sabato 14 settembre 2024

[Recensione] Niente panico. Si continua a correre - Giovanni Storti e Franz Rossi

 


NIENTE PANICO. SI CONTINUA A CORRERE || Giovanni Storti e Franz Rossi || Mondadori || 2018 || 152 pag.

Nella prefazione a questo libro, Giacomo Poretti sostiene che ai tempi dei nostri antenati si sapeva già molto del nostro degrado fisico e mentale. Gli australopitechi «intorno ai 20 anni facevano le gare con i giaguari, e spesso li battevano, arrivati ai 40 dopo 200 metri di corsa si fermavano per una birretta, a 60 anni, se ci arrivavi, ringraziavi il dio del sole e al massimo giocavi a scopone, te ne stavi rintanato nella tua bella grotta perché se per caso incontravi un giaguaro non riuscivi a fare 3 passi di corsa e finivi sbranato. L'uomo primitivo era ignorante e tirava su con il naso, ma era saggio, sapeva come godersi l'ultimo tratto di vita senza traumi e pericoli.» Oggi invece pare che questa consapevolezza sia andata persa. Si gareggia per il primato personale, per battere gli amici, per migliorarsi ad ogni costo. Si gareggia contro il tempo, ma sfidare il tempo che passa ha davvero senso?
È una sfida persa in partenza per Giovanni Storti e Franz Rossi, la coppia di corridori scrittori che abbiamo imparato ad apprezzare con Corro perché mia mamma mi picchia.
Gli anni passano per c'è chi se ne accorge vedendo il figlio cresciuto o i capelli incanutiti, e c'è chi li misura osservando i chilometri percorsi o la velocità raggiunta in gara. Ma la verità è che l'età non è nemica della corsa, basta saperla prendere con saggezza ed equilibrio.
In un libro ricco di aneddoti personali e di avventure in giro per il mondo, Giovanni e Franz ci dimostrano che anche se il corpo invecchia non si può dire altrettanto dello spirito. Quello che si impara percorrendo di corsa chilometri lungo strade e sentieri è un vero e proprio stile di vita, in grado di migliorare la qualità della nostra esistenza.
Dalla vetta del Kilimangiaro alla Grande Muraglia cinese, dalle corsette sotto casa alle maratone nel deserto, continua il viaggio di questi «assaggiatori di corse», come ebbero modo di definirsi, con un obiettivo preciso, dimostrare come spesso la ricerca del proprio record personale può avere come effetto collaterale la felicità.

RECENSIONE

Come ricorderai avevo già letto il primo libro sulla corsa che avevano scritto, a due mani, Giovanni Storti con l'amico Franz Rossi, dal titolo Corro perché mia mamma mi picchia. Questo è un ideale seguito. Rispetto al primo, però, in questo mi sono annoiato, ho avuto la sensazione che sia stato scritto tanto per scriverlo. E non si parla solo di corse ma anche di camminate in montagna. Anche il fatto che Giovanni abbia ideato una sorta di rubrica dove, di volta in volta, presenta degli atleti fuori dall'ordinario (naturalmente tutti inventati) mi ha lasciato alquanto perplesso, avrei preferito che ci narrasse di più delle sue corse. Peccato, molto meglio il primo.


sabato 7 settembre 2024

[Recensione] Correndo per il mondo - Roberto Giordano

 


CORRENDO PER IL MONDO || Roberto Giordano || Kowalski || 2013 || 188 pag.

La corsa è la grande passione di Roberto Giordano che ha iniziato a praticarla nel 2005 e non ha più smesso. Ha partecipato sia alle più spettacolari maratone mondiali sia a quelle più sconosciute: da quella celeberrima di New York fino al deserto del Sahara e alle foreste pluviali del Costarica. La sua passione è poi diventata anche un programma televisivo in onda su Rete 4 e Marco Polo. Con il sorriso, l'entusiasmo e l'umanità di un grande sportivo, in questo libro Giordano ripercorre le sue emozioni più forti e - in modo semplice, esaustivo, affascinante - dispensa anche consigli per diventare un corridore sia amatoriale sia professionista. Giordano ci fa scoprire quanto sia importante avere - non solo un fisico e una mente allenati - ma soprattutto la passione e l'amore per uno sport tra i più democratici, in grande ascesa sia tra i giovani sia tra gli adulti: bastano infatti un paio di scarpe e l'avventura può iniziare.

