IL MISTERO DEGLI STUDI KELLERMAN || Ken Follett || Mondadori || 2023 || 90 pag.
A Mick e Izzy non mancano curiosità e coraggio, perciò sono riusciti a entrare di nascosto negli studi cinematografici Kellerman, che presto verranno demoliti per far posto a un grande albergo. Un luogo affascinante, che custodisce tanti, troppi segreti. E scoprirli può essere molto pericoloso, soprattutto se riguardano una banda di inafferrabili rapinatori, non proprio tolleranti con i ficcanaso. Ma quando i due ragazzi se ne rendono conto è troppo ormai sono nei guai fino al collo!
RECENSIONE
Ho trovato questo libro per caso, mentre cercavo qualcosa da leggere. E visto che di Follett avevo letto soltanto L'uomo di Pietroburgo, l'ho preso e letto. Si tratta di un romanzo breve giallo e avventuroso dove sono protagonisti due adolescenti, Mick e Izzy, i quali si imbatteranno per caso, mentre esplorano degli studi cinematografici abbandonati, in una banda di rapinatori di banche.
Storia che si legge velocemente, non complessa e adatta a un pubblico adolescente. Fu scritta negli anni 70 e fa quasi nostalgia vedere che i nostri protagonisti, invece di prendere subito in mano lo smartphone (ancora non esistevano i telefonini) devono andare alla ricerca di una cabina telefonica per telefonare e per fare foto devono cercare una macchina fotografica. Forse letto da un adolescente di oggi verrebbe da ridere.
LA NUBE PURPUREA || Matthew P. Shiel || Adelphi || 1991 || 338 pag.
Immaginate un Robinson Crusoe che abbia per scena, invece di un’isola sperduta, il mondo intero; in cui il protagonista, invece di sperimentare tutte le risorse del raziocinio, passi per tutti i deliri di una solitudine allucinante, affollata di cadaveri e di relitti; immaginate che le vicende del romanzo si svolgano dopo la fine del mondo, provocata da una catastrofe di demoniaca sottigliezza, che estingue l’umanità conservandola immobile come uno sterminato museo di cere, imbalsamata in un delicato profumo di pesca; e che la narrazione di questa fine del mondo e dell’inizio di una nuova vita sia spinta da un soffio epico, guidata da una continua lucidità visionaria; che il linguaggio assuma successivamente cadenze, insieme ingenue e preziose, di stile Art Nouveau, il tono asciutto del romanzo di avventure, l’impeto di una predicazione apocalittica; immaginate, poi, un proliferare di strabilianti invenzioni, agevolmente amalgamate alla grandiosa visione centrale, e avrete un romanzo che, scritto sul limitare del nostro secolo, ne prefigura con perfetta esattezza il cronico incubo di essere il secolo ultimo, per scioglierlo in una storia emblematica che congiunge rovina e rinascita, distruzione e principio. Pubblicato nel 1901, riscoperto una prima volta, in America, nel 1928 – quando si arrivò a pubblicare quattro romanzi di Shiel nello stesso giorno – e poi nel 1948, La nube purpurea è senza dubbio il capolavoro di M.P. Shiel, la cui opera è stata esaltata da scrittori quali Arnold Bennett, Hugh Walpole, H.G. Wells, Dashiell Hammett.
RECENSIONE
L'ultimo Adamo
Questo romanzo distopico è considerato il capolavoro di Matthew Phipps Shiel, scrittore britannico laureato in medicina e amico di Robert Louis Stevenson e di Oscar Wilde.
La storia si può dividere in tre parti: nella prima il protagonista, che fa di nome Adam (non a caso il richiamo al primo Adamo) Jeffson parte per una spedizione che lo porterà al Polo Nord e qua un'eruzione vulcanica pestilenziale di colore purpureo e dall'aroma di pesca ucciderà ogni essere umano sulla Terra (lui non viene colpito perché era rimasto bloccato tra i ghiacci per mesi a causa di forti tempeste); nella seconda parte assisteremo al lungo peregrinare di Adam per tutta la Terra alla ricerca di qualcuno ancora in vita, [senza successo]; nella terza [incontrerà una ragazza che lui stesso chiamerà Eva.]
