mercoledì 24 dicembre 2025

[Recensione] Sherlock Holmes e l'avventura del Villaggio silente - Gianfranco Sherwood

 


SHERLOCK HOLMES E L'AVVENTURA DEL VILLAGGIO SILENTE || Gianfranco Sherwood || Delos Digital || 2014 || 32 p.

Che Sherlock Holmes non creda nel sovrannaturale è noto. Ma quando la bella Anne Colquhon gli chiede di proteggere il padre dalla maledizione che lo espone alla vendetta di un terribile demone marino, l'inquilino di Baker Street non può negarle il proprio aiuto. Ma essendo già sulle tracce di un assassino, è il fido Watson a svolgere le prime indagini nell'ostile villaggio di Monnow. Al buon dottore toccherà quindi affrontare, a rischio della vita, il più incredibile mistero in cui si sia mai imbattuto.

RECENSIONE

Stavolta il nostro Sherlock Holmes dovrà vedersela con un caso soprannaturale, con la presenza di una banshee, creatura leggendaria dei miti scozzesi. La banshee, detta anche "donna delle fate", è uno spirito femminile descritta come una bella donna dai lunghi capelli che può cantare o piangere e solitamente si aggira attorno a paludi o fiumi. Si narra che quando un membro della famiglia stia per morire la banshee piange e si fa sentire. Sherlock invia Watson ad indagare, ma lui parte ugualmente sotto mentite spoglie. E scoprirà che più che apparizioni soprannaturali ci sono interessi più umani.

martedì 23 dicembre 2025

[Recensione] Harvey - Emma Cline

 


HARVEY || Emma Cline || Einaudi || 2020 || 104 p.

Quando Harvey apre gli occhi sono le quattro del mattino. Solo, immobile, nella camera da letto di una casa in Connecticut, inizia a fissare il soffitto. Mancano ventiquattro ore al verdetto che potrebbe togliergli tutto. Ma l’Harvey Weinstein di Emma Cline non è il predatore feroce e minaccioso sbattuto sulle prime pagine dei giornali, bensì un uomo annoiato, impaurito, goffo, che scambia il vicino per il famoso scrittore Don DeLillo e si infastidisce per l’arrivo di figlia e nipote, alla cui visita avrebbe preferito un pomeriggio di serie tv. Con una voce narrante che segue Harvey in ogni momento, Cline irrompe nella cronaca, reinventa alcuni episodi e allude ad altri. Riuscendo, con maestria e formidabile finezza psicologica, a trasformare un celebre caso giudiziario in un racconto universale e senza tempo.

RECENSIONE

Storia intima di un carnefice

La Cline ci presenta e immagina una giornata tipica di Harvey (Weinstein, il cognome non viene mai pronunciato dall'autrice), esattamente il giorno prima del processo per stupro e violenza sessuale che lo porterà ad essere condannato a 16 anni di carcere. Ce lo mostra in tutte le sue debolezze e nella vita quotidiana, dove guarda la tv e parla col suo vicino di casa che scambia per lo scrittore Don DeLillo. Lui è una persona egocentrica ed è convinto di essere innocente, di non aver fatto del male a nessuno.

Sinceramente non capisco perché abbia scritto questo racconto su un personaggio così orrendo e inquietante.


lunedì 22 dicembre 2025

[Recensione] Babbo Natale giustiziato - Claude Lévi-Strauss

 


BABBO NATALE GIUSTIZIATO || Claude Lévi-Strauss || Sellerio || 1995 || 81 p.

«Il fatto di cronaca esaminato da Lévi-Strauss in Babbo Natale giustiziato - scrive l'antropologo Buttitta nello studio sul significato del ritorno dei morti che introduce il volume - non è meno significativo per intendere la complessità dei percorsi attraverso i quali certe strutture ideologiche persistono rifunzionalizzandosi. Lo studioso considerando la notizia che davanti alla cattedrale di Digione per iniziativa di solerti fedeli, era stato bruciato un simulacro di Babbo Natale per poi essere risuscitato in Municipio per iniziativa delle autorità comunali, capisce che non si tratta di un semplice fatto di cronaca. L'idea di una figura divina la cui morte è necessaria per rigenerare il tempo cioè la vita, è un complemento dello schema mitico nel quale il ruolo di mediazione risolutiva è assolto dai morti e dal loro inverso speculare costituito dai bambini».

RECENSIONE

Claude Lévi-Strauss era un antropologo francese ma anche sociologo, filosofo, etnologo e teorico dello strutturalismo. L'applicazione del suo metodo strutturalista vuol dire che i fenomeni culturali vanno interpretati in riferimenti a elementi universali e inconsci rappresentanti la struttura fondante d'ogni cultura.

In questo breve saggio egli fa una interessante riflessione sulla genesi e trasformazione che ha avuto nei secoli il personaggio conosciuto oggi da tutti come Babbo Natale, ma che in realtà proviene da diverse tradizioni del passato e che oggi resta significativa nella cultura occidentale.
Nella sua analisi, il sociologo e antropologo francese inizia da un fatto di cronaca curioso, riportato anche dal quotidiano France-Soir, che dà senso al titolo dell’opera. Infatti, il 23 dicembre del 1951, delle persone impiccano un manichino con le sembianze di Babbo Natale davanti alla cattedrale di Dijon, per poi bruciarlo davanti a moltissimi spettatori increduli, tra cui numerosi bambini. Alcuni cattolici rivendicano il gesto, per “combattere la menzogna in rappresentanza di tutti i cristiani della parrocchia“. Lévi-Strauss riflette su questo incredibile atto. E trova che, a tutti gli effetti, ci si trovi dinnanzi a un paradosso. Infatti, i credenti provano sdegno di fronte alla figura di Babbo Natale, ergendola a paladino “dell’irreligione”, diventando coloro che difendono la razionalità contro la superstizione. Al contrario, i difensori di Babbo Natale divengono quelli che difendono un simbolo, ergendolo quasi a “divinità” e abbandonando così la razionalità.

Claude Lévi-Strauss pensa che quello del “Babbo Natale giustiziato” sia un episodio “assurdo ma rilevatore”: Babbo Natale è una divinità. Ebbene sì, non si tratta di un personaggio del folklore ma ha la stessa funzione di una divinità in cui però credono solamente i bambini e le bambine, mentre gli adulti fanno di tutto affinché questo accada. Raccontato così è molto curioso vero? Per Claude Lévi-Strauss quindi Babbo Natale crea attorno a sé un rituale dove un essere soprannaturale, immutabile e che torna periodicamente riceve delle lettere come se fossero delle preghiere e che usa queste per ricompensare chi si è comportato bene o punire chi si è comportato male. Per capire in cosa consiste il rituale di Babbo Natale, Claude Lévi-Strauss fa il paragone con i Katchina del popolo indigeno dei Pueblo (sud-ovest degli Stati Uniti). I Katchina sono figure mascherate che incarnano lo spirito degli antenati che tornano periodicamente nel villaggio per danzare e giudicare i bambini.