RECENSIONE

Ho conosciuto Roberto Giordano per il programma su Rete 4 Correndo per il mondo dove affrontava, di volta in volta, una maratona intorno al mondo e ci parlava della sua infinita passione per la corsa. Questo libro che ha scritto ci parla proprio delle maratone e ultramaratone più belle e suggestive che ha fatto, in una sorta di diario personale.

Consigliato a chi ama, come me, correre anche solo per passione.


sabato 31 agosto 2024

[Recensione] Maigret, Lognon e i gangster - Georges Simenon

 


MAIGRET, LOGNON E I GANGSTER || Georges Simenon || Adelphi || 2003 || 169 pag.

In fondo Maigret non era poi così arrabbiato come voleva far credere. Pozzo era un osso duro, e la cosa non gli dispiaceva. Non gli dispiaceva neppure doversela vedere con dei tizi contro i quali la polizia americana si era rotta le corna. Veri duri, che giocavano pesante. MacDonald non aveva forse detto che Cinaglia era un killer? Non sarebbe stato male, di lì a qualche giorno, telefonare a Washington e dire, con aria distaccata: «Hello, Jimmy!... Li ho incastrati!».

RECENSIONE

Anche questo romanzo di Maigret fu scritto da Simenon alla tenuta Shadow Rock Farm di Lakeville, in Connecticut ed è il trentanovesimo dedicato al nostro commissario francese. A esso è ispirato il film francese del 1963 Maigret e i gangsters di Gilles Grangier. Il commissario è interpretato da Jean Gabin.

La signora Lognon, moglie dell'ispettore chiamato lo Scorbutico, chiede di parlare con il commissario Maigret: si scopre che suo marito è scomparso da alcuni giorni e lei è preoccupata perché a casa sua si sono intrufolati dei gangster. Si verrà a scoprire che Lognon è stato testimone di un omicidio, ovvero ha visto che questi misteriosi gangster hanno gettato un cadavere in corsa dalla loro auto. Col procedere delle indagini Maigret capirà ben presto che queste persone, questi gangster sono tipi pericolosi che possono arrivare ad uccidere anche lui, così giunge in un ristorante frequentato da costoro e tutta l'attenzione la rivolgerà verso Joe Mascarelli detto "Sloppy".

Ritroviamo un Maigret più sagace e duro del solito, che riesce a combattere e a far saltare i piani a dei veri e propri gangster americani.




mercoledì 28 agosto 2024

[Recensione] Il commissario Bordelli - Marco Vichi

 


IL COMMISSARIO BORDELLI || Marco Vichi || TEA || 2004 || 204 pag.

Firenze, estate 1963. Nella stanza da letto di una villa settecentesca viene ritrovato il corpo senza vita di un'anziana signora. Sul comodino, un bicchiere con tracce di un medicinale contro l'asma. Il commissario Bordelli, cinquantenne, scapolo, ex partigiano, amico di ladri e prostitute, viene chiamato a guidare le indagini...

RECENSIONE

Ho scoperto per caso questo romanzo giallo e non mi è dispiaciuto. Prima opera che leggo di Marco Vichi.

Siamo a Firenze nell'estate del 1963: il commissario Bordelli indaga sulla morte misteriosa, forse avvenuta per avvelenamento, di un'anziana signora benestante. Pian piano interrogherà le persone che ruotavano intorno alla signora: la governante, i nipoti Giulio e Anselmo, il fratello inventore, ma tutti loro hanno una cosa in comune, ovvero un alibi inattaccabile.

Sarò sincero: la figura del commissario Bordelli mi ha ricordato molto quella del commissario Maigret, serie che sto leggendo cronologicamente dal primo. Una cosa soprattutto che li accomuna è il fatto che entrambi provano a conoscere le persone che ruotavano intorno alla figura dell'assassinata. Anche Bordelli, come Maigret, si lascia assorbire, come una spugna, dalle vite delle altre persone, e come lui è molto umano. Non posso aggiungere altro, visto che quando si tratta di un'indagine si rischia poi di fare qualche spoiler, ma è stata una lettura estiva abbastanza godibile e sicuramente leggerò altre opere di Marco Vichi.


sabato 24 agosto 2024

[Recensione] Alta fedeltà - Nick Hornby

 


ALTA FEDELTÀ || Nick Hornby || Guanda || 1996 || 253 pag.

In una Londra irrequieta e vibrante, le avventure, gli amori, la passione per la musica, i sogni e le disillusioni di una generazione di trentenni ancora pieni di voglia di vivere. Commovente, scanzonato, amaro, ma soprattutto molto divertente, Alta fedeltà è il libro di culto della nuova narrativa inglese, diventato un grande successo internazionale.

