venerdì 12 febbraio 2021

[Recensione] L'equazione di Dio - Robert J. Sawyer

 


L'EQUAZIONE DI DIO || Robert J. Sawyer || Mondadori || 20 maggio 2001 || 310 pagine

Come si sono estinti i dinosauri? Domanda vecchia, per il lettore di fantascienza. E che ha avuto mille risposte. Nel caso di questo brillante romanzo, tuttavia, l'interrogativo è molto più complesso e andrebbe riformulato così: provata scientificamente l'esistenza di Dio, perché ci ha fatto come ci ha fatto? E soprattutto, perché ha deciso di estinguere periodicamente le forme di vita superiore su tutti i mondi abitati? E' l'assillo che tormenta Hollus, un ragno intelligente venuto dallo spazio che un bel giorno entra nel Royal Museum, a Toronto, e chiede di parlare con uno scienziato. Lo portano da Thomas Jericho, paleontologo, e l'aracnide rivela importanti informazioni sulle origini della vita. Non solo, ma propone alle menti migliori della Terra di unirsi in una ricerca che altri pianeti hanno già cominciato per loro conto, e che solo lo sforzo di tutte le intelligenze potrà coronare di successo. La domanda è infatti: che intenzioni ha il Creatore?

RECENSIONE

Avevo già conosciuto questo autore canadese di romanzi di fantascienza quando ho letto Origine dell'ibrido (peccato che era il terzo di una trilogia!) e affrontava un tema particolare: un Homo Sapiens e un Neanderthal desiderano avere un figlio. In questo romanzo, invece, il nostro autore affronta una diversa tematica: l'universo è stato creato da una divinità? E soprattutto, perché ha deciso di estinguere periodicamente le forme di vita superiore su tutti i mondi abitati (come ad esempio i dinosauri?). A riflettere su questo affascinante quesito si troverà il protagonista del romanzo, un paleontologo ateo che un giorno incontra, nel museo dove lavora, un alieno di forma ragnesca e col quale stringerà una bella amicizia.

Devo ammettere che Robert Sawyer sa scrivere bene ed è piacevole perdersi nei suoi ragionamenti scientifici e, in questo caso, anche filosofici e teologici. Forse certe volte si dilunga troppo e questo ha reso la lettura certe volte più pesante/noiosa. Per il resto si lascia leggere.


mercoledì 10 febbraio 2021

[Recensione] Il ciclo delle Fondazioni - Isaac Asimov

 


IL CICLO DELLE FONDAZIONI || Isaac Asimov || Mondadori || marzo 2003 || 744 pagine

L'Impero Galattico, che da secoli esercita il suo potere su tutti i pianeti conosciuti, sta scomparendo: lascerà il posto a 30.000 anni di ignoranza e violenza. Hari Seldon, creatore della rivoluzionaria scienza della "psicostoria", sa quale triste futuro aspetta l'umanità. E per preservare la civiltà riunisce i migliori scienziati e studiosi su Terminus, un piccolo pianeta ai margini della Galassia: è la Prima Fondazione, creatrice di un grande impero. L'istituzione è però destinata a venire rapidamente distrutta da una figura terribile e misteriosa di mutante che impone un'orribile dittatura. Ma tra le rovine di quello che era stato un faro del sapere si mormora che nascosta in un remoto angolo della Galassia vi sia una Seconda Fondazione. La cercano disperatamente coloro che intendono distruggerla, ma anche i sopravvissuti della prima Fondazione. Il suo destino giace nelle mani di un adolescente, Arkady Darell, che nasconde un terribile segreto...

Sono qui riuniti in un solo volume i quattro romanzi della "Fondazione", la più grandiosa saga di tutti i tempi, premiata nel 1966. Il capolavoro assoluto di un autore indimenticabile.