La vicenda narrataci da Shiel mi ha ricordato molto quella narrataci dal nostro Guido Morselli in Dissipatio H G : Romanzo (altra opera che consiglio caldamente e che è purtroppo quasi sconosciuta) dove appunto un unico sopravvissuto umano vaga solitario per tutta la Terra alla ricerca di qualcuno con cui parlare.
Durante le sue peregrinazioni il nostro Adam ad un certo punto è come se impazzisce (vorrei vedere noi al suo posto se non avessimo avuto le stesse reazioni) e viene colto da una sorta di delirio di onnipotenza che lo porta ad incendiare intere città, anche famose (come ad esempio Parigi). L'apice, credo, di questo suo personale delirio lo raggiungerà quando deciderà di costruirsi un palazzo sfarzoso.
Shiel ritrae la specie umana in tutta la sua limitatezza e solitudine ma nello stesso tempo sottolinea che quando ci troviamo in difficoltà è proprio a quel punto che emerge il nostro istinto vitale, di sopravvivenza, che ci permette di reagire (anche se più volte tenta di suicidarsi).
La prima parte, ovvero tutta la narrazione prima dell'evento della catastrofica nube purpurea vulcanica, potrà sembrare più noiosa o ripetitiva, ma se resisterete nella lettura poi la storia decollerà.
E poi risuona una domanda che ci viene indirettamente posta: tu cosa faresti se fossi l'ultimo essere umano sulla Terra?
NIENTE PANICO. SI CONTINUA A CORRERE || Giovanni Storti e Franz Rossi || Mondadori || 2018 || 152 pag.
Nella prefazione a questo libro, Giacomo Poretti sostiene che ai tempi dei nostri antenati si sapeva già molto del nostro degrado fisico e mentale. Gli australopitechi «intorno ai 20 anni facevano le gare con i giaguari, e spesso li battevano, arrivati ai 40 dopo 200 metri di corsa si fermavano per una birretta, a 60 anni, se ci arrivavi, ringraziavi il dio del sole e al massimo giocavi a scopone, te ne stavi rintanato nella tua bella grotta perché se per caso incontravi un giaguaro non riuscivi a fare 3 passi di corsa e finivi sbranato. L'uomo primitivo era ignorante e tirava su con il naso, ma era saggio, sapeva come godersi l'ultimo tratto di vita senza traumi e pericoli.» Oggi invece pare che questa consapevolezza sia andata persa. Si gareggia per il primato personale, per battere gli amici, per migliorarsi ad ogni costo. Si gareggia contro il tempo, ma sfidare il tempo che passa ha davvero senso?
È una sfida persa in partenza per Giovanni Storti e Franz Rossi, la coppia di corridori scrittori che abbiamo imparato ad apprezzare con Corro perché mia mamma mi picchia.
Gli anni passano per c'è chi se ne accorge vedendo il figlio cresciuto o i capelli incanutiti, e c'è chi li misura osservando i chilometri percorsi o la velocità raggiunta in gara. Ma la verità è che l'età non è nemica della corsa, basta saperla prendere con saggezza ed equilibrio.
In un libro ricco di aneddoti personali e di avventure in giro per il mondo, Giovanni e Franz ci dimostrano che anche se il corpo invecchia non si può dire altrettanto dello spirito. Quello che si impara percorrendo di corsa chilometri lungo strade e sentieri è un vero e proprio stile di vita, in grado di migliorare la qualità della nostra esistenza.
Dalla vetta del Kilimangiaro alla Grande Muraglia cinese, dalle corsette sotto casa alle maratone nel deserto, continua il viaggio di questi «assaggiatori di corse», come ebbero modo di definirsi, con un obiettivo preciso, dimostrare come spesso la ricerca del proprio record personale può avere come effetto collaterale la felicità.