Cosa significa, si chiede infatti Lévi-Strauss, che i bambini hanno dei diritti, e perché gli adulti si sentono in obbligo di industriarsi nel creare una mitologia, fra l’altro dispendiosa, per contenerli e limitarli? L’autore lo spiega paragonando l’opposizione fra adulti e bambini – iniziati e non iniziati – a quella fra i vivi e i morti, caratteristica di molti riti di passaggio: i non iniziati, come i morti, hanno anche dei poteri speciali, ed è per questo motivo che gli iniziati si preoccupano di compiacerli. I bambini, che non sono ancora parte attiva e ufficiale della società ma lo diventeranno, sintetizzano in un’unica figura il ruolo di vivo e quello di morto: la loro richiesta di regali natalizi può essere vista in effetti come l’ultimo attimo della lunga questua che inizia con l’autunno, nel periodo critico in cui «la notte minaccia il giorno allo stesso modo in cui i morti assillano i vivi». Ne è paradigma la festa di Halloween, durante la quale i bambini, vestiti da scheletri, fantasmi o zombie, tormentano i vivi, che offrono loro dei dolci in cambio di una pace che duri fino all’autunno seguente. Per l’autore, Babbo Natale sarebbe il discendente di una schiatta che annovera fra i suoi appartenenti l’Abbé de Liesse, vescovo-bambino «abate della gioia», il Saturno romano divoratore di fanciulli, lo Julebok scandinavo e San Nicola che resuscita i fanciulli e offre loro dei doni, senza contare le sue affinità con le divinità Kachina delle popolazioni indiane d’America, sulle cui ritualità Lévi-Strauss entra nel dettaglio, comparandole alle usanze natalizie.


domenica 21 dicembre 2025

[Recensione] Il diavolo in Terrasanta - Enrico Brizzi

 


IL DIAVOLO IN TERRASANTA || Enrico Brizzi || Mondadori || 2019 || 515 p.

"Si dice che ogni viaggio nasca da un viaggio precedente; nel nostro caso, è andata esattamente così." Sono passati appena due anni da quando un gruppo di amici, sfidando caviglie doloranti, sete e scoramento, arrivava alla Città eterna dopo tre mesi di cammino lungo la Via Francigena, la lunga pista che da mille anni collega Canterbury a Roma.

Allora, l'euforia per l'impresa appena compiuta era sfumata in uno strano, imprevisto sgomento, che solo la promessa di una nuova avventura aveva lenito: mettersi in cammino lungo un'altra rotta di pellegrinaggio. La scelta cade sulla più vertiginosa delle possibilità: ripartire proprio dalla Capitale e raggiungere a piedi il Paese dove ogni pietra è sacra, la terra santa per eccellenza. Gerusalemme.

A lasciare Roma al grido di "Aria!" sono in due, il Narratore, testimone e custode della bandiera, e Cesare Maggi, l'inflessibile logista.

Un chilometro alla volta, mentre sfila un'Italia inaspettata, dove le impronte del passato si mescolano alle ombre del presente e agli squarci di futuro, al viaggio si aggiungono nuove e vecchie conoscenze: lo stralunato Ivan, che sulle spalle ha, fisicamente e simbolicamente, tante cose da buttar via, Enzo del vulcano, il cui mondo sta per diventare gigantesco, e Max Montefiori, il grande amico dai tempi dei boy scout, sempre all'arrembaggio, sulla strada come nella vita.

Al gruppo, però, si unisce anche un ragazzo dai troppi segreti, dietro cui, forse, si nasconde colui del quale non si deve pronunciare il nome, il Caduto che mai dovrebbe mettere piede fra i luoghi sacri…

Ispirandosi al vero viaggio che l'ha portato prima a piedi, quindi in barca e poi di nuovo in cammino da Roma a Gerusalemme, Enrico Brizzi racconta al ritmo cadenzato dei passi dodici settimane funamboliche e altrettanto profonde, alla scoperta stupefacente e dolorosa insieme della Terrasanta, una porzione di mondo che rappresenta la culla delle storie più antiche ascoltate da bambini, ma anche il teatro d'una contesa feroce e, forse, la più efficace cartina tornasole delle contraddizioni di noi occidentali, eredi di una lunga tradizione in veste di persecutori.

RECENSIONE

Terzo libro di viaggio che leggo scritto da Enrico Brizzi, dopo quello sul Cammino di Santiago (Il sogno del drago) e quello sul viaggio che fece con le sue figlie da Bologna all'Appennino (Il cavaliere senza testa).

Stavolta Brizzi vuole fare un viaggio più particolare ma anche più antico: quello che parte da Roma fino a giungere alla Terrasanta, Gerusalemme! Partono in due, lui e Cesare Maggi, ma pian piano diventeranno un vero e proprio gruppo con Enzo dalla Sicilia, Ivan e Max Montefiori.

Brizzi mi piace perché riesce ad essere un buon narratore ed intrattenitore, pur sapendo che molte delle cose che ci descrive sono certamente frutto della sua fervida fantasia ma non importa perché ogni narrazione di un viaggio, in un certo senso, diventa una leggenda!

Recupererò altri suoi libri, sicuramente.


sabato 6 dicembre 2025

[Recensione] I milanesi ammazzano al sabato - Giorgio Scerbanenco

 


I MILANESI AMMAZZANO AL SABATO || Giorgio Scerbanenco || Garzanti || 2009 || 180 p.

Donatella è scomparsa. È bellissima, sembra una svedese, con quei lunghi capelli biondi e quel profilo antico. Ma è debole di mente: per la strada guarda gli uomini, sorride a tutti e, qualunque cosa le dicano, risponde di sì. Perciò suo padre, il vecchio Amanzio Berzaghi, un ex camionista, la tiene nascosta in casa, tra bambole e dischi di canzonette. Ma una mattina l'ex camionista non la trova più... Il caso viene affidato a Duca Lamberti, il medico-investigatore. Alla disperata ricerca della ragazza, Lamberti si spinge nei bassifondi di Milano, tra feroci magnaccia e case d'appuntamento.

RECENSIONE

Finalmente sono riuscito a leggere un libro scritto da Giorgio Scerbanenco, autore leggendario che da anni rincorro ma che (forse) non ho avuto il coraggio di leggere. Fino ad oggi. Egli era uno scrittore prolifico, che spaziava dal western alla fantascienza, dal rosa al giallo. Oggi viene considerato il maestro dei giallisti in Italia.

In questo romanzo l'ex camionista Amanzio Berzaghi denuncia la scomparsa di sua figlia Donatella al medico e investigatore Duca Lamberti che si metterà subito alla sua ricerca. Purtroppo, però, verrà ben presto trovato il cadavere di una ragazza avente le stesse caratteristiche di Donatella. Chi è stato ad ucciderla? Per quale motivo?

"La delinquenza è una forma di sordida e pericolosa idiozia, nessuna persona, appena appena intelligente fa il ladro, il rapinatore, l'assassino." In questa storia il nostro investigatore si troverà a dover scavare in giri di prostituzione, fino a scovare i responsabili dell'omicidio.

"La civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo. È in fondo una forma di delicatezza e di rispetto dell'opinione altrui di morire da sé."

Duca Alberti è una serie di soli quattro romanzi, e questo è l'ultimo che chiude la serie. Qualcuno si chiederà il perché di questo titolo particolare, ovvero "I milanesi ammazzano al sabato", e la risposta ci viene data nel libro: perché è il giorno in cui non lavorano e dunque il giorno in cui possono vendicarsi.

In questa storia fa tenerezza il dolore del padre che senza la figlia si sente perduto, non ha più senso la sua vita: "Brigadiere, per pietà, me la trovi lei, se no, io non so che cosa faccio." Duca Lamberti non era brigadiere, ma non lo corresse, non gli piaceva correggere nessuno, insegnare a nessuno. Guardò l’uomo anziano, non molto anziano, non doveva avere ancora sessant’anni, guardò quel viso di vecchio bellicoso toro bonario in quel momento deformato da una smorfia di commozione vicino al pianto. “Certo, faremo tutte le ricerche”, gli disse.

Ho apprezzato la grande umanità e sensibilità di Duca Alberti che non appena conosce il padre addolorato, disperato per la perdita della figlia, fa di tutto per provare a ritrovarla e, una volta trovata deceduta, farà di tutto per trovare i colpevoli.

Da questo romanzo fu tratto il film La morte risale a ieri sera con la regia di Duccio Tessari e il commissario Duca Lamberti venne impersonato dall'attore statunitense Frank Wolff.


mercoledì 3 dicembre 2025

[Recensione] Meglio morti - Marcello Fois

 


MEGLIO MORTI || Marcello Fois || Einaudi || 2001 || 266 p.