RECENSIONE

Non ho dubbi nel definire questo Ciclo delle Fondazioni il capolavoro di Asimov! Il Ciclo delle Fondazioni raccoglie la bellezza di quattro romanzi: 1) Fondazione; 2) Fondazione e Impero; 3) Seconda Fondazione; 4) L'orlo della Fondazione. I primi tre formano la cosiddetta Trilogia della Fondazione, scritti esattamente nel 1951, 1952 e 1953. L'ultimo, L'orlo della Fondazione, è stato scritto nel 1982 ed è il quarto libro che continua la storia della Fondazione. In realtà ci sarebbero altri romanzi che farebbero parte della Fondazione, e sono: Preludio alla Fondazione (1988), Fondazione Anno Zero (1992) e Fondazione e Terra (1986).
- Fondazione = L’Impero Galattico è avviato verso la decadenza; Hari Seldon, lo scienziato inventore della Psicostoria, ha però un suo progetto per limitare la fase della barbarie a pochi secoli. Il suo strumento sarà la Fondazione, un’Istituzione di scienziati enciclopedisti su un lontano pianeta.
- Fondazione e Impero = L’immenso Impero Galattico è scosso dai sussulti dell’agonia, dilaniato da sanguinose lotte intestine, e le autorità centrali non sono più in grado di tenere a freno le rivolte che scoppiano ovunque. Da questa caotica situazione emerge una nuova temibilissima forza: una sorta di milizia privata che con astuzia si impadronisce via via di tutte le leve di comando. Il suo capo è un avventuriero misterioso dotato, a quanto si dice, di poteri sovrumani: il Mutante. Chi è? Da dove viene? Dove si nasconde? Troppo tardi… coloro che vogliono annientarlo si accorgeranno che il Mutante è più forte e più vicino di quanto sospettino.
- Seconda Fondazione = Dopo secoli di decadenza l’Impero Galattico si è finalmente dissolto, ma l’istituzione che ne sta prendendo il posto, la Fondazione, incontra molti problemi davanti a sé. E’ sorta infatti una nuova spaventosa minaccia rappresentata dal misterioso “Mule”, un mutante dotato di straordinari poteri e in grado di dare vita a una spaventosa tirannia interplanetaria. Per riuscire ad averne ragione, sarà necessario l’aiuto della leggendaria Seconda Fondazione, l’istituzione gemella fondata secoli prima e rimasta fino a quel momento nell’ombra.
- L'orlo della Fondazione = Quarto volume della grande saga galattica asimoniana, una straordinaria avventura dell’intelligenza e della fantasia, giocata tra intrighi e complicazioni politiche, lotte e tragedie, sorprese e amori. Viaggiando su straordinarie navi spaziali tra stelle, pianeti e asteroidi, battendosi con le più sottili e raffinate facoltà della mente, perdendosi nella ricerca di un mitico pianeta chiamato Terra dove si narra abbia avuto origine la grande avventura umana, gli uomini e le donne della galassia asimoniana si incontrano e si scontrano, si amano e si temono, si combattono e si riconciliano, dando vita a una saga cosmica che ha la tensione drammatica della realtà e il fascino senza confini della fantasia.
Il protagonista assoluto di tutti e quattro i romanzi è certamente Hari Seldon, creatore della Psicostoria e ideatore del Piano Seldon. Asimov, con questo stratagemma, riesce a ideare una scienza che prevede il futuro e, in parte, lo condiziona.


martedì 2 febbraio 2021

[Recensione] Quintetto di Buenos Aires - Manuel V. Montalban

 


QUINTETTO DI BUENOS AIRES || Manuel V. Montalban || Feltrinelli || 1 giugno 2001 || 376 pagine

Lo zio d'America, che nelle famiglie spagnole non manca mai, incarica Carvalho di andare in Argentina a cercare il figlio Raul, cugino di Pepe, volontariamente desaparecido dopo essersi salvato durante la dittatura militare.
Carvalho parte, convinto di immergersi nell'appassionata atmosfera del tango; si ritrova invece calato in una realtà ben diversa e sconcertante.
Gli basta contattare amici ed ex compagni di lotta di Raul, perché il groviglio degli eventi lo travolga. La Buenos Aires descritta da Montalban è epica e tragica insieme, profonda e cialtrona, una delle città più complesse e contraddittorie dei giorni nostri, una società che deve rigenerarsi dopo un lungo periodo di lutti oscuri, ma dove forse c'è ancora spazio per la poesia.