RECENSIONE
Come ricorderai avevo già letto il primo libro sulla corsa che avevano scritto, a due mani, Giovanni Storti con l'amico Franz Rossi, dal titolo Corro perché mia mamma mi picchia. Questo è un ideale seguito. Rispetto al primo, però, in questo mi sono annoiato, ho avuto la sensazione che sia stato scritto tanto per scriverlo. E non si parla solo di corse ma anche di camminate in montagna. Anche il fatto che Giovanni abbia ideato una sorta di rubrica dove, di volta in volta, presenta degli atleti fuori dall'ordinario (naturalmente tutti inventati) mi ha lasciato alquanto perplesso, avrei preferito che ci narrasse di più delle sue corse. Peccato, molto meglio il primo.
CORRENDO PER IL MONDO || Roberto Giordano || Kowalski || 2013 || 188 pag.
La corsa è la grande passione di Roberto Giordano che ha iniziato a praticarla nel 2005 e non ha più smesso. Ha partecipato sia alle più spettacolari maratone mondiali sia a quelle più sconosciute: da quella celeberrima di New York fino al deserto del Sahara e alle foreste pluviali del Costarica. La sua passione è poi diventata anche un programma televisivo in onda su Rete 4 e Marco Polo. Con il sorriso, l'entusiasmo e l'umanità di un grande sportivo, in questo libro Giordano ripercorre le sue emozioni più forti e - in modo semplice, esaustivo, affascinante - dispensa anche consigli per diventare un corridore sia amatoriale sia professionista. Giordano ci fa scoprire quanto sia importante avere - non solo un fisico e una mente allenati - ma soprattutto la passione e l'amore per uno sport tra i più democratici, in grande ascesa sia tra i giovani sia tra gli adulti: bastano infatti un paio di scarpe e l'avventura può iniziare.
RECENSIONE
Ho conosciuto Roberto Giordano per il programma su Rete 4 Correndo per il mondo dove affrontava, di volta in volta, una maratona intorno al mondo e ci parlava della sua infinita passione per la corsa. Questo libro che ha scritto ci parla proprio delle maratone e ultramaratone più belle e suggestive che ha fatto, in una sorta di diario personale.
Consigliato a chi ama, come me, correre anche solo per passione.
MAIGRET, LOGNON E I GANGSTER || Georges Simenon || Adelphi || 2003 || 169 pag.
In fondo Maigret non era poi così arrabbiato come voleva far credere. Pozzo era un osso duro, e la cosa non gli dispiaceva. Non gli dispiaceva neppure doversela vedere con dei tizi contro i quali la polizia americana si era rotta le corna. Veri duri, che giocavano pesante. MacDonald non aveva forse detto che Cinaglia era un killer? Non sarebbe stato male, di lì a qualche giorno, telefonare a Washington e dire, con aria distaccata: «Hello, Jimmy!... Li ho incastrati!».
RECENSIONE
Anche questo romanzo di Maigret fu scritto da Simenon alla tenuta Shadow Rock Farm di Lakeville, in Connecticut ed è il trentanovesimo dedicato al nostro commissario francese. A esso è ispirato il film francese del 1963 Maigret e i gangsters di Gilles Grangier. Il commissario è interpretato da Jean Gabin.
La signora Lognon, moglie dell'ispettore chiamato lo Scorbutico, chiede di parlare con il commissario Maigret: si scopre che suo marito è scomparso da alcuni giorni e lei è preoccupata perché a casa sua si sono intrufolati dei gangster. Si verrà a scoprire che Lognon è stato testimone di un omicidio, ovvero ha visto che questi misteriosi gangster hanno gettato un cadavere in corsa dalla loro auto. Col procedere delle indagini Maigret capirà ben presto che queste persone, questi gangster sono tipi pericolosi che possono arrivare ad uccidere anche lui, così giunge in un ristorante frequentato da costoro e tutta l'attenzione la rivolgerà verso Joe Mascarelli detto "Sloppy".
Ritroviamo un Maigret più sagace e duro del solito, che riesce a combattere e a far saltare i piani a dei veri e propri gangster americani.
IL COMMISSARIO BORDELLI || Marco Vichi || TEA || 2004 || 204 pag.