RECENSIONE

Leggere Nick Hornby è sempre piacevole, fino ad ora ho letto di lui: Non buttiamoci giù,Una vita da lettore e Shakespeare scriveva per soldi: Diario di un lettore.

Siamo a Londra e il protagonista, Rob Fleming, ex dj, ha un negozio di musica in una zona poco frequentata che non ha molti ricavi, anzi, direi che è in crisi e rischia la chiusura. Inoltre egli viene mollato dalla sua ragazza che si trasferisce dal suo vicino di casa, ma lui continua ad amarla e vorrebbe rimettersi con lei. 

Hornby ci regala un ritratto ironico e tagliente (come solo lui sa fare) di un trentacinquenne inglese degli anni 90 che si trova in una vera e propria "crisi di mezza età" anticipata, pieno di manie e soprattutto di insicurezze che non gli permettono di evolversi, di crescere, ma ristagna nella sua solita routine fatta di musica, bevute e sesso. Ma attenzione: non una musica qualsiasi, perché Rob ha dei gusti musicali sopraffini. A me è piaciuto perché sono subito entrato in sintonia col protagonista, in certi atteggiamenti rispecchiava alcuni miei comportamenti o manie. Ho trovato una lettura piacevole, divertente, ironica, e poi lo stile di Hornby è davvero bello e accattivante. 

Ma che messaggio ci voleva donare l'autore in questo romanzo? Credo che volesse esprimere una condizione frequente tra i giovani degli anni 90: quella della paura di diventare grandi, di crescere. Il protagonista, infatti, per auto-analizzarsi non fa che stilare delle classifiche su qualunque cosa: sulle donne che lo hanno fatto soffrire di più (proprio all'inizio della storia), sulle sue canzoni preferite, dei gruppi che dovrebbero andare sul rogo se ci fosse la “Rivoluzione Musicale”. 

Consigliato a tutti, soprattutto a chi ama la buona musica (ci sono tantissime citazioni musicali e chiacchierate e riflessioni su determinati generi musicali e su musicisti e artisti). 




mercoledì 21 agosto 2024

[Recensione] Yellowface - Rebecca F. Kuang

 


YELLOWFACE || Rebecca F. Kuang || Mondadori || 2024 || 384 pag.

Che male può fare uno pseudonimo? Juniper Song ha scritto un libro di enorme successo. Però forse non è esattamente chi vuole far credere di essere. June Hayward e Athena Liu, giovani scrittrici, sembrano destinate a carriere parallele: si sono laureate insieme, hanno esordito insieme. Solo che Athena è subito diventata una star mentre di June non si è accorto nessuno. Quando assiste alla morte di Athena in uno strano incidente, June ruba il romanzo che l'amica aveva appena finito di scrivere ma di cui ancora nessuno sa nulla, e decide di pubblicarlo come fosse suo, rielaborato quel tanto che basta. La storia, incentrata sul misconosciuto contributo dei cinesi allo sforzo bellico inglese durante la Prima guerra mondiale, merita comunque di essere raccontata. L'importante è che nessuno scopra la verità. Quando però qualcosa comincia a trapelare, June deve decidere fino a che punto è disposta a spingersi pur di mantenere il proprio segreto. Un romanzo spassosamente tagliente che parla di diversità, razzismi, privilegi e appropriazione culturale. E dei limiti che non si dovrebbero mai superare.

RECENSIONE

Che succede quando decido di leggere un libro fuori dalla mia comfort zone? Beh, con un'alta percentuale ne trovo uno che mi delude, e purtroppo in questo caso è andata proprio così. Ti do un suggerimento: non lasciarti ingannare, anzi, irretire da quelle persone che ti presentano un libro da poco uscito come il capolavoro del secolo, così bello che non vedrai l'ora di finirlo, e altre frasi ad effetto simili, perché già intuirai (te lo garantisco) che ti ritrovi davanti a una ciofeca colossale. 
Trama? Personaggi? Coinvolgimento? Interesse? Noia? Sinceramente non saprei come parlare di questa opera, visto che mi ha stancato su ogni punto. Ci provo, dai. 

