giovedì 2 febbraio 2023

[Recensione] L'indagine del tenente Gregory - Stanislaw Lem

 


L'INDAGINE DEL TENENTE GREGORY || Stanislaw Lem || Bollati Boringhieri || 2007 || 174 pagine

Da cimiteri, obitori e camere ardenti spariscono misteriosamente i cadaveri. Un poliziotto, nella nebbia di un’inquietante Londra, deve risolvere un mistero che ha del fantastico e in cui sembra delinearsi addirittura la presenza del sovrannaturale. Ma ecco venirgli in aiuto un collega esperto in una delle scienze più moderne e più lontane dal clima delle storie gotiche: la statistica. Così la matematica, con le sue inflessibili certezze, fatte di numeri e logica, si contrappone all’ipotesi irrazionale e spaventosa suggerita dalla sparizione dei cadaveri. Ma non è detto che la spiegazione del mistero sia meno spaventosa e terribile delle sue agghiaccianti premesse.

RECENSIONE

Un inquietante fenomeno avviene nei cimiteri: la sparizione di cadaveri e il loro strano spostamento. Sembra che dietro ci sia un evento soprannaturale e ad indagare al caso viene assegnato il tenente londinese Gregory.

Un Lem che non ti aspetti, visto che di lui ho divorato e apprezzato i suoi celebri romanzi di fantascienza come Solaris e Il Pianeta del Silenzio, stavolta il Nostro si cimenta nel genere giallo alla Maigret, dove si indaga su uno strano caso dalle origini non umane, addirittura si parla di risurrezioni misteriose ma il detective è abbastanza scettico e seguirà una pista più scientifica e umana.

Sinceramente non mi ha colpito, anzi, spesso mi ha annoiato. La spiegazione finale fa davvero star male (nel senso che ti aspetti una soluzione più complicata). Peccato.




domenica 29 gennaio 2023

[Recensione] Cronosisma - Kurt Vonnegut

 


CRONOSISMA || Kurt Vonnegut || minimum fax || 2016 || 250 pagine

Nel 2001 l'universo viene colpito da una crisi di autostima e decide di non espandersi più bensì di contrarsi, tornando indietro di dieci anni. Teoricamente la grande occasione che l'umanità attende da sempre: ripercorrere il passato per non commettere più gli stessi errori. Tutti però ripeteranno ogni azione, pronunceranno perfino le stesse parole e quindi sconteranno le stesse pene. E quando, passato il decennio per la seconda volta, il tempo ricomincia a muoversi, l'umanità, assuefatta a non esercitare il libero arbitrio, vivrà una crisi ancora più profonda. Toccherà a Kilgore Trout, scrittore di fantascienza e alter ego dell'autore in diversi suoi romanzi, cercare di far rinsavire la popolazione. In Cronosisma-unione di fiction e autobiografia e ideato appositamente per essere l'ultimo romanzo della sua carriera-Vonnegut propone una critica tragicomica della società contemporanea, imbrigliata in schemi preconcetti e capace, di fronte alla libertà, di reagire soltanto con il panico. Citazioni visionarie, memorie e satira rendono Cronosisma un'opera in bilico tra l'ironia e la malinconia.

RECENSIONE

L'universo ha una crisi di autostima e decide di interrompere la sua espansione e tornare indietro di dieci anni (il cronosisma, appunto) facendo così rivivere agli esseri umani gli ultimi dieci anni e nessuno può cambiare le proprie scelte, ripentendo così anche gli stessi errori.

Vonnegut ci lascia con questo umoristico e satirico romanzo, visto che sarà la sua ultima opera che scriverà. Ma non c'è solo una storia di fantascienza, bensì il libro contiene anche aneddoti personali dell'autore, sempre raccontati con la sua lucida e mordace ironia.

State a sentire: siamo sulla terra per cazzeggiare. Non credete a quelli che vi dicono che non è così!

Le donne sono tutte psicotiche. Gli uomini sono tutti coglioni.

