lunedì 22 dicembre 2025

[Recensione] Babbo Natale giustiziato - Claude Lévi-Strauss

 


BABBO NATALE GIUSTIZIATO || Claude Lévi-Strauss || Sellerio || 1995 || 81 p.

«Il fatto di cronaca esaminato da Lévi-Strauss in Babbo Natale giustiziato - scrive l'antropologo Buttitta nello studio sul significato del ritorno dei morti che introduce il volume - non è meno significativo per intendere la complessità dei percorsi attraverso i quali certe strutture ideologiche persistono rifunzionalizzandosi. Lo studioso considerando la notizia che davanti alla cattedrale di Digione per iniziativa di solerti fedeli, era stato bruciato un simulacro di Babbo Natale per poi essere risuscitato in Municipio per iniziativa delle autorità comunali, capisce che non si tratta di un semplice fatto di cronaca. L'idea di una figura divina la cui morte è necessaria per rigenerare il tempo cioè la vita, è un complemento dello schema mitico nel quale il ruolo di mediazione risolutiva è assolto dai morti e dal loro inverso speculare costituito dai bambini».

RECENSIONE

Claude Lévi-Strauss era un antropologo francese ma anche sociologo, filosofo, etnologo e teorico dello strutturalismo. L'applicazione del suo metodo strutturalista vuol dire che i fenomeni culturali vanno interpretati in riferimenti a elementi universali e inconsci rappresentanti la struttura fondante d'ogni cultura.

In questo breve saggio egli fa una interessante riflessione sulla genesi e trasformazione che ha avuto nei secoli il personaggio conosciuto oggi da tutti come Babbo Natale, ma che in realtà proviene da diverse tradizioni del passato e che oggi resta significativa nella cultura occidentale.
Nella sua analisi, il sociologo e antropologo francese inizia da un fatto di cronaca curioso, riportato anche dal quotidiano France-Soir, che dà senso al titolo dell’opera. Infatti, il 23 dicembre del 1951, delle persone impiccano un manichino con le sembianze di Babbo Natale davanti alla cattedrale di Dijon, per poi bruciarlo davanti a moltissimi spettatori increduli, tra cui numerosi bambini. Alcuni cattolici rivendicano il gesto, per “combattere la menzogna in rappresentanza di tutti i cristiani della parrocchia“. Lévi-Strauss riflette su questo incredibile atto. E trova che, a tutti gli effetti, ci si trovi dinnanzi a un paradosso. Infatti, i credenti provano sdegno di fronte alla figura di Babbo Natale, ergendola a paladino “dell’irreligione”, diventando coloro che difendono la razionalità contro la superstizione. Al contrario, i difensori di Babbo Natale divengono quelli che difendono un simbolo, ergendolo quasi a “divinità” e abbandonando così la razionalità.

Claude Lévi-Strauss pensa che quello del “Babbo Natale giustiziato” sia un episodio “assurdo ma rilevatore”: Babbo Natale è una divinità. Ebbene sì, non si tratta di un personaggio del folklore ma ha la stessa funzione di una divinità in cui però credono solamente i bambini e le bambine, mentre gli adulti fanno di tutto affinché questo accada. Raccontato così è molto curioso vero? Per Claude Lévi-Strauss quindi Babbo Natale crea attorno a sé un rituale dove un essere soprannaturale, immutabile e che torna periodicamente riceve delle lettere come se fossero delle preghiere e che usa queste per ricompensare chi si è comportato bene o punire chi si è comportato male. Per capire in cosa consiste il rituale di Babbo Natale, Claude Lévi-Strauss fa il paragone con i Katchina del popolo indigeno dei Pueblo (sud-ovest degli Stati Uniti). I Katchina sono figure mascherate che incarnano lo spirito degli antenati che tornano periodicamente nel villaggio per danzare e giudicare i bambini.

Cosa significa, si chiede infatti Lévi-Strauss, che i bambini hanno dei diritti, e perché gli adulti si sentono in obbligo di industriarsi nel creare una mitologia, fra l’altro dispendiosa, per contenerli e limitarli? L’autore lo spiega paragonando l’opposizione fra adulti e bambini – iniziati e non iniziati – a quella fra i vivi e i morti, caratteristica di molti riti di passaggio: i non iniziati, come i morti, hanno anche dei poteri speciali, ed è per questo motivo che gli iniziati si preoccupano di compiacerli. I bambini, che non sono ancora parte attiva e ufficiale della società ma lo diventeranno, sintetizzano in un’unica figura il ruolo di vivo e quello di morto: la loro richiesta di regali natalizi può essere vista in effetti come l’ultimo attimo della lunga questua che inizia con l’autunno, nel periodo critico in cui «la notte minaccia il giorno allo stesso modo in cui i morti assillano i vivi». Ne è paradigma la festa di Halloween, durante la quale i bambini, vestiti da scheletri, fantasmi o zombie, tormentano i vivi, che offrono loro dei dolci in cambio di una pace che duri fino all’autunno seguente. Per l’autore, Babbo Natale sarebbe il discendente di una schiatta che annovera fra i suoi appartenenti l’Abbé de Liesse, vescovo-bambino «abate della gioia», il Saturno romano divoratore di fanciulli, lo Julebok scandinavo e San Nicola che resuscita i fanciulli e offre loro dei doni, senza contare le sue affinità con le divinità Kachina delle popolazioni indiane d’America, sulle cui ritualità Lévi-Strauss entra nel dettaglio, comparandole alle usanze natalizie.


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