RECENSIONE

Mi piacciono i romanzi con protagonista gente che fa indagini, alla Sherlock Holmes per intenderci. Quindi preferisco i detective privati rispetto ai poliziotti, forse perché i detective, in un certo senso, hanno più libertà. Primo romanzo che leggo con protagonista il detective Carvalho, e primo libro di Montalbán che divoro. E devo dire che è stata una lettura davvero piacevole e positiva. Ventesima indagine del nostro Pepe, che deve allontanarsi dalla sua amata Barcellona per sbarcare in Argentina, a Buenos Aires. Qua deve rintracciare suo cugino, Raul, su incarico di suo zio. E il Nostro scopre la vera faccia della capitale argentina: altro che tango, Maradona e desaparecidos, vi trova una città deprimente e affollata di fallimenti, ognuno con un segreto nascosto nell'armadio. Carvalho conoscerà pittoreschi personaggi che ci regaleranno una diversa visione dell'Argentina. Per fare un esempio di personaggi strambi che il nostro detective incontra, c'è un tale che si professa essere il figlio (illegittimo) di Borges.
Per capire quanto immenso sia Montalbán, ecco come ci descrive il suo detective: «La verità è questa. Ho un’anima marginale. La mia fidanzata era una puttana da telefono, una squillo. Il mio consulente tecnico, cameriere, cuoco e segretario, era un ladruncolo di macchine che si chiama Biscuter. Il mio confidente spirituale e gastronomico è un vicino di casa, Fuster che è anche il mio amministratore. Amministratore di quel poco che mi può amministrare. Mi piacciono le famiglie impossibili. Detesto quelle possibili. […] Detesto le famiglie possibili vive. Le famiglie morte, quelle le adoro». Un'ironia tagliente e sferzante riempie ogni pagina di questo avvincente noir, che vi lascerà incollati e deliziati alle pagine (la parte ambientata al ristorante coi cuochi che litigano è da incorniciare), e poi Carvalho non è un semplice detective, è soprattutto un gran lettore e un gran filosofo di tendenza cinica e scettica. Grande amanta del buon cibo e dei buoni vini, egli stesso si definisce un “marxista” della corrente gastronomica. Ciò che lo rende un filosofo a tutti gli effetti sono senz’altro le sue “sentenze”; infatti, la forma letteraria preferita da Carvalho è quella utilizzata dai suoi colleghi più antichi: la brevitas dei dicta. Ecco alcuni esempi tratti da questo romanzo: «Mi sento sicuro solo al ristorante»; «È il ciclo della vita. Le colombe mangiano vermi, noi mangiamo le colombe e i vermi mangiano noi»; «La politica è sicura solo quando smette di essere politica e si trasforma in boxe»; «I vincitori opprimono la memoria dei vinti, e quando i vinti riescono a recuperarla, la memoria non è più quel che era». E ancora l'autore non manca di elencare nella storia tanti romanzi e tanti autori (Borges vince su tutti, stracitatissimo), e poi, per concludere, la stranezza più forte di Carvalho: lui brucia i libri che ha letto. Un genio, Montalbán!


lunedì 1 febbraio 2021

[Recensione] Oblomov - Ivan A. Goncarov

 


OBLOMOV || Ivan A. Goncarov || Mondadori || 28 marzo 2017 || 641 pagine

Proprietario terriero che vive di rendita e trascorre le sue giornate in uno stato di totale inattività e apatia che neppure l'amore sincero per la bella Olga riesce a vincere, Oblomov incarna un tipo umano squisitamente russo, l'esponente dell'aristocrazia ottocentesca irrimediabilmente corrotta dai suoi privilegi. Nello stesso tempo, è anche l'emblema di una condizione esistenziale eterna, a metà tra Amleto e Don Chisciotte, con la quale ogni generazione, in ogni luogo, si confronta. Oblomov, uno dei capolavori della letteratura, è un romanzo mirabile sia per l'affresco storico e sociale che delinea, sia per la finezza psicologica con cui indaga l'interiorità dei personaggi.

RECENSIONE

Questo nuovo anno ho deciso di leggere più classici della letteratura mondiale, anche per recuperare quelle perle che tutti mi consigliano di non perdere. La mia scelta è caduta, per caso, su questo romanzo russo, Oblomov appunto, e devo dire che è stato una piacevole scoperta.