Nella campagna gelida viene trovato il corpo senza vita di Ines, dodici anni: nessuna violenza, un dito unto di olio rituale, un aborto subito da poco. E altre tre ragazzine sono scomparse. Cosa lega queste sparizioni? La verità è molto più complessa di quanto si possa immaginare. Una verità che mescola storie di cattiva amministrazione e appalti truccati, tragedie e vendette familiari, tradizioni e misteri isolani. La soluzione del mistero intreccia antichi e a volte macabri rituali con la moderna avidità umana che, senza scrupoli, sta modificando i caratteri di un popolo.

RECENSIONE

Ho scoperto questo libro per caso, mentre curiosavo nella biblioteca del liceo in cui ho lavorato come supplente. Dal titolo avevo già capito che si trattava di un noir, ma ho comunque voluto provare a leggere un autore italiano che ancora non conoscevo.

Siamo in Sardegna: viene ritrovato, in una campagna, il corpo di una bambina senza vita, Ines, di soli dodici anni. Il problema è che, dopo le indagini, si scopre che questa bambina aveva subito un aborto. Intanto ci sono altre bambine scomparse nel nulla, e la vicenda sembra complicarsi sempre di più.

La storia è ben congegnata, forse il problema sono i troppi personaggi che popolano l'intera ed intricata vicenda. Per il resto ho trovato un autore interessante che ha costruito una buona trama dalle tinte che dal giallo passano al noir.

Mi viene consigliata la lettura del suo primo romanzo, Ferro rovente, chissà che un giorno non lo recupererò.



lunedì 1 dicembre 2025

[Recensione] Al buio - Patricia Cornwell

 


AL BUIO || Patricia Cornwell || Mondadori || 2008 || 198 p.

Win Garano, l'impeccabile e implacabile protagonista di "A rischio", questa volta si ritrova nell'umiliante posizione della vittima. Vittima di un aggressivo procuratore distrettuale, Monique Lamont, ambizioso e senza scrupoli, si reca a Watertown, un piccolo centro del Massachussetts, per riaprire un caso irrisolto di omicidio, risalente a quarant'anni prima. Watertown, però, è anche la sede del Front, un'organizzazione informale che riunisce alcuni dipartimenti di polizia decisi a ritagliarsi un'autonomia sempre maggiore, con buona pace del procuratore. Con il passare dei giorni e il progredire delle indagini, nel detective maturerà la consapevolezza di trovarsi imprigionato in un labirinto di specchi deformanti, una trappola dove verità e menzogna sembrano mescolarsi in un'unica ombra minacciosa.

RECENSIONE

Primo libro che leggo di questa famosa autrice americana di thriller. Tra le altre cose ho scoperto che è una discendente di Harriet Beecher Stowe, l'autrice di La capanna dello zio Tom (uno dei primi romanzi che lessi da bambino).

Questo libro è il secondo della serie con protagonista Winston Garano, un detective della polizia di Boston, preceduto da At Risk (A rischio).

Ho trovato questo libro per caso in una bancarella di libri usati e, attirato dal titolo, decisi di acquistarlo.

In questo volume il nostro Win si ritrova incaricato dal Sostituto Procuratore Monique Lamont su un vecchio caso insoluto di omicidio. La bella Monique cerca in realtà notorietà mediatica e sia che Win fallisca sia che Win risolva il caso l'obiettivo sarà raggiunto. Sono passati 20 anni dall'omicidio di un’anziana in un paesino del Tennessee ed altri eventi funesti, forse connessi, sono accaduti in quel periodo nella zona. Tra Win e Monique, che viene stuprata e salvata da morte certa proprio da Win, inizia a crescere una tensione sessuale che evidenzierà più le loro meschinità umane che le loro indiscusse capacità professionali.


Devo essere sincero, credo di essere partito col libro sbagliato per conoscere questa talentuosa scrittrice di thriller: perché questa storia è non solo troppo breve, ma assolutamente noiosa e aggiungerei piatta. Quindi il titolo, al buio, ti avverte di quello che stai per leggere? Che la lettura ti lascerà davvero al buio?




domenica 23 novembre 2025

[Recensione] Il Geografo si è bevuto il mappamondo - Aleksej Ivanov


IL GEOGRAFO SI È BEVUTO IL MAPPAMONDO || Aleksej Ivanov || Voland || 2022 || 412 p.

Perm’, primi anni ’90. Viktor Služkin, biologo alla soglia dei trent’anni in crisi esistenziale, e professionale, si fa assumere come insegnante di geografia in una scuola della città. Ma il nuovo impiego non fa che complicare una vita già consacrata alla bottiglia e ostinatamente sgangherata. E così, tra intrecci amorosi, conflitti generazionali e avventure nella taiga, un’escursione sul fiume si trasforma in una prova di sopravvivenza tanto per i ragazzi che per il loro insegnante. Spassoso racconto di crescita, toccante storia d’amore, spietata satira sulla provincia e sulla scuola.

RECENSIONE
Devo essere sincero: ho scoperto questo libro per caso e sono stato attirato soprattutto dal titolo ironico, così ho deciso di leggerlo, senza conoscere né l'autore né la trama. Ogni tanto ci sta di buttarsi nel vuoto. 

Ci troviamo in Russia negli anni '90. Il protagonista è un biologo, Viktor Služkin, in piena crisi esistenziale. Decide di farsi assumere come insegnante di geografia in una scuola della città. La sua vita privata è un completo disastro: e la cosa peggiore è che ama ubriacarsi.

La prima impressione che ho avuto, dopo aver letto questo romanzo, è che la storia mi è parsa un po' confusa, ma risulta piacevole l'ironia del protagonista. Seppur i capitoli sono brevi, con un lungo flashback sulla sua infanzia, la lettura risulta scorrevole e non stanca. Anche se alla fine la storia potrebbe risultare sgangherata, ho trovato piacevole la continua ironia di Viktor, che riesce a sdrammatizzare anche i momenti più intimi o delicati della sua vita.

Dopo aver letto il libro ho scoperto che l'autore, Alexei Ivanov, in Russia è stato paragonato come erede di Dostoevskij e Čechov e ha vinto i premi letterari più prestigiosi come il Book of the Year, il Prose of the Year e il Tolstoy Prize.

Leggerò sicuramente altre sue opere, è uno scrittore che mi sta simpatico.


 

giovedì 20 novembre 2025

[Recensione] Eremita a Parigi - Italo Calvino

 


EREMITA A PARIGI || Italo Calvino || Mondadori || 1996 || 255 p.

La vita e le osservazioni di Italo Calvino, esule volontario a Parigi. Le pagine internazionali dell'autore che più di ogni altro ha contribuito a sprovincializzare la cultura italiana.

