accessibili (per lo più il quotidiano yiddish «Forverts») e schermati da pseudonimi. Eppure, come documentano le traduzioni in inglese riaffiorate dai suoi archivi, non v’è dubbio che Singer meditasse di ricavarne una raccolta: questo libro rappresenta dunque la realizzazione postuma di un progetto d’autore – e un’inattesa via d’accesso alla sua filosofia personale. Di più: a mano a mano che ci addentriamo nella lettura, scopriamo che questi interventi – dove lo scrittore è raffigurato come un «intrattenitore», un narratore di destini individuali, ancorato a «un gruppo specifico e a una specifica cultura», refrattario alla psicologia e alla sociologia, perennemente in lotta con «i sommi poteri», cioè con Dio – sono anche l’eco meditativa dei suoi romanzi, e che li illuminano di una luce nuova. Così, allorché Singer schizza con disarmante affabilità un quadro della sua Qabbalah, rivelandoci che le tenebre e il male sono necessari perché le azioni e i pensieri umani «siano in perenne bilico tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato», il destino dei personaggi che abbiamo amato – da Hertz Grein in Ombre sull’Hudson a Yasha Mazur nel Mago di Lublino a Hertz Minsker nel Ciarlatano – ci appare d’improvviso inevitabile. E di un’abbagliante evidenza.

RECENSIONE

Amo molto le raccolte di scrittori in cui possiamo conoscere i loro pensieri, le loro impressioni non solo sulle loro opere ma anche su cosa pensavano del mondo e di tutto quello che li circondava. E cosa più strana è che ancora di questo autore, di Singer, non ho letto nulla, quindi non vedo l'ora di farlo al più presto. Emerge dirompente la sua anima ebraica, la sua grandezza narrativa, la sua voglia di scrivere.

Gli esseri umani sono per loro stessa natura scopritori, inventori e creatori. Sono, per questo motivo, a immagine e somiglianza di Dio.

[Recensione] Di tutte le ricchezze - Stefano Benni

  DI TUTTE LE RICCHEZZE || Stefano Benni || Feltrinelli || 2012 || 208 p. Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere a...