"Ancora e per sempre: perché dannarsi [a scrivere, n.d.r.]? Ecco la mia risposta: molta gente ha un disperato bisogno di ricevere questo messaggio: «Io sento e penso quanto te, mi preoccupo per molte delle cose di cui ti preoccupi tu, anche se la maggior parte della gente non se ne preoccupa. Non sei solo»."

Sicuramente un libro insolito, che non ti aspetti, dove l'autore in un certo senso ti parla faccia a faccia, davanti a una buona birra.


venerdì 27 gennaio 2023

[Recensione] Il club degli incorreggibili ottimisti - Jean-Michel Guenassia

 


IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTIMISTI || Jean-Michel Guenassia || Salani || 2010 || 701 pagine

Michel ha undici anni e per evitare i litigi in famiglia va spesso a giocare a calcio balilla al "Balto", un bistrot del suo quartiere. Al "Balto" fa conoscenza di un gruppo di frequentatori davvero speciali: si chiamano Tibor, Imre, Leonid, Igor, Pavel, Sasha. Sono tutti esuli, fuggiti o cacciati dai paesi dell'Est, e si dividono fra quelli che credono ancora nel comunismo e quelli che non ci credono più. Sullo sfondo, un'intera epoca e l'atmosfera del passaggio tra anni Cinquanta e Sessanta, il Rock'n'Roll, le prime imprese nello spazio, l'inizio della Guerra Fredda... In compagnia di quegli uomini, in quella Babele di culture, Michel conosce il mondo adulto, le sue sfide e la sua complessità: gli ideali, l'amore, la morte, la nostalgia.

RECENSIONE

Questo romanzo mi è stato consigliato e sono riuscito a recuperarlo in biblioteca. Ci narra la storia di Michel, un bambino che vive a Parigi e che frequenta, tra la fine degli anni 50 e fino al 64 un club particolare perché formato da esuli dei paesi dell'Est che adorano bere, chiacchierare e soprattutto giocare a scacchi. Conosceremo pian piano le storie di ogni avventore del club e il nostro piccolo protagonista si innamorerà.

Io ho apprezzato soprattutto l'amicizia che Michel instaura col misterioso fotografo (poi scopriremo la sua identità verso la fine) che fin da subito lo spinge a credere in se stesso e nei suoi sogni (in un certo senso ha sostituito quel deficiente di suo fratello maggiore), ed è una storia godibile e che fa riflettere. Nella prima parte si arranca un po' nella lettura, ma dopo le vicende diventano più interessanti e ti appassioni e affezioni sempre più al piccolo protagonista che, purtroppo, assisterà alla separazione dei genitori. In sordina la vera protagonista rimane la guerra che ha fatto solo danni a tutti: agli amici esuli che hanno abbandonato mogli e figli, la prigionia di alcuni, la morte di altri, le vendette, i dolori e i traumi che non si potranno mai più cancellare.


martedì 24 gennaio 2023

[Recensione] L'ultima morte di Peppe Bortone - Marco Tiberi

 


L'ULTIMA MORTE DI PEPPE BORTONE || Marco Tiberi || People || 2020 || 176 pagine

«Come muore Peppe Bortone non muore nessuno.» Nell’epoca d’oro del cinema di genere italiano lo sapevano tutti. Ma poi sono arrivati gli anni Ottanta, al cinema i filoni sono finiti e Peppe non ha più saputo come guadagnarsi il pane. Non potendo più morire, ha provato a tirare a campare e si è reso conto di non essere in grado. Lo ha salvato una soap opera, una storia senza finale che va avanti giorno dopo giorno, destinata a durare per sempre. Ma nulla è davvero per sempre, nemmeno la lunga serialità…

RECENSIONE

Peppe Bortone ha lavorato nel cinema come comparsa dove interpretava il tizio che moriva nei film western. Poi i tempi sono cambiati e si è dovuto adeguare, facendo l'attore in una soap opera dove interpreta un sacerdote. Quando scoprirà che nel copione il suo protagonista è destinato a morire, riflette sulla sua vita, sulle sue amicizie, sui suoi amori e affetti.