Oblomov è un proprietario terriero russo che vive di rendita grazie agli introiti provenienti da un suo villaggio di campagna dove lavorano circa trecento contadini. Egli vive a Pietroburgo, la capitale russa, in un appartamento polveroso e sta perennemente sdraiato sul divano in ozio perpetuo. Ha un servitore, Zachar, a lui devoto, che ogni tanto gli spilla qualche moneta quando va a fare la spesa (la famosa cresta). Un giorno questa sua vita sempre uguale viene interrotta da una brutta notizia: le sue rendite stanno scendendo per via di una cattiva amministrazione dei suoi affari. Per fortuna arriva a fargli visita il suo amico Stolz, un giovane uomo d'affari, e riesce a convincerlo ad uscire fuori dal suo guscio. Grazie a lui conosce Olga, una bella e giovane e intelligente ragazza della quale il nostro protagonista si innamorerà.

Sarà proprio Stolz stesso a definire il termine oblomovismo: ovvero quello sprecare la vita e le ricchezze a causa di una congenita trascuratezza costellata da un idealismo esasperato.

L'autore russo ha contrapposto, in questo romanzo, due diverse visoni: naturalismo e liberismo illuminista. Queste visioni sono incarnate proprio da Stoltz e Oblomov: l'amico tedesco cerca in tutti i modi di trascinare Il'ja Il'ic fuori dal suo appartamento, che è diventato “una piccola, inerte, polverosa Oblomovka”, e di introdurlo nel nuovo mondo. Anche Olga tenta invano di costruire con operosità un nuovo ponte tra il paradiso idealizzato oblomoviano e la dinamicità della civiltà moderna. Ma Oblomov è un sognatore, non riesce a vivere la vita da nobile nella società russa, è una persona buona, generosa, egli desidera vivere in un mondo senza conflitti.
Scriverà il giornalista russo Nikolaj Aleksandrovič Dobroljubov:
«In Oblomov si riflette la vita russa, viene presentato il vero e vivo tipo russo contemporaneo, scolpito con inesorabile rigore e precisione; viene pronunciata la nuova parola d’ordine dello sviluppo della nostra società; viene pronunciata con chiarezza e fermezza, senza disperazioni né puerili speranze ma con la piena coscienza del vero. Questa parola è oblomovismo; essa serve da chiave per la soluzione e l’interpretazione di molti fenomeni della vita russa e conferisce al romanzo di Goncarov un significato sociale molto più grande che non a tutti i nostri racconti di letteratura accusatoria».

 



sabato 23 gennaio 2021

[Recensione] Il buio oltre la siepe - Harper Lee

 


IL BUIO OLTRE LA SIEPE || Harper Lee || Feltrinelli || 25 febbraio 2013 || 304 pagine

In una sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti l'avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un afroamericano accusato di aver stuprato una ragazza bianca. Riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. Questo, in poche righe, l'episodio centrale di un romanzo che da quando è stato pubblicato, oltre cinquant'anni fa, non ha più smesso di appassionare non soltanto i lettori degli Stati Uniti, ma quelli di tutti i paesi del mondo dove è stato tradotto. Non si esagera dicendo che non c'è americano che non l'abbia letto da bambino o da adolescente e che non l'abbia consigliato a figli e nipoti. Eppure non è un libro per ragazzi, ma un affresco colorito e divertente della vita nel Sud ai tempi delle grandi piantagioni di cotone, dei braccianti neri che le coltivavano, delle cuoche di colore che allevavano i figli dei discendenti delle grandi famiglie dell'Ottocento, della white trash, i "bianchi poveri" abbrutiti e alcolizzati; e anche, purtroppo, delle sentenze sommarie di giurie razziste e degli ultimi linciaggi americani della storia. Quale il segreto della forza di questo libro? La sua voce narrante, che è quella della piccola Scout, la figlia di Atticus, una Huckleberry Finn in salopette (dire "in gonnella" sarebbe inesatto, perché Scout è una maschiaccia impertinente e odia vestirsi da donna) che, ora sola ora in compagnia del fratello maggiore e del loro amico più caro (ispirato all'autrice dal suo amico d'infanzia Truman Capote), ci racconta la storia di Maycomb, Alabama, della propria famiglia, delle pettegole signore della buona società che vorrebbero farla diventare una di loro, di bianchi e neri per lei tutti uguali, e della vana battaglia paterna per salvare la vita di un innocente.