Te lo riassumo in poche righe: la protagonista è una scrittrice invidiosa della sua amica che, rispetto a lei, ha tanto successo visto che è una vera e propria star. Sorvoliamo sul fatto che poteva salvarla ma decide di osservarla mentre soffoca davanti ai suoi occhi, forse perché presa da un attacco di ansia. E cosa fa? Le ruba un manoscritto dal suo studio e, modificandolo, lo pubblica a suo nome. Ma ben presto verrà criticata e perseguitata da un hater che le rivela sapere tutto quello che ha fatto. 

A parte lo stile di scrittura che è a dir poco orrendo, ma tutta la storia di per sé non regge su nulla, e spesso si trovano contraddizioni e sviste. Poi la protagonista risulta per lo più antipatica e stupida. E poi la noia che mi ha perseguitato per tutto il tempo, ma sai perché non l'ho abbandonato stavolta? Perché avevo deciso di portarlo a compimento, sì lo so, amo farmi del male a volte. Ho letto altre recensioni che incensano questo romanzo sottolineando il fatto che fa molto riflettere sul mondo editoriale americano. Beh la critica sull'editoria è sicuramente interessante (ma avrei preferito leggere un saggio dedicato a quel tema), non posso negarlo, ma a me interessa? No, a me interessa la storia che ci viene narrata, e questa storia non decolla mai. 

In conclusione ho trovato Yellowface: banale, noioso, ingenuo, senza senso, irritante, inutile, per nulla interessante, deludente, stancante, vuoto, stupido, brutto, poco sviluppato, personaggi senza alcun approfondimento e pieno di monologhi assurdi.

Ecco la mia video recensione:



sabato 10 agosto 2024

[Recensione] Cucinare un orso - Mikael Niemi

 


CUCINARE UN ORSO || Mikael Niemi || Iperborea || 2018 || 507 pag.

Lars Levi Laestadius è un carismatico pastore di origini sami, esperto botanico e fondatore di un movimento religioso revivalista che a metà ’800 si diffonde a macchia d’olio tra la gente del Tornedal, nell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia. Jussi è il suo fedele compagno e discepolo, un ragazzo sami che Laestadius ha adottato, salvandolo dalla miseria e insegnandogli tutto sulle piante e sulla natura (ma anche a leggere, scrivere e, non meno importante, ad amare e temere Dio). Nell’estate del 1852 nel villaggio di Kengis, Jussi e il pastore sono chiamati d’urgenza da una famiglia di contadini della zona perché una ragazza che badava alle mucche è scomparsa nella foresta. Pochi giorni dopo viene ritrovata uccisa e la gente del posto subito sospetta di un orso. Lo sceriffo Brahe è pronto a offrire una ricompensa per catturare l’animale, ma il predicatore trova altre tracce che indicano un assassino assai peggiore ancora in libertà, e insieme a Jussi s’improvvisa detective, ignaro del male che lentamente si sta avvicinando a lui e che minaccia di distruggere la sua azione di rinnovamento spirituale. 

RECENSIONE

Siamo nell'estremo Nord della Svezia e un pastore protestante sami (o lappone), Lars Levi Laestadius, grande studioso botanico e fondatore di un movimento religioso revivalista (il Risveglio), accoglie un ragazzino vagabondo, Jussi, e gli insegna a leggere e a scrivere, adottandolo a casa sua. Accade un brutto episodio: nel villaggio dove vivono scompare una contadina nella foresta che, pochi giorni dopo, verrà ritrovata cadavere e subito viene erroneamente attribuita la morte a un orso che si aggirava in quelle zone. Ma il nostro pastore, che diventa un vero e proprio detective (osserva ogni minimo particolare) che potrebbe ricordarci come stile Sherlock Holmes, intuisce subito che si è trattato di un omicidio e quindi c'è in giro una persona pericolosa che non tarderà ad uccidere altre persone. 

Prima opera che leggo di questo autore svedese, Mikael Niemi, e devo dire che mi è piaciuto questo thriller/giallo storico ambientato nel 1852 in Svezia. Vengono toccati diversi temi, tra i quali emerge la piaga dell'alcolismo diffusa tra i lapponi. Poi non ci si può non affezionare al giovane Jussi che viene salvato dal nostro pastore e assieme a lui gioiamo di quando inizia a capire i misteriosi disegni che formano le parole. 

Ah, lo so che te lo stai chiedendo visto il titolo del libro: sì, ad un certo punto lo cucinano davvero l'orso, soprattutto la testa. 

La mia video recensione:




[Recensione] Di tutte le ricchezze - Stefano Benni

  DI TUTTE LE RICCHEZZE || Stefano Benni || Feltrinelli || 2012 || 208 p. Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere a...