Bel romanzo scritto da Marco Tiberi che consiglio, ha uno stile interessante e ti tiene incollato alle pagine.


venerdì 20 gennaio 2023

[Recensione] Avete il gabbiano Jonathan Listerine? - Stefano Amato

 


AVETE IL GABBIANO JONATHAN LISTERINE? || Stefano Amato || Editrice Bibliografica || 2013 || 112 pagine

“Cerco un libro di cui non conosco né titolo né autore”: grazie al cielo esiste il libraio, figura mitologica che tutto sa e tutto ricorda! Legge tutte le recensioni pubblicate, ricorda ogni copertina fin nei minimi dettagli, può elencare in ordine cronologico (o alfabetico, su richiesta) l’intera produzione di Andrea Camilleri. O perlomeno questo è quanto si aspettano i visitatori di una libreria di provincia ‒ che potrebbe essere qualunque libreria italiana – incontrati dall’Apprendista Libraio.

Una galleria esilarante di personaggi che raccoglie, in ordine sparso: il cliente con cane (“è buonissimo”) sbrana-tascabili, madri alla ricerca di un libro per un ragazzo di cui non conoscono i gusti (“ehm, è mio figlio”), o la signora “Scusi-c'è-un-errore” (“Mi hanno regalato il nuovo della Rowling, ma siccome non c'è Harry Potter vorrei cambiarlo”). Gaffe o strafalcioni non risparmiano nessuno, classici o bestseller che siano: tutti finiscono ugualmente tritati dalla cattiva memoria di clienti sbadati, magari alla disperata ricerca di “libri popcorn” (pop-up) per bambini. Arricchito da contenuti non ancora pubblicati online e qui raccolti per la prima volta, il libro nasce dal celebre blog dell’Apprendista Libraio, ormai diventato dalla sua nascita un piccolo punto di riferimento per tutti coloro che amano i libri (anche se, ogni tanto, neanche loro si ricordano né autore né titolo!).

RECENSIONE

L'autore raccoglie, in questo libro, alcune divertenti situazioni che sono accadute nella libreria dove lui lavora. Clienti che chiedono libri dai titoli sbagliati, altri che gli fanno perdere tempo e poi non comprano nulla, altri che credono che il libraio abbia letto tutti i libri esposti e si stupiscono che non sia così.
CLIENTE: Ciao, cerco un libro ma non mi ricordo né la casa editrice né l'autore. Conosco solo il titolo.
LIBRAIO: Di solito basta. Qual è?
CLIENTE: Poesie.


I 10 tipi di cliente con cui un libraio non vorrebbe mai avere a che fare

Quella che segue è una classifica dei tipi di cliente che noi librai non vorremmo mai vedere avvicinarsi al bancone. Attenzione, non è un elenco di persone sgradevoli. Al contrario, magari fuori da una libreria sono adorabili; sono mariti, mogli, figli premurosi. Persone informate, attente. A volte lettori forti con gusti letterari superiori alla media. Fuori dalla libreria si potrebbe anche fare una chiacchierata, o prendere un caffè o una birra insieme, chissà. 
Fuori dalla libreria, appunto. Dentro, il discorso è un altro.

1) La nonna o la zia che deve comprare un regalo per il nipote (le quali cercano un libro che deve durare in eterno, e deve essere educativo, divertente, emozionante, irresistibile).

2) Il tizio che si ferma davanti all'ingresso e sembra pensare "toh, una libreria", entra, e si avvicina al bancone con un'espressione perplessa nel volto (e non si ricorda mai né il titolo, né l'autore, men che meno la casa editrice e il genere o la trama, al massimo il colore della copertina).

3)  Il necrofilo (ovvero il cliente che non aspetta altro che la morte di un autore per comprare il suo libro, ma dev'essere morto da poco sia ben chiaro).

4) Il cliente "tenente Colombo": impossibile liberarsi di lui, sembra non voler più uscire dalla libreria. Ti chiede un libro, se non ce l'hai sta per uscire ma rientra e fissa la copertina di un libro. E tu già sai che non se ne andrà presto e infatti inizierà a farti domande su domande mettendo alla prova la tua resistenza.  