RECENSIONE

Ogni razzismo e ogni discriminazione sono frutto dell'ignoranza

Ci troviamo in una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti dell'Alabama degli anni 30 e la storia che ci viene narrata prende spunto dall'infanzia della scrittrice Harper Lee, dagli avvenimenti che accaddero in una città vicino in cui lei abitava quando aveva circa 10 anni. La storia si svolge in tre anni durante la Grande Depressione e vede come protagonisti due fratelli, Scout e Jem, figli dell'avvocato Atticus Finch, avvocato incaricato della difesa d'ufficio di un afroamericano, Tom Robinson, accusato di violenza carnale, e deve difenderlo in un America del Sud profondamente razzista. Atticus è un uomo dai saldi principi morali e un bravo padre vedovo. Ad accudire i due fratelli ci pensa Calpurnia, una diligente e cara domestica di colore. La vicenda ci viene narrata dal punto di vista della piccola Scout, una sorta di Huckleberry in gonnella, la quale è un vero maschiaccio e difatti ama giocare mille avventure col fratello maggiore Jem e il loro amico che si trasferisce in una casa vicina solo in estate, Dill, tra l'altro figura ispirata a un vero amico della Lee, Truman Capote. Pian piano ci appassioniamo alla vita ordinaria e spensierata dei tre ragazzi, i quali creano delle prove di coraggio per riuscire a vedere il loro vicino di casa, Boo Radley, il quale si narra viva isolato dentro casa sua da una vita.

Uno dei più libri letti al mondo, Il buio oltre la siepe tratta tra le tante tematiche sicuramente al primo posto quella del razzismo, e nel 2007 l'autrice ha ricevuto la più alta onoreficenza civile statunitense, la Medaglia Presidenziale della Libertà, perché il suo libro ha influenzato il carattere del Paese in meglio.

La Lee in questa straordinaria opera condanna ogni tipo di pregiudizio e razzismo, e ci fa capire come questi atteggiamenti derivino dall'ignoranza e dalla paura del diverso.

Magnifiche le parole di Atticus rivolte alla giuria durante la sua arringa finale nel processo per difendere l'innocente Tom in cui evidenzia l'insensatezza di fondo del razzismo, della segregazione razziale e della generale condanna verso una diversità che non riusciamo a comprendere.

Un'opera che è una pietra miliare della letteratura americana, ma direi mondiale, un'opera da leggere e conservare nel proprio cuore e nella propria libreria.


mercoledì 20 gennaio 2021

[Recensione] Félicie - Georges Simenon

 


FÉLICIE || Georges Simenon || Adelphi || 2012 || 139 pagine

Se ne sarebbe ricordato in seguito, di quell’attimo, e non sempre con piacere. Per anni, in certe ridenti mattine di primavera, i colleghi del Quai des Orfèvres avrebbero conservato l’abitudine di rivolgersi a lui con un misto di serietà e di ironia:

«Senti, Maigret...».
«Che c’è?...».
«C’è Félicie!».
E allora lui la rivedeva, sottile, con i suoi vestiti chiassosi, i grandi occhi color nontiscordardimé, il naso impertinente, e il cappello poi, quel terrificante cappellino rosso piazzato in cima alla testa con una lunga penna verde cangiante infilzata come una freccia.
«C’è Félicie!».
Il commissario sbuffava. Lo sapevano tutti che Maigret si metteva a sbuffare come un orso quando qualcuno gli ricordava Félicie, quella ragazza gli aveva dato più filo da torcere di tutti i «duri» che aveva spedito in galera.

RECENSIONE

Pubblicato anche col titolo La ragazza di Maigret, Félicie è il 25esimo libro che Simenon scrive con protagonista il commissario Maigret. Capisco perché la casa editrice Adelphi ha deciso di cambiare il titolo: proprio perché la vera protagonista di questa indagine è lei, Félicie, bugiarda e capricciosa e che, scopriremo, nasconde un passato non felice come direbbe invece il suo nome.

In questa vicenda viene ucciso Jules Lepie detto Gambadilegno, un pensionato avaro e scorbutico, con un colpo di pistola nella sua casetta in campagna. L'unica persona che vive con lui è una ragazzina di 24 anni, Félicie, che da subito Maigret comprende essere bugiarda ma affezionata al suo padrone, visto che l'aveva salvata dalla miseria. E non sarà facile scoprire la verità, visto il carattere della ragazza che spesso contrasta le indagini, fino al punto che fuggirà.

