ARCOBALENI || Yasunari Kawabata || Guanda || 2010 || 192 p.
In un incastro di ricordi, ritorni, immagini, si svolge la vicenda di Momoko, inquieta adolescente dalla vita sentimentale intensa e disordinata. Qual è l’origine di tanta inquietudine? Una latente omosessualità, oppure la desolante sensazione di una condizione femminile votata al martirio?
La figura di Momoko, a tratti dura, rigida, ma sempre vera, si lega in un armonico contrasto con gli altri personaggi del romanzo: il padre, troppo inquieto egli stesso per dare sicurezza, troppo lontano per insegnare ad amare, e il giovanissimo amante, la cui devozione commuove la ragazza, accrescendone le ansie e i contrasti interiori.
RECENSIONE
Prima opera di Yasunari Kawabata che leggo, autore che vinse il Nobel per la Letteratura nel 1968 “per la sua abilità narrativa, che esprime con grande sensibilità l’essenza del pensiero giapponese” nonché fondatore della Shinkankakuha (Scuola delle nuove sensazioni), movimento d’avanguardia che proponeva una nuova modalità di percezione della realtà sensibile.
In Arcobaleni troviamo come protagonista Asako che ha come padre un celebre architetto, Mizuhara, e ha una sorella maggiore di nome Momoko. Se Asako ha un carattere gentile, compassionevole e di devozione al padre, sua sorella invece è dura e ambigua. Il sogno di Asako è quello di poter incontrare e conoscere una terza sorella che vive a Tokyo.
Lo stile di Kawabata è particolare e delicato: la descrizione di una camelia o di un ciliegio in inverno, di un arcobaleno o della neve sono una perfetta cassa di risonanza degli stati d'animo dei personaggi.
Fondamentale è il rapporto con il concetto di bellezza, non a caso il suo discorso al ricevimento del premio Nobel era intitolato Giappone, la bellezza e me stesso. Il tema ritorna spesso nei suoi scritti, di frequente in collegamento con personaggi femminili, ma anche con fiori, oggetti d’arte e architettura giapponese, sia tradizionali che moderni, sempre accuratamente descritti.
Sicuramente leggerò altre sue opere.

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