RECENSIONE

Questo volume raccoglie dodici scritti che Calvino aveva già pubblicato più due inediti che sono Diario americano e Eremita a Parigi, curati da Esther “Chichita”Calvino, sua moglie. Ecco tutti gli scritti presenti:
- Forestiero a Torino (pubblicato sulla rivista "L'Approdo" gennaio-marzo 1953);
- Lo scrittore e la città (nota inedita su Torino del 1960);
- Questionario 1956 ("Il Caffè", gennaio 1956, presentava Italo Calvino nella rubrica "La nuova letteratura" con un racconto, Un viaggio con le mucche, poi in Marcovaldo, preceduto dalle risposte a un questionario di G.B. Vicari);
- Ritratto su misura (da "Ritratti su misura" di E.F. Accrocca, 1960, pp. 110-12);
- Diario americano 1959-1960 (inedito, Calvino racconta il suo viaggio negli Stati Uniti nelle lettere che invia alla casa editrice Einaudi);
- Il comunista dimezzato (intervista di Carlo Bo a Calvino, "L'Europeo", XVI, 35, 28 agosto 1960);
- Autobiografia politica giovanile (La prima parte di questo saggio è uscita sulla rivista "Il Paradosso", V, 23-24, settembre-dicembre 1960. La seconda parte, nel volume collettivo La generazione degli anni difficili, Laterza, Bari 1962);
- Una lettera in due versioni (il primo capitolo è tratto dal volume Tarocchi, F.M. Ricci, Parma 1969. Il secondo capitolo è tratto da Tarots, F.M. Ricci, Parma 1974. Scritta in francese, inedita in italiano);
- Nota biografica obiettiva (scritta nel 1970 per un volume della collana Einaudi "Gli Struzzi" [Gli amori difficili]);
- Eremita a Parigi (testo ricavato da un'intervista di Valerio Riva per la televisione della Svizzera Italiana, 1974);
- Il mio 25 aprile 1945 ("Domenica del Corriere", aprile 1975);
- Il dialetto (risposta a un'inchiesta di Walter della Monica);
- Situazione 1978 ("Paese sera", 7 gennaio 1978. Da un'intervista a Daniele Del Giudice);
- Sono stato stalinista anch'io? ("La Repubblica", 16 dicembre 1979);
- L'estate del '56 (intervista di Eugenio Scalfari, Calvino e la storia del suo tempo, "La Repubblica", 13 dicembre 1980);
- I ritratti del Duce ("La Repubblica", 10-11 luglio 1983, col titolo Cominciò con un cilindro);
- Dietro il successo (intervista a Felice Froio, Dietro il successo. Ricordi e testimonianze di alcuni dei protagonisti del nostro tempo: quale segreto dietro il loro successo?, Sugarco, Milano 1984);
- Vorrei essere Mercuzio ("The New York Times Book Review", LXXXIX, 49, 2 dicembre 1984);
- La mia città è New York (intervista di Ugo Rubeo, registrata a Palermo nel settembre 1984. Poi raccolta in Mal d'America - da mito a realtà, Editori Riuniti, Roma 1987. Il titolo non è di Calvino);
- Intervista di Maria Corti ("Autografo", II, 6, ottobre 1985).

Non c'è molto da commentare, se non che se siete amanti di Calvino e volete conoscere meglio la sua biografia e la sua vita questo volume fa assolutamente per voi. Su ogni pagina aleggia la sua personalità, la sua originalità, sul suo talento geniale di scrittore e di osservatore della realtà. Calvino amava tantissimo New York, ad esempio, e ha pure pensato di scrivere nella sua tomba di essere newyorkese.

Lettura consigliata per gli esperti di letteratura o appassionati di Italo Calvino.


domenica 19 ottobre 2025

[Recensione] Occhi nel buio - Cavan Scott

 


OCCHI NEL BUIO || Cavan Scott || Armenia || 2018 || 172 pag.

Gli Uomini Lucenti sono ovunque. Sono quasi invisibili, incredibilmente alti, con lunghi capelli lisci, volti inespressivi e occhi infuocati. Se ti prendono, ti trascinano via chissà dove. Nessuno è al sicuro. Si trovano a ogni angolo di strada. Aspettano. Osservano. Brillano.
Ma deve trattarsi di una bufala, vero? Tutto Ë iniziato come uno scherzo di cattivo gusto per Halloween. Poi, è diventato virale. Idioti travestiti da mostri, per far prendere un colpo alla gente. Stupide maschere e parrucche spaventose. Non si fa male nessuno, perché l’uomo nero non esiste.
Finché le persone non cominciano a scomparire e delle luci si accendono nella notte… come tanti occhi luminosi.
Ma uno strano individuo chiamato Dottore e la sua amica Bill stanno arrivando in nostro soccorso. Il Dottore ci proteggerà. Il Dottore fermerà i mostri. A meno che i mostri non fermino il Dottore prima…

RECENSIONE

Delle strane figure si aggirano nell'oscurità, ed è meglio non farsi catturare. Vengono chiamati gli Uomini Lucenti, ma esistono realmente oppure è una nuova gag creata per Halloween? Ma una madre sparisce nel nulla, e a questo punto che si materializza una misteriosa cabina blu della polizia dalla quale escono fuori una ragazza dalla folta chioma e un signore esile dai capelli grigi. Già, sono proprio il Dodicesimo Dottore e Bill Potts i quali, incontrando i figli della mamma rapita e una vlogger alla ricerca di questi fantasmi, decidono di provare a riportare la madre a casa. Il Dottore, ovviamente, scaverà a fondo per scoprire chi si cela dietro queste misteriose apparizioni fino a scoprire un vero e proprio universo parallelo, dal quale non sarà facile uscirne fuori.

Che dire, anche questa storia con protagonista il Dottore, il Signore del Tempo che viaggia nella sua astronave a forma di cabina blu della polizia, mi ha catturato anche se la deriva fantasy che prenderà la storia (affollata di fate e magiche creature) non mi ha particolarmente entusiasmato.


sabato 18 ottobre 2025

[Recensione] Alberto Sordi - Italo Moscati

 


ALBERTO SORDI || Italo Moscati || Castelvecchi || 2020 || 83 pag.

In Alberto Sordi c’è tutta l’Italia del affamata di dolce vita, inebriata di successo, vitalità e voglia di riscatto. Erano gli anni della Hollywood sul Tevere e di Cinecittà, degli hotel e dei locali esclusivi di via Veneto, e Sordi era lì – in ogni festa, in ogni film – pronto ad affascinare e a divertire. E anche a cambiare e a interpretare i tempi quando poi sono arrivate la contestazione, la censura e, soprattutto, la televisione. Per i cent’anni dell’attore, volto e spirito di Roma, Italo Moscati ne racconta il percorso che, dalla bocciatura alla scuola di recitazione filodrammatica, lo guida lungo le strade del cinema, davanti e dietro la macchina da presa, per cercare di scoprire i segreti della sua affermazione straordinaria che lo hanno condotto al successo e poi al mito.

RECENSIONE

Italo Moscati ci regala una breve pennellata della vita e della carriera cinematografica del grande attore Alberto Sordi, un attore insuperabile fino ad oggi.

venerdì 17 ottobre 2025

[Recensione] Il labirinto - William Browning Spencer

 


IL LABIRINTO || William B. Spencer || Mondadori || 2006 || 240 pag.

Visioni, presagi, premonizioni: se ne può discutere. Ma per discutere bisogna essere liberi, e il problema di Jack Lowry e della donna che ama, Kerry, è di non esserlo affatto. Per il momento sono entrambi chiusi in un centro specializzato per superare un'intossicazione da alcol; è in queste condizioni distinguere il reale dell'irreale, la minaccia autentica dal delirio, è molto difficile. La minaccia c'è e viene dal cielo: così proclama una setta di fanatici secondo cui tutti gli alcolisti discenderebbero da un'antica popolazoine inumana. Improvvisamente, il Centro disintossicazione Hurley si trasforma in un labirinto... Cosa succederà nel giorno della Rivelazione? Chi sono i fantomatici, invisibili dèi dello spazio?

RECENSIONE

Devo essere assolutamente sincero con voi: vi giuro, di questo romanzo non ci ho capito nulla! Per disparati motivi. Il protagonista, alcolizzato, va in un centro per disintossicarsi e qui inizia il delirio: gente che viene rapita, sbuca una setta forse ispirata a Lovecraft, visioni mostruose, apocalissi imminenti, ecc. La trama forse è volutamente stramba e senza senso perché descrive gli stati d'animo che prova chi è alcolizzato, almeno credo io così (sono fieramente astemio quindi non ho mai provato "l'ebrezza" di ubriacarmi!). Mi sento in imbarazzo perché nonostante questo non capirci quasi nulla ho deciso ugualmente di terminare la lettura (forse ho fatto male, chi lo sa!) pensando che leggendolo tutto si sarebbe capita meglio la storia, ma nulla lo stesso.

