Per generale consenso, Vertigo [La donna che visse due volte] è il più inestricabile tra i film di Hitchcock – e per alcuni il più bello (o uno dei due o tre supremi). Questo libro si propone di dire perché. E perché Vertigo abbia un film gemello: Rear Window [La finestra sul cortile], che invece è usualmente considerato molto più semplice e immediato, mentre si potrebbe rivelare altrettanto vertiginoso.
Ma parlare di questi due film è come parlare del cinema in sé, quindi anche di Max Ophuls, di Rita Hayworth, dell’epifania della «diva» e di un romanzo di Kafka che è innervato dal cinema da capo a fondo: Il disperso [America].
RECENSIONE
In questo saggio Roberto Calasso ci parla di due film a lui molto cari: Vertigo (La donna che visse due volte) e La finestra sul cortile, entrambi diretti da Alfred Hitchcock. La tesi che sostiene Calasso è che questi due film sono molto intrecciati tra loro. Ed effettivamente molti particolari e molte teorie che egli elabora mi hanno lasciato di stucco, al punto che mi ha fatto venire la voglia di rivedere entrambi i film.
Assolutamente consigliato a chi ama il cinema e a chi ama i film di Hitchock, soprattutto.
LA RIVOLTELLA DI MAIGRET || Georges Simenon || Adelphi || 2003 || 165 pag.
Erano tutti troppo disinvolti, troppo sicuri di sé. Il più esasperante era il responsabile della reception, con la sua marsina impeccabile e il colletto duro non sciupato dal sudore. Aveva preso in simpatia Maigret, o forse provava pena per lui, e di tanto in tanto gli rivolgeva un sorriso di complicità e insieme di incoraggiamento, come se, al di sopra del viavai degli anonimi clienti, gli dicesse: «Siamo tutti e due vittime del dovere professionale. Posso fare qualcosa per lei?».Maigret gli avrebbe volentieri risposto: «Portarmi un panino».Aveva sonno, caldo e fame. Quando, pochi minuti dopo le tre, aveva chiesto un altro bicchiere di birra, il cameriere si era mostrato scandalizzato come se l’avesse visto entrare in chiesa in maniche di camicia.«Mi dispiace, sir. Il bar è chiuso fino alle cinque e mezzo, sir!».Il commissario aveva borbottato qualcosa come: «Selvaggi!».
RECENSIONE
Ritornare, di tanto in tanto, a leggere una nuova indagine del commissario Maigret è quasi terapeutico.
La storia inizia in modo particolare: un giovane chiede di parlare al commissario a casa sua e viene accolto dalla moglie che lo fa accomodare. Lei telefona a suo marito ma gli dice che ritarderà, e quando tornerà dal giovane si accorge che è andato via. Quando rincaserà il commissario si accorgerà che manca un revolver che gli era stato regalato quando era andato in America. Ben presto verrà ritrovato il cadavere di un personaggio politico famoso ucciso proprio con un colpo di revolver. Il caso porterà il commissario Maigret ad indagare fino a Londra.
Forse non tra le sue storie più entusiasmanti, ma resta sempre un piacere leggere un'indagine del commissario Maigret.
Non esiste un'età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c'è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent'anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c'erano tutti. I pastori dell'Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c'erano piú. Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c'è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile. A volte il tempo decide di tornare sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre cosí radicato nella terra e questa figlia piú cocciuta di lui, Lucia capisce che c'è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite. Con la sua scrittura scabra, vibratile e profonda, capace di farci sentire il peso di un'occhiata e il suono di una domanda senza risposta, Donatella Di Pietrantonio tocca in questo romanzo una tensione tutta nuova.
RECENSIONE
La protagonista di questa storia e voce narrante è quella di Lucia ed è la madre di Amanda che studia a Milano. Da quando sua figlia, dopo un brutto episodio, ha deciso di mollare l'università ed è tornata a vivere con lei, Lucia tenta di relazionarsi con lei, ma risulta invadente. Così decide di raccontarle la triste vicenda che le è accaduta trent'anni fa, dove persero la vita due ragazze sotto il torrione roccioso chiamato il Dente del Lupo.
Mi è piaciuta la storia e lo stile semplice utilizzato dall'autrice Donatella Di Pietrantonio, e ci dona un insegnamento: ogni età ha le sue fragilità e certe ferite o certi traumi difficilmente si riescono a superare col tempo.
IO SONO IL CASTIGO || Giancarlo De Cataldo || Einaudi || 2020 || 240 pag.
Un tipo eccentrico, così viene definito da chi lo conosce, il Pm Manrico Spinori della Rocca, Rick per gli amici, gentiluomo di antiche origini nobiliari, affascinante, un po’ donnaiolo e con una madre ludopatica. Ma anche i più scettici devono fare i conti con la statistica: nel suo mestiere è bravissimo. In più non perde mai la calma, cosa che gli torna utilissima quando si trova a indagare sulla morte di Ciuffo d’oro, famoso cantante pop degli anni Sessanta poi diventato potente guru dell’industria discografica. Subito era parso un incidente stradale, ma non è così: qualcuno lo ha ucciso. Del resto, alla vittima, i nemici non mancavano, per il movente c’è solo da scegliere. Rick, coadiuvato dalla sua squadra investigativa tutta al femminile, si mette dunque al lavoro. E fra serate musicali, vagabondaggi in una Roma barocca e popolana, cene grottesche con aristocratici incartapecoriti, arriverà ancora una volta alla soluzione del mistero.