Firenze, estate 1963. Nella stanza da letto di una villa settecentesca viene ritrovato il corpo senza vita di un'anziana signora. Sul comodino, un bicchiere con tracce di un medicinale contro l'asma. Il commissario Bordelli, cinquantenne, scapolo, ex partigiano, amico di ladri e prostitute, viene chiamato a guidare le indagini...
RECENSIONE
Ho scoperto per caso questo romanzo giallo e non mi è dispiaciuto. Prima opera che leggo di Marco Vichi.
Siamo a Firenze nell'estate del 1963: il commissario Bordelli indaga sulla morte misteriosa, forse avvenuta per avvelenamento, di un'anziana signora benestante. Pian piano interrogherà le persone che ruotavano intorno alla signora: la governante, i nipoti Giulio e Anselmo, il fratello inventore, ma tutti loro hanno una cosa in comune, ovvero un alibi inattaccabile.
Sarò sincero: la figura del commissario Bordelli mi ha ricordato molto quella del commissario Maigret, serie che sto leggendo cronologicamente dal primo. Una cosa soprattutto che li accomuna è il fatto che entrambi provano a conoscere le persone che ruotavano intorno alla figura dell'assassinata. Anche Bordelli, come Maigret, si lascia assorbire, come una spugna, dalle vite delle altre persone, e come lui è molto umano. Non posso aggiungere altro, visto che quando si tratta di un'indagine si rischia poi di fare qualche spoiler, ma è stata una lettura estiva abbastanza godibile e sicuramente leggerò altre opere di Marco Vichi.
ALTA FEDELTÀ || Nick Hornby || Guanda || 1996 || 253 pag.
In una Londra irrequieta e vibrante, le avventure, gli amori, la passione per la musica, i sogni e le disillusioni di una generazione di trentenni ancora pieni di voglia di vivere. Commovente, scanzonato, amaro, ma soprattutto molto divertente, Alta fedeltà è il libro di culto della nuova narrativa inglese, diventato un grande successo internazionale.
RECENSIONE
Leggere Nick Hornby è sempre piacevole, fino ad ora ho letto di lui: Non buttiamoci giù,Una vita da lettore e Shakespeare scriveva per soldi: Diario di un lettore.
Siamo a Londra e il protagonista, Rob Fleming, ex dj, ha un negozio di musica in una zona poco frequentata che non ha molti ricavi, anzi, direi che è in crisi e rischia la chiusura. Inoltre egli viene mollato dalla sua ragazza che si trasferisce dal suo vicino di casa, ma lui continua ad amarla e vorrebbe rimettersi con lei.
Hornby ci regala un ritratto ironico e tagliente (come solo lui sa fare) di un trentacinquenne inglese degli anni 90 che si trova in una vera e propria "crisi di mezza età" anticipata, pieno di manie e soprattutto di insicurezze che non gli permettono di evolversi, di crescere, ma ristagna nella sua solita routine fatta di musica, bevute e sesso. Ma attenzione: non una musica qualsiasi, perché Rob ha dei gusti musicali sopraffini. A me è piaciuto perché sono subito entrato in sintonia col protagonista, in certi atteggiamenti rispecchiava alcuni miei comportamenti o manie. Ho trovato una lettura piacevole, divertente, ironica, e poi lo stile di Hornby è davvero bello e accattivante.
Ma che messaggio ci voleva donare l'autore in questo romanzo? Credo che volesse esprimere una condizione frequente tra i giovani degli anni 90: quella della paura di diventare grandi, di crescere. Il protagonista, infatti, per auto-analizzarsi non fa che stilare delle classifiche su qualunque cosa: sulle donne che lo hanno fatto soffrire di più (proprio all'inizio della storia), sulle sue canzoni preferite, dei gruppi che dovrebbero andare sul rogo se ci fosse la “Rivoluzione Musicale”.
Consigliato a tutti, soprattutto a chi ama la buona musica (ci sono tantissime citazioni musicali e chiacchierate e riflessioni su determinati generi musicali e su musicisti e artisti).