Quasi quasi inizio a bere!


giovedì 16 ottobre 2025

[Recensione] Tokyo decibel - Hitonari Tsuji

 


TOKYO DECIBEL || Hitonari Tsuji || Rizzoli || 2023 || 205 pag.

Tokyo 1996. Arata ha 28 anni e passa le giornate misurando i livelli di rumore del suo distretto. Per lui, ragazzo schivo e solitario, è il lavoro perfetto: cammina per le strade con musica hard rock nelle cuffie e un rilevatore di decibel in mano. La sua vita procede lenta e sempre uguale a se stessa tra il frastuono della città in cui si muove tutti i giorni e il pesante silenzio che, con il passare del tempo, ha finito per inquinare la sua relazione con Fumi. Ma tutto cambia quando in Arata nasce l’idea di creare una mappa sonora della città, ridisegnando luoghi e spazi, seguendo melodie e rumori. Dentro di lui si apre una crepa che lo porta a ritrovare un vecchio amico e a far naufragare la sua relazione con Fumi mentre, un passo dopo l’altro, si immerge sempre più in profondità nei suoni che popolano Tokyo. "Tokyo Decibel" è un romanzo popolato da eroi spaesati e soli, una storia che esplora i rapporti umani e disegna una “mappa della tenerezza” dove incomprensioni, desideri e tradimenti sono voci e parole sentite ma non ascoltate.

RECENSIONE

Recuperare, di tanto in tanto, un autore giapponese è per me, ogni volta, una piacevole scoperta. E per caso sono finito a leggere questo romanzo di Hitonari Tsuji dove abbiamo un protagonista, Arata, che va in giro per Tokyo a misurare i livelli di rumore del suo distretto. Non ho ben capito se il protagonista sia autistico o meno, comunque ha un rapporto disastroso con la sua ragazza/fidanzata e spesso si rifugia da un' amica che intrattiene gli uomini via telefono (siamo negli anni 90).

L'autore ci descrive la semplice vita di questo ragazzo che si riempie le orecchie di musica hard rock al quale sembra andare tutto a rotoli, fino a quando, deluso dalla sua ragazza, fa una cosa terribile.
A parte ciò, sono belli molti passaggi quasi poetici, ma non ho visto altro di interessante.

Peccato, davvero.


domenica 12 ottobre 2025

[Recensione] Chiudo la porta e urlo - Paolo Nori

 


CHIUDO LA PORTA E URLO || Paolo Nori || Mondadori || 2024 || 204 pag.

Raffaello Baldini è un poeta grandissimo eppure pochi sanno chi è, e di quei pochi pochissimi ne hanno riconosciuto la voce. Perché scrive nel bel dialetto di Sant'Arcangelo di Romagna? Ma no. Paolo Nori ci rammenta che è poeta enorme anche nel bell'italiano con cui il poeta ha sempre tradotto a pie' di pagina i suoi versi. E quante storie si trascinano appresso quei versi, quante immagini suscitano, quanti personaggi, quanto universo c'è in quel mondo apparentemente piccolo. Come sua consuetudine, Paolo Nori attraversa l'avventura poetica di Baldini quasi come non ci fosse altro intorno, di sé facendo il filtro di una bellezza che viene su come da un fontanile e fa paura, perché ci lascia straniti. Ecco che - non diversamente da quanto è accaduto con Dostoevskji e Achmatova - l'immaginazione di Baldini si scioglie dentro quella di Nori, fatta com'è di caratteri e di accadimenti apparentemente i morti che "non dicono niente e sanno tutto", gli uomini che invece di calarsi gli anni se li crescono, lo stare lì di una donna davanti alla circonvallazione per guardare "che passa il mondo". Fra spinte e controspinte, fra il "cominciamo pure" e il "continuiamo pure" che ricorrono a battere il ritmo, impariamo che, sempre più, la scrittura di Nori è la messa a fuoco progressiva di un carattere, il il suo essere "coglione", il suo essere "bastiancontrario", il suo essere "matto come un russo", il suo essere innamorato di un poeta come Raffaello Baldini, il suo magone davanti alla casa dei Nori come fosse una scatola di bottoni, il suo stare a vedere la vita come va avanti a ogni svolto imprevisto dello stare al mondo.

RECENSIONE

Innanzitutto è la prima opera che leggo di questo scrittore di cui ho sentito parlare in diverse occasioni ma di cui nessuno, fino ad ora, mi aveva consigliato la lettura. Sicuramente è uno scrittore originale e particolare, non sta a me giudicare una persona ma solo quello che scrive. E il problema è proprio questo: cosa ho appena letto? Che poi è la stessa cosa che si chiede Nori stesso nel libro: ho scritto un romanzo o qualcos'altro? Dovrebbe essere un libro che parli di un poeta, Lello Baldini, ma in realtà quello che si legge non è che la vita e le esperienze che fa o che ha fatto lo stesso autore Paolo Nori. Diciamo che non amo molto gli autori che non fanno che parlare soltanto di sé stessi, a meno che non si tratta di un libro di viaggio o un reportage. Non è un romanzo, ma un lungo disquisire sulla sua vita, sulle sue esperienze passate e presenti, sul fatto che corre perché gli fa bene, sul suo sconfinato amore per la Russia e per gli autori russi, e potrei continuare ancora per un po'. Credo sia evidente che non mi sia piaciuto perché sono di questa opinione: o scrivi un libro su un autore o ne scrivi uno che parli solo di te, ma spacciare un libro che (dovrebbe) presentare un poeta italiano quando in realtà è un continuo monologo solo su se stesso no, non va bene per me.

mercoledì 1 ottobre 2025

[Recensione] Sherlock Holmes e il caso della deduzione errata - Enrico Solito

 


SHERLOCK HOLMES E IL CASO DELLA DEDUZIONE ERRATA || Enrico Solito || Delos Digital || 2014 || 46 pag.

Una sorprendente deduzione e un mistero risolto... Holmes non si occupa mai di "gossip", né di faccende matrimoniali. Ma questa volta un suicidio di un uomo all'interno della casa di uno dei più ricchi e famosi aristocratici d'Inghilterra non può non coinvolgere il grande investigatore, chiamato dalla polizia a risolvere i suoi dubbi. Sarà stato davvero suicidio? E qual è la vicenda che lo sottende? O è stato ucciso?... e da chi allora?

RECENSIONE

In sintesi: puoi provare ad imitare Sherlock Holmes, in questo caso ci prova l'ispettore Lestrade, e la conclusione è che hai sbagliato ogni tipo di ragionamento e di deduzione, quando lasci vagare la tua idea e cerchi di farla combaciare con le "prove" che trovi.


martedì 30 settembre 2025

[Recensione] Il mistero delle croci egizie - Ellery Queen

 


IL MISTERO DELLE CROCI EGIZIE || Ellery Queen || Mondadori || 2004 || 278 pag.

Il cadavere di Andrew Van, eccentrico maestro della scuola di Arroyo, viene trovato decapitato e crocifisso a un palo, all'incrocio di due strade: quasi una macabra, sanguinante T stagliata contro il cielo. Il caso si presenta subito intricato e si complica sempre più quando, qualche mese dopo, il multimilionario Thomas Brad viene ritrovato ucciso in modo simile e appeso a un totem. Quale legame c'è fra i due delitti? L'ispettore Richard Queen, accompagnato dal figlio Ellery, viene incaricato delle indagini. E ancora una volta il raffinato detective americano riuscirà a venire a capo di un enigma apparentemente insolubile.