RECENSIONE
Il magistrato Manrico Spinori della Rocca, di origini nobiliari, è un melomane, ovvero ha una passione per l'opera lirica. Vive con sua madre ludopatica ed è divorziato. In questo caso deve scoprire chi ha ucciso un celebre cantante chiamato Ciuffo d'oro (celebre negli anni 60) e ben presto si accorgerà che i nemici e le persone che lo volevano morto non mancheranno.
Prima opera che leggo di Giancarlo De Cataldo. Sarà che a me non piace la lirica, sarà che di gialli ne ho letti davvero tanti, questa storia non mi ha particolarmente appassionato.
"Non sapevo che i miei ragazzi avessero rischiato di farsi ammazzare nel caso Lapietà. Quando ho scoperto che c’era di mezzo Nonnino, ho capito una cosa: chi non conosce Nonnino non sa di cosa è capace l’essere umano.” (Benjamin Malaussène). La tribù Malaussène è tornata.
RECENSIONE
Ultimo libro della serie Malaussène. Stavolta il nemico della storia è il misterioso Nonnino, un gangster senza scrupoli che farà intrecciare il destino di Lapietà con quello della famiglia Malaussène.
Come in ogni storia che riguarda la serie sulla tribù Malaussène, anche in questo caso Pennac infarcirà la storia con situazioni paradossali, ma sembra ormai aver perso il ritmo che aveva nelle prime storie. Inoltre ho notato che in questa ultima avventura la figura del protagonista, Benjamin detto Ben, che abbiamo amato, risulta poco presente e quasi ai margini.
Caro Pennac, c'era davvero bisogno di scrivere anche questo libro? Forse non era meglio lasciare che la storia finisse prima? Forse era meglio che finiva con Il Signor Malaussène, a mio modesto parere.
Forse è stato spinto dai fan più affezionati a scriverlo, sicuramente.
IL CASO MALAUSSÈNE || Daniel Pennac || Feltinelli || 2017 || 288 pag.
La mia sorellina minore Verdun è nata che già urlava ne La fata carabina, mio nipote È Un Angelo è nato orfano ne La prosivendola, mio figlio Signor Malaussène è nato da due madri nel romanzo che porta il suo nome e mia nipote Maracuja è nata da due padri ne La passione secondo Thérèse. E ora li ritroviamo adulti in un mondo che più esplosivo non si può, dove si mitraglia a tutto andare, dove qualcuno rapisce l’uomo d’affari Georges Lapietà, dove Polizia e Giustizia procedono mano nella mano senza perdere un’occasione per farsi lo sgambetto, dove la Regina Zabo, editrice accorta, regna sul suo gregge di scrittori fissati con la verità vera, proprio quando tutti mentono a tutti.
Tutti tranne me, ovviamente. Io, tanto per cambiare, mi becco le solite mazzate.
Benjamin Malaussène
“Io sottoscritto Benjamin Malaussène vi sfido, oggi, chiunque voi siate, ovunque vi nascondiate, quale che sia il vostro grado di indifferenza alle cose di questo mondo, a ignorare l’ultima notizia appena uscita, la notiziona che farà discutere la Francia e crepitare i social.”
RECENSIONE
Dopo anni ritornano le vicende della famiglia Malaussène, e il tempo è passato, infatti ritroviamo Verdun, È Un Angelo (detto Nange), Signor Malaussène (detto Sigma) e Maracuja (detta Mara), rispettivamente sorella, nipote, figlio e nipote del protagonista, cresciuti. Il libro si apre sul rapimento di Georges Lapietà, ex ministro e uomo d'affari, mentre stava andando a ritirare un assegno ottenuto chiudendo le filiali del gruppo LAVA (fornitore di acqua potabile) e licenziando tutti i suoi dipendenti. Benjamin, intanto, si trova nelle Prealpi del Vercors a trascorrere le vacanze con la sua compagna, Julie, ed il suo cane.
LA PASSIONE SECONDO THÉRÈSE || Daniel Pennac || Feltrinelli || 2003 || 176 pag.
Thérèse, la profetessa di casa Malaussène, si è innamorata niente meno che di un rampollo dell'aristocrazia. Sulle prime Benjamin si rifiuta di conoscerlo ma, messo alle strette dalla tribù, accetta di invitarlo a cena. Il promesso sposo si presenta come un grande benefattore che, con l'aiuto dell'arte divinatoria della fidanzata, dedica parte del suo tempo e delle sue risorse a soccorrere i più deboli. Nonostante le perplessità del fratello maggiore, Thérèse decide di sposarlo ma, dopo il primo giorno di matrimonio, Thérèse torna, mogia e laconica, a casa. I timori di Benjamin erano fondati: lo sposo, nello scoprire che persa la verginità la moglie aveva perso anche il potere della preveggenza, non è riuscito a celare la propria delusione...
RECENSIONE
Thérèse Malaussène si innamora di un consigliere referendario alla Corte dei Conti chiamato Marie-Colbert de Roberval. Benjamin, fratello della ragazza e "capo" del clan Malaussène, è convinto che sia un pessimo legame ed ha un certo presentimento che non tarderà a realizzarsi. Infatti verrà trovato morto e verrà indagata proprio Thérèse (che inizialmente veniva considerata uccisa da Ben).
Ritrovare le vicende della strampalata famiglia Malaussène è sempre un piacere.