5) Lo scorreggione (e ci sono pure quelli che si scaccolano tranquillamente, puliscono le orecchie, grattano le ascelle, ruttano, ecc.).

6) Quello fissato con le buste di plastica (ovvero il cliente che vorrebbe la busta anche se compra solo una penna). 

7) L'impiccione (ovvero quel cliente che da consigli libreschi al tuo posto).

8) Il conoscente occasionale (che quando ti incontra fuori dalla libreria non smette di parlarti di libri o autori).

9) Il cliente "perché" (sono clienti che si potrebbero accostare ai bambini curiosi, mettono in dubbio qualunque cosa esca dalla tua bocca e vogliono sapere il motivo di tutto).

10) Il cliente Moleskine.


Tratto dal libro "Avete Il gabbiano Jonathan Listerine?" di Stefano Amato



lunedì 16 gennaio 2023

[Recensione] Il castello - Franz Kafka

 


IL CASTELLO || Franz Kafka || Mondadori || 2018 || 364 pagine

In una gelida sera d’inverno l’agrimensore K. giunge in un villaggio dominato da una collina su cui sorge un immenso castello. È la dimora del misterioso Conte, governatore e despota di tutto il territorio. K. intende fare delle terre del Conte la sua casa ed esercitare qui la sua professione: un progetto semplice, ma realizzarlo si rivelerà più arduo di qualunque previsione. Pubblicato postumo e incompiuto nel 1926, Il Castello è un’opera di infinita suggestione che offre una rappresentazione indimenticabile della condizione dell’uomo, schiacciato da un’autorità, divina o terrena, infinitamente più potente di lui e inevitabilmente destinato a non raggiungere mai la propria meta.

RECENSIONE

Un agrimensore arriva in un villaggio governato da un misterioso Conte e si scontra con la burocrazia e con il rigido ordine sociale lì presente.

Recensire questa ultima opera (purtroppo incompiuta) di Kafka non è facile, vista la complessità della vicenda e le mille interpretazioni che ne possiamo ricavare. Il protagonista, K. (non conosceremo mai il suo nome) fin da subito si ritrova addosso mille problemi intanto di accettazione (mettono pure in dubbio che lui sia lì per sbaglio) del suo lavoro, e viene sbalzato continuamente da un luogo a un altro, e la sua presenza è subito vista con sospetto e diffidenza da tutti. Più K. fa domande, più tenta di raggiungere almeno un delegato del Conte, più non ottiene nulla o quasi. E in tutta la vicenda respiriamo un'atmosfera cupa, disorientante, alienante, disturbante a tratti, fino all'assurdo. A me è sembrato come se il protagonista si trova in un labirinto e non ha nessuna speranza di uscirne fuori. Gli abitanti non lo aiutano per nulla, anzi, sono tutti impauriti dal Potere (del Conte, della burocrazia, delle regole, degli ordini, ognuno ci può vedere qualunque cosa) e invece di aiutarlo lo scoraggiano, gli consigliano anzi di andarsene, da solo fastidio la sola sua presenza, figurarsi la presunzione di incontrare il Conte o chi ne fa le veci. Anche quando incontra il sindaco del paese non riuscirà a cavare un ragno dal buco. Durante la lettura non fai altro che respirare un'aria di estraneità, di smarrimento, come se la vita alla fin fine non abbia alcun senso e più combatti per ottenere qualcosa più ti ritrovi punto e accapo. Emerge una forte incomunicabilità col mondo e i suoi personaggi, un'impotenza verso le istituzioni che ti chiudono le loro porte e non ti lasciano alcuna speranza per il futuro anche immediato.

Capisco che a molti questa lettura potrà sembrare ostica, noiosa, inconcludente, ripetitiva, addirittura illeggibile, ma credo sia proprio questa l'idea che l'autore voleva trasmettere, ovvero che è inutile lottare contro il Potere, alla fine vincerà sempre lui e tu rimani sono un inutile e arrugginito ingranaggio che gira da solo.


[Recensione] Di tutte le ricchezze - Stefano Benni

  DI TUTTE LE RICCHEZZE || Stefano Benni || Feltrinelli || 2012 || 208 p. Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere a...