RECENSIONE

Mi sono imbattuto in questo giallo per caso, perché di tanto in tanto vado a cercare qualche titolo di annata, diciamo così, un po' datato. Ellery Queen intanto non è una persona reale, ma lo pseudonimo di due scrittori: Frederic Dannay (1905-1982) e Manfred B. Lee (1905-1971). Erano due cugini newyorkesi, figli di ebrei polacchi e cresciuti a Brooklyn, che nel corso della loro carriera letteraria scrissero anche con lo pseudonimo di Barnaby Ross; a partire dagli anni sessanta il nome "Ellery Queen" divenne una sorta di franchise per romanzi apocrifi autorizzati da Dannay e Lee. La produzione di tali apocrifi terminò tuttavia con la morte di Lee nel 1971, in quanto Dannay, che morì 11 anni più tardi, non era più interessato a portare avanti il nome.

"Il mistero delle croci egizie" venne pubblicato nel 1932 ed è il quinto della serie. In questa storia viene ritrovato il cadavere di un maestro di scuola, Andrew Van, la mattina di Natale, crocefisso a un cartello stradale a forma di T nei dintorni di Arroyo, un paesino della Virginia occidentale. Questo è il genere di delitto che si rivela una calamita irresistibile per lo scrittore-detective Ellery Queen. Ma dall'inchiesta, malgrado il dotto contributo dello stesso Ellery, non scaturisce alcun risultato conclusivo se non qualche vago sospetto su un misterioso straniero di nome Krosac. Sei mesi più tardi, però, un altro omicidio, commesso in circostanze quasi identiche a Long Island, risveglia l'interesse di Ellery, che si lancia sulla pista di un feroce criminale che lascia a mo' di firma delle T tracciate con il sangue delle vittime.

Diciamo che si lascia leggere, e sinceramente un paio di stratagemmi utilizzati dagli autori mi sono sembrati un po' folli o esagerati. Peccato per la spiegazione del movente, non molto realistica e frettolosa. Risulta evidente che non mi ha colpito molto, ma proverò a recuperare, prima o poi, "Il gatto dalle molte code" che mi consigliano alcuni amici di leggere.


lunedì 29 settembre 2025

[Recensione] Il richiamo del cuculo - J. K. Rowling

 


IL RICHIAMO DEL CUCULO || J. K. Rowling || Salani || 2020 || 547 pag.

Il primo caso per Cormoran Strike in questo romanzo di esordio di Robert Galbraith, pseudonimo di J.K. Rowling, autrice della serie di Harry Potter e de "Il seggio vacante". Londra. È notte fonda quando Lula Landry, leggendaria e capricciosa top model, precipita dal balcone del suo lussuoso attico a Mayfair sul marciapiede innevato. La polizia archivia il caso come suicidio, ma il fratello della modella non può crederci. Decide di affidarsi a un investigatore privato e un caso del destino lo conduce all'ufficio di Cormoran Strike. Veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, Strike riesce a malapena a guadagnarsi da vivere come detective. Per lui, scaricato dalla fidanzata e senza più un tetto, questo nuovo caso significa sopravvivenza, qualche debito in meno, la mente occupata. Ci si butta a capofitto, ma indizio dopo indizio, la verità si svela a caro prezzo in tutta la sua terribile portata e lo trascina sempre più a fondo nel mondo scintillante e spietato della vittima, sempre più vicino al pericolo che l'ha schiacciata. Un page turner tra le cui pagine è facile perdersi, tenuti per mano da personaggi che si stagliano con nettezza. Ed è ancora più facile abbandonarsi al fascino ammaliante di Londra, che dal chiasso di Soho, al lusso di Mayfair, ai gremiti pub dell'East End, si rivela protagonista assoluta, ipnotica e ricca di seduzioni.

RECENSIONE

La Rowling, dopo esser diventata celebre con la saga di Harry Potter, decide di darsi al giallo. Sì, perché sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith c'è proprio lei, la creatrice del maghetto con la cicatrice a saetta sulla fronte.

"Il richiamo del cuculo" è il primo di una serie di romanzi gialli, con protagonista l'investigatore privato Cormoran Strike. Qui viene assunto per indagare sulla morte di una modella, Lula Landry, dove inizialmente il caso viene archiviato dalla polizia come suicidio, ma suo fratello non sembra essere di questa opinione perché pensa appunto che sia stata uccisa, e lanciata dal balcone di casa sua. Cormoran, veterano della guerra in Afghanistan, dove ha perso una gamba, sopravvive a stento del suo lavoro da detective privato e quando il fratello di Lula gli offre una buona parcella accetta e inizia ad indagare sul caso della Landry.

Devo ammettere che anche come scrittrice di gialli la Rowling non è male, la storia è abbastanza lunghetta ma non annoia. Questo strano detective ricorda un po' il commissario Maigret perché si sofferma spesso in bar e pub a sorseggiare una birra e a interrogare il testimone di turno, cercando di capire meglio quello che ha visto e notando che reazioni ha. Inoltre la Rowling è riuscita nel pennellare un buon approfondimento psicologico dei vari personaggi della vicenda, tenendo alta l'attenzione del lettore. Le indagini di Cormoran provano a farti sospettare praticamente di tutti, perché ognuno di essi nasconde sempre qualcosa. Importante poi la sua spalla, una sorta di dottor Watson al femminile: la sua segretaria Robin, intelligente e perspicace, aiuta il suo datore di lavoro soprattutto nei suoi momenti più difficili e delicati, che entra nella sua vita proprio quando viene mollato dalla sua ragazza.

Una curiosità: J.K. Rowling ha dichiarato al Sunday Times di aver sperato che l’identità di Galbraith restasse celata più a lungo, perché essere Robert Galbraith è stata per lei un’esperienza liberatoria, in quanto ha potuto permettersi di pubblicare The Cuckoo’s Calling senza aspettative da parte di pubblico e critica e senza il battage pubblicitario collegati al suo nome; ha potuto quindi gustare il piacere di ricevere riscontri scevri da pregiudizi sotto un’altra identità. In ogni caso la Rowling non è stata la prima ad utilizzare questo stratagemma della pubblicazione anonima, ricordiamo ad esempio Agatha Christie.

Sono molto curioso di proseguire la lettura di questa serie con protagonista Cormoran Strike, e ho visto che ne ha già pubblicati altri sette.


giovedì 25 settembre 2025

[Recensione] Dalla Russia con amore - Ian Fleming

 


DALLA RUSSIA CON AMORE || Ian Fleming || Adelphi || 2015 || 289 pag.

La meticolosa preparazione di una trappola diabolica ai danni di Bond, nelle stanze più segrete e più cupe di una Mosca ancora staliniana; un lungo e molto fascinoso intermezzo nella città di tutte le trame e di tutti gli intrighi, Istanbul; un fuori programma assai movimentato in un campo di zingari (e soprattutto zingare); un viaggio attraverso l’Europa sul treno dove molte passioni e altrettanti crimini finivano un tempo per consumarsi: l’Orient-Express. Sì, Dalla Russia con amore è la SMERSH, e Tat'jana, e Rosa Klebb, e la lama avvelenata nascosta nella scarpa: nella grande storia da cui è nato 007 come oggi lo conosciamo, e che è anche stata il primo successo popolare di Fleming.

RECENSIONE

In questa nuova avventura con protagonista il nostro agente segreto 007 James Bond verremo portati in diversi luoghi: intanto in Russia, dove si costruisce, come una partita a scacchi (gioco molto popolare in Russia), una vera e propria trappola per poterlo eliminare definitamente tramite il suo punto debole: le donne. Poi andremo ad Istanbul dove inizia l'azione e infine viaggeremo sull'Orient-Express (forse la parte più claustrofobica) per giungere al killer finale.

James Bond appare stavolta meglio descritto a livello di emozioni, e anche questa volta rischia diverse volte di essere eliminato (come nei film, d'altronde, storia vecchia, no?). La storia per metà romanzo parla di Bond ma senza che lui appaia, quindi vi è una lunga preparazione, una vera e propria trappola per incastrarlo (discussioni, riunioni, confronti, etc.). E poi quando appare sembra annoiato, va nel suo ufficio e in un certo senso non vede l'ora che accada qualcosa che lo smuova dalla solita e noiosa routine. Sarà l'arrivo della misteriosa e bellissima Tat'jana a smuovere le acque (e il suo cuore).

Non vedo l'ora di leggere il prossimo episodio, ovvero Il Dottor No.


martedì 9 settembre 2025

[Recensione] Notizie da un grande paese - Bill Bryson

 


NOTIZIE DA UN GRANDE PAESE || Bill Bryson || TEA || 2022 || 368 pag.

Dopo aver vissuto in Inghilterra per quasi vent’anni, Bill Bryson decide di tornare con la famiglia negli Stati Uniti, dove è nato e cresciuto. Ma lo scarto tra l’America che aveva lasciato da ragazzo, quella che lo accoglie e le abitudini acquisite in un altro paese lo colpisce con la forza di un terremoto. Ogni giorno, suo malgrado, affronta piccole e grandi sfide, dovute alle differenze culturali e linguistiche fra i paesi, che lo lasciano sconcertato e allo stesso tempo divertito: tutte le cose che ha dovuto fare da adulto infatti – dalle più banali, come i piccoli lavori di manutenzione in casa, a quelle più importanti, come mettere al mondo dei figli o sottoscrivere un fondo pensione… – hanno avuto come sfondo la Gran Bretagna e in America tutto è simile ma anche profondamente diverso, oppure è cambiato nel corso degli anni. Ecco allora le incomprensioni dal ferramenta su come sia più corretto chiamare i tasselli per le mensole, l’incredulità davanti all’ossessione tutta americana per l’aria condizionata o il profondo rispetto per le regole (per cui si può essere redarguiti in un diner vuoto se ci si siede senza aver aspettato le indicazioni della cameriera, come intimato dal cartello all’entrata).

RECENSIONE

Conosco Bill Bryson perché ho letto di lui America perduta: In viaggio attraverso gli Usa e Una passeggiata nei boschi. In questo libro prova a parlare dell'America, paese suo natio (lui è nato a Des Moines, nello Iowa) dove ritorna a vivere dopo venti anni (si era trasferito in Gran Bretagna) e dove ci descrive tutti i cambiamenti che ha notato, ma non solo quello ci parla soprattutto, con la sua inseparabile verve ironica, di quello che vive quotidianamente, da cosa guarda in tv a quando va a fare spese al centro commerciale.

Lo consiglio a chi amava gli anni 90, a chi ama leggere storielle ironiche ma vere (anche se lui spesso esagera), a chi ama lo stile di vita americano con uno sguardo molto tagliente.


mercoledì 3 settembre 2025

[Recensione] Single con criceto - Milena Michiko Flašar

 


SINGLE CON CRICETO || Milena Michiko Flašar || Feltrinelli || 2025 || 254 pag.

Suzu sta bene da sola. Single venticinquenne, non teme di ammettere una scomoda ma semplice verità: l’intimità non fa per lei. Abita in un minuscolo appartamento in un quartiere anonimo di una metropoli giapponese e fa l’aiuto cameriera in un famiresu. “Vivi e lascia vivere” è la sua poche domande e confortevoli silenzi. La frequentazione più assidua è quella con il suo criceto, che ha adottato più per paura di diventare un’eremita che per autentico bisogno di condivisione.

Quando viene licenziata – non è ritenuta abbastanza socievole per lavorare in un ristorante –, l’unica alternativa che le si prospetta è l’impresa di pulizie del signor Sakai. Che, scopre con sgomento, è specializzata in casi di kodokusha, persone che muoiono sole nelle loro case, la cui morte passa a lungo inosservata. Ce ne sono sempre di più, le città crescono, ci si allontana gli uni dagli altri e il confine tra discrezione e disinteresse si fa sempre più sfumato. Così, ci pensa il signor Sakai a svuotare e pulire quegli appartamenti.

All’inizio per Suzu non è facile; è un lavoro triste, dal forte impatto emotivo. Ma, quasi suo malgrado, proprio grazie a questo nuovo impiego comincia a guardare con occhi diversi il mondo che la vede sgretolarsi le facciate degli altri, mentre quella che lei stessa si è costruita diventa porosa. Fino a scoprire di avere tantissima vita intorno.

Con pennellate lievi e poetiche come la calligrafia giapponese, ravvivate da un sottile dark humour, Milena Michiko Flašar ha trovato una voce fresca e allegra per affrontare un tema difficile come la solitudine. E ha scritto un romanzo indimenticabile, pieno di speranza.

RECENSIONE

La protagonista di questa storia è una ragazza giapponese, Suzu, venticinque anni, lavora come cameriera in un ristorante per famiglie, è single e ha un criceto. Ben presto, però, verrà licenziata dal suo lavoro e ne trova un altro: fa un colloquio di lavoro col signor Sakai e viene presa in prova. Quale lavoro? Ripulire le case di persone decedute da sole, in giapponese "kodokusha". Inizialmente non sarà facile per Suzu fare questo lavoro, ma pian piano si adatterà.

"La vita non si prova. Si vive e basta. Non ci sono prove generali. Non ci sono repliche".

Suzu ha difficoltà ad instaurare relazioni sociali, tanto è vero che non solo vive da sola, ma viene pure licenziata dal suo precedente lavoro proprio perché troppo fredda verso i clienti. Non ha amiche o amici, solo un criceto (che ugualmente ignora la sua padrona), e l'unico modo che ha per provare a trovare un compagno è passare ore nelle app di incontri (ma anche lì non andrà tanto bene). Insomma Suzu vive in continua solitudine, come un'eremita, pur abitando a Tokyo, una delle metropoli più grandi e popolose del mondo. Ma quando inizia a lavorare per la macabra impresa di pulizie del signor Sakai pian piano si aprirà ai rapporti umani, imparando quanto sia preziosa la vita vedendo come tante persone muoiono nella completa solitudine.

Il tema della solitudine urbana è molto presente nelle opere degli autori giapponesi, non a caso in Giappone il numero di suicidi continua ad essere molto alto. Una storia che porta a riflettere sull'importanza della vita, e che le relazioni umane rimangono la cosa più importante in una società che sta diventando sempre più chiusa e solitaria.

Ecco la mia video recensione:




sabato 23 agosto 2025

[Recensione] Il castello dei Carpazi - Jules Verne

 


IL CASTELLO DEI CARPAZI || Jules Verne || Editori Riuniti || 1996 || 148 pag.

Un oscuro barone melomane vive rinchiuso in un castello avvolto dal mistero di sinistri suoni e urla di provenienza ignota. Un giovane intraprendente decide di investigare i segreti del luogo. Una perfetta macchina narrativa in cui Verne, prima della moda iniziata dal Dracula di Bram Stoker, innesta sul genere gotico la sua caratteristica predilezione per le invenzioni scientifiche: dalle macchine ante litteram per la registrazione di suoni e immagini ai microfoni per lo spionaggio.

RECENSIONE

Sicuramente dal titolo uno potrebbe subito pensare al Dracula di Bram Stoker, e non si sbaglia visto che la storia è proprio ambientata in Transilvania (parte centrale e occidentale della Romania) ma, ahimé, non ci sono vampiri in questa storia, bensì un conte folle d'amore che vive recluso in un castello dei Carpazi. Un giovane tenterà di scoprire i suoi segreti, rischiando la vita.

Purtroppo mi ha abbastanza deluso questa lettura, visto che parte davvero lentamente e per metà libro (se non di più) non succede praticamente quasi nulla. La storia si accenderà quando il nobile tenterà di scoprire chi si nasconde in quel misterioso castello, fino al finale particolare. Però lo stile di Verne mi ha catturato, a parte l'inizio, e le sue invenzioni futuristiche (non posso dire quali per non fare spoiler) sembrano anche abbastanza realistiche e c'è dunque anche un po' di fantascienza, oltre che un'atmosfera gotica.

Sicuramente non passerà alla storia come una delle sue migliori opere, ma vi consiglio di recuperarla.


giovedì 14 agosto 2025

[Recensione] Fantozzi - Paolo Villaggio

 


FANTOZZI || Paolo Villaggio || BUR || 2003 || 185 pag.

"In fondo, a Fantozzi, la signorina Silvani, che lavorava su in contabilità, piaceva abbastanza. Non era certo una bellezza, anzi a voler essere un po' severi era un 'mostrino' di gamba corta all'italiana, denti da coniglietto e capelli tinti, ma certo più viva di sua moglie signora Pina, della quale lui odiava la rassegnazione nel subire il loro tragico ménage matrimoniale senza speranze, ma soprattutto più giovane." Inizia così il racconto crudele delle vicende del ragionier Fantozzi, il personaggio creato da Paolo Villaggio nel 1968 durante la trasmissione televisiva "Quelli della domenica", diventato protagonista di vari libri e, grazie alla trasposizione cinematografica, uno dei personaggi più amati dagli italiani.

RECENSIONE

Finalmente riesco a leggere questa prima raccolta di racconti aventi come protagonista il ragionier Ugo Fantozzi, personaggio iconico della comicità italiana inventato dall'attore Paolo Villaggio. Io praticamente sono cresciuto con la saga di film su Fantozzi, e non potevo esimermi dal leggere questa raccolta.

I racconti presenti sono i seguenti divisi per stagioni:

Fantozzi di primavera
1. Fantozzi va a passeggio con la signorina Silvani;
2. Fantozzi va in palestra;
3. Cura dimagrante per Fantozzi;
4. La volta che Fantozzi andò a cavallo;
5. Il giorno che Fantozzi visitò la fiera di Milano;
6. Fantozzi si occupa di relazioni pubbliche;
7. Fantozzi porta la figlia al concorso;
8. Fantozzi chiede l'indennità di volo;
9. La volta che Fantozzi giocò a bocce;
10. Fantozzi va alla festa della contessa;
11. Fantozzi e Fracchia al ballo mascherato;
12. Fantozzi va dal sarto in Transilvania;

Fantozzi d'estate
13. Fantozzi e il campeggio;
14. Fantozzi e la gita in barca;
15. Fantozzi va ai bagni;
16. Fantozzi va a pescare;
17. Fantozzi in treno;
18. Fantozzi va in ferie;
19. Meravigliosa vacanza a prezzi popolari;
20. Fantozzi va in crociera;

domenica 10 agosto 2025

[Recensione] La pace nell'era postcristiana - Thomas Merton

 


LA PACE NELL'ERA POSTCRISTIANA || Thomas Merton || Edizioni Qiqajon || 2005 || 288 pag.

Scritta tra il 1960 e il 1962, la lucida analisi di Merton su pace, guerra e vangelo esce solo ora, dopo oltre 40 anni di ostracismo, ma rimane di drammatica attualità.
Da allora molte cose sono cambiate, soprattutto nell’identificazione del nemico, ma non è mutata la tentazione di far prevalere logiche di guerra e di morte. E, ancora oggi, la ricerca della “pace sulla terra” passa anche attraverso la testimonianza dei cristiani, perché “una parte essenziale della buona novella è che le misure non-violente sono più forti delle armi: con armi spirituali, la chiesa primitiva ha conquistato l’intero mondo romano”.

RECENSIONE
Questo saggio avrebbe dovuto essere pubblicato nel 1962, quando la guerra fredda stava ancora soffiando i suoi venti gelidi attraverso ogni confine. E in quel periodo Thomas Merton era considerato uno degli scrittori religiosi più letti d'America: era un monaco trappista, e la sua opera più celebre era La montagna dalle sette balze. Egli aveva un vero e proprio talento di scrittore e affrontò diversi temi come la vocazione monastica, la contemplazione, la preghiera, la vita sacramentale, le vite dei santi e la ricerca della santità. Ma i suoi lettori, però, non erano preparati alle sue critiche alla corsa agli armamenti e alla guerra fredda. Quando Merton completò questo saggio, La pace nell'era postcristiana, aveva sperato che venisse pubblicato in autunno dello stesso anno. Invece la sua opera fu bandita da dom Gabriel Sortais, abate generale dell'ordine di Merton, i cistercensi della stretta osservanza, meglio conosciuti come trappisti. Lo stesso abate esortava, in una lettera indirizzata a Merton, di non scrivere più sul tema della guerra e della pace.

sabato 9 agosto 2025

[Recensione] A sud del confine, a ovest del sole - Haruki Murakami

 


A SUD DEL CONFINE, A OVEST DEL SOLE || Haruki Murakami || Einaudi || 2016 || 216 pag.

Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lì dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo. Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppia esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà.

RECENSIONE

In questo romanzo Haruki Murakami affronta un tema davvero delicato e pieno di nostalgia, ovvero quello di un amore che non si è vissuto, di sapere che eri destinato a quella persona e che invece, per una serie di motivi, non sei riuscito a portare a compimento, vivendo tutta la vita come se stessi recitando, sempre con una parte di te che ti manca.

Murakami ci parla della storia tra Hajme e Shimamoto, due anime simili che si attraggono fin da piccoli, forse nati l'uno per l'altra, forse destinati a completarsi, ma che ad un certo punto si separano (la sua famiglia si trasferisce e quindi cambia scuola), fino a quando si rivedranno ormai adulti.

Una storia d'amore interrotta ma mai dimenticata, come ce ne sono tante sparse nel mondo e che ti resta dentro, come un pugno nello stomaco.


domenica 3 agosto 2025

[Recensione] Un regno di matite - Elias Canetti

 


UN REGNO DI MATITE || Elias Canetti || Adelphi || 2003 || 119 pag.

Canetti appartiene a quegli scrittori che nella vecchiaia hanno raggiunto un grado altissimo di libertà e sovranità dello spirito – qui applicata a ritessere ancora una volta il suo pensiero su temi che lo hanno da sempre accompagnato: la massa, la morte, il mito. Ma la forma degli «appunti», mirabilmente agile, consente a Canetti anche di puntare in tutt’altre direzioni: ammirazioni relativamente recenti e intensissime, come quella per Robert Walser; avversioni antiche che di continuo si riaccendono, come quella per Nietzsche; ricordi acuminati di persone che nella vita di Canetti molto hanno contato, come l’antropologo Franz Steiner o il viennese Abraham Sonne; reazioni a onnivore letture, sempre in corso; infine riferimenti agli orrori del momento, in questo caso Sarajevo e i suoi massacri. E sempre usciamo da queste densissime stenografie corroborati e rinnovati.Avviati nel 1942, gli appunti di Canetti giungono a compimento con questa sezione, apparsa per la prima volta in Germania nel 1996; di prossima pubblicazione presso Adelphi è il volume relativo agli anni 1973-1984.

RECENSIONE

Una raccolta di appunti, pensieri, riflessioni, ricordi, reazioni a letture degli anni 1992 e 1993 dello scrittore Elias Canetti, vincitore del Nobel per la letteratura nel 1981.

Di seguito ne riporto alcuni che ho sottolineato:

Che tempi quelli in cui tutto il sapere - miti, riti, usi, costumi - era nella testa di alcuni vecchi! E l'hanno conservato attraverso i millenni, e di questi miti, conservati nelle loro teste, noi oggi viviamo.

[Recensione] Sherlock Holmes e l'avventura del Villaggio silente - Gianfranco Sherwood

  SHERLOCK HOLMES E L'AVVENTURA DEL VILLAGGIO SILENTE || Gianfranco Sherwood || Delos Digital || 2014 || 32 p. Che Sherlock Holmes non c...