Negli ultimi romanzi che sto leggendo di Maigret (come già detto sto leggendo in ordine cronologico tutte le sue indagini) abbiamo incontrato delle donne come protagoniste e la lettura di questa ultima indagine ci fa capire che Simenon aveva indubbiamente una capacità magistrale nel descriverci il complesso e variegato universo femminile. E non tarderà, il nostro commissario, a comprendere il malessere interiore che attraversa Félicie.

Vede, questa storia d’amore io l’ho capita subito… Lei è una ragazzina con cui la vita non è stata molto generosa… E allora, per fuggire da una realtà spiacevole, se n’è costruita una immaginaria… Non era più la piccola Félicie, la cameriera del vecchio Lapie, ma uno dei personaggi prestigiosi dei romanzi che legge…
«Nei suoi sogni Gambadilegno non era più un semplice padrone tignoso e, come nei migliori romanzi popolari, lei era il frutto di un amore colpevole… Non deve arrossire… Aveva bisogno di belle storie, non fosse altro che per raccontarle alla sua amica Léontine o per scrivere qualcosa nel suo diario…
«Non appena in casa è entrato un uomo, lei ha immaginato di esserne l’amante e ha vissuto con lui un grande amore, mentre il povero ragazzo, ci giurerei, non ne sapeva proprio nulla…

Il desiderio di sfuggire da un'esistenza che non si sente più propria insieme al bisogno di sentirsi di nuovo liberi: ecco cosa unisce Gambadilegno e Félicie. Lui fugge dal suo passato (segnato soprattutto dalla perdita di una gamba), lei fugge dalla realtà rifugiandosi nella lettura di romanzetti popolari. Questo desiderio di libertà, di uscire dalla monotona vita di tutti i giorni, sempre ripetitiva, sempre facendo le stesse azioni e vedendo le stesse persone e dicendo sempre le stesse cose, lo abbiamo ognuno di noi: forse una cosa sola ci salverà dall'alienazione ambientale e sociologica, ed è l'immaginazione (ed è certamente anche questo il segreto del successo di numerosi romanzi o serie tv, ci permettono di fuggire via dalla nostra noiosa realtà e ci trasformano in eroi, quando ci immedesimiamo con le avventure dei protagonisti delle storie).

Ho ritrovato un Simenon in stato di grazia, e quando è così è sempre un piacere leggere quello che scrive, anzi, non vorresti finisse mai.


martedì 19 gennaio 2021

[Segnalazione] L'isola di altrove - Karen Köhler

 

La ragazza non sa nulla di sé, non ha nemmeno un nome. Orfana dalla nascita, vive da reietta nel Bel Villaggio, unico centro abitato di un'isola bruciata dal sole. Una volta al mese sull'isola attracca una nave carica di merci che viene da lontano, da un Altrove che nessuno ha mai visto, dove è possibile forse condurre una vita diversa, più spregiudicata e libera. Perché il villaggio,nella sua abbacinante bellezza, è arcaico,spietato, dominato dagli uomini e dalle loro leggi, che impongono alle donne ignoranza,solitudine, sottomissione. Da sempre. Ma non per sempre, forse, non per tutte: perché il calore dell'amicizia, la sete di conoscenza,le ore passate in segreto a imparare a leggere e a nuotare, il dono inatteso dell'amore accendono nella ragazza sogni e speranze che non è più possibile reprimere, costi quello che costi. Alina - così l'ha chiamata il suo amato - si accinge allora alla fuga, intonando per sé e per la creatura che portai n grembo «un canto di vita meravigliosa», la sua.



L'AUTRICE

Karen Köhler ha studiato recitazione e ha lavorato in teatro per dodici anni. Oggi vive ad Amburgo e si dedica alla scrittura di testi teatrali e di narrativa. Nel 2014 ha pubblicato una raccolta di racconti. L’Isola di Altrove è il suo primo romanzo.

[Recensione] Di tutte le ricchezze - Stefano Benni

  DI TUTTE LE RICCHEZZE || Stefano Benni || Feltrinelli || 2012 || 208